attila

la grande depressione

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e se alitalia…

Posted by vaiattila su 13 settembre 2008

non credevo si arrivasse a questo punto. Mi aspetto da un momento all’altro la firma dell’accordo perchè i nostri sindacati amano la comparsata e il governo non può, dopo l’annuncio del rilancio della grande compagnia di bandiera, tirarsi indietro.
MA sindacato e governo non hanno alternativa. Devono arrivare all’accordo.

I nuovi patroni Alitalia, invece, possono fare la voce grossa: o noi o il fallimento, ma siccome non ci abbiamo messo ancora una lira il falimento non li toccherebbe per nulla.

LA partita, dunque si gioca tutta tra sindacati e governo. Sullo sfondo si profila chi sarà lo sconfitto.

Se un accordo ci sarà dovremmo ancora essere noi a pagarlo con un ulteriore costo.

Ma noi cittadini siamo contenti lo stesso, perchè finalmente abbiano un governo che governa una compagnia di bandiera che vola e potremmo contemplare, alzando gli occhi al cielo, l’opera del divin fattore. Il quale. tra una telefonata a George, una a Putin, un salvataggi di compagnia aerea e chissà quante altre cose fatte che scopriremo nei prossimi giorni ( altre invece resteranno celate ai nostri occhi per sempre) è riuscito anche ad unire in matrimonio una sua onorevole seguace.

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non serve l’accordo con i sindacati

Posted by vaiattila su 3 settembre 2008

l’ antefatto lo trovi su:

http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/economia/alitalia-25/colaninno-bruxelles/colaninno-bruxelles.html

La questione Alitalia prendeva da giorni le prime pagine di tutti i giornali.

Ogni mattina, leggendo la rassegna ,il Ministro Brunetta sentiva crescere una sorta di inquietudine. Più volte aveva riletto il decreto del Presidente del Consiglio per vedere se, anche grazie ad una interpretazione largamente estensiva, poteva entrare nel vivo della questione e riprendersi un po’ dello spazio mediatico che gli spettava per diritto. Niente da fare.

Quando era comparsa la notizia che gli esuberi dell’Alitalia sarebbero andati alle Poste era scattato in piedi, aveva preso in mano il cellulare e chiamato l’ansa ed un paio di giornalisti per dettare una dichiarazione di fuoco. “escludo questa soluzione, aveva detto, per il semplice motivo che non sono stato informato!” Subito dopo aveva convocato una conferenza stampa dove avrebbe ripreso, ne era certo, il suo ruolo di primo attore.

Mentre stava costruendo il suo nuovo colpo di scena, ricevette la telefonata, un poco altezzosa di Sacconi, che senza tanti complimenti e in nome dell’antica comune militanza socialista, gli diceva senza mezzi termini che le Poste non erano dentro il comparto del pubblico impiego, ma erano a tutti gli effetti una società per azioni con un unico azionista, lo Stato. Questa cosa, come appunto recitava il decreto del Presidente del Consiglio, ricadeva nelle competenze, appunto sue e non di Renato.

Per una settimana e più il nostro si ritirò tra Capalbio, l’Aspromonte e Dorsoduro.

Meditare, fare penitenza e preparare la prossima mossa. Nei pochi momenti di tranquillità riuscì anche a dettare alcune agenzie su i premi che avrebbe concesso ai pubblici dipendenti meritevoli, sui brillanti risultati avuti nella lotta all’assenteismo, su alcuni aspetti della sua persona degni di nota. Ma ovviamente non c’era sufficiente polpa per sperare, nonostante la scarsità di notizie interessanti, di conquistare le prime pagine… Alitalia, Ossezia, ma soprattutto i flirt di Frattini, le immersini di Fini, il grande capolavoro della mediazione di Silvio con Putin per evitare di offendere la suscettibilità dalla Grande Russia….

Poi l’illuminazione. Si accorse che da giorni La Russa non compariva da nessuna parte, Gasparri non dichiarava nulla, Bossi era entrato in una fase mistica e il povero Bobo aveva problemi con le tifoserie napoletane. Era il monento di agire.

Drecretò:

1) l’affare Alitalia era questione sua

2) i sindacati non dovevano interferire

3) Frattini, a dispetto delle apparenze, era gay

4) Sacconi non era mai stato un vero socialista

5) a lui spettava di diritto un articolo gironaliero in prima pagina

6) l’ottantanove per cento (pari a 76 milioni)  degli italiani erano favorevoli a lui

Finito di decretare tutto questo riprese a giocare con le penne che Silvio gli aveva appena regalato.

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