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la grande depressione

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semplificazione amministrativa

Posted by vaiattila su 29 gennaio 2011

Succede in un Comune del nord est.

Niente di straordinario, ma anzi, di assolutamente ordinario. Cose di ogni giorno.

Un mio vicino di casa, o meglio, il figlio di un mio vicino di casa sta iniziando una attività commerciale. Gli serve un deposito, un puro deposito e lo trova poco vicino in un capannone ad uso artigianale inserito in una zona classificata come agricola. Siamo appunto nel nord est e le nostre zone “agricole” sono costellate di capannoni, case, villette, silos, cisterne, cresciuti come radicchi, verze, pomodori. Tutte cose rigorosamente condonate, sanate, che si integrano nel nostro paesaggio in modo perfetto.

Sia chiaro che, non si capisce come e non si capisce perchè, nonostante strumenti urbanistici sempre più restrittivi. norme sempre più precise ed inderogabili, crisi edilizie, disastri ambientali e cose varie, comunque si continua a costruire… Meno di una volta, ma qua e là, sempre in zona agricola e in virtù non si sa bene di quale deroga, un pezzo di capannone in costruzione lo si trova sempre…. le buone abitudini vanno comunque mantenute.

Il giovane in questione ha la brillante idea di chiedermi che cosa deve fare per essere “in regola”. Ora non è che io sia un esperto in materia e gli dico che devo vedere… Mi metto all’opera. Non ho nessun rimpianto di carte, leggi e scartoffie varie e un po’ infastidito cerco di orientarmi dentro il solito ginepraio di norme che nonostante la grande attività del ministro Calderoli, benemerito riformatore anche del nostro sistema elettorale (lo dico in senso sarcastico, che non si creda!), non è minimamente cambiato.

Alla fine di questo vagare, durato ahimè qualche giorno, spiego il percorso al mio giovane interlocutore.

non dovrebbe essere un percorso particolarmente pesante…e poi in Italia esiste l’obiettivo di “aprire” un azienda in una settimana…. figurati semplicemente fare un “deposito di merce alimentare confezionata”….quando non devi fare alcuna trasformazione della stessa e non devi nemmeno venderla sul posto… che la vai a vendere altrove (mercato ambulante)…

Dunque il giovane segue le mie indicazioni e si reca presso l’usl locale munito di planimetrie, permessi, condoni, autorizzazione alla scarico e quantaltro… tutto regolarmente vistato, timbrato, protocollato, fotografato, certificato….

tutto okey…. gli dice il signor Uls… solo che, e qua dice il signor uls, non è materia mia, non so se puoi fare un cambio perchè questo capanno è artigianale e tu sei commerciale…dovresti andare in comune a chiedere…

ecco bene. Il mio giovane vicino mi riferisce. E fa bene vai in comune. Ma porta con te queste carte…

egli va. E torna smarrito. Devi fare il cambio di destinazione d’uso. Ma non puoi fare un attività commerciale solo agricola perchè sei in campagna, gli risponde un brillante funzionario… e poi devi anche fare modifica al catasto… e poi devi reiterare la pratica per l’autorizzazione allo scavo….

sei rovinato! è chiaro che sei rovinato!

anche il mio giovane interlocutore appare smarrito…. e mi si rivolge in stato confusionale. Guardo un po’ di leggi e un po di giurisprudenza. Ma di che stiamo parlando?

Cerco ovunque. Perfino il regolamento edilizio del Comune in questione mi da ragione…

E dunque?

Ma non doveva esistere “lo sportello unico”? ma questi dipendenti che formazione, che aggiornamento hanno?

Ogni volta che tocco con mano la “realtà” della pubblica amministrazione non posso che constatare che questa “burocrazia” ci distruggerà, noi e quello che resta della nostra democrazia ormai ridotta al lumicino…. questa è vera depressione!

 

 

 

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la grande depressione

Posted by vaiattila su 18 novembre 2010

il mio potente centro studi economico lo aveva previsto già con largo anticipo rispetto alla concorrenza. Così solo oggi, con notevole ritardo anche il centro studi delle Confindustria, mette in discussione la possibilità di arrivare ad una crescita per il 2010 del 1%. di PIL

Io, però, privilegio di un osservatorio straordinario che è quello di vivere a pieno la crisi, nel mezzo del Veneto dei capannoni e per di più in un affanno economico personale che mi fa toccare con mano l’assenza di ogni pospettiva che attanaglia ogni piccolo imprenditore.

Sono mesi che piove quasi ogni giorno ed ogni giorno si annuncia un emergenza. Un emergenza ambientale che si sposa con un emergenza economica ma che definirei, più che produttiva, un emergenza di modello: che cavolo di modello produttivo vogliamo perseguire?

Per anni le illuminate forze intellettuali della destra e della sinistra hanno “parlato” di sviluppo legando comunque questo “sviluppo” all’idea che dovessimo puntare su una produzione tecnologicamente più avanzata, abbandonando progressivamente l’attività manifatturiera di piccolo cabotaggio. E’ inutile che ti metti a fare concorrenza ai cinesi producendo magliette di cotone… fai cose ad alto contenuto tecnologico o ad alto valore aggiunto puntando sugli elementi forti della nostra economia, l’alto valore tecnologico e l’alto valore estetico.

Come se Cina e India non fosse in grado di “competere” sul piano dell tecnologia… mi pare di capire che così non sia, anzi. E attenzione: anche nel mercato dell’arte cina ed india stanno sempre di più pesando. Non è secondario. Noi italiani siamo assenti dal mercato internazionale ormai dai tempi della transavanguardia…..(sono trent’anni che non contiamo nulla …)  loro nel mercato internazionale, invece, ci stanno sempre di più…..

Così, ragionando astrattamente, nessuno che abbia focalizzato l’attenzione, la vera attenzione, su quella che è la grande arretratezza italiana che si chiama “pubblica amministrazione”. E’ vero, ogni tanto Confindustria si rammenta di questo bubbone e lo sciorina nel convegni e nelle feste di rappresentanza , ma sembra quasi un tentativo di “cercare scuse” per la impossibilità di uscita o semplicemente per frenare la particolare crisi italiana... Per due anni il nostro governo ci ha raccontato la fiaba della Germania che soffriva quanto e più di noi… ora che la Germania traina una crescita europea dalla quale siamo tragicamente esclusi, abbiamo perso il riferimento.

Ma dove era la Confindustria e dove era veramente l’opposizione, quando si parlava di “riforma” della Pubblica amministrazione?

Se si fanno a vedere le proiezioni di Repubblica si vedeva il ministro più amato dagli italiani schizzare al massimo del gradimento… e si vedeva lui, l’intellettuale, l’economista, il decisionista, il tagliatore di teste, il giustiziere, il castigatore dell’assenteismo, il riformatore, il rivoluzionario portare avanti una splendida riforma della pubblica amministrazione che nel giro di pochi mesi metteva l’Italia in grado di “competere” .. anzi di essere all’avanguardia di una riforma, anche tecnologica, a costo zero.

Così si rispolveravano tutte le grandi innovazioni dallo sportello unico, alla digitalizzazione della PA, al  telelavoro, alla firma informatica, alla mail certificata… tutta roba che si ritrova già regolata da leggi del 2000 e precedenti, allora disattese ed oggi rilanciate come novità assolute….

MA siamo ancora là. Fermi ad enunciare riforme che non saranno mai applicate ma se dovessero essere applicate, mostrerebbero tutta la loro strutturale debolezza, perchè sono operazioni che non vanno mai al nocciolo della questione. Non colgono, cioè l’essenza di un apparato statale del tutto inadeguato,

E’ una inadeguatezza che risale, probabilmente, al dopoguerra, ma che è stata nutrita dagli anni della Milano da bere, dal tangentismo, dalla interferenza continua tra politica, clientelismo e affarismo…E questo andava bene ad una parte molto aggressiva della borghesia italiana costituita da banchieri e costruttori siano essi stati Berlusconi (edilnord) o Agrnelli (impregilo), Ligresti o Caltagirone. E cito solo questi, ma è evidente come, solo ad evocare questo nomi, si evochi un incrocio tra imprenditoria e politica che non poteva che trarre beneficio dalla inefficienza della pubblica amministrazione. E questo solo per rappresentare un qualcosa di evidente a chi ha seguito anche distrattamente la politica italiana dagli anni settanta ad oggi. Ma ogni comune, dal più grande al più piccolo, ha avuto il suo intreccio affaristico…. è stato ed è l’unico modo di avere lavoro. Anche adesso che non c’è più trippa.

Non ho dubbi nell’affermare che chi, politico o pubblico funzionario, abbia tentato di lavorare correttamente dentro questo meccanismo, sia stato alla fine o emarginato o integrato nel sistema per getto della spugna. Sicuramente chi lavora secondo correttezza e senza venire a compromessi col nemico, viene, in un modo o nell’altro, espulso da sistema amministrativo perchè rappresenta una minaccia  ed un ostacolo alla macchina dello stato.

Non è solo il racconto di tangentopoli. E’ anche quello della protezione civile e di tante altre piccole e grandi attività di cricche  consorterie,  lobby,  cosche, gruppi di amici, compagni di merenda e dove non sai più chi sia causa e chi sia effetto di questo sistema. Come sintetizzava meravigliosamente bene Bossi “è tutto un magna manga” e nulla ha fatto, lui, per restarne fuori… anzi!

Ma in tutti questi anni non si è creato un vero movimento di riforma delle istituzioni, perchè è sempre mancata da noi una “visione” strategica della nostra società. E d’altra parte ad una società così corrotta e così incline a spogliare la funzione pubblica che cosa interessava creare una visione strategica? un idea di società che uscisse dalle generiche affermazioni di “giustizia sociale” (proclamata indistintamente da tutti e perfino implicita nel sogno berlusconiano di “più di tutto per tutti”).

Nemmeno la sinistra che almeno questo sforzo sotto Berlinguer lo aveva in qualche modo tentato, ha prodotto alcunchè: Che cosa si cela dietro lo “sviluppo” richiesto da Bersani? quale sviluppo, quale economia, quale Stato? Ed è solo un problema di “buona amministrazione”?

ne dubito.

Il fatto è che siamo entrati in una grande depressione. Peggio di quella fatidica degli anni trenta, aggravata dalla nostra “pesantezza” italica, e da questo scempio ambientale che ci ritroviamo proprio per effetto di quella rapina del territorio che il connubio affari e politica ha ampiamente contribuito a costruire.

E possiamo chiedere a questa classe politica ed imprenditoriale di tirarci fuori da questa depressione?

Sperarlo è solo follia: qualcos’altro deve necessariamente succedere e non è detto che questo vada nella direzione che sarebbe lecito augurarsi…

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La riforma Brunetta – capitolo secondo

Posted by vaiattila su 8 ottobre 2010

conoscere la pubblica amministrazione

Appena assunto l’incarico di Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione il professor Renato Brunetta comincia a martellare gli organi di informazione con la sua campagna contro i fannulloni riscuotendo simpatie ed ampi consensi da ogni parte, compresa l’opposizione che si limita a storcere il naso solo rispetto agli atteggiamenti un po’ sopra le righe talvolta ostentati dal Ministro.

Il Governo Berlusconi prende l’avvio l’8 maggio 2008. Il 25 giugno 2008, a tempo di record, viene emanato il decreto legge 112: “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. Dentro questo decreto legge ci stanno pure le prime norme contro i fannulloni della pubblica amministrazione.

Già a luglio, quindi trascorso neanche un mese, il ministro Brunetta può dichiarare in una intervista al Secolo XIX che l’assenteismo nella pubblica amministrazione è calato a luglio del 30%. A questo annuncio resto letteralmente basito. Come è possibile che in soli tre giorni la pubblica amministrazione abbia già raccolto un dato tanto complesso?

Chiunque abbia una conoscenza anche sommaria di quanto vasta sia l’articolazione della pubblica amministrazione non può che chiedersi su quali elementi il ministro poggi le proprie statistiche.

Se lo Chiede anche Giulio Zanella sul blog Noise From Amerika.org. Ma all’inizio della vicenda l’unico detentore del dato resta solo e sempre lui: il Ministro.

Mi immagino che l’indagine sia a campione e che il campione dovrebbe prendere in considerazione, per esempio un ministero, almeno un grande comune del nord, e uno del sud, almeno una decina di comuni medi sparsi per l’Italia e qualche altro ente, una Regione…Si fa presto a dire. Per chi non ha idea di cosa sia una pubblica amministrazione…

Quando fui costretto a fare il fannullone per la prima volta, perchè, come ho già detto, mi ritrovai a finire il lavoro troppo in fretta per i ritmi ordinari del mio comune, detti la mia disponibilità al sindacato aziendale di andare a consegnare nel vari posto di lavoro le comunicazioni sindacali fatte rigorosamente con il ciclostile..

Erano gli anni settanta e non esistevano mail o fax. Le consegne dei volantini, i comunicati di sciopero (quanti scioperi in quelli anni!) e quant’altro, erano fatti rigorosamente a mano.

Come una decina di altri miei colleghi , venivo messo in permesso sindacale per tutta la giornata, mi veniva dato un pacco di volantini e una lista ciclostilata di indirizzi…. di un solo quartiere. Il mio incarico, in quel giorno, consisteva di recarmi nei diversi uffici decentrati . Uno non se lo immagina nemmeno. Pensa al Comune e di solito lo individua in un edificio centrale della propria città. Municipio. Io lavoravo, appunto nella sede centrale, e avevo la percezione dell’esistenza di altre tre o quattro sedi decentrate… Ricordo che l’Urbanistica stava da una parte, e la pubblica istruzione in un altra ..

Invece erano pagine e pagine di indirizzi: la farmacia comunale di via tal dei tali, la scuola materna di questo, la biblioteca pubblica di quell’altro, la sezione decentrata del vigili motorizzati, la sezione decentrata dell’anagrafe, l’ufficio decentrato del mercato, quello della pesa pubblica, quello dei bagni pubblici… Per non parlare dei vari depositi e dei servizi dell’economato: il magazzino dell’illuminazione pubblica, quello del pronto intervento stradale, quello dell’archivio dell’Edilizia Privata…di chi più ne ha più ne metta.

Certo, negli anni settanta non esisteva l’informatica. Oggi il sistema di rilevamento delle presenze sul luogo di lavoro è molto cambiato. Esistono i badges. Uno arriva, accosta la sua tesserina al rilevatore ed è fatta… l’ufficio personale è in grado di sapere in tempo reale chi c’è in servizio quel giorno… per tutto l’ente. No, per quasi tutto l’ente, diciamo per un 95% dei nostri servizi, perchè chi non ha fatto il galoppino del sindacato negli anni settanta, non sa quanto sia “articolato” il proprio comune. Siccome fare una linea dedicata per mettere un rilevatore di presenze in tutti gli uffici del comune costa troppo (così almeno dicono, ma probabilmente oggi con pochi soldi si riesce a fare un ottimo sistema di rilevamento ) ci si affida ancora al buon vecchio telefono.

Immagino che la richiesta del ministro sia stata perentoria. Tu comune di …. devi darmi entro le ore 12 del giorno 1 agosto tutti i dati sulle presenze ed assenze del mese di luglio…. Panico. Il primo di agosto?! Con metà del personale in ferie! Gran parte dei dati li abbiamo di sistema, ma mancano i dati delle sezioni della polizia municipale, e quelli del sistema bibliotecario e quelli dell’ufficio verde pubblico (sette dipendenti) e quello dell’ufficio statistica (otto dipendenti compresi tre addetti al rilevamento dati ).

Telefonata alle nove di mattina al comando Polizia Comunale… vogliamo i dati delle presenze di tutte le sezioni.. Ma adesso non è possibile… sono tutti fuori… Come non è possibile?! Passami il comandante! Presto, reperire subito i vari capi sezione… parte un emergenza… subito tutti i dati, subito! E dall’altra parte, ma chi tiene le presenze del personale della sezione è in ferie, è in malattia, è in permesso per maternità… no, no! I dati e subito… emergenza!

E dal ministero telefonano concitati… a loro mancano un casino di dati e qualcuno del Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione comincia a sclerare, sono le dodici del primo agosto e i dati non ci sono ancora…

Io forse esagero e non prendo nemmeno in considerazione l’idea che da qualche parte qualcuno prenda un foglio excel e con molta professionalità si disimpegni con maestria… quale è il problema? Riduzione delle assenze per malattia? Ecco qua, Fatto!

Macchè, sono io che vaneggio, confuso dalla piccola realtà che conosco e non posso nemmeno immaginare i potenti mezzi di un Ministro che riesce ad avere in tempo reale i dati delle presenze della pubblica amministrazione. Venerdì trentuno luglio gli assenti di tutta la pubblica amministrazione in Italia sono tot, quindi la media di assenteismo del mesi di luglio è del trenta per cento meno del mese precedente. Poiché il primo agosto cade di sabato e poi, stando alle statistiche del ministero, il due agosto è domenica, va da sé che l’annuncio del grande trionfo della politica di riduzione dell’assenteismo può essere data alle stampe lunedì tre agosto 2008. Abbiamo ridotto l’assenteismo del 30%!

Un vero trionfo!

E’ evidente che non sono informato sui fatti e soprattutto ho una visione distorta e settoriale della questione.

Me lo conferma in modo palese l’uscita della “indagine pilota – monitoraggio delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici – seconda puntata -.periodo maggio/luglio 2007 – maggio/luglio 2008” pubblicata sul sito del ministero per la Pubblica Amministrazione in data non specificata ma che a pagina 5 dello stesso dichiara che “al momento della chiusura della rilevazione (ore 20,00 del 6/8/2008) le assenze per malattia registrate nel luglio 2008 si sono ridotte del 37,1% rispetto a quelle del 2007”

Il ministro aveva già previsto tutto.

In realtà tutto il sistema di rilevazione dei dati, almeno all’inizio, sembra abbastanza casereccio. E’ un campione causale. Alla prima puntata dell’indagine pilota, relativa al confronto giugno 2007 giugno 2008, partecipano 27 amministrazioni, alla seconda puntata le amministrazioni partecipanti salgono a 70. Poi subentra l’Istat che dà una sistematicità al metodo di rilevamento che assume un tono più serio, ma fatalmente meno interessante dal mio punto di vista, perchè i dati che ci dà l’Istat sono aggregati e “raccontano” un po’ meno della realtà.

Io non metto in dubbio il dato sulla diminuzione delle assenze, Mi sembra francamente poco interessante. Se all’improvviso si riducesse tutto l’assenteismo della pubblica amministrazione a zero, sono convinto che la produttività non cambierebbe di un etto. Cioè mi sento di smentire nella sostanza l’affermazione del ministero che esplicitamente afferma a pagina sei dell’indagine pilota che

l’aumento delle presenze dei dipendenti negli uffici pubblici (la stima è di oltre 25.000 persone in più) comporta più servizi e più qualità delle prestazioni offerte: meno code, maggiore reperibilità, minori chiusure per carenze di personale ecc…”

Ecco che ricompare la visione , per nulla confortata dalla realtà , che afferma meno assenteismo più produttività.

L’indagine casereccia del Ministro, invece, è molto interessante per un altro aspetto: nell’indagine pilota parte seconda sono riportate delle schede che alla riga H ed I riportano i provvedimenti disciplinari avviati e quelli conclusi nel periodo di riferimento dell’indagine.

Mi sono permesso di cimentarmi nell’arte statistica e scoprire così che solo il 42% delle amministrazioni pubbliche ha fatto anche solo una minima attività di repressione del fenomeno dell’assenteismo.

Ma il dato peggiore si riferisce a quello che accadeva prima che il ministro Brunetta iniziasse la sua crociata. Le 70 amministrazioni oggetto dell’indagine pilota occupano complessivamente 205.914 dipendenti. Nel mese di maggio 2007 le giornate di assenza complessive sono state 235.6423 con una media di assenze per malattia pari a 1,14.

LE amministrazioni che hanno intrapreso in quel periodo una attività di repressione dell’assenteismo sono state solo il 14%. Sono stati avviati in totale 163 procedimenti disciplinari e 108 si sono conclusi con una sanzione…

Una sanzione? Forse secondo qualcuno ci vorrebbe il licenziamento… siamo un popolo di giuslavoristi e di giustizialisti, Subito pronti a recriminare e richiedere leggi più severe e poi del tutto inattendibili quando si tratta di applicare la legge. E’ compito forse di un ministro attivare i meccanismi di repressione? Sul dipendente comunale un ministro non ha alcun potere di repressione… è, tecnicamente incompetente, in quanto non spetta alla sua carica, alle sue attribuzioni, procedere alla repressione di un fatto come l’assenteismo. Chi è proposto alla repressione dell’assenteismo è la dirigenza. Se esiste qualcuno cui è direttamente imputabile l’omissione di un obbligo è il dirigente che non si è attivato per controllare e reprimere un fenomeno che va sicuramente posto sotto attento controllo. Eppure l’unica cosa concreta, sicura, prevista dalla legge, nessuno la contesta o la mette in pratica.

E’ un problema di strumenti, è un problema di costi, è un problema di organizzazione, è una assenza di volontà?

Doveva essere agli inizi degli anni ottanta…Non era certo un problema di assenteismo quello che mi vide deferito alla commissione disciplinare. Mi ero rifiutato di firmare la presenza al lavoro per un motivo di orgoglio… Al mio dirigente avevo opposto una disobbedienza palese ed ostentata e non volevo sottostare alle sue disposizioni… – Ti metto assente ingiustificato – disse. – Sarebbe proprio il caso -risposi. Come fu o come non fu mi ritrovai in una vicenda assurda.

La commissione era presieduta da un giudice del tribunale della mia città. Oltre a lui ci stavano tre consiglieri comunali,uno di opposizione e due di governo, un rappresentante sindacale. Avevo diritto ad essere difeso da una persona scelta da me. Ci fu una parte istruttoria e una richiesta dettagliata di chiarimenti che mi fu notificata per iscritto con tanto di diritto di replica entro 15 giorni.

Ricordo vagamente le mie lunghe e puntigliose controdeduzioni. Assolutamente sfrontate. E invece che difendermi romanzai la situazione che mi aveva visto oppormi testardamente al mio capo ufficio.

Recitai, un po’ consciamente e un po’ no, la parte della vittima, dignitosa e offesa nella propria dignità dall’arroganza altrui.

Dovetti essere perfino convincente tanto che il magistrato sembrò parteggiare decisamente per me.

Finì tutto in un richiamo scritto. Una ramanzina ad essere un pochino più accondiscendente.

Devo dire che quella vicenda mi divertì non poco e mi lasciò con la voglia di alzare il tiro ed inventarmi qualcosa di più stimolante. Ma ebbi chiara la sensazione che quella commissione preferiva non capire il senso pesante e sovversivo con il quale mi opponevo al mio preposto.

Dentro questa vicenda ci lessi una costante della vita della nostra pubblica amministrazione: la situazione è grave, ma non è seria.

In realtà tutto il baraccone della commissione di disciplina mi sembrava un assurdo burocratico. Tempo e denaro che si perdeva a fronte di un comportamento (il mio) che doveva essere sanzionato nel giro di cinque minuti..

Tutto questo per dire che non è l’assenza delle norme il problema, ma la loro inapplicazione.

Durante il maggio 2007, quando ancora non si parlava di assenteismo in termini da catastrofe nazionale c’era qualcuno che avviava procedimenti disciplinari e li concludeva sanzionando i dipendenti nullafacenti. Ma circa l’86% della dirigenza italiana faceva ostinatamente finta che il problema non esistesse.

Ovviamente so che i dati con i quali io ho dedotto quanto sopra sono piuttosto aleatori. Ma sono quelli del Ministro. Sulla base di quei dati egli ha potuto proclamare al paese i propri successi. Io ci andrei un po’ più cauto.

I dati. Il nostro modo è pieno di dati, di statistiche, di numeri. Dietro il numero esiste la convinzione di qualcosa di certo, scientifico, sicuro, verificabile.

Quando mi sono incapponito a scrivere questo testo mi sono anche imposto di documentarmi, perchè quello che io conosco della pubblica amministrazione non è detto sia oggettivo. La sua articolazione è tanto complessa e la confusione di chi parla senza sapere è tale che non era proprio il caso che anch’io mi unissi al novero degli opinionisti del Bar Sport.

Dati, mi son detto, documentazione precisa. In questi giorni c’è stata una polemica tra la Banca d’Italia e il ministro Sacconi. Oggetto del contendere i dati su come calcolare il numero dei disoccupati. Il ministro dice: cara Banca D’Italia, non inventarti i dati: Esiste un istituto preposto a fornire i dati ufficiali. Si chiama ISTAT e i suoi dati sono certificati e vengono raccolti secondo una metodologia comune a tutta Europa. Bene, mi son detto, il ministro Sacconi ha ragione. Non devo inventare nulla ma solo accedere al sito dell’Istat. Là troverò tutti i dati possibili ed immaginabili.

Il ministro Brunetta spiattella dati a mitraglia. Maggio – 10, giugno meno questo, luglio meno quello, agosto meno quell’altro. Dentro di me ronza sempre una domanda… ma in termini assoluto cosa significa? Cioè: quanto sono i dipendenti pubblici in Italia, come sono distribuiti, quante assenze fanno a testa, quale è il numero delle giornate complessive perse. Questo tanto per iniziare.

Entro nel sito e cerco di orientarmi… spero di trovare una serie di dati del tipo “pubblica amministrazione”, ma resto deluso. Scorro le varie tematiche, censimento della popolazione, censimento dell’agricoltura, indicatori socio-sanitari, statistiche congiunturali. Tanto di tutto, ma le mie scarse capacità informatiche si arrendono. Vado su “cerca” e digito: pubblica amministrazione. Escono 1099 collegamenti. Raffino la ricerca. Gira, gira… sfoglio pagine su pagine… nulla che sia in grado di darmi la prima risposta alla domanda: quanti sono i dipendenti pubblici?

Sono io che non so trovare. Non ho dubbi, è così. Da qualche parte del sito, in qualche angolo buio sicuramente il dato esiste. Nella rete ci sta tutto e alla rete torno. Digito nuovamente la mia domanda su google e alla fine trovo un documento che risponde in parte alle mie attese. Secondo “l’annuario di statistiche sulle amministrazioni pubbliche – anno 2003” i pubblici dipendenti in Italia sono 3.540.496.

la pubblicazione reca la data del 17 febbraio 2007 (secondo la Ragioneria Generale delle Stato i dipendenti pubblici nel 2003 erano 3.213.521 e secondo i dati di una ricerca del ministero della Funzione pubblica erano 3.108.803). Si tratta di un estratto che l’Istituto di Statistica Nazionale ha pubblicato e che contiene alcuni dati. Nella mia ricerca, però, ho trovato anche altri dati che non starò qua a riportare e che mi fanno sospettare di una qualche approssimazione .. Un esempio semplice?

Quando io fui assunto nei primi anni settanta, l’ente comunale era molto diverso da oggi. Il numero dei dipendenti pubblici era, solo nel mio ente , di 4200 unità. Dentro ci stava pure un folto numero di operai che facevano direttamente la manutenzione delle strade, la distribuzione dell’acqua, la raccolta dei rifiuti e via dicendo… poi si svilupparono le aziende municipalizzate. A partire dagli anni 90 tutto questo si trasformo in SPA. Oggi credo che il numero dei dipendenti del mio comune sia ridotto a meno di 2000. Ma tutte le società a totale capitale pubblico cosa sono se non pubblica amministrazione con un vestitino cucito sopra a malapena per nascondere la loro vera origine?

Tutte queste società, e sono veramente tante in ogni luogo d’Italia, sono giuridicamente società di capitale e dovrebbero comportarsi come società private, ma sono anche società strumentali della pubblica amministrazione e devono a loro volta usare forme e metodi di lavoro del tutto simili a quelli della pubblica amministrazione. Così devono rispettare la normativa sugli appalti e quelle sulla trasparenza, non possono agire sul mercato come società private e di fatto non sono altro che una grande finzione. E tutti questi dipendenti dove stanno? Rientrano nelle statistiche sui pubblici dipendenti? Parrebbe proprio di no. Infatti sono escluse dai computi statistici.

Ecco come si affronta oggi uno dei temi nodali del sistema Italia! Non ci sono dati, quelli che ci sono sono parziali, e ognuno resta libero di dire e pensare quello che più gli aggrada…Riformare la pubblica amministrazione senza conoscerla pare che sia una degli sport nazionali più in voga.

Tanto per citare uno dei temi caldi che recentemente ha animato il dibattito politico: il numero dei precari nella pubblica amministrazione: Quanti sono? La ricerca dell’Itat, riferita all’anno 2003 parla di 400.646 dipendenti a tempo determinato. Secondo l’associazione difesa lavoratori invisibili i precari sono 350.000 Secondo i dati forniti dalla Ragioneria dello Stato sono circa 120 mila a tempo determinato (32 mila nella sanità e 51 mila negli enti locali), 5000 con contratti di formazione lavoro, 10 mila interinali, 35 mila lsu (lavori socialmente utili), 70 mila Co.co.co (12.500 nella sanità e 48 mila negli enti locali). Secondo Giacomo che è un mio amico precario, loro sono almeno la metà dei dipendenti pubblici.

Giacomo non lo dice a caso. Mi cita gli uffici che lui conosce e che un tempo conoscevo anch’io…All’Ambiente, mi dice, sono tutti precari tranne il dirigente, alla pubblica istruzione il rapporto tra precari e dipendenti stabili è 60 a 40, per non parlare del sistema bibliotecario che è stato dato in appalto e che oggi è gestito da una cooperativa e via, in un lungo elenco di dati e fatti che mi suona come stonato perchè mi sposta ogni mio riferimento mnemonico…Sì ma così non abbiamo alcun dato verificabile è tutto troppo aleatorio, soggettivo..

Mi aggrappo ai dati ufficiali dell ‘Istat. Non me ne frega niente se nella realtà dei fatti ci stanno un milione di dipendenti pubblici mascherati da finte società di capitali… non me ne frega nemmeno se questi dipendenti sono due o tre milioni. Per me non esistono.

Riforma della pubblica amministrazione: di cosa stiamo parlando?

Dentro la pubblica amministrazione ci stanno 640.000 dipendenti del servizio sanitario, 1.100.000 dipendenti del settore scuola, 107.000 di quello università, 11.000 magistrati, 320.000 appartenenti ai corpi di polizia, 240.000 dipendenti dei ministeri, 550.000 dipendenti da regioni, comuni e province…

Quando si parla di riforma della pubblica amministrazione di cosa si parla, dunque, della riforma della sanità, di quella della scuola o di quella dell’università? Della riforma degli enti locali o di quella dell’ordinamento giudiziario?

So che la domanda è posta male, conosco anche una possibile risposta, ma ciò non toglie che nel mondo reale, fatto di cittadini in carne ed ossa, quando si parla di riforma della pubblica amministrazione si ha una percezione globale… si pensa alle tasse e al fisco, al canone televisivo e alla sanità, al treno e alle strade, alla scuola e al comune, alle immondizie e alla sicurezza…E’ il rapporto tra il singolo cittadino e l’istituzione… E nell’istituzione ci metto l’impiegato dell’anagrafe che fa il certificato e quello che risponde alla vecchina che gli chiede come deve fare la domanda per avere l’esenzione al tichet sanitario… “signora… trova il modulo su internet…” (vista e sentita direttamente da me medesimo ), come ci metto il medico di famiglia che non viene a fare una visita domiciliare nemmeno per sbaglio…e ci metto dentro anche quanto pago per il telefono..

Tutto questo, e molto altro, a torto o a ragione, ha a che fare con il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. Ma questo tutto è fatto di una infinità di sfaccettature e di competenze molto complesse.

Quando si parla di lotta ai fannulloni, o di “rivoluzione” o di “riforma” della pubblica amministrazione, ho la percezione di una grande trovata pubblicitaria, esterna al mondo reale perchè è solo un grande abbaglio.

E alla fine dentro questo abbaglio cadiamo tutti, Anche i migliori riescono a tagliare il problema a colpi di spada, come accade a Luca Cordero di Montezemolo che da Presidente della Confindustria se ne uscì con una analisi del tutto fantasiosa, forse inconsapevole diffusore di notizie prive di fondamento, forse furbo artefice di una qualche strategia troppo fine per essere da me compresa.

Era dicembre 2007 e il presidente della Confindustria inaugura l’anno accademico dell’università privata Luiss.

Se ne esce con una analisi serrata: Azzerare le assenze diverse dalle ferie porterebbe un risparmio di circa 14,1 miliardi: 8,3 negli enti centrali e 5,9 in quelli locali”. “Tra ferie e permessi vari, un pubblico dipendente è fuori ufficio mediamente un giorno di lavoro su cinque”. E ancora: “Portare la quota di assenze totali, comprese le ferie, a livello di quelle del settore privato, sarebbe un risparmio di 11,1 miliardi”. Pari, dice il nostro, ad un punto di PIL.

Quando lessi questa affermazione rimasi molto scosso… ecco un altro che parla senza alcuna conoscenza del problema. Infatti non esiste alcuna relazione tra produttività della pubblica amministrazione e calcolo del PIL, in quanto nel calcolo del prodotti interno lordo di una nazione entrano i costi della pubblica amministrazione e non la produttività o le ore di lavoro effettivamente fatte. Non è un fatto casuale. Su questo punto l’Europa discusse molto, ma non è stato possibile trovare un qualche indicatore che fosse condiviso e che riuscisse ad indicare la “produttività” della Pubblica Amministrazione. Per questo in regolamento CE 2223/96 “sistema Europeo dei conti” prende in considerazione non le ore lavorate (come avviene per il settore manifatturiero) ma solo il costo della manodopera come emerge dagli importi a bilancio.

ll ragionamento di Montezemolo considera il lavoro del pubblico dipendente alla stregua di quello dell’operaio. Tot ore di lavoro tot prodotto fatto…

Ma questo non vale quasi mai nel rapporto con la pubblica amministrazione.

Ero a Napoli, Castel dell’Ovo. Ci sono stato alcuni giorni, in questo incredibile posto da poco recuperato ad un uso pubblico. Passavo ogni giorno e ad ore diverse davanti agli uffici dove sostavano a prendersi il fresco gli uscieri addetti alla custodia del Castello. Un numero incredibile … minimo una decina che tutto il giorno stavano là a non fare esattamente niente. E non c’era verso di fargli fare nulla…. e questo sia per il turno di mattina che per quello di pomeriggio…Almeno venti persone il cui compito era solo quello di aprire e chiudere dei cancelli. Se andiamo in giro per l’Italia troviamo un mucchio di situazioni del genere…

Ricordo il dramma di una dirigente che si ritrovò in un ufficio con tre uscieri, abbandonati là da uno strano destino. Tre persone con alle spalle gravi situazioni familiari, tutte e tre invalide e con problemi relazionali incredibili.

Dal punto di vista produttivo la loro funzione era del tutto inutile. Gestire questa situazione era soltanto un onere affidato alla dirigente che doveva cercare far convivere situazioni pesanti che sfociarono, perfino, in denunce per abusi sessuali, poi rivelatesi del tutto false, ma che comportarono anche l’incriminazione della dirigente quale connivente con questa pesante situazione. Produttività?

Licenziarli? Secondo Ichino la cosa sarebbe risolta così. Licenziarli! Dei poveri handicappati, categorie protette…. Protette in tutti i sensi, perchè alle numerose segnalazioni fatte dalla dirigente seguirono altrettante interpellanze del consigliere tal dei tali che denunciava situazioni di mobbing e accanimento nei confronti di dipendenti svantaggiati.

Un punto di PIL, Presidente Montezemolo?

Sì, quando si parla di pubblica amministrazione si parla anche di questo, che non è un fatto marginale, ma incide pesantemente sulla produttività, l’assenteismo e il clima che si respira dentro la Pubblica amministrazione.

E’ difficile conoscere il numero dei dipendenti pubblici. Ancora più difficile è conoscere come sono ripartite le loro funzioni, come sono inquadrati sotto l’aspetto funzionale. Insomma che cavolo fanno questi dipendenti pubblici?

Conosciamo, per esempio, il numero complessivo degli uscieri o dei guardia-sala che fanno parte del pubblico impiego? E i bidelli? Bene, i bidelli sono 152.000 in tutta Italia ma basta andare in qualche museo, specie del sud Italia per trovarsi di fronte ad un numero spropositato di guardia sala che accompagnano rari turisti.

Inseguo il tentativo di entrare dentro le piante organiche delle pubbliche amministrazioni. Nemmeno il ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione ci racconta quante persone lavorano al suo interno. Certo, la dirigenza viene messa in piazza: chi sono, quanto guadagnano, che cosa hanno fatto. Ma non sappiamo quante persone coordinano, quanti uscieri hanno al loro servizio, quanti tecnici, quanti impiegati amministrativi.. Ma anche i Comuni sono incredibilmente restii a farci conoscere come è inquadrato il personale e quale sono le loro specifiche mansioni.

Non ho nulla in contrario a conoscere quanto guadagna il dirigente e che esperienza lavorativa ha. Però questo mi pare incida poco rispetto alla capacità dell’Amministrazione di dare risposte concrete alla cittadinanza. Dietro questa facciata di trasparenza agisce uno spirito ricattatorio che pone la dirigenza sempre sotto scacco, mentre astutamente cela le magagne e le deficienze della pubblica amministrazione. L’esca è lanciata, seguitela e vi porterà lontano dal cuore del problema, vi gratificherà dandovi in pasto un succulento tema di dibattito e forse un capro espiatorio su cui potervi sfogare (il riferimento corre ai romanzi di Pennac dove il buon Maulassen era ben pagato per svolgere la funzione di capro espiatorio).

La riforma di Brunetta parte da qua. Ci tornerò in seguito.

Mentre non è facilmente acquisibile un dato aggregato che ci racconti come è composta la pubblica amministrazione individuando quanti dipendenti sono inquadrati complessivamente ai livelli dirigenziali, quanti come semplici operai,quanto come coadiutori, o autisti, o quadri e via dicendo e considerando quanti dipendono da una amministrazione anziché da un altra, succede che la cronaca si occupi talvolta di casi estremi.

Ci arrivano notizie di ordinaria follia, dove veniamo messi a conoscenza di storture, assurdità, privilegi che danno dell’Amministrazione una immagine distorta dove è sempre più difficile comprendere che cosa stia effettivamente succedendo e sicuramente questo non aiuta a comprendere una realtà che è molto complessa.

Personalmente non amo indugiare sugli aspetti che balzano agli onori della cronaca. Troppo spesso l’utilizzo dell’evento di cronaca legato alle disfunzioni della pubblica amministrazione invece che chiarire le questioni importanti e squarciare il velo della menzogna, cerca di alimentare una sorta di qualunquismo informe che serve a pretesto della giustificazione dell’inerzia. Responsabilità e competenze si perdono in un magma informe e si arriva al generico “è tutto un magna magna” che serve anche a dare un’ ottima giustificazione alla voglia di adeguarsi … alla fine lo fanno tutti… non partecipare al banchetto equivale ad un atteggiamento che “turba” la coesione del gruppo sociale e identifica chi persegue la strada della responsabilità e della competenza come un “nemico”, uno che turba l’armonia e che con il suo atteggiamento rappresenta una minaccia.

Fatti debiti distinguo, quello che si viene a creare è una sorta di effetto “serpico” anche quando al centro della questione non è la corruzione, ma più semplicemente l’incompetenza, la piaggeria e l’inefficienza dell’azione amministrativa, l’assenteismo, il burocratismo.

E’ emblematica, sotto questo aspetto, la situazione siciliana. Il rapporto tra pubblici dipendenti e popolazione è quello più alto in assoluto: un dipendente pubblico ogni 14 cittadini. In Lombardia il rapporto è di un dipendente pubblico ogni 23 cittadini mentre la media nazionale è di uno ogni 18 cittadini.

Complessivamente un quarto della popolazione occupata siciliana dipende da una pubblica amministrazione. Gli stipendi medi dei dipendenti pubblici siciliani sono superiori a quelli di tutti gli altri dipendenti pubblici d’Italia. Non per questo la migliore amministrazione di ritrova in Sicilia, anzi!

Dovendo ipotizzare una qualche modifica della situazione siciliana, in considerazione dello sperpero consumato ai danni dell’erario pubblico, dei cattivi servizi resi alla popolazione, della crisi economica che decurta pesantemente la disponibilità finanziaria degli enti locali e della PA, parrebbe del tutto logico e indispensabile che si imboccasse la strada del rigore. Tutt’altro.

Anche il governatore Lombardo, artefice di un rilancio autonomista della Sicilia, punta la sua politica sull’incremento dei dipendenti pubblici e sulla distribuzione di nuovi privilegi. Così in un colpo solo nomina 500 dirigenti ai Beni culturali della regione portando il numero complessivo dei dirigenti del settore a 770, numero di gran lunga superiore a quello di tutto il livello apicale dell’intera regione Lombardia. (Gian Antonio Stella – Corriere della Sera 26 aprile 2009). Ma d’altra parte il numero dei dipendenti dell’Assessorato ai Beni culturali della regione Sicilia è superiore al numero di tutti i dipendenti della regione Veneto.

Ecco, se ci si addentra per questa strada non si finisce più di stupirsi e di trovare motivo di ritenere il caso siciliano e tutti quelli particolarmente critici come un qualcosa di facilmente generalizzabile. Tutto il pubblico impiego viene letto sotto una luce disfattista alimentando giudizi particolarmente duri ma spesso anche molto generici e qualunquistici.

Gli episodi particolarmente negativi possono essere letti come fenomeni forse rappresentativi per eccesso di una realtà, ma molte volte possono possono essere delle vere distorsioni o delle eccezioni.

Il numero totale dei dipendenti pubblici in Italia rispetto alla popolazione è in linea con quello del resto d’Europa, stando almeno ad uno studio del OCSE/PUMA che attribuisce all’ Italia 54 dipendenti ogni mille abitanti. Numero esattamente uguale a quello attribuito alla Germania. Mentre la Francia ha il rapporto maggiore d’Europa con 79 dipendenti ogni mille cittadini. Stiamo parlando, ovviamente di grandi numeri che prendono in considerazione quanti dipendono da un rapporto lavorativo con un ente pubblico. E quindi magistrati, esercito, sanitari, e via dicendo.

La differenza sostanziale tra Germania ed Italia sta nel fatto che l’intera massa di dipendenti pubblici incide sul PIL nella misura rispettivamente del 7% e dell’11%.

In qualche modo la chiave del debito pubblico italiano è racchiusa in questo dato. Però su questo argomento si è fatta molta confusione e molto si gioca per nascondere la realtà dei fatti.

Già ho citato l’uscita di Montezemolo rispetto all’incidenza dell’ assenteismo pubblico sul PIL, Un dato che in realtà non è assolutamente preso in considerazione nel conteggio del prodotto interno lordo.

Tra Germania ed Italia, le due nazioni europee che hanno più sviluppato il settore manifatturiero, esiste anche un dato in comune che è appunto il rapporto tra pubblici dipendenti e popolazione. Ogni mille abitanti ci stanno 54 dipendenti pubblici.

Poi però scopriamo che la massa dei dipendenti pubblici costa in Germania il 7% del Pil, mentre in Italia costa ben l’11% del Pil.

Possiamo pensare che i dipendenti tedeschi siano molto meno pagati di quelli italiani. In realtà i valori salariali pro capite non sono significativamente diversi anche se il costo di un dipendente italiano è maggiore di quello tedesco.

In uno studio congiunto Unioncamere del Veneto e Regione Veneto edito nel marzo 2008 intitolato “spesa pubblica e federalismo” si mette a confronto il rapporto tra il numero del personale italiano e quello di Spagna e Germania. Ne viene fuori un quadro interessante anche se la ricerca è scientificamente inattendibile perchè vuole a tutti i costi dimostrare in modo acritico e preconcetto l’idea che uno stato centrale come l’Italia è sicuramente più costoso e meno efficiente di uno stato federale.

La ricerca in questione si rifà ai dati istat, che però non sono mai uguali a se stessi. Poco importa: se dobbiamo dimostrare di essere approssimativi e un tantino inefficienti non possiamo che confermarlo attraverso il nostro agire concreto.

Se la ricerca dell’ OCSE dice che Italia e Germania hanno lo stesso rapporto tra popolazione e dipendenti pubblici, pari appunto a 54 dipendenti ogni 1000 abitanti, la ricerca del veneto sposta questo rapporto a vantaggio dell’Italia. Secondo Unioncamere ci stanno 62 dipendenti pubblici in Italia.

Di questi 62 dipendenti il 56% è dipendente dell’amministrazione centrale mentre il 44% dipende dagli enti territoriali decentrati (regioni, province, comuni, camere commercio ecc..)

In Germania, secondo questo rapporto, i 54 dipendenti pubblici ogni mille abitanti dipendono solo per l’11% dalla amministrazione centrale, mentre gli altri 89% dipendono dalle amministrazioni periferiche.

Lasciamo perdere la “semplicità” con la quale la ricerca sembra dirci “vedete? Per essere efficienti bisogna essere decentrati!” e guardiamo al dato puro. Secondo tale ricerca l’amministrazione centrale tedesca funziona egregiamente con 500.000 dipendenti dall’apparato centrale mentre i dipendenti dai Laender (regioni) sono circa 2.000.000, e quelli dei comuni circa 1.250.000.

Va però segnalato che tali dati li deduco io con lo spannometro. Se infatti siamo sempre inattendibili quando mettiamo nero su bianco i dati che rigurdano l’Italia perchè non dovremmo essere coerenti quando si parla dell’ estero? Ed ecco che mi sento di dubitare di quei 500.000 mila dipendenti della apparato centrale, perchè in tale numero si deve comprendere anche l’esercito. Almeno, il dato dell’amministrazione centrale italiano comprende anche gli organi di polizia (carabinieri, polizia, finanza, forestale) e quelli dell’ esercito.

Forse in Germania i corpi di polizia sono decentrati. Ma sicuramente questo non può essere possibile per l’esercito. Se i dati riportati da Wikipedia sono esatti l’esercito tedesco è composto da 382.000 dipendenti di cui 120.000 civili.

Questo ridurrebbe i dipendenti dello Stato tedesco a solo 118.000 unità. Molto poche comunque per un nazione di 80 milioni di abitanti… Ovviamente dubito che i dati utilizzati siano omogenei tra loro e la ricerca di unioncamere sembra tristemente confermare che la conoscenza della pubblica amministrazione è molto aleatoria.

Sarà difficile risolvere un problema senza conoscerlo. O, cosa forse peggiore, continuando ad affrontare il problema in modo preconcetto e strumentale.

La sensazione, io la chiamo così, ma in realtà è una certezza, è che tutto ruoti attorno ad una grande magma di dati, ipotesi, tesi preconcette, analisi falsate, ipotesi extraterrestri o fantasiose, per nascondere quella che è l’essenza della pubblica amministrazione dove il principio non è tanto e solo quanto costa (circa l’11% del PIL ai dati del 2006) ma anche quando denaro passa attraverso la pubblica amministrazione.

Ed è denaro fatto di una quantità infinita di voci, sulle quali, inevitabilmente vanno a confluire interessi, attese, speranze. Gran parte di questi interessi sono del tutto legittimi. Tralasciando i casi nei quali la gestione dei fondi pubblici entra nel campo del codice penale,cioè prende la strada dell’illecito, resta il fatto che comunque essa viene esercitata con una sorta di potere personale da parte delle persone deputate, a vario titolo, alla sua amministrazione.

In un certo qual modo una possibile chiave di lettura di questo fenomeno la fornisce, in modo del tutto inconsapevole, lo stesso ministro Brunetta agli “esordi” del suo mandato ministeriale quando delinea un idea di “piano industriale” per la pubblica amministrazione.

 

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la riforma Brunetta – capitolo primo

Posted by vaiattila su 7 settembre 2010

per chi ha tempo da perdere, pubblico il primo capitolo di un mio libro (che non sarà mai pubblicato) sulla riforma Brunetta!

Fannulloni!

Doveva essere più o meno l’ottobre del 2006. Il governo Prodi era da poco entrato in carica e all’ordine del giorno c’era il tema delle “liberalizzazioni” proposte dal ministro Bersani. Tema interessante, ambizioso, strategico… poi finito in un ripiegamento scomposto e minimalista tra scioperi dei tassinari, proteste delle coorporazioni e degli ordini professionali, scontri all’interno della maggioranza e fiera opposizione di una destra autoproclamatasi “liberista” sì, ma con parsimonia.

Ministro della Funzione pubblica e dell’innovazione era Luigi Nicolais. Sarò stato anche distratto, ma della suo opera ministeriale non conservo memoria.

La Mondadori pubblicò un libro di Pietro Ichino dal titolo “i Nullafacenti.” Il sottotitolo spiega tutto “perchè e come reagire alla più grave ingiustizia della nostra pubblica amministrazione”.

Non sono più un dipendente pubblico da settembre 1997, ma per quanto cerchi di disinteressarmi alla questione, sotto sotto sono ancora emotivamente coinvolto…

Acquistai il libro: soldi buttati. Mi dispiace dirlo perchè Ichino merita rispetto per alcune sue scelte e perchè mi risulta essere una persona competente. Vedendo anche altre considerazioni fatte sulla PA ho trovato in lui competenza e sincera passione. Eppure mi chiedo il senso di quel libro, confezionato mettendo assieme una analisi sommaria e una serie di lettere inviate al Correre della Sera che testimoniano episodi di assenteismo da parte di pubblici dipendenti.

Partiamo da un dato di fatto: i nullafacenti nella pubblica amministrazione esistono eccome! Su questo non ci piove. Ma l’esistenza dei nullafacenti non è causa della disfunzione della pubblica amministrazione, quanto piuttosto ne è l’effetto.

Mi aspettavo, appunto, una analisi del fenomeno che prendesse in considerazione seriamente la questione e che individuasse le cause e indicasse i rimedi. Ma attribuire un rimedio ad una diagnosi malfatta purtroppo non ottiene risultati apprezzabili e anzi potrebbe perfino aggravare la malattia.

A fagiolo il succo del discorso e del grande abbaglio preso da Ichino lo troviamo a pagina 115 del suo libello. E’ una sezione che si chiama “le domande, le obiezioni e le risposte sulla questione dei licenziamenti” e vale la pena riportare interamente il testo:

A che cosa serve licenziare i nullafacenti, se chi li sostituirà può diventare nullafacente a sua volta? Sarebbe come pretendere di guarire il cancro limitandosi ad asportare le metastasi.

Il licenziamento del nullafacente non è la soluzione del problema dell’inefficienza della p.a. Esso però costituisce uno strumento di gestione cui non si può rinunciare del tutto, come si è fatto fin qui.

LA cura efficace consiste nell’innervare l’intera amministrazione pubblica di un adeguato sistema di incentivi retributivi, a tutti i livelli, dovunque possibile; e per questo è necessario disporre di una valutazione affidabile dell’efficienza e produttività di ogni struttura e di chi vi è addetto. MA anche la possibilità che il nullafacente sia licenziato costituisce un incentivo importante, che deve essere introdotto per motivi di equità e di morale pubblica prima ancora che di efficienza. Certo, non si debella il cancro limitandosi a rimuovere le metastasi, ma fa parte della cura efficace anche rimuoverle”.

Trovo abbastanza fastidioso quest’ ultimo riferimento alle metastasi e al cancro. Ma ancora più fastidioso è entrare nel mondo della medicina, che non conosco io, ma nemmeno Ichino, sparando banalità o ovvietà… Perchè potremmo cadere nell’accanimento terapeutico o nel combinare veri disastri.: io da un medico che mi motiva un intervento con le parole di Ichino francamente non ci andrei perchè avrei immediatamente la sensazione che quel medico si è formato all’università del Bar Sport, fucina delle nostre eccellenze in materia di calcio, veline, riforme economiche e politiche.

In realtà tutto il discorso sui nullafacenti racconta episodi e casi eclatanti di assenteismo anche diffuso e dice : se potessimo licenziare questa gente, allora non risolveremo il problema della pubblica amministrazione, ma avremmo quantomeno uno strumento per “gestire” la funzione pubblica.

Dunque stiamo andando in cerca di uno strumento, un qualcosa che ci permetta di controllare il processo produttivo della pubblica amministrazione e questo lo facciamo senza aver individuato come e perchè si forma e prospera il sistema dei nullafacenti. Ichino la definisce la “più grave ingiustizia della nostra pubblica amministrazione” eppure non sa dirci come si forma questo sistema e chi ne sia il responsabile. Tutto sembra dipendere e formarsi per un semplice moto di convenienza dove un piccolo dipendente pubblico, senza arte ne parte, decide motu proprio di non lavorare e questo piccolo dipendente è più forte di tutto… ministri, dirigenti, capi, sotto capi,capetti… se il dipendente decide di non lavorare, nulla e nessuno può toccarlo.

Questo assunto è semplicemente falso. E non sarà certo la possibilità di “licenziare” che cambierà la Pubblica Amministrazione.

Sono abbastanza convinto che la più grave ingiustizia della nostra pubblica amministrazione non risieda nella tolleranza verso i nullafacenti, ma in quella che è, di fatto, la mamma dei nullafacenti.

E mi spiego.

Nella mia esperienza di dipendente pubblico sono stato per due periodi diversi un nullafacente e lo sono stato, in entrambi i casi, a prescindere dalla mia volontà. Questo lo racconto non per dare una “giustificazione” a chi approfitta di tale situazione per fare i cavoli propri ( e ce ne sono parecchi) ma per far capire come sia articolato e complesso il problema.

Il mio rapporto di lavoro doveva durare un solo mese. Era il 1971. Poi, una serie di vicende fortuite (anche se a me allora parve una disgrazia) prorogarono il mese per altro mese.. e un altro ancora..E stavo là, in un ufficietto a mettere timbri e scrivere letterine di poche righe. Un lavoro letteralmente alienante, che però facevo velocemente e diligentemente per passare il tempo.. Una produttività incredibile per il settore al quale ero stato destinato. Avevo poi pochissimi contatti con gli altri colleghi… all’epoca le donne indossavano ancora lunghi grembiuloni neri, non c’era modo di “parlare” tra colleghi e il capo aveva l’alto riconoscimento di “cavaliere”. Davanti al “cavaliere” si doveva stare quasi sull’attenti, e questi non ti lesinava i rimproveri e i richiami se niente niente avevi i capelli troppo lunghi o non ti eri fatto la barba…Se si arrivava in ritardo al lavoro erano cavoli amari, Rimproveri, giustificativi, procedimenti disciplinari… poi richiamo, sanzione sospensione dal lavoro senza stipendio e infine licenziamento. Non ricordo di licenziamenti, ma io alla sospensione dal lavoro senza stipendio ci arrivai.. per fatti di altra natura che non starò qui a raccontare.

Sta di fatto che esisteva un sistema sanzionatorio.

Comunque dopo alcuni mesi di permanenza in quell’ufficio fui mandato a “dare una mano” in un altro settore amministrativo. Forse a causa dei miei studi fui ritenuto adatto a svolgere una mansione amministrativa un po’ più delicata. Sta di fatto che mi trovai in un ufficio lungo e stretto e con poca luce… pieno di cataste di pratiche e con un ometto che con molta gentilezza mi spiegò cosa dovevo fare…mi dette alcune traccie di verbali da compilare e se ne andò indicandomi l’ufficio dove avrei potuto trovarlo in caso di necessità…. mi disse anche che avrei dovuto fare almeno due verbali al giorno perchè bisognava mettere un po’ d’ordine in quel casino…

Io i due verbali li facevo in un ora o anche meno… così in meno di un mese avevo sistemato tutto questo arretrato (sorvolo sul contenuto dei verbali perchè, e me ne resi conto abbastanza presto, sostanzialmente il mio lavoro consisteva nel fare un falso in atti pubblici…) Meraviglia e stupore da parte del mio “capo” e poi… cosa dovevo fare? Beh, mi disse, fatti un giretto…

Ecco cominciò un periodo di alcuni mesi nei quali il mio lavoro consisteva nel farmi un giretto..

Certo, una volta capito come girava la faccenda cominciai a martirizzare un po’ tutti… Mi iscrissi alla CGIL e cominciai ad esprimere il mio dissenso nei confronti dell’ambiente.

Questo fu il mio primo periodo di nullafacente.

Molti anni dopo la mia posizione lavorativa era cambiata. Sopra di me avevo un dirigente mentre avevo il compito di “coordinare” tutti gli uffici sottostanti… insomma avevo un mucchio di lavoro e una tavola quotidianamente ingombra di pratiche di diversa natura. Il lavoro mi piaceva perchè mi metteva in contatto con problemi e progetti importanti. Conoscevo i responsabili di altri enti e partecipavo ad interminabili riunioni ai vertici dell’amministrazione dove mi resi conto di molte cose, non sempre e non del tutto positive (anzi!).

Colui che dirigeva il servizio era arrivato da poco tempo e non conosceva molto delle tematiche che trattavamo. Più volte mi dichiarò la sua fiducia e mi ostentava come il suo braccio destro (a me ‘sta cosa mi infastidiva ).

Un giorno mi disse: dobbiamo fare questo atto … Lo guardo e cerco di spiegargli che tale atto non spetta a noi ma anzi, è proprio l’Amministrazione che ci chiede l’atto la detentrice del potere di emetterlo…Cerca di giustificare tale richiesta, ma non c’è verso, le sue argomentazioni non fanno breccia nel mio cuore, Anzi, più parla e più mi convinco che qualcosa non quadri. Alla fine lui se ne esce con un “ti ordino di fare come dico… perchè questo me l’ha chiesto Tizio che è un mio amico e quindi tu fai quello che io dico. E’ Chiaro?

Al mio fermo diniego seguì un periodo incredibile. Per due anni non ricevetti più alcuna convocazione, alcuna lettera, non ebbi più alcun incarico e più nulla di nulla da fare. Le miei richieste di trasferimento ebbero sempre parere contrario da parte del dirigente e mi ritrovai escluso da ogni contesto lavorativo.

Costretto ad essere un nullafacente per la seconda volta nella mia vita lavorativa.

Va bene, accetto di pensare al mio come ad un caso estremo.

Ho incontrato nel mio percorso di pubblico dipendente un mucchio di nullafacenti. Un campionario molto articolato. Ho trovato chi era nullafacente per vocazione e si imboscava a fare la settimana enigmistica e chi faceva perfino un altro lavoro durante l’orario di servizio. Così c’era chi lo potevi trovare durante l’orario di lavoro nel proprio negozio di cancelleria o a vendere giornali nell’edicola intestata alla moglie. Ho conosciuto chi installava antenne e chi lavorava sia per la pubblica amministrazione sia per l’impresa che si era aggiudicata l’appalto… E così chi faceva la revisione prezzi era pagato sia dall’ Amministrazione che dall’ Impresa Poi ho anche conosciuto un quantità di nullafacenti che erano pagati per fare un lavoro “politico” ossia il datore di lavoro era il partito o il politico e chi pagava era l’amministrazione..

Ecco, già da questa descrizione sommaria, ci si può rendere conto di come sia complessa la situazione.

Beh, che sarà mai, licenziamo tutti questi soggetti e facciamo giustizia! Sì, posso anche pensare che chi afferma questo sia in buona fede, ma forse non ha capito il problema: ha fatto una diagnosi errata guardando esclusivamente la metastasi e senza preoccuparsi di individuare il tumore, la sua natura e la sua origine. Agisce solo sulla metastasi e si consola nel presupposto che tanto qualcosa bisogna pur fare..

Certo i nullafacenti sono una realtà della pubblica amministrazione. Ma dietro a questa realtà si nascondono colpe e responsabilità che non possono essere attribuite esclusivamente ai nullafacenti, se non altro per il livello di “tolleranza” di cui questi godono.

Quando ero un dipendente pubblico mi ero convinto,ed era una di quelle convinzioni profonde, solide e pertinaci, che i nullafacenti fossero tranquillamente funzionali alla macchina amministrativa. Certo, io stesso oggi non esito a dire che una tale posizione fosse eccessiva, sicuramente esasperata dalla coabitazione con questi soggetti, ma c’è un aspetto della vicenda che mi sembrava assolutamente incredibile allora e che oggi può servire ad intravedere chi genera, alimenta e tollera il grande esercito dei nullafacenti.

Ritorno per un attimo allo scritto di Pietro Ichino che ho citato sopra: “La cura efficace consiste nell’innervare l’intera amministrazione pubblica di un adeguato sistema di incentivi retributivi, a tutti i livelli, dovunque possibile; e per questo è necessario disporre di una valutazione affidabile dell’efficienza e produttività di ogni struttura e di chi vi è addetto.”

Sul tema degli incentivi tornerò più avanti. E’ un tema complesso e da sempre risolto nel modo peggiore. In alcuni periodi l’incentivo è stato ripartito a prescindere dai risultati, in altri periodi è stato fonte di lunghe ed estenuanti contrattazioni per trovare un metodo oggettivo per ripartire correttamente i premi.di produttività. Nonostante tutto i risultati mi hanno sempre lasciato sorpreso.

In modo sorprendente qualcuno, a prescindere dal fatto che fosse chiaramente un nullafacente si ritrovava comunque tra quelli che avevano diritto al massimo dei premi.

Il perchè di questo fenomeno sorprendente va ricercato in quello che io vedo come “la più grande ingiustizia della nostra amministrazione” che non è la tolleranza nei confronti dei nullafacenti, ma l’invadenza, a tutti i livelli, della politica.

Questa affermazione va ovviamente giustificata e capita in tutta la sua estensione perchè non sempre ci troviamo davanti a comportamenti conclamati o manifesti, ma più spesso a farla da padrone è il condizionamento che la parte politica fa all’interno dei rapporti amministrativi attraverso comportamenti perfino inconsapevoli e non voluti, ma comunque oggettivi o oggettivabili.

Nel mentre faccio questa affermazione mi rendo conto che potrei ingenerare ulteriori confusioni andando a spare nel mucchio delle idee qualunquiste di cui ci nutriamo quotidianamente e che hanno a che fare più con il mondo delle opinioni e delle emozioni che con quello delle analisi dei dati e dei comportamenti.

Quando Ichino parla di nullafacenti non fa un discorso scientifico e non ci dice praticamente nulla. Semplicemente agisce sulle nostre emozioni e ci fa intravedere un fenomeno senza dirci quanto questo fenomeno sia esteso e quanto danno esso oggettivamente provochi. Però emotivamente dice cose che sono facilmente condivisibili e che colpiscono la nostra fantasia in modo immediato. Non so quanto consapevolmente, ossia con quanta “furbizia” abbia agito, per esempio il ministro Brunetta nella sua grande lotta contro gli assenteisti della pubblica amministrazione, Quello che è certo è che in questa operazione emotiva ha avuto grande seguito. Al di là dei risultati concreti il gioco è stato abbastanza facile. Si è individuato un nemico, lo si è dipinto come brutto sporco e cattivo e per di più pieno di privilegi in un momento di grave crisi: stipendio sicuro, produttività bassissima, disinteresse totale per il proprio lavoro. Poi si è lavorato sui dati: effetti sorprendenti e immediati. Finalmente uno che non parla e basta, ma agisce e conclude quello che ha iniziato.

A fronte di questa campagna mediatica si è varata una “riforma della pubblica amministrazione” che ricalca esattamente lo schema tracciato da Pietro Ichino. Punto primo: lotta ai nullafacenti, punto secondo: introduzione di un sistema di incentivazione dei risultati.

Tutto molto lineare e semplice.

La cosa che mi ha sorpreso è che dietro questa analisi così semplificata si è schierato tutto il mondo politico in modo del tutto acritico. Si fosse avuto anche un piccolo sentore di una discussione attorno a questo grande tema della riforma della pubblica amministrazione, si fosse scoperta una “visione” contrapposta o differente sul tipo di amministrazione sui sui problemi e sulle sue soluzioni…. macchè, tutti pedissequamente allineati… colpire l’assenteismo, trovare forme di incentivazione corrette premiare i bravi punire i cattivi. Una lettura di una cosa complessa ridotta ad una conoscenza primaria: bello/brutto, caldo/freddo, buono/cattivo.

L’opposizione, stando alle cronache giornalistiche, dapprima concorda su tutto e si prospetta un provvedimento bipartisan.. poi, a fronte dei successi mediatici del Ministro Brunetta, del conseguente “fastidio” demagogico e del dissenso sindacale, anch’esso un tantino sottotono, fa sapere di essere un poco critica. Al punto che al momento del voto i deputati del partito democratico e di Italia dei Valori votano contro, ma hanno l’accortezza di presentarsi in numero molto ridotto alle votazioni, mentre al Senato il voto è unanime perchè l’opposizione non è presente in aula.

Ichino sul suo sito (www.pietro ) fa sapere che la riforma chiamata Brunetta in realtà è frutto anche del suo lavoro ed è stata di molto migliorata in Commissione Affari Costituzionali grazie al contributo del PD.

Non ho nulla da eccepire sul fatto che una buona legge, fatta nell’interesse del Paese, possa tranquillamente essere condivisa tra governo ed opposizione. Mi resta, però il dubbio che questa non sia una buona legge,

LA prima cosa che mi passa per la testa per definire una buona legge è l’obiettivo che questa persegue e come lo persegue. Questo implica inevitabilmente entrare nella logica che l’intero impianto legislativo affronta e capire se questo risponde a dei principi di funzionalità effettiva.

Se il problema è come far funzionare meglio la pubblica amministrazione è un conto, se il problema è quello di reprimere un fenomeno come l’assenteismo allora il problema è un altro.

Sì, ma può essere che reprimere l’assenteismo sia funzionale e comunque necessario anche per far funzionare meglio la pubblica amministrazione. Certo. Questo è quanto sostiene Ichino. Poi c’è la campagna mediatica e questo è lavoro da ministro.

Fatalità si è creato uno strano connubio bipartisan… si è parlato a lungo di nullafacenti e tutto si è mosso contro esclusivamente gli assenteisti come se solo loro fossero nullafacenti… si è preso la punta dell’iceberg senza dare uno sguardo al di sotto del pelo dell’acqua…

Un errore fatale a cui si pone rimedio, o così si pensa, legandolo esclusivamente al tema degli incentivi.

Nullafacenti, assenteisti e produttività

Ricordo un personaggio particolare: nome altisonante, indubbio fascino personale, una capacità di rendere interessanti e misteriosi i pettegolezzi cittadini, una forte propensione all’abbandonarsi alle tentazioni alcoliche.

Costui ( che per comodità chiameremo Gregorio) ha passato gran parte della propria vita di dipendente pubblico , almeno nei vent’anni nei quali sono stato suo collega, senza mai fare assolutamente nulla. Eppure mai un giorno di assenza , mai un giorno di ferie, mai un ritardo. Per colmo è stato un dipendente al quale era sempre concesso il massimo delle ore di straordinario.

Ricordo che negli anni 90 , e forse anche prima, lo straordinario era regimentato e il monte di ore retribuite era molto basso, ma negli anni settanta Gregorio portava a casa sistematicamente oltre le 90 ore di straordinario mensile.

Al di là della simpatia personale che questo tizio era in grado di riscuotere, mi sono sempre chiesto come questo palese assurdo comportamento fosse possibile.

Un caso isolato? Assolutamente no, anzi. La differenza è esclusivamente di tecnica comunicativa, o meglio, di marketing aziendale. Cioè Gregorio faceva come molti, ma a differenza di molti, non faceva assolutamente nulla per dissimulare la propria inattività lavorativa. Mi sbaglierò, ma in tutti gli anni che ho avuto modo di seguire da spettatore“le vicende professionali di Gregorio non ho mai saputo nemmeno “formalmente” quale incarico egli ricoprisse… Certo, Gregorio era militante di un partito allora vero ago della bilancia dei destini comunali, regionali e nazionali. Ma bastava solo questo?

Gregorio non era un assenteista. Era un nullafacente allo stato puro.

In questo era del tutto diverso dal nullafacente classico della pubblica amministrazione che di solito è una figura meno simpatica e più complessa di quella di Gregorio.

Intanto il vero nullafacente è presente ma è del tutto inaffidabile e ben intenzionato a mettersi in mostra… SE dai da fare un lavoro che nella tua testa ritieni possa essere affrontato ed eseguito in un ora puoi star sicuro che perderai molto più tempo a rispondere alle mille domande e ai mille problemi che dovrai risolvere per ottenere un qualsiasi risultato, che sarà comunque diverso da quello atteso e che arriverà a conclusione dopo una settimana. Esagero, forse, ma bisogna capire che nella Pubblica Amministrazione le attività in qualche modo standardizzate sono comunque minori rispetto a quelle che evidenziano degli elementi critici.

Se infatti vado a chiedere un certificato anagrafico, non ci sono particolari problemi. Siamo di fronte ad un operazione molto semplice e meccanica dove l’aspetto soggettivo non influenza il risultato. MA se solo la richiesta del cittadino riguarda una qualche autorizzazione dove entra appena appena un elemento di valutazione soggettiva allora la cosa si complica.

Gran parte degli uffici pubblici ha a che fare con una qualche valutazione di ordine soggettivo. Questo è il grande problema dove la capacità bizantina di distinguere, diversificare, concionare, prende il sopravvento. L’elemento soggettivo apre la porta all’inefficacia e inefficienza che sono i principi base (rovesciati) del funzionamento della Pubblica Amministrazione. Su questo problema tornerò, perchè è uno dei caposaldi per capire la complessità di una vera riforma del settore, In quest’area grigia, comunque, prospera il vero nullafacente.

LA maggior parte dei nullafacenti risulta particolarmente attivo nel sollevare problemi, non certo nel risolverli. Se tu dai l’incarico di istruire una pratica ad un vero nullafacente sarai costretto a subire un massacro di domande, problemi, interpretazioni, questioni che non serviranno a nulla se non a perdere tempo e ad impedire di lavorare a te e tutti quelli che ti circondano. Un vero nulla facente è un problema per l’intera struttura..

Più volte nella mia vita mi sono trovato a confrontarmi con la pubblica amministrazione su questioni anche banali riguardanti per esempio l’aspetto “sanitario” di un locale destinato alla trasformazione di alimenti. Nel mio caso si trattava, per esempio del semplice confezionamento di verdure all’interno di un capannone dove venivano messe in cassetta le verdure raccolte nel campo. Se questa operazione avviene all’aperto, nel campo stesso, non è necessaria alcuna autorizzazione ne alcun permesso sanitario, ma se il contadino si trasporta la verdura al coperto nel proprio annesso rustico destinato, appunto a alle attività di preparazione e immagazzinaggio delle verdure, allora deve ottenere l’autorizzazione sanitaria. LA prima volta che ho contestato alcune “usanze” imposte dal servizio sanitario della mia zona, alle mie obiezioni, fondate su precise norme di legge, mi è stato opposto un diniego argomentando che “quelle norme non sono ancora applicabili perchè manca il regolamento attuativo e quindi, ci troviamo di fronte ad una “vacatio legis”, Quando sento un pubblico ufficiale parlare di “vacatio legis” esco di senno, eppure è la risposta classica di un vero nullafacente. Mentre aspetto che esca il regolamento attuativo la regione approva un proprio atto che dice semplicemente visto che la norma europea è dettagliata noi ci rifacciamo puntualmente ad essa e non emetteremo alcun ulteriore regolamento. Ecco, torno alla carica e la mia richiesta mi viene sospesa perchè, mi si dice a voce, manca l’antibagno…spigo che l’annesso agricolo è a fianco della casa di residenza del coltivatore diretto, che questo lavora da solo con sua moglie… il documento che descrive tutto questo si chiama HCCP è dentro ci stanno tutte le risposte ai dubbi del mio interlocutore.

Dopo poco nuova convocazione: nel luogo di trasformazione deve esserci un lavello azionabile a pedale per consentire all’operatore di aprire l’acqua anche quando si trova con entrambe le mani sporche… e via dicendo Uno stillicidio di scemenze che viene ad aggravare pesantemente il procedimento e soprattutto impedisce ad un semplice cittadino di ottenere quello che gli spetta nei tempi e nelle forme corrette.

Sarà un caso limite, mi dico, ma poi ogni volta che ho occasione di confrontarmi con qualcuna anche di altre regioni mi ritrovo davanti esattamente agli stessi comportamenti.

Esagerato?

No, semplicemente mi sono imbattuto in quello che potremmo definire il vero “sapere” della pubblica amministrazione. Che è un “sistema” molto difficilmente scalfibile.

Se avessi ottenuto subito le mie autorizzazioni, in un processo liscio, tranquillo giusto, avrei inevitabilmente sminuito il lavoro del pubblico funzionario che trova non solo soddisfazione, ma anche una ragione professionale di essere nel creare problemi e intoppi. (lo so, questo non sarà facile dimostrarlo, ma ci proverò parlando di produttività della pubblica amministrazione)

nell’arte del fannullismo esistono veri e propri maestri che riescono ad assurgere ai vertici della Pubblica Amministrazione per la loro capacità di “gestire” e inventare soluzioni inutili o che diventano moltiplicatori di burocrazia ed inefficienza. Su tali figure, molto diffuse nella PA bisogna, però fare un distinguo. Alcuni di essi appartengono alla categoria dei grandi lavoratori, altri a quella dei fannulloni. Non è facile cogliere le differenze. Addentrarsi in questo lavoro scientifico di classificare le diverse tipologie non interessa particolarmente i. Va però compreso come sia articolata e diversificato non solo la macchina amministrativa, ma anche le diverse tipologie di chi ci lavora. Ridurre tutto ad una generica classificazione tra nullafacenti e “non solo fanulloni” come fa il ministri Brunetta, non consente di comprendere i meccanismi, ma soprattutto le responsabilità, che generano il grande problema della pubblica amministrazione.

La vera questione che dobbiamo tenere presente è che la pubblica amministrazione italiana non funziona per nulla e rappresenta un vero disastro per la nostra economia contribuendo al sistematico aggravio della spesa pubblica. Semplificare la questione della riforma della pubblica amministrazione ad una modifica del rapporto con i dipendenti, implicitamente ritenuti o consapevolmente additati, quali responsabili del dissesto statale. è confondere l’effetto con la causa. Per chi fa l’analisi delle criticità di un sistema fare un errore del genere crea una catena di dissesti che non arriverà mai ad individuare le origine dell’errore e anzi allontanerà progressivamente la possibilità di mettere mano alla macchina amministrativa.

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storie ordinarie di pubblica amministrazione

Posted by vaiattila su 23 aprile 2010

Da inizio dell’anno ho definitivamente smesso la mia attività di consulente per le pubbliche amministrazioni. In primo luogo perchè non ho più nulla da dire e poi perchè proprio non so comportarmi. Sono del tutto inadeguato. non sono bastati 26 anni da dipendente e circa una quindicina come consulente a vario titolo per insegnarmi come ci si deve comportare..

Sono, tanto per essere franco, un vero cretino.

I fatti: venerdì una telefonata di prima mattina… una voce amica mi racconta di un bando andato a male… una situazione di stallo… alla base sicuramente un errore….

In via amichevole dico la cosa più ovvia. annulli il tutto  e rifai il bando…. Ma sì ma abbiamo molta fretta (e quando mai nella pubblica amministrazione non c’è molta fretta…l’urgenza è la regola….).. Sto per congedarmi, ma dall’alto capo del telefono arriva la richiesta… non è che hai un momento per vedere le carte… ci servirebbe un tuo parere…

Ecco che in me scatta l’orgoglio del cretino… mi combatto dentro… un voce mi dice: non accettare… dì che devi trapaintare 800 piantine di insalata…. di che devi andare a dare da mangiare alle galline… forza, non fare il mona….

E dalla mia bocca esce, non so perchè… un ” sono occupato fino alle cinque (venerdì pomeriggio dopo le cinque dentro un ufficio pubblico non ci stanno nemmeno le formiche….) ah, bene, allora ci possiamo vedere anche alle cinque e mezzo sei… quando vuoi…

Mi sono fregato con le mie mani ed ecco che alle cinque e mezza di un venerdì da cani mi ritrovo a scartabellare al cospetto non di uno, ma di ben tre funzionari  di alto livello… che mi hanno aspettato… perchè non ho detto che mi sarei liberato per le sette e mezzo? almeno mi sarei preso una soddisfazione, cretino che non sono altro…

ognuno mi spiega una parte del discorso, rubandosi la parola uno con l’altro, Ognuno porta la sua interpretazione… ermeneutica… esegesi… escatologia del pubblico incanto…

nessuno sembra, ovviamente aver letto le carte.. E’ stano. Grandi teorie, ma nessuno che sa dire cosa ci sta scritto davvero dentro quel corposo fascicolo fatto di capitolati, di relazioni tecniche, di bandi e disciplinari…

E le mie domande, che vorrebbero avere risposte secche e precise, diventano pretesto per la creazione di opinioni disparate e sostenute da logiche extraterresti.

Mentre continua il cicaleccio io mi leggo le carte… è come un romanzo un po’ alla volta la questione comincia ad interessarmi perchè è incredibilmente complicata…E alla fine soccombo: datemi le carte… lunedì mattina vi do una risposta.

Con somma gioia di mia moglie passo il sabato e la domenca a stidiarmi le carte… erano mesi che non  sfogliavo cotante amenità… quasi ci provo gusto….

Il lunedì mattina alle nove prendo il telefono ed espongo le mie conclusioni…. dall’altra parte del cavo mi sembra ci sia accordo con quanto espongo… senti, mi rispode il mio interlocutore…. parlo con l’assessore poi ti chiamo…

alle dieci nuovo telefonata. Bene, dovresti farmi un parere e spiegare, così come hai spiegato a me, la cosa. Dovresti proprio farti capire bene perchè altrimenti non ne usciamo…

E sì, dico io, ma non ho tempo… ho altro da fare..Insiste ma dai… e poi è urgente…  dentro di me l’unico argomento che mi convince è un argomento che conosco bene solo io .e appartiene all’ambito della mia  cretineria.. Dico di sì. purchè questa cosa cessi al più presto….

come è come non è passo l’intera notte tre lunedì e martedì a studiare e scrivere.. e più esamino la questione e meno si allargano le maglie dell’interpretazione… non ci stanno scappatoie furbe, non c’è dubbio: il mio parere diventa quello leggendario di Bartali: tutto sbagliato… tutto da rifare…

Alle otto e trenta di martedì mattina mando il mio parere… et de hoc satis

Dopo due giorni, incuriosito per il silenzio dall’altro capo del telefono, mi faccio forza e chiamo io…. prima uno, dopo l’altro, poi l’altro ancora… il mio parere, così urgente, così impellente nessuno l’ha ancora letto… almeno così rispondono, perchè sicuramente qualcosa di assolutamente più urgente ha fatto slittare l’ordine del cosmo amministrativo…

bene, tutto questo io lo dovevo sapere prima… ne ero certo. l’urgenza che pressava il mondo è ora un attimino regredita…certo solo un cretino poteva caderci ancora dopo quasi quarant’anni che conosco questo modo di fare….. tra qualche giorno, forse tre o quindici l’urgenza con cui sono stato interpellato riprenderà vigore, su rafforzerà e si avvicinerà alle coste come ogni grande ciclone che attraversa quotidianamente ogni amministrazione comunale… ma poi una corrente amica, lo devierà, proprio nel momento in cui stava per creare problemi una qualche altre perturbazione, ancoro più grave, ancora più minacciosa, farà dimenticare per un po’ il dramma che avremmo potuto vivere, ma che inevitabilmente  sarà messo in lista d’attesa… e via per altre incredibili avventure.

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il servitore dello Stato

Posted by vaiattila su 15 febbraio 2010

Bertolaso e la protezione civile. Mica è questione da poco. Non tanto per sesso, non tanto per appalti facili, non tanto per possibili mazzette… Fosse solo questo ci troveremo di fronte a storie di ordinaria amministrazione.

La questione è molto più complessa perchè incide sull’organizzazione complessiva dello Stato. Denuncia in modo inequivocabile l’assunto che la strada “normale” per realizzare le opere pubbliche o un qualche intervento di urgenza, non è percorribile in tempi certi, e soprattutto mescola due campi che dovrebbero, stando al nostro ordinamento, stare separati. Da una parte la politica, dall’altra parte l’amministrazione. Da una parte gli indirizzi politici dall’altra la gestione di denaro pubblico. Da una parte un politico dall’altra un tecnico.

Invece Bertolaso, medico che ha operato molte volte nell’ambito delle emergenze del terzo mondo,  dotato evidentemente di buona capacità oerganizzativa, poco alla volta si è lasciato blandire dalla politica. Certo la politica è una bestia che tende a fagocitare tutto e vedendo  quella povera verginella di Guido ha pensato giusto di mangiarsela, cooptandola ad una carica pubblica quale quella di sottosegretario. Membro, quindi, di un governo. Persona che inevitabilmente deve immergersi in un mondo che poco gli appartiene: rapporti con l’opposizione, riforma della giustizia, lotta alla magistratura, decretazione salva premier…. eccetera eccetera.

Ma soprattutto viene a corrompersi un ruolo: quello di tecnico. Questa contaminazione è un ulteriore rottura di compiti e di ruoli, è un altra confusione in quella che dovrebbe essere una delle basi dell’organizzazione amministrativa dello Stato.  Cioè tutto questo inevitabilmente aumenta il ruolo del Caos. Più aumenta il caos e maggiore è la confusione dei ruoli, maggiore è la confusione dei ruoli e maggiore è la necessità del ricorso a figure straordinarie che possano agire proprio in virtù di poter saltare i ruoli, in un turbinio di azioni che si allontanano sempre più dalla norma ordinaria. Agire attraverso norme straordinarie, create ad hoc e calibrate scientemente sulle esisgenze dell’emergenza è un grande trionfo del caos… la struttura ordinaria dell’amministrazione, quella che dovrebbe fare le cose normali, diventa sempre più impedita e a questa restano demandate esclusivamente le azioni poco importanti, quelle di rito, quelle banali… non si sviluppa, a partire da questo, nessuna professionalità interna, nessuna capacità di programmazione… tutto questo è demandato a Bertolaso e ai suoi buoi.

Poi la retorica. Una retorica che non sopporto. SERVITORE dello Stato?

Che cazzo di Stato è mai questo che ha bisogno di servitori? uno stato democratico ha bisogno di ruoli definiti, di professionalità, di programmazione e di intelligenza. Uno stato democratico ha bisogno di funzionari consapevoli  motivati e fedeli nel compiere il loro dovere, per il quale sono pagati  ( e sono anche molto, ma molto stufo della retorica dei dipendentiupubblici sottopagati… perchè a starci fuori dall’amministrazione mica è così facile raccimolare una paghetta decente..)

Disgraziato lo Stato democratico che ha bisogno di avere dei SERVI!

Ma disgraziato anche lo Stato democratico che ha dei paraculi che si definiscono Servitori dello Stato!

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Brunetta Sindaco

Posted by vaiattila su 19 novembre 2009

titola il Gazzettino del 15 novembre 

Venezia. Brunetta sindaco, è quasi fatta:
«Il sogno di chiunque ami la sua città»

Per fortuna non sono più cittadino veneziano da molti anni, ma sapere che i miei ex concittadini sogniano di avere Brunetta come Sindaco mi allontana notevolmente dalle mie origini.

Sì, lo so, la frase protrebbe essere letta anche in altro senso: ci si dovrebbe chiedere chi sogna cosa? ma poi è un sogno o un incubo?

Brunetta sindaco e già ci fa sapere di avere una di quelle famose “ideuzze” che tanto piacciono di questi tempi. Brunetta una volta sindaco farà in modo che i consigli comunali si svolgano a palazzo ducale invece che a Ca’ Farsetti. Ullalà, sono fatti importanti, che segnano un epoca! Facile ironizzare su un Brunetta doge, lunga palandrana di porpora, alto corno ducale…

Brunetta sidaco…Questa povera Venezia merita di più e di  meglio… già ci saranno da rimediare i disastri dell’ultima “gestione” Cacciari, ed ora si aggiungeranno le “trovate” di Brunetta….. il consiglio comunale a palazzo Ducale… già questo la dice lunga… E poi? cosa faremo? una lotta forsennata contro i venditori abusivi? i turisti pendolari che sporcano e non comprano? i piccioni che cagano e non pagano le tasse? Quali saranno i nemici contro cui il geniale ministro dell’innovazione si scaglierà?

Intanto il geniale ministro per l’innovazione e la funzione pubblica si può beare per i risultati ottenuti: egli è l’artefice della prima grande riforma di questa legislatura…. la riforma della Pubblica Amministrazione. 

E’ una riforma che non cambia assolutamente nulla delle modalità operative della pubblica amministrazione. Agisce soltanto sugli aspetti “emozionali”: l’ orario, la presenza, i premi e le sanzioni… Chi ha lavorato nella pubblica amministrazione sa che questi temi sono all’ordine del giorno almeno dal 1990. LA riforma Brunetta non tocca nessun nodo importante delle modalità operative della PA, prima tra tutti il rapporto compromesso tra attività di indirizzo (politica)ed attività gestionali (funzionari) ma si limita a creare l’ennesimo meccanismo di progressione delle carriere che sarà utilizzato da dirigenti e funzionari per rimescolare tutte le carte e ricreare gerarchie, cordate, posizioni di privilegio.

Ma, continua il Gazzettino, il futuro sindaco parla di una sorta di ostacolo alla sua scalata al soglio ducale: l’impegno preso con 60 milioni di italiani  di riformare la pubblica Amministrazione. Ecco, appunto. Questo è il motivo principale che Brunetta ha di fuggire dal ruolo ministeriale: non per le minaccie di Tremonti di prenderlo a calci in culo ( Il Corriere), quanto perchè sa che se resta al ministero  a prenderlo a calci in culo saranno gli italiani quando si accorgeranno che la sua “riforma” non sono che chiacchiere da osteria… tra qualche anno quanto tutto sarà solo un po’ peggio di adesso (e peggiorare è impresa ardua) allora sarà chiaro che il popolo italiano aveva affidato la riforma della PA ad un cialtrone….

MEglio scappare, quindi, ed approffitare della cattiva amministrazione fatta dal filosofo Cacciari.

A sto punto un posto di sindaco non si nega a nessuno. Solo che qualcuno dovrà spiegare a Brunetta cosa può fare un sindaco e cosa può fare un doge. Un sindaco può dire quello che vuole, un doge no, Se un doge dice cazzate il consiglio dei dieci gli fa un culo tanto….mentre se si limita a fare il Sindaco si accomodi… Venezia sta decadendo ormai da quattro secoli!

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La crisi è finita. Viva la crisi!

Posted by vaiattila su 29 ottobre 2009

da agosto 2008, cioè da più di un anno, il nostro Presidente del Consiglio, dottor Silvio Escot Berlusconi, ci racconta con convinzione che la crisi è passata. Le intonazioni cambiano leggermente: a volte si parla di “luce in fondo al tunnel”  o di crisi passata o di crisi che da noi, qui nella nobile e geniale Italia, non si è sentita perchè la saggezza e la sagacia dei nostri governanti hanno fatto un miracolo riuscendo dove tutti gli altri, quelli che ci hanno messo miliardi di euro e di provvedimenti, non sono riusciti.

Da noi la crisi è stata assolutamente indolore. Sì, qualche preoccupazione in più, ma un fatto solo psicologico dovuto alla pessima pubblicità di una opposizione che sperava di cavalcare un malcontento che, a conti fatti, si limita ad una esigua minoranza, che potremmo definire, fisiologica ( anche se costituita quasi eslusivamente da magistrati comunisti).

Alla voce dell’uomo che ha permesso questo miracolo, si è aggiunta ieri anche quella del Presidente della Repubblica, persona  che a suo tempo appartenne ad altro schieramente politica, ma che oggi incarna a pieno titolo il ruolo di garante del dettato costituzionale.

Egli, il Presidente della Repubblica, non più tardi di ieri, in un intervento ufficiale ha dato alcuni segni di speranza…. dicendo che sì, nota che c’è un qualche interesse per il finanziamento di attività di ricerca e che nota anche un grande impegno del governo nel  prodigarsi per una riforma della pubblica amministrazione.

Devo dire, con molta tenerezza, che il Presidente mi ricorda una mia cara zia… l’ultima volta che l’ho vista aveva dei momenti di confusione, di smarrimento… A tratti mi dava del “lei” e mi aprostrofava chiamandomi “caro signore”… Ma zia, le dicevo… sono io.. Eh, sì, caro signore, mi rispondeva lei, anch’io sono io….

 

 

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Brunetta: otto su dieci sono soddisfatti della PA

Posted by vaiattila su 22 ottobre 2009

Ogni tanto faccio un incursione sul sito del Ministrero dell Funzione Pubblica oppure sul blog del Ministro stesso. Ogni volta ci resto male. PErchè? mah, forse per invidia. Sì, io quell’uomo lo  invidio per come è, per quello che pensa e per quello che fa. 

Questo sentimento di invidia mi impedisce un giudizio imparziale, mi impedisce di plaudire alle idee e alle realizzazioni di questo grande rivoluzionario, uno che partendo da una situazione di grande svantaggio è riuscito ad essere apprezzato come una specie di grande economista, che avrebbe sicuramente avuto accesso al nobel e che invece per puro spirito di sacrificio ha deciso di servire il suo popolo e fare il ministro. E’ nello schieramento di centro destra, ma lui continua ad essere socialista. Cosa sia poi il socialismo brunettiano non è ancora dato sapere. Non è quello che stavo per scrivere… ossia il puttanaio delle feste di De Michelis (innocenti festicciole di ragazzi cresciuti) in cui il giovane Professore volontario cercava , senza riuscirci, di rimorchiare….quello non è il socialismo brunettiano. L’idea di socialismo in Brunetta è un po’ come l’idea di pubblica amministrazione. Un qualcosa di indefinito, mutevole, umorale, un qualcosa che serve esclusivamente a rappresentare le istanze pulsionali ministeriali.

Sul blog del Ministro due notizia una sotto l’altra. Una dice: in questi ultimi mesi l’assenteismo è cresciuto del 22%.. la lotta contro i fanulloni continua… l’altro dice che l’80% dei cittadini è soddisfatto della pubblica amministrazione….

Non mi hanno mai apassionato le bubbole misisteriali sulla lotta all’assenteismo senza che esista l’ombra di una riforma seria della PA… è come voler combattere l’innalzamento della temperatura terrestre con una serrata lotta al tabagismo. (combattere il tabagismo è giusto, ma non incide nulla sul riscaldamento terrestre). Il ministro ci ha fatto invece credere proprio questo.

Ma la cosa drammatica è la seguente

 Roma, 22 s”et. (Adnkronos) – Più di otto cittadini italiani su dieci si dichiarano soddisfatti per i servizi erogati dalla pubblica amministrazione direttamente allo sportello. E’ quanto emerge dalla rilevazione del ministero della P.A. attraverso il sistema degli ‘emoticon’ (le faccine), attivo da cinque mesi e che ha raccolto più di 560mila giudizi dai cittadini.”

le faccine?  otto su dieci? soddisfatti?

ecco quello che invidio di Brunetta: la spudoratezza! un altro al posto suo si sarebbe quantomeno vergognato della propria spudoratezza.  Lui no. Sbandiera queste trovate ridicole come il segno di una modernità adolescenziale…. le faccine, gli sms, facebook, e via dicendo…in un tripudio di vuoto e di incomprensone dei meccanismi di funzionamento della PA.

E la smettesse, una buona volta,  di passare le notti a mandare faccine al sito del ministero…

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Brunetta e la lotta alla corruzione

Posted by vaiattila su 21 settembre 2009

Il questi giorni in cui il nostro ministro è intento a concimare le cronache con le sue esternazioni,  per me, parlare di lui, è perfino imbarazzante. Trovando per strada un soggetto del genere, che sbraita e spara pesanti accuse verso degli avversari policitici che fai?  Ti chiedi: lo possimo uccidere? certo che no, e allora l’alternativa è quella  di girarsi dall’altra parte ed allontanarsi dall’aria che questo essere ammorba.

Lontano da lui, lontano da chi inneggia a questo novello Masaniello, debole con i forti, forte con i deboli….

Nella sostanza, però, il documento redatto dalla nuova struttura che il Ministro Brunetta ha costruito Servizio Anticorruzione e Trasparenza (SAeT) continua a ronzarmi in testa.

Cioè trovo abbastanza incredibile e spudorato che il Ministro chiuda una struttura autonona come il commissariato Antocorruzione, composto da 50 persone, e al suo posto costituisca un Servizio, composto da 17 persone, con il compito di monitorare la corruzione nella pubblica amministrazione e di trovare le forme di lottare contro questo fenomeno.

Certo, l’Alto Commissariato nel 4 anni di vita non aveva fatto molto. Ma le premesso sono che il SAeT farà ancora meno.

Praticamente in un anno di attività questo organismo ha prodotto una relazione mandata alle Camere dove si cerca  di fare un censimento delle condanne subite dai pubblici dipendenti per reati di truffa, concussione, turbativa d’asta e va dicendo…. e  alla fine scopre che la repressione di questi reati è piuttosto blanda. Il rapporto scopre anche che la quantità di reati per turativa d’asta in italia sono pochi… addirittura meno che in altre parti d’Europa e i relatori si guardano smarriti… strano, si dicono… nel paese della mafia, della drangheta, della comorra, cii sono molto pochi reati che riguardano gli appalti…. per fortuna o per pudore evitano di fare la considerazione conseguente che è quella di dire: è del tutto evidente che l’idea che in Italia ci sia corruzione in materia di appalti è chiaramente smentita dal fatto che le denuncie e le condanne su questo punto sono molto contenute.

Il servizio Anticorruzione e Trasparenza del Ministri Brunetta, ovviamente, non è andato a controllare sui siti delle varie regioni, comuni provincie, quante trattative private si fanno ancora e come quotidianamente si eluda la norma che impone di non frazionare ad arte  gli appalti… Sembrerebbe anche che il SAeT non sia nemmeno andato a guardarsi le varie relazioni dell’ Autorità ai LAvori Pubblici o le diferse relazioni del Procuratore Generale della Costre dei Conti…

Un compitino ben scritto, che non sa cogliere nemmeno gli elementi evidenti a chiunque abbia un po’ le mani in pasta negli appalti…

E la cosa ancora più sorprendente è che la “Filosofia” della lotta alla corruzione sia uguale a quella della lotta all’assenteismo: se la lotta all’assenteiso ha avuto esiti positivi non può riguardare il numero dei presenti e degli assenti, ma deve riguardare l’efficenza o meno dell’azione amministrativa (che è difficile da misurare, ma  alcuni indicatori si potrebbero comunque mettere in essere…). Ma sicnceramente chi si è accorto di avere una PA più efficente si faccia avanti…

Lotta alla corruzione? ma se ben tre regioni sono letteralmente in mano alla malvita e se in ogni parte d’Italia le gare d’appalto sono ridutte ad essere una semplice liturgua di formalità mentre le potenti lobby decidono chi e come deve lavorare e dove mai si entra nel merito della qualità delle opere realizzate…..  Si chieda il SAet quante denuncie ci sono state di imprese per non aver egeguito correttamente le opere pubbliche, o si chieda a quanti progettisti sini state contestati errori progettuali che hanno comportato ulteriori spese per l’Erario…. o quanti Direttori Lavori della pubblica amministrazione hanno diretto i lavori senza mai mettere piede in cantiere…..

Forse ne uscirebbe un quadro meno entusiasmante, ma sicuramente ci si metterebbe almeno nella logica di entrare nel vivo dei meccanisni di corruzione che sono, poveri noi, non solo diffusi, ma in gran parte assolutamente dominanti nella nostra PA. Anche a prescindere dalla volontà dei singoli funzionari…. se vuoi che i lavori vadano comunque avanti, il più delle volte sei costretto a “mediare” tra le richieste delel imprese e l’esigenza di finire i lavori…

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la lotta alla corruzione

Posted by vaiattila su 16 settembre 2009

Da un po’ di tempo a questa parte il mio interesse per il ministro Brunetta è andato scemando. Ma sì, la lotta all’assenteismo nella PA, la rivoluzione che lui da solo sta portando avanti, come un dittatorello dello Stato Libero di Bananas, le sue esternazioni sulla cultura, i suoi progetti per Venezia… tutto questo mi sembra ormai la ripetizione della stessa commedia.

Comunque, in uno sforzo di buona volontà sono andato sul sito del ministero per vedere se c’è qualche novità. Solita autoreferenzialità, più che un sito istituzionale sembra una pagina di pubblicità. Basta dire che la parte centale dell’ home-page  recita: “l’azione del ministro” e giù una sequela di temi…. il ministro lavora continuamente e produce…

Niente di nuovo.  MA visto che ci sono ne approfitto per leggermi il centinaio di pagine del primo rapporto al parlamento fatto dal Servizio Anticorruzione e Trasparenza SAeT).

Caspita, mi dico, Renato ‘sta volta va giù duro, sta a vedere che la prossima grande campagna, vinta la battaglia dell’assenteismo, sarà quella contro la corruzione…

Si è vero,  a tratti si capta la percezione di una corruzione diffusa…. al punto che, come racconta il rapporto stesso del SAeT  l’Italia è al 55 posto della classifica redatta da Transparency International. Ma nache questa notizia era già nota: la nostra pubblica amministrazione ha un livello di trasparenza in linea con i paesi del terzo mondo…

Va bene, succede… abbiamo perso solo 14 posizioni in un anno, ma è evidente che ancora non sono stati registrati i dati positivi conseguenti all’attività di Renato…

Da rapporto sulla corruzione ( che sembra un po’ un “compitino” confezionato bene, ma senza grandi idee o spunti seri di analisi) si apprende anche ce l’azione del ministero è molto pregnante e seria. Si legge infatti che questo nuovo servizio istituito da Brunetta sostituisce un precedente organismo, per altro autonomo, che si chiamava pomposamente “Alto commissariato antocorruzione”. che, stando al rapporto del SAeT nei tre/quattro anni di vita, ha fatto francamente pochetto…. Si apprende anche che il Commissariato aveva una cinquantina di dipendenti (tutti fannulloni) e che invece i dipendenti del Servizio Anticorruzione e Trasparenza, alle dirette dipendenze del Ministro Plenipotenziario S.E. Renato Brunetta è composto da ben 17 persone… (ma chi ha visto “Gli Intoccabili” film di Brian De Palma con Sean Connery, Robert De Niro, Kevin Costner, Andy Garcia sa benissimo che il numero non conta …)

Comunque, per farla brave, a un certo punto della relazione, quando si parla dell’emerso (denuncie, procedimenti, condanne) della corruzione di afferma:

“5. Sorprende la percentuale piuttosto contenuta delle denunce per reati
connessi ad incanti e forniture pubbliche (7%). Questo è un ambito che
nelle rilevazioni internazionali viene invece considerato fortemente a
rischio. È pur vero che una corretta rilevazione del fenomeno si
dovrebbe concentrare non tanto sul numero delle denunce quanto sulla
stima del danno economico connesso alla commissione di queste
tipologie di reato. “pag 30

Sorprende la percentuale contenuta delle denuncie? ma questi dove vivono? Ma questi non sanno letteralmente nulla del fenomeno della corruzione negli appalti e sono, ovviamente, le persone meglio indicate a svolgere la funzione di controllo sulla trasparenza…

ancora una volta, Renato, sei riuscito a sorprendermi… mi hai fatto perdere due ore a leggere cazzate!

ma non finisce qui!

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il rivoluzionario colpisce ancora

Posted by vaiattila su 17 luglio 2009

E’ successo ieri.

Ma sì, quando si tratta di far approvare un progetto o  un qualcosa che deve passare nelle strette maglie della burocrazia è come andare ad un incontro di lotta. Da una parte loro, i “tecnici” della pubblica amminstrazione che quando sono il “conferenza di servizio” pare facciano a gara a chi riesce a complicare le cose, e dall’altra il proponente che si fa assitere dal progettista.

Il proponente di solito non sa quasi nulla di quello che lo aspetta, non sa nemmeno quasi nulla di quello di cui si discute… Lo avvisiamo… Guardi, parli il meno possibile, non si irriti e soprattutto non si permetta di fare battute…

La mia società ha l’incarico di predisporre il progetto, conosce le procedure e decide di farsi rappresentare da un giovane ingegnere che percepisce uno stipendio netto da vergognarsi per quanto è basso…

Ma l’ingegnere è giovane, è veloce di lingua e di coltello, è donna. E’ pure sicura di sè.

Dall’altra parte la conferenza di serviziio è costituita da  due dicasi due dirigenti della regione, un dirigente del comune, uno della provincia e uno dell’arpa, Ogni dirigente porta con sè almeno un funzionario di 8 livello, la regione ne schiera ben tre e il comune due….

Il dottor tal dei tali, figlio di…,, figlio di cotanto padre che solo il nome vale  un posto da dirigente, ha fatto l’istruttoria della pratica… pretende e chiosa,  manca questo e manca quello… non è stato fatto quell’altro… si parla di analisi integrative, di elaborati, di tante altre cose: momenti di panico …

La giovane ingegnere risponde punto su punto, mostra illustra e dettaglia… le analisi ci sono… sono allegate a pagina…

Quattro ore quattro di conferenza. Una mattina. Il progetto passa e non perchè la commissione d’esami è buona, ma proprio perchè non c’è un errore uno.

Bene. Ora che il rivoluzionario ha debellato l’assenteismo (forse una volta in commissione sarebbero venuti uno o due personaggi di meno perchè assenti), ha reso noto gli stipendi dei dirigenti (in una mattina per il nostro progetto la pubblica amministrazione  ci avrà speso poco meno di cinque mila euro) e ha dato in pasto il curriculum dei diversi dirigenti (basta la qualifica di essere figlio di cotanto padre?) arriverà anche il tempo che  il genio ponga mano alla riorganizzazione della PA?

dai, che voglio ridere!

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la rivoluzione di Brunetta

Posted by vaiattila su 16 maggio 2009

alla fine vedremo in cosa consista effettivamente la “rivoluzione” di Brunetta.

Molto annuncio ed un impianto analitico della Pubblica Amministrazione piuttosto sommario e un poco troppo banale: fin qua ci potevo arrivare anch’io!

Certo, come dice oggi Tito Boeri su Repubblica, bisogna riconoscere al ministro di aver perseguito con ostinazione la lotta all’assenteismo dei pubblici dipendenti che è sicuramente un odioso privilegio.

Ma è anche la punto visibile di un male profondo che ha radici lontane e che soprattutto ha ramificazioni incredibili.

Io sono estremista. Lo so. Sono anche piuttosto pessimista. Per dire quanto grande sia il mio pessimismo posso semplicemente fare una affermazione eccessiva: se esistesse una pubblica amministrazione funzionante non esisterebbe, per esempio, il fenomeno Berlusconi. Uno che ha fatto il costruttore in Italia sa, ad esempio, come governare la speculazione edilizia: si acquistano terreni agricoli alla periferia e si lavora sulla politica e sulla pubblica amministrazione… è un lavoro costante. Lobbismo. corruzione, copartecipazione. alla fine la variante urbanistica arriva. E queso ha un effetto moltiplicatore sul valore delle aree. E questo, c’è da giurarlo, viene fatto in deroga a questo, a quello o a quell’altro. Ma Berlusconi, concessionario di pubblico servizio, con una amministrazione pubblica degna di un paese civile, non avrebbe mai potuto diventare nemmeno deputato… Ma anche questa vicenda è stata decisa dalla politica e non dalla Pubblica Amministrazione.

Con una Pubblica Amministrazione  degna di questo nome non esisterebbero privilegi così evidenti da essere odiosi, ma che oramai costituiscono un fatto assodato e quasi tollerato. E faccio solo alcuni esempi: non esisterebbe un finanziamento per il M.O.S.E, le dighe mobili di Venezia, a fronte di una valutazione ambientale negativa, Non esisterebbero le concessioni rilasciate in spregio alle modalità di scelta del contraente per quanto riguarda la costruzione dell’alta velocità, non eisterebbero le decine e decine di commissari speciali che agiscono con fondi speciali e con procedure speciali per fare esattamente quello che dovrebbe essere il lavoro ordinario della pubblica amministrazione ( e è denaro pubblico che viene spartito secondo regole del tutto clientelari…).. non eisterebbero gli scandalosi sperperi sulla sanità e sulle varie strutture ospedaliere che non hanno certamente lo scopo di dare un servizio al cittadino. ma hanno quello, neanche tanto occulto, di favorire gruppi di lobbisti e potentati politici che sono, sia al nord che al sud, di stampo mafioso..

Cioè, con una pubblica amministrazione funzionate in base a regole certe e che amministra con imparzialità avremmo uno stato normale. Spenderemmo molto meno e avremmo una efficenza simile a quella delel altre nazioni europee.

Ma è questo il punto. Chi va a toccare le radici di questo stato parassitario che viene usato come una mucca da mungere?

Brunetta, dopo la lotta all’assenteismo, sposta il proprio obiettivo sulla remunerazione  dei dipendeti pubblici. E dice: Basta incentivi a pioggia!

Benissimo, anche questo è un obiettivo condivisibile.

Però qua ho il sospetto che le cose andranno in ben altra direzione.  Solo una parte dei dipendenti avrà un incentivo pieno, un 50% avrà un incentivo molto ridotto e un altro 25% dei dipendenti non avrà alcun incentivo.

Anche questo è un metro. non sto’ a sottolizzare: in una logica di grandi numeri anche questo potrebbe avere un senso. Ma l’attuazione di questi principi avrà, ancora una volta, uno sviluppo del tutto insignificante,. Sarà l’ennesimo riconferma della attuale “catena del comando” che passa attraverso la connessione tra politica ed amministrazione.

Un bravo dirigente è anche uno che sa dire di no alle pretese della politica, che sa che l’azione amministrativa si basa sui principi di economicità, di efficenza , efficacia ed imparzialità. Un bravo dirigente è uno che non stiracchia le norme ambientali a suo piacimento perchè sensibile alle esigenze della “volontà politica” eccetera eccetera…. ma un bravo dirigente è anche uno che si assume le proprie responsabilità di fronte al fare e sa decidere e giustificare l’azione amministrativa. Ma, fatalità, noi abbiamo selezionato una classe dirigenziale pubblica fatta in prevalenza di paraculi, di gente abituata a schivare con destrezza ogni idea di responsabilità.

La repressione dell’ abusivismo edilizio? perchè, c’è chi costruisce abusivamente? non ce ne eravamo accorti…

Le opere pubbliche che cadono come fossero di carta? ma non possiamo stare tutto il giorno in cantiere a controllare…

gli affidamenti di servizi alla ditta tal dei tali? ma noi abbiamo fatto una gara (rigorosamente taroccata…)

L’ Italia non avrà una pubblica amministrazione funzinante a breve termine e non sicuramente con questo governo: i primi a non volere una cosa del genere sono proprio quelli che vivono del privilegio e anche un ministro della funzione pubblica che oggi fa il castigametti sa benissimo che lui è professore universitario grazie a questa pubblica amministrazione che non funziona…

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la riforma brunetta/ichino

Posted by vaiattila su 12 febbraio 2009

Pietro Ichino dedica alla battaglia sulla trasparenza e la valutazione nella P.A un intero portale. Lui è fermamente convinto che il principio della valutazione della dirigenza sia la chiave di volta che consenta alla PA di funzionare.

Così, a fronte del della proposta di legge delega che prende il nome di Brunetta, egli afferma: stò cavolo, Brunetta! quella legge è frutto di un lavoro parlamentare che ha stravolto la proposta Brunetta e ha recepito una buona quantità di proposte mie e della Lanzi ( Ministro ombra della funzione pubblica meglio conosciuta con il cognome di Lanzillotta)…

Che la dirigenza vada valutata è quasi il minimo, che questo sia in punto di partenza di una campagna di trasparenza nella PA è quantomeno ingenuo e sviante.

E non difendo in questo ne sindacati ne dirigenza. Personalmente ho una pessima, proprio pessima, stima della dirigenza italiana, non tanto a livello di persone, ma partendo da come essa viene selezionata e scelta. dove concorsi, contratti privatistici, ricorsi amministrativi e quantaltro concorrono a formare una classe dirigente autoreferenziata e profondamente corporativa.

Ricordo un libro di Marco Meriggi che parlava della figura del Segretari generali dei comuni partendo dall’unità d’italia. Quel libro aveva un titolo emblematico “le interminate carte” chissà se esiste ancora.. La classe dei segretari generali era costituita da funzionari statali che agivano (originariamente) all’interno degli enti locali in qualità di lunga mano del ministro degli interni da cui dipendevano. Indipendentemente dall’intelligenza e dalle caratteristiche personali di ciaascuno, i segretari generali dei comuni svolgevano il compito di burocratizzare, per necessità, ogni attività dei comuni. Tutto, attraverso la loro azione andava a rallentare e “le carte” assumevano il ruolo centrale, aumentando sempre di più di formalismo e diminuendo sempre di più di efficacia.

Questa impostazione storica si è pesantemente radicata all’interno della PA. Dunque la produzione di carte assume spesso carattere giustificativo delle difficoltà di gestione delle pratiche. Dall’interpretazione della norma si passa attreverso un percorso di appesantimento del processo amministrativo senza fine con uno strabismo sempre più mercato tra la ratio della norma e quello che di si richiede nel nome della norma stessa.

Questo processo di aggravamento del procedimento amministrativo nasconde sempre delle carenze tali che spesso si imbatte nelle sentenze del tribunale amministrativo che cazia la Pubblica Amministrazione ma, in assenza di un nesso di causalità tra il comportamento del funzionario e quello che poi arriva ad annullaregli atti messi in essere dalla PA, rendono inattaccabile la dirigenza.

Facciamo un piccole esempio. Se sono un funzionario pubblico e devo concedere una autorizzazione che giudico in qualche modo controversa o che richiede da me una valutazione che potrebbe essere oggetto di contestazione, piuttosto che agire direttamente (specie in presenza di controparti forti quali imprenditori, politici ecc… dotati di studi legali di supporto) comincerei a nicchiare e chiedere documenti integrativi ed ad assumere un ruolo interlocutorio… Mi manca questo, mi manca quello, manca una data analisi, manca una relazione ambientale e via dicendo… Poi contesto piccole cose, banali ed insignificanti o ininfluenti….sarebbe interessanta avere anche il dato tale e quello talaltro…. poi andrei ad investire altre amministrazioni  che non c’entrano nulla, ma non si sa mai…. “Si trasmette il progetto tale per il pare di competenza “… Cioè si costruisce una montagna.

Nel mezzo si possono sempre perdere pezzi di progetto, pezzi di analisi e via dicendo… Alla fine il richiedente si stufa, ti mette in mora e poi ricorre al TAR. Bene a fronte di una sentenza che nel merito non dice niente, ma dice alla PA che dovrebbe agire necessariamente, il buon funzionario si sente finalmente sollevato. Mi tocca agire così perchè costretto da una sentenza e di fatto concede l’autorizzazione come se il TAR si fosse pronunciato nel merito…

In questa pantomima qualcuno ha perso tempo, ha subito quindi un danno e qualcun altro ha fatto una giusta melina che gli consente di autogiustificarsi: ho fatto di tutto per impedire questa azione poi un tribunale ha dato ragione a loro ed io ho dovuto cedere…. così funziona. E questo valente funzionario sarà comunque inattaccabile alla valutazione interna del suo operato. Chi andrà a guardare le interminate carte e dire a questo soggetto che ha effettivamente causato un danno erariale nel merito del suo operato?

Nessuno. La Corte dei Conti racconta lo stato di pessima situazione della PA e ci informa di aver emesso ben 561 condanne di primo grado nell’anno 2008. Dire questo vuol anche dire che il rischio di trovarsi in qualche modo oggetto di indagini è talmente remoto che possiamo stare tranquilli… Essere oggetto di indagine da parte della corte dei conti è fatto assolutamente remoto ed è equiparabile ad essere colto da un fulmine. Cosa che succede, ma dio, è proprio una sfiga!

All’art. 3 del DDL in approvazione leggiamo che, grazie anche al lavori di Ichino e Lanzillotta in Commissione Senato è stato introdotto il principio di

“Consentire a ogni interessato di agire in giudizio nei confronti delle
amministrazioni, nonché dei concessionari di servizi pubblici, se dalla violazione di
standard qualitativi ed economici o degli obblighi contenuti nelle Carte dei servizi,
dall’omesso esercizio di poteri di vigilanza, di controllo o sanzionatori, dalla violazione
dei termini o dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali, deriva la lesione
di interessi giuridicamente rilevanti per una pluralità di utenti o consumatori, nel rispetto
dei seguenti criteri ….

Ma i criteri non prevedono il danno ecomico che l’inerzia della PA ha causato e dunque serve a sbloccare una situazione, ma non a perseguire e costringere l’Amministrazione a migliorare la propria perfornance. Di sentenze che mettono in mora la PA siamo pieni, ma se non c’è la quantificazione monetaria di un danno causato dal comportamento della PA nonc’è motivo di migliorare e se non c’è espressione di danno economico non c’è memmeno il presupposto di una effettiva responsabilità del dirigente… Perchè poi possiamo girarci attorno quanto vogliano, ma se il danno non è espressamente quantificato e non c’è stato esborso di denaro pubblico per fatto imputabile all’amministrazione che cosa andiamo a contestare al dirigente?

Brunetta potrà continuare ad abbaiare, Ichino e Lanzillotta potranno illudersi di aver finalmente posto le basi di una rivoluzione ed i dirigenti pubblici potranno continuare a dire che”non siamo stato noi!” e farsi le loro sane elucubrazioni sulle procedure amministrative. Tanto nessuno paga, a parte noi..

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Brunetta: entro oggi il parlamento approva il DDL sulla P.A.

Posted by vaiattila su 11 febbraio 2009

145096-ministerlapress1Il nostro ministro, che una volta era ministro per antonomasia e che ora vediamo un poco spento, minaccia le sue dimissioni se il parlamento non approva entro oggi  il disegno di legge delega che approva ” la riforma” della pubblica amministrazione.

Io ho un sospetto. Brunetta deve essere stato uno di quegli alunni rancorosi e rognosi che quando il maestro doveva assentarsi  si faceva in quattro per poter scrivere sulla lavagna i nomi dei buoni e dei cattivi.  Renatino veniva scelto poche volte in questo ruolo di giudice perchè il maestro era persona dignitosa e capiva quanto rancore albergava nel piccolo cuore dell’allievo. Lui avrebbe voluto essere il più bravo. Era competitivo oltre misura, ma purtroppo per lui non riusciva ad emergere sotto l’aspetto del profitto…. Tanto che l’esame di quinta elementare fu sostenuto, dicono le male lingue, come privatista in un collegio di Teramo…Ma questa è un’altra storia.

Quelle poche volte che, dopo una petulante insistenza, Renatino otteneva il bene placido del maestro per assumere il ruolo di giudice del bene e del male dei propri compagni di classe, succedeva di tutto… la lavagna si riempiva di nomi, tutti dalla parte dei cattivi, a parte la Giovanna Vianello che grazie ai suoi capelli color dell’oro, al suo occhio celeste e al suo fisichetto attraente era l’oscuro oggetto del desiderio di un Renato che già da piccolo mirava in alto. La Giovanna facesse pure il casino che voleva tanto lei entrava di diritto sotto la colonna dei buoni… gli altri erano tutti o quasi destinati all’inferno.

Male ci restava il nostro quando al rientro del maestro questi dava un rapido sguardo alla lavagna e tirava dritto senza commenti… non c’era nulla da fare: Renato era letteralmente ottenebrato dalla  misura del suo io.

Il DDL che il parlamento si appresta a varare non è che l’espressione evoluta di un sistema di premi e punizioni che Renato vuole applicare per rendere più produttiva la PA.  Si parte con l’esigenza di rendere effettivamente autonoma dal sindacato l’agenzia ARAN ossia quell’ organismo autonomo che deve contrapporsi al sindacato nelle vertenze per arrivare ad un sistema non meglio identificato di giudizio della dirigenza pubblica. Là si esprime, senza meglio qualificarlo il “dirigente datore di lavori” che non ci è dato ancora di sapere cosa sia e chi sia, ma si sa che avrà grandi poteri sulla scelta del personale e che avrà in mano la borsa del sistema di premi e di punizioni per i propri subalterni… anche il dirigente sarà valutato e sarà un giudizio che, c’è da giurarlo, sarà duro.

Dunque le cause della carenza della PA stanno tutte sulla dirigenza.

In parte questo è vero, ma solo in parte, Che sia necessario ribadire il principio dell’autonomia della parte gestionale dalla parte politica è sicuramente necessario, che sia giusto cercare di introdurre criteri di giudizio dell’operato della PA e della dirigenza è anche questo vero… Ma se questo è quanto si sta facendo oggi senza una seria attività di riqualificazione del personale e di sviluppo della formazione permanente nell’ambito del lavoro allora facciamo sono fumo e individuiamo esclusivamente un capro espiatorio.

Non si agisce sulla qualificazione del personale, non si agisce sulle procedure e sui processi di snellimento della burocrazia, non si imposta una sana politica di migrazione delle buone pratiche, non si investe un benedetto euro sull’innovazione tecnologica, sulla informatizzazione eccc… e poi si pretende che sia sufficiente mettere in ogni amministrazione una lavagna dove segnare i buoni ed i cattivi?

Ecco succederà esattamente quello che succedeva quando Renato assumeva il ruolo del giudice… un gran casino in classe, la colonna dei cattivi piena di nomi di appestati e sotto la colonna dei buoni solo il nome di Giovanna Vianello che chissa che un giorno non si ricordi del suo Renatino che l’ha sempre amata ricevendo in cambio solo uno sguardo di compassione.

Speriamo che oggi nevichi, o che salti la corrente a Roma o che il traffico impazzisca… speriamo che salti la riunione della Camera… così Renato potrà dimettersi ed andare a Teramo a sostenere un esame per la libera docenza in Riforma della Pubblica Amministrazione.

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report e malagrotta

Posted by vaiattila su 25 novembre 2008

Report ha fatto un ottima cosa, come sempre, con la trasmissione sulla discarica di Malagrotta.

La cosa che mi ha colpito maggiormente e che forse andava in qualche modo evidenziato non ha a che fare, però, tanto con l’ambiente, quando con al truffa.

l’uomo che si autoproclama “benefattore” de Roma ( eccone ‘n altro) fa un operazione del genere: da un lato incassa 70 euro a tonnellata per i rifiuti in entrata, dall’ altro lato produce energia bruciando carta e plastica che proviene di fatto dall’unica parte di rifiuti differenziati che il Comune di Roma riesce a separare. (tra l’altro mi pare brutta questa inerzia del comune di Roma nel procedere con la differenziata, e questo appunto e per Veltroni, perchè gran parte di questo processo sta nella volontà dell’ente comunale).

Cioè Cerroni, monopolista dei rifiuti romani, prende la parte più buona dei rifiuti che gli arrivano separati, e questa parte dovebbe finire non dentro un inceneritore, ma dovrebbe finire in un centro di riutilizzo, e produce energia elettrica che vende (a che prezzo non è dato sapere, ma magari il Cerroni riesce anche a lucrare su questo, e l’impinato se l’è costruito con fondi pubblici).

il punto è questo: solitamente le discariche di rifiuti urbani vendono il CDR (combustibile da rifiuti) ad un prezzo che è attorno anche ai 70 euro a tonnellata e di solito si tratta di un CDR meno nobile di quello che viene regalato al Cerroni… Ma che dico “regalato”… a Cerroni il Comune di Roma regala il CDR e anche 70 euro per ogni tonnellata di materiale regalato.

Come dice Milena Gabanelli, Cerroni fa i suoi affari, ma quelli che stanno dall’altra parte e dovrebbero agire per conto della collettività che cavolo fanno? Sono scemi oppure sono corrotti? Delle due cose non so quale sia la migliore!

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il piano industriale di Brunetta

Posted by vaiattila su 22 novembre 2008

mi cito.

so che non è una bella cosa, ma quanto ho scritto quel post sulla figura del “datore di lavoro nella pubblica amministrazione” non avrei pensato che la cosa avesse potuto avere un seguito. Cioè dopo aver letto quelle quattro slide chiamate pomposamente “piano indistriale” della pubblica amministrazione mi sarei asepttato di essere l’unico in tutto il regno ad averle lette ed in qualche modo commentate.

Ero meravigliato della banalità delle analisi. Ero meravigliato che un qualcosa definito come “piano industriale” fosse così povero di dati, contenuti , prospettive, analisi dei punti di forza e di quelli di debolezza… che in qualche modo si delineasse una strategia qualunque essa fosse…. Di interessante ci avevo trovato solo questa genialata della figura del datore di lavoro nella pubblica amministrazione. Geniale perchè partorita da una mente geniale. Non è la migliore delle idee di Brunetta, ma ha comunque il marchio di fabbrica dell’uomo superiore, che è un dato assiomatico.

Il datore di lavoro all’interno della pubblica amministrazione è uno che viene investito del potere di comportarsi come un vero padrone. Così dovrebbe essere. Lui decide. Come un vero datore di lavoro coglie al balzo le proprie convenienze che, fatalità, coincidono con quelle dell’amministrazione. Bene, così deve essere.

Già abbiamo una classe di alti dirigenti della pubblica amministrazione che sono un poco pavidi, promossi il più delle volte grazie a concorsi truccati (il prof. Brunetta lo sa bene) o per alti meriti di corrente politica, o per assoluta ignavia… (tutto questo ha le sue effettive eccezioni, non c’è dubbio, ma complessivamente la dirigenza della pubblica amministrazione non brlla per coraggio ed innovazione, nè per cultura e aggiornamento professionale)… ora avremo anche il “datore di lavoro”.

La pubblica amministrazione ha il difetto endemico di dover agire con imparzialità, con economicità, con criteri di efficienza ed efficacia secondo i dettami dell’ordinamento giuriduco… in altre parti del globo la pubblica amministrazione funziona. Da noi non funziona affatto.

Certo, c’è chi trova la risposta a tutti i problemi nel sistema di valutazione della dirigenza, c’è chi trova il difetto nell’assenza di responsabilità personale. Però tutto questo sembra far parte del mondo delle opinioni piuttosto che di quello delle analisi serie, fatte prendendo in considerazione come si forma una “pratica” dove si incastra nel procedimento, quali sono le contraddizioni le competenze e le incompetenze legate a quello pracedura… Lo facciano lor signori…. lo facciano che così si scoprirà punto per punto l’anomalia, l’arbitrio, l’incapacità di dare risposte certe e coerenti. E questo nascondendosi dietro a norme non chiare e contraddittorie, a regolamenti che cambiano ogni due anni, e che sono sempre pieni di errori e di refusi mentali (dietro cui agisono interessi lobbistici a cui la politica, per prima non vuole rinunciare) e tutto questo ammantato di una corruzione che fa paura…vogliamo entrare nel mondo dei “commissari speciali” nati per far fronte alle diverse emergenze? vogliamo buttare lo sguardo nel mondo dei doppi e tripli incarichi, delle commissioni, dei collegi arbitrali? Beh, poche ciancie, il ministro guardi il suo grande staff, riportato perfino nel sito del ministero e subito si coglieranno i doppi e tripli incarichi di gente che stà di qua e di là… e la loro gornata lavorativa è fatta di decine di ore al dì… senza pause.

Responsabilità? ma chi l’accerta la responsabilità? la corte dei conti? ma se andate a scrutare dentro la Corte dei conti ci troverete molti magistrati contabili che sono dentro la commissione arbitrale tal dei tali o che svolgono una attività consulenziale per la PA o che fanno “formazione” . Oppure la magistratura ordinaria? che notoriamente brilla per rapidità ed iniziativa e che molto raramente mette il naso dentro ale procedure della pubblica amministrazione, perchè, diciamolo, ha cose più grandi tra le mani e non può perdere più di tanto tempo a capire come e dove stanno le distorsioni con rilevanza penale? Ma tutte le storture della pubblica amminsitrazione hanno rilevanza penale? mah, dubito. Alcune sicuramente sì, ma altre chi le giudica?

Ad esempio: poniamo che il Mose o una altra grande opera decisa dalla politica un domani si riveli del tutto superata o inutile o nociva o costruita senza il rispetto di norme tali che la rendono inservibile, che cosa succederebbe? c’è qualcuno che ne risponde in questo mondo? Ecco il mondo della Pubblica amministrazione è tutto così, da noi, ad opera incerta. a spanne.

Più che un mondo di certezza del diritto è un mondo di poesia dove il poeta di turno si alza una mattina e dichiara che quattro puttanate scritte in una presentazione di power point da oggi si chiama in modo altisonante “PIANO INDUSTRIALE”. E’ un mondo dove il vate immette tornelli e cita improbabili statistiche da lui composte in distici elegiaci, e dove una pernacchia viene chiamata “ideuzza”.

Poi, e qua ritorno alla mia sorpresa iniziale, tutto questo all’improvviso assume un tono di tragedia. Sì, perchè andando a guardare ora il sito del ministero, sotto il file che contiene il grande piano industriale possiamo leggere una sfilza infinita di sigle sindacali, di associazioni, rappresentanze  di categorie che, dopo aver letto il versi illuminanti del genio, sentono impellente il bisogno di tributare il proprio plauso all’azione del ministro.

Questa è la tragedia, questo assoluto asservimento, questo tributo  cesaristico che rimanda alla feroce satira di Petrolini. Ma oggi tutto questo è diventata la nobile arte del marketing politico. un plauso in cambio di un qualche favore.

grazie!

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come funziona la pubblica amministrazione 2

Posted by vaiattila su 12 novembre 2008

La questione riguarda sempre il rigassificatore di Roma, quello che ha sequestrato la magistratura pochi giorni prima della sua inaugurazione, perchè non in regola con le norme antincendio. Ieri ipotizzavo come i funzionari incaricati della realizzazione dell’opera abbiano potuto condurre tale opera e come possono essere stati indotti in errore. Poichè io di questa questione non so assolutamente nulla, ogni mia ipotesi è del tutto campata in aria e pertanto è destinata ad essere smentita dalla realtà dei fatti… che è molto ma molto peggio di come io la dipinga.

Continuo a non sapere nulla della discarica di Malagrotta che è la più grande d’Europa. Una discarica grande 140 ettari. Non solo non ne so niente, ma vorrei anche continuare a non saperne niente. Eppure l’occhio mi cade sugli articoli che riguardano l’ambiente ed evito di parlare di Silvio e della sua ultima uscita su televisione, sinistra, Obama e quant’altro ( sono solo cose che mi immiseriscono la giornata).

Dicevo che la questione Malagrotta è molto ma molto peggio di come raccontavo ieri in una mia ipotesi minimale. Su Repubblica di oggi c’è un articolo di cronaca  che dice poche cose e piuttosto in modo superficiale.  Da qua però apprendo che la discarica è iniziata sotto la gestione regionale di Storace ed è continuata sotto quella di Marrazzo.

I due presidenti della Regione Lazio che si sono succeduti hanno anche assunto la carica di “commissario straordinario”. Dunque la storia si ripere. Come presidenti della Giunta regionale del Lazio i due erano comunque competenti in materia di rifiuti, ma siccome le nostre leggi sono fatte per non essere attuate, allora succede che per fare qualcosa si ricorre alla figura del “commissario straordinario”. Questi, ne suo ruolo di commissario, dovrebbe fare quello che il presidente della Giunta regionale (che è fisicamente la stessa persona)  dovrebbe fare e che non riesce a fare perchè “le leggi” normali non permettono di fare nulla. Detta francamente: che cazzo di Stato! Ma è possibile? Dunque il Marrazzo di turno, come presidente della regione si mette d’accordo con il Marrazzo di turno, Commissario straordinario ai rifiuti, e, in deroga alle norme ordinarie, decidono cosa fare.

La cosa più divertente è proprio la formulazione che di solito viene usata che è ” nel rispetto dell’ ordinamento giuridico generale… cioè in deroga alle norme ordinarie. Questa formula, che recentemente non viene più usata perchè manifestamente schifosa, viene però sistematicamente applicata dai vari commissari che, fatalità risolvono i problemi in un attimi. E spesso siamo alle comiche. Napoli insegna. Quattordici anni di commissariato speciale e una situazione risolta solo per la parte di emergenza che il commissariato stesso ha contribuito abbondantemente a creare… Durante la crisi dei rifiuti di Napoli anche il commissario dei rifiuti del Lazio, all’epoca Marrazzo, si era dichiarato disponibile a prendere parte dei rifiuti del napoletanto. Tra commissari ci si aiuta. Quanto poi a risolvere effettivamente i problemi…. ma che scherziamo? si può, tuttalpiù, risolvere l’emergenza… ma tutto quello che i vari commissari fanno, novelli re Mida, si trasforma inevidabilmente in immondizia,

Immagino una approvazione del rigassificatore fatta in deroga a qualcosa, immagino una sorta di coinvolgimento del signore dei rifiuti del Lazio, tale Mario Cerroni, immagino conferenze di servizio nelle quali qualcuno ha forzato la mano… e si fa, di deve fare, si fa avanti… in deroga… senza studi, senza rispetto delle regole… perchè siamo in emergenza… quell’emergenza che con la propria inattività e inerzia la pubblica amministrazione stessa è riuscita a creare…. e ci sta un piccolo particolare che potrebbe sembrare banale ma che in questa storia ha comunque un rilievo: siccome lo stato va munto fino in fondo, dietro questi grandi problemi scopri, molto spesso, l’odore delle gratifiche che si aggiungono allo stipendio del commissari oe di tutti quelli che collaborano con lui…. e son soldi!

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come funziona la pubblica amministrazione

Posted by vaiattila su 11 novembre 2008

leggo la notizia Ansa che riporto per come apparsa

(ANSA) – ROMA, 11 NOV – E’ stato sequestrato dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) il nuovo inceneritore della discarica di Malagrotta, a Roma. L’impianto era privo della certificazione di prevenzione incendi e non rispondeva ad altri requisiti. A disporre il sequestro e’ stato il gip di Roma. L’inceneritore (tecnicamente ‘gassificatore’) brucia il combustibile ottenuto dai rifiuti (cdr) e produce energia. L’impianto doveva essere inaugurato il 13 novembre ma era gia’ attivo.

Non entro nel merito dell’inceneritore in sè,  cosa complessa. Buttando l’occhio frettolosamente ho visto che c’è chi si oppone fieramente alla realizzaizone dell’inceneritore: partito preso?  l’idea che gli inceneritori siano comunque un male orribile? Mah, non so. Certo che questa volta chi si oppone all’inceneritore sembra avere comunque ragione.  Come si fa a mettere in funzione un inceneritore senza certificazione antincendi e senza avere tutto in regola?

Mi immagino quello che avviene negli uffici che devono curare la realizzazione dell’inceneritore. Lo immagino perchè l’ho visto centinaia di volte. Sollecito dalla politica: quando lo possiamo innaugurare?

Sollecito dagli organi tecnici: quando lo possiamo mettere in funzione? E intanto il responsabile del procedimento e il direttore dei lavori si affannano a risolvere i centomila problemi che si troveranno davanti: le contestazione dell’impresa, le riserve per errori progettuali che dovranno mascherare per evitare riappalti, contestazioni al progettista, ecc . E poi ci mettiamo le riunioni, gli incontro le contestazioni. E loro sono dei tecnici e non hanno molto tempo per studiarsi bene le procedure giuridico amministrative…. ci si improvvisa, perchè si deve andare avanti ad ogni costo…   non so se anche questa volta è così. Ma è quasi sempre così. E questi è la prima volta che fanno un inceneritore e probabilmente nella loro vita professionale non ne faranno altri… PEr fortuna Brunetta ha tolto la possibilità di prendersi per strada un consulente che magari dia un supporto su queste cose.  PEr fortuna la formazione nei settori del pubblico impiego quasi non esiste. Tanto poi alla fine si metterà tutto a posto… Resterà solo il ricordo di un’altra brutta figura, ma sono cose che passano presto. Avanti la prossima

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brunetta e la figura del datore di lavoro nella pubblica amministrazione

Posted by vaiattila su 8 novembre 2008

Il Sgnore dei Tornelli viaggia nelle Terre di Mezzo. Sono territori pericolosi dove la fantasia, a volte, gioca brutti scherzi, come quello che deve aver avuto il nostro. Nel già citato “piano industriale per la Pubblica Amministrazione”  (vedi precedente  post ) Brunetta si profonde in una ambiziosa creazione mentale. Riporto testualmente

“Occorre introdurre nel lavoro pubblico la figura del datore di lavoro a cui sia possibile imputare l’eventuale responsabilità di un “fallimento” dell’Amministrazione, analogamente a quanto avviene per il fallimento civilistico nel settore privato.”

di questa figura mitica del datore di lavoro non è dato sapere altro, ma si conosce il suo unico  scopo che è quelloall’interno della pubblica amministrazione di assumersi la responsabilità del fallimento.

Dire che è geniale è poco. Solo per questo, credo, che Renato Brunetta meriti il nobel. Un capro espiatorio istituzionale è sicuramente una buona riforma.

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