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la grande depressione

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le crisi che abbiamo davanti

Posted by vaiattila su 1 dicembre 2009

Più o meno a partire da agosto del 2008 il termine “crisi” ha assunto un significato abbastanza determinato. Infatti, tanto per capirci, usiamo parlare de “la crisi” e a nessuno salta in mente di dire: ma di quale crisi stai parlando? la Crisi (ora anche con la C maiuscola) è qualcosa di ben identificabile nel nostro linguaggio attuale. Con questa parola tendiamo ad identificare quel fenonemo storico iniziato con la speculazione finanziaria americana che è entrata in un buco nero ad agosto 2008 per estendersi a tutto il mondo. Questa roba è arrivata anche da noi in Italia come una specie di onda che ci ha sommerso per un attimo, ma poi si è detto, macchè, la crisi da noi non sarà così pesante perchè noi, le nostre banche, la nostra economia, siamo abbastanza fuori dal meccanismo speculativo che ha causato questo fenomeno economico.

MA da subito, però, questo fatto legato al mondo della finanza, ha trovato una ripercussione anche nel mondo reale dell’industria e del commercio dei prezzi, dell’occupazione, del tenore di vita… E’ stato come un virus influenzale, è nato con un ceppo che poi ha cominciato a mutare incrociandosi con altri piccoli virus locali, pandemie di casa nostra e fattori endogeni de noantri. Ance perchè ogni organismo reagisce a modo suo, c’è chi del virus se ne fa un baffo e chi ci resta secco.

In pratica quando oggi identifichiamo “la crisi” non sappiamo più esattamente di cosa stiamo parlando. Abbiamo fatto un po’ quello che facciamo normalmente con i termini a connaturazione “morale”. Quando oggi parliami di etica, o di valori, o di onestà e similia, entriamo in un campo dove è proprio difficile capirsi. Il nostro Presidente, ad esempio, per alcuni è un campione di onestà in quanto incorruttibile, per altri è la personificazione della corruzione stassa. Manca, cioè, un concetto univoco di corruzione che faccia scattare un sentire comune. LA corruzione infatti ha sconfinato dentro altri termini, si è impossessata di parti di altri concetti che semprerebbe concettualmente in aperto contrasto con essa, eppure sono stati espropriati del proprio significato. AD esempio pagare le tasse sopra al 30% è innaturale, è una aberrazione e via dicendo. Quando e come poi si determina la quantificazione di questa soglia è anche questo elemento soggettivo che il nostro Presidente ha semplicemente enuncuato ede affermato quasi esistesse un diritto naturale a cui lui si appella e che lo guida… e poco importa se il nostro diritto giuridico afferma il contrario… ecco che l’evasione delle tasse può essere perfettamente etica…di questo passo, appunto tutto si traduce in una melma maleorodante dove chi è più grosso la fa da padrone.

E’ così anche per la parola crisi. Siamo arrivati al punto che non sappiamo più di cosa stiamo parlando. Infatti da mesi e mesi alla parola crisi si associa la parola “uscita”. Cioè la crisi è nata in America, è arrivata anche da noi come riflesso anche sull’economia reale, ma da subito sbbiamo cominciato ad uscirne fuori.. Cioè stiamo risolvendo un incidente che ci ha si scosso, ma dal quale usciremo ancora tutti interi, magari con qualche graffio e qualche ematoma, ma son piccole cose…

Siccome non sono nè un economista nè un leguleio, mi sono fatto una mia idea piuttosto distorta della realtà e sono francamente confuso. Davanti a me non vedo “la crisi”, ma vedo almeno quattro “la crisi” così grandi, così invasive, così mostruose che ho un senso di totale smarrimento a parlarne.

Cioè vedo 4 ceppi di virus completamente diversi che rappresentano 4 crisi diverse, ma che per mancanza di strumenti di indagine stiamo tutti confondendo in un unico virus non meglio identificato.

questi quattro ceppi autonomi sono profondamente instabili e particolarmente sensibili a contaminarsi fondersi unirsi scindersi dando vita ad una quantità di mutazioni che nno mi è dato conoscere.

E il vaccino? qualcosa qualcuno ha fatto, ma troppo blandamente e senza isolare e comprendere le cause vere del virus. Alla fine in ceppo potrebbe riuscirne rafforzato piuttosto che debellato…

Ebbene sì, la prima crisi potrebbe essere quella che si è sviluppata in america è che è principalmente finanziaria. A questa crisi si è risposto con un vaccino inoculato al sistema bancario per impedire allo stesso di prolassare. Il sistema bancario ha visto questo come una opportunità unica e invece che agire saggiamente, andare piano per la sua strada di banca, correggere le storture del sistema con una politica che cercasse di “aiutare” i cittadini in difficoltà (mi viene alla mente un sistema assurdo tipo quello inventato da Yunus, la banca per i poveri americani della classe media in difficoltà). Invece le banche hanno fatto quanto di peggio potessero fare. Vista che l’andamento speculativo ha ripreso fiato si sono messe anche loro dentro la nuova bolla speculativa. Tanto soldi, maledetti, subito… domani quanche altro pirla pagherà, ma l’idea di speculare con i soldi dati dai governi per evitare il peggio è simile a quel tossico che uccide i suoi genitori pur di riuscire a prendersi i soldi per una dose. Il mondo è pieno di questi tossici solo che questi, a differenza dei loro fratelli meno fortunati, sono rispettati, vestono bene e sono circondati dall’invidia dei poveri cretini che pagheranno, tra poco i furti che questo hanno accumulato alle loro spalle. Ma fosse solo questo!

Il gioco al massacro coinvolge anche parti della società che non hanno nulla a che fare e vedere con questa specie di ruota della fortuna. Una crisi finanziaria anche mediamente modesta come quella di questi giorni in Dubai, apre ferite immediatamente ricucite da chirurghi estetici che non si preoccupano delle infezioni sottocutanee… l’importante è che non si veda in disastro.

Il primo vero fallimento del vaccino è quello di non aver agito sulle regole del mercato finanziario. Abbiamo messo montagne di denaro a cercare di tamponale l’emorragia, ma non abbiamo fatto nulla per disinfettare la ferita.

La finanza ci riserverà altre belle sorprese. Nno c’è dubbio.

Ad agosto 2008 si diceva: c’è una crisi finanziaria, ma non durerà a lungo perchè il sistema produttivo è solido e non è intaccato dalla crisi finanziaria

Sistema puduttivo solido? dal nostro punto di vista di europei e statunitensi il nostro sistema produttivo è fuori di testa. Dipendiamo tutti dalla Cina, o dall’ India o dal Brasile… Loro hanno in mano il nostro sistema produttivo…

Questa crisi servirà a modificare ulteriormente il quadro di insieme, con il passaggio di mano di gran parte della proprietà delle aziende… da capitale occidentale si passerà a capitale orientale.

Nelle aree occidentali ancora dediche alla produzione ,come Germania o Italia, potranno reggere solo le aziende che danno alta tecnologia…. Made in Italy? ma non scherziamo, di questo passo resteremo soltanto noi a parlarne e per lo più a sproposito, come quei pugili suonati che raccontano ancora di quella volta che con un destro mandarono l’avversario a tappeto…. solo che da quella volta è passato tanto tempo e al tappeto ci è finito lui un casino di volte..

Noi siamo in crisi produttiva perchè una bella parte di prodotti che facevamo nella locomotiva d’Italia del nord est ora li fanno in Cina ad un prezzo molto più basso… oppure li fanno i cinesi direttamente nei nostri capannoni.. Una volta erano semplici terzisti… oggi non più, salta l’intermediazione del nostro imprenditore.

Ma la crisi più subdola è quella agraria. Non ne parliamo quasi mai se non per le quote latte o per i trattori che ogni tanto bloccano pezzi di arterie stradali.

LA crisi della campagna è una crisi non solo produttiva. E’ molto, ma molto peggio. Siamo alla follia che chi produce l’alimento con cui anche noi viviamo lavora sostanzialmente in perdita.Il produttore è totalmente impotenente nei confronti di chi, la grande rete commerciale, è in grado di costringerlo a vendere sotto costo, per poi proporre al consumatore finale un prodotto ad un prezzo sufficientemente invogliante. Ma questa logica incide su due fattori fondamentali. Da un lato sulla qualità dei prodotti che sono sempre peggiori e dall’altro sull’abbandono della campagna che stà assumento dimensioni traumatiche. Sfruttamento della terra in modo industriale, abbandono della stessa concorrono a determinare il fenomeno delle desertificazione delle aree più produttive. Discorsi lungi e tragici. Ma che sono veri sia in pianura padana che in vaste aree della Cina, valgono per l’America come per l’Africa. MA attenzione, non sono discorsi da Fao o da Onu.. E’ terra che non produce, è prodotto che non nutre correttamente, è vita vera che si spegne progressivamente.

E questo intriduce l’altra grande crisi: quella dell’ambiente.

Mentre ne parlano le nazioni i confini del problema si confondono e perfino spariscono. Si parla di impedire il riscaldamento terrestre da qui al 2050 limitandolo al massimo a 2 gradi… due gradi rispetto a cosa? a quando? al 1990? grosso modo in questi anni ci siamo giocati più di mezzo grado… si prevede il massino delle emissioni di CO2 per il 2020… poi dovremmo calare progressivamente… ma siamo sicuri che la temperatura crescerà secondo le nostre previsioni? perchè di questo passo saremo sicuri di arrivare ad oltre un grado di aumento di calore complessivo, ma le conseguenze di tale aumento potrebbero essere assolutamente sorprendenti…

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emissioni uguali per tutti

Posted by vaiattila su 9 luglio 2009

inquinamentoogni europeo  durante il 2005 ha immesso 9 tonnellate (dicasi nove tommellate) di CO2 nell’aria.

Chi l’ha fatta da padrone è stato l’amico australiano che che ha prodotto circa 20  tonnellate di CO2 e l’americano che naviga al di sopra delle 15 tonnellate… (secondo alcuni l’australiano avrebbe prodotto nel 2005 la bellezza di 24,8 tonnellate)

Il cinese produce solo 3,7 tonnellate di CO2.

Il G8, giustamente, non guarda in faccia nessuno e si preoccupa del destino della terra e sa benissimo che non è il caso di fare tanta filosofia: bisogna ridurre le emissioni entro il 2050 al 50%.

questo è un concetto semplice, uguale per tutti: 50% in meno per tutti, senza eccezioni!

Gli australiani dovrebbero farcela senza problemi: nel 2050 avrebbero ancora livelli di emissione di CO2 superiori a quelli dell’europeo di oggi.

L’americano dovrebbe anche lui riuscirci senza grossi incovenienti.

l’europeo francamente non se la passerà bene, ma quello che soccomberà sarà il cinese costretto a espirare una volta ogni due inspirazioni.

Certo che questi cinesi sono insensibili ai temi dell’ambiente…

Il 2050 sarà un bell’anno, sempre che ci arriveremo. e intanto non sento più parlare del 20.20.20 che era l’obiettivo della Comunità europea. meno 20% di CO2  20% energie rinnovabili e 20% di miglioramento energetico.

Il tutto da raggiungere per il 2020.

in parte, credo, ci stia aiutando la crisi… alla fine un qualche risparmio lo dovremo pur fare…

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berlusconi e le alleanze future

Posted by vaiattila su 9 novembre 2008

Sempre di più mi convinco che Berlusconi abbia deciso di giocare contro la comunità europea per cercare di non assolvere gli impegni italiani su Kyoto e sugli obiettivi che la Comunità europea si è posta in materia di ambiente (20-20-20)

LE posizioni del governo italiano che chiaramente tentano di barare sul rispetto degli accordi  erano fino a poco fa legittimate sul piano internazionale dalla posizione di Bush che non avendo sottoscritto gli accordi di Kyoto costituiva comunque una sorta di legittimazione per quanti si apprestavano o tentavano di mettere in discussione tutto proprio in virtù del peso degli stati uniti.

LA vittoria di Obama, però, ha cambiato radicalmente lo scenario internazionale. Al di là di tutto  e di quelli che saranno le azioni di governo del nuovo presidente americano, le posizione di quello che è ancora lo stato di riferimento dell’occidente cambieranno.  Non ci sarà, cioè, una ciusura ottusa e cieca alle tematiche ambientali che solo ultimamente Bush aveva attenuato, ma senza cambiare formalmente posizione su Kyoto.

La posizione di Silvio, invece, si allontana sempre di più da quella del resto d’ europa, anche se ben si guarda da esplicitare apertamente la sua strategia. Certo può in qualche modo mettersi alla testa dei paesi quali Polonia, Romania. Ma con un peso sempre minore rispetto agli altri paesi dell’europa a i 12.

Niente da fare. Il nostro futuro alleato di riferimento sarà la democraticissima Russia di Putin. E verso questo alleato Berlusconi sta spingendo il nostro paese.

Paura e tristezza.

per maggiori informazioni rimando a questo post http://precariispra.blogspot.com/2008/11/noi-precari-di-kyoto.html

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Emma, che grande strategia!

Posted by vaiattila su 11 ottobre 2008

Nel mio piccolo sono un imprenditore. Cioè vivo di un lavoro che dipende dal mercato e che ho messo in piedi investendo le poche lire che avevo. Sono quindi un piccolo imprenditore. Anche Emma Marcegaglia è una imprenditrice. in questo siamo colleghi. Solo che la differenza sta, sotto l’aspetto imprenditoriale, sul fatto che il mio capitale è molto piccolo e il suo piuttosto corposo. In questo abbiamo responsabilità diverse. C’è poi il fatto che lei sia anche la presidente dell’unione indistriali e in quanto tale rappresenta una carica pubblica di grande rilievo e di grande importanza.

Quindi se io dico cazzate, la cosa ha forse rilievo per me, per i miei soci e dipendenti e per la mia famiglia.

Quando Emma dice cazzate, invece, la cosa ha grande rilievo per tutti, anche per chi è un semplice pensionato o una casalinga.

In questi giorni di crisi ( e non si tratta di una crisi di quelle cicliche e rituali dove furbizia e speculazione giocano a mettere in saccoccia grandi masse di denaro) qualche illuminato analista parla della necessità di ristabilire delle regole più serie e ben diverse, dove il peso delle scelte e delle responsabilità dell’impresa siano maggirmente controllate e magari meno volte alla speculazione e al facile guadagno. Cioè tempo sarebbe che questa nostra borghesia dimostrasse di essere una classe dirigente o quantomeno una classe effettivamente meno squalificata di quella di una serie di pescecani moralisti pronti a sbranarsi tra di loro e continuamente in cerca di predare il resto della società.

Non faccio moralismo. Analizzo le cose con la logica di chi deve lasciare il mondo un po’ meglio di come l’ha trovato. e siccome ho dei figli mi tremano le vene ed i polsi a pensare a che cazzo di mondo lascio loro.

Dunque abbiamo appena detto, e anche parte del mondo imprenditoriale ha detto, che è necessario cambiare le regole del gioco. Abbiamo davanti una crisi che potrebbe essere (e secondo me lo è) epocale e tale per cui nulla sarà più come prima e tu, leader di una categoria importante ci viene a dire che i costi per l’allinamento del nostro paese al protocollo di Kyoto sono troppo alti e che le nostre industrie non possono permetterselo? e in questo ti vai ad uniformare ( e mi sorge un sospetto…) alle splendide analisi del ministro dell ambiente signora Prestigiacomo che sostiene esattamente che i costi sono troppo alti e gli obiettivi troppo esigui?

Bei musi da culo! Stiamo cercando di capire come mai una categoria di ladri e profittatori sia riuscita a sconvolgere il senso del mondo e a distruggere la grande “morale” del mercato (ovviamente scherzo) che subito la confindustria rincara il già pessimo risultato che abbiamo conseguito. Non freniamo le nostre emissioni di ciodue, continuiamo imperterriti, tando poi potremmo mostrare tutta la nostra sorpresa di fronte ai futuri eventi che succederanno. Quando avremmo il prossimo dramma, vuoi che esso venga dalla natura o dalla finanza, potremmo comunque esibire la nostra perplessità e la nostra meraviglia. Potremmo anche dire, indignandoci, dobbiamo stabilire regole nuove! Ma non adesso, per piacere, perchè, fatalmente, dobbiamo assolvere ad una missione più alta: dobbiamo aiutare il mondo ad uscure dalla crisi

Vato ad accendere il motore della mia macchina, con la mia produzione di CO2 aiuto il PIL a crescere.

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