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la grande depressione

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Non è un caso

Posted by vaiattila su 4 febbraio 2011

Agli inizi del  XXI secolo l’Italia fu retta da Silvio il Dormiente. Era questi un personaggio che spesso cadeva in stati semi comatosi in tutte le occasioni pubbliche. Alcuni lessero questo atteggiamento come una “rottura istituzionale” ed un segnale di profondo disprezzo per il ruolo pubblico di un regnante.

Questo aumentò notevolmente il degrado formale delle istituzioni e del costume degli italiani. Divenne normale, ed anzi segno di particolare “finezza”, presentarsi in televisione con il dito medio alzato, fare le corna, ruttare, bestemmiare, insultare l’avversario e via dicendo..

A Fronte delle sue penniche extemporanee, Silvio il Dormiente fece circolar la voce che egli era stanco perchè lavorava per l’Italia e soprattutto per gli italiani qualcosa come 24 ore al giorno. E questo lo costringeva ad utilizzare le occasioni pubbliche per schiacciare un pisolino ristoratore.

Ma lo stato comatoso veniva a volte interrotto da un’ alta figura istituzionale, del tutto simile alla prima, ma di spessore e levatura ben diversa. Si trattava di Silvio il Falso, uomo dalle grandi visioni strategiche e dotato di grande capacitò comunicativa. Silvio il Falso manipolava lo strumento televisivo con grande maestria. Compariva nei momenti più critici per raccontare a masse di massaie osannanti i successi del suo governo o per dare visioni future ricche di speranza e di prosperità. Andava in televisione ed annunciava grandi riforme istituzionali, la modifica dell’art 41 della Costituzionee tutte le masse proletarie andavano in visibilio… era ora! non se ne poteva più dell’art.41…bis.

Poi prometteva riforme straordinarie: la riduzione del fisco per tutti, la libertà d’impresa per tutti, la casa per tutti, il lavoro per tutti, la pensione per tutti, la bellezza per tutti… Era un mondo dove l’immaginazione era al potere ed ognuno era realmente libero di sognare qualsiasi cosa per sè.. appena uno sogna qualcosa per sè questo sogno era per tutti…. più maldive per tutti, più ferrari per tutti, più per tutti…

Succedeva però che qualcuno non partecipasse sempre e comunque al gioco dell’immaginazione al potere, oppure, succedeva che anche chi partecipasse al gioco a tratti si accorgesse che qualcosa non funzionava come sognato…

Così, a tratti, un qualche disoccupato, preoccupato per le sue condizioni materiali sfigate, si alzasse una mattina piuttosto triste e decidesse di andare il piazza a protestare o qualche gruppo di operai, vedendo una mattina la propria fabbrica chiusa, fosse colto dal dubbio di aver perso l’unica fonte di sostentamento… Dubbi per altro quasi subito fugati dalla realtà. La loro protesta “spariva” nel nulla quasi sempre… Risolta brillantemente dal Silvio il Falso che prometteva immediatamente bellissimi ammortizzatori sociali…

Ma alcuni nemici del popolo, sostenuti da macchinazioni di potenze straniere demoebraicheplutocratiche, nettevano talvolta i bastoni tra le ruote o remavano contro. PArtiti comunisti e magistrati comunisti complottavano contro Silvio il Falso.

Succedeva così che egli per qualche istante prendesse le forme di “Silvio il Flaccido

Ma la situazione di “depressione” durava poco perchè immediatamente subentrava Silvio il Terribile

Erano cazzi amari per tutti. Silvio il Terribile non aveva paura di nessuno. LA sua logica stingente e la sua superiorità personale non lasciavano possibilità di fuga all’interlocutore. Perfino  Massimo il Baffino ne era intimamente attratto e si carponava davanti alle cosmiche furie del grande fustigatore.

Tentò di resistere alla sua maestosa ira anche Fini il Centrista, Ne fu schiacciato!

L’ira che infiniti lutti addusse alla sinistra, si placò momentaneamente grazie all’intervento dell’Elefantino che cercò di ridare spazio al Silvio il Falso per “stemperare” i toni.

Però qualcosa non funzionava. Perchè quello che avveniva in Italia era in qualche modo “sputtanato” dalle notizie che trapelavano dall’estero. Per esempio la Comunità Europea cazziava spesso le virtù nostrane e ci smaronava con questa storia del “debito pubblico”..

E poi anche l’economia italiana, dicevano gli stranieri, non andava poi così bene….

Se il tarlo fosse entrato nelle italiche teste, il potere di Silvio il Falso, quello di Silvio il Flaccido, quello di Silvio il Terribile, quello di Silvio il Dorminente e quello di tutti gli altri Silvii sarebbe tragicamente andato verso il caos della civiltà.

Ecco che la geniale mente del Sommo Maestro concepì una strategia infallibile.

Cosa attrae maggiormente l’uomo (inteso come “umanità”?), cosa rappresenta l’elemento di maggior “controllo sociale” se non il “sesso”?

Sì, ma capiamoci bene. Non si tratta di un “controllo” basato sulla repressione sessuale, che mica siamo bacchettoni noi uomini liberi! e nemmeno si tratta di un problema di “liberazine” sessuale, che mica siamo permissivi noi uomini liberi!

noi siamo per una sessualità consumata e consumista che disgreghi lentamente i fondamenti sociali della convivenza civile perchè a noi non interessa la convivenza civile, la morale, l’etica e menate varie… a noi interessa il “consumatore” in quanto tale, l’uomo che spende comunque… tutto quello che serve a vendere e a comprare…. Il freno dell’etica, sia questa un etica laica o calvinista, o perfino cattolica a noi non interessa, anzi.

Bisogno spostare la cetralità del senso di colpa dall’idea del “peccato” a quella dell’ inadeguatezza. Quando uno è inadeguato? quando non può permettersi un qualcosa. Ti piace una macchina e non puoi permettertela? allora sei inadeguato devi sentirti in colpa… sei un quasi fallito …. se vuoi riscattarti devi poterti permettere quella macchina a tutti i costi e  senza nulla temere… se vuoi quella macchina ruba, violenta, uccida, molla tua moglie froda… fa qualsiasi cosa…. ma devi avere quella macchina…

Così inizia le meditata e lenta strategia del Silvio il Cesare.

il sesso come pubblicità per reclamizzare l’uomo nuovo: niente testa, cultura, etica, Tutto consumo, pos/sesso, uso.

Niente modelli virtuosi: rispetto della natura, rispetto degli altri, stili di vita parsimoniosi e virtuosi.

Ma uomo padrone che sporca, inquina e distrugge perchè è lui e solo lui l’unico vero padrone e chi più ha più è  e vale…

Silvio il Priapo inizia a mettere in atto la sua strategia. Siamo ad aprile 2007 e Silvio il Priapo si fa vedere in compagnia di alcune ragazze… E’ l’atteggiamento del vecchio “vorrei ma non posso”  per raggiunti limiti di età. Ma nonostante questo è la prima volta che il grande difensore della famiglia si fa cogliere in atteggiamento quantomeno inadeguato al ruolo, alla morale, alla decenza. Nonostante la “pudicizia” della foto, ci si chiede che cosa stia succedendo nella vita privata di quest’uomo potente anche quando è all’opposizione…

L’otto maggio 2008 nasce l’ultimo governo Berlusconi. Tanto per intenderci quello ancora in carica mentre scrivo, oscillante e vagamente con un piede nella fossa…. ma sempre e comunque in carica e sempre in leggera ascesa dopo il trauma dell’abbandono di Fini…

E’ un governo del fare…ma si mormora che qualcuno ha fatto più del dovuto… Alcune deputate brillano per avvenenza. Non si sa di quali competenze possano vantarsi, ma alcune di loro assurgono al ruolo di ministro… Strane voci… qualcuno storce il naso: una nuova tipologia di “voto di scambio…”

Silvio il Priapo ostenta sicurezza: non solo belle, ma anche brave..

Qualcuno fa circolare foto della prese da molto distante della grande villa sarda di Silvio il Priapo…. donne semi nude, porno ministri esteri, la fama, che è un venticello, si sparge e comincia a divenire di pubblico dominio l’attività ricreativa di Silvio il Priapo…

Nel mezzo della crisi dei rifiuti di Napoli Silvio il Priapo compare all’improvviso alla festa del diciottesimo compleanno di Noemi… E’ lo scandalo! Ipotesi e congetture varie e strane, ma a dirimere la questione è la moglie stessa del bauscia capo. Veronica non lascia dubbi e va sapere al mondo che il vecchio mostro “divora” vergini. Il mondo sembra gridare allo scandalo. Un altro al suo posto, in qualsiasi parte del mondo, se ne sarebbe andato di sua sponte senza bisogno di di ulteriori prove. Ma lui sembra godere della cosa. In un attimo si libera di moglie e morale e fa sapere al mondo, grazie al geniale supporto dell’onorevole avvocato Ghedini che Lui, Silvio il Priapo, è l’utilizzatore finale di giovani ragazze che una schiera di orribili ruffiani, papponi, puttanieri gli “mettono a disposizione”,

Sesso, corruzione, successo. Compaioni i nomi della cricca anemone, della cricca Tarantino, della cricca tale e della talaltra. Sesso denaro e successo. Uomini rampanti. Modelli da seguire. Tutto è lecito. E’ la magistratura la grande disgrazia del paese, La magistratura illiberale, che spia e che dilapida i soldi dei contribuenti in intercettazioni telefoniche ed ambientali….Maledetti magistrati.

Ora il modello Silvio Priapo ha un preciso nemico che viene additato ad ogni piè sospinto: sono questi comunisti di giudici che rompono i coglioni e che pretendono di opporsi al progresso della libera società del  successo.

E l’utilizzatore finale non lascia addito a dubbi. Lui è un grande amatore. Ce lo fa sapere tramite le sue vittime o le sue vestali.

E’ il caso D’Addario. Saltano fuori le feste, Papi è ormai come un pugile suonato, o così sembra. I suoi uomini si stringono a lui, Atotrno a lui stendono una cortina di racconti casti e perbenisti, ma lui sembra infischiarsene. Ogni tanto recita la parte della vittima e torna ad essere Silvio il Falso… illazioni, bugie, menzogne, oscure macchinazioni. Ma poi silvio il Priapo ha il sopravvento: sembra ostentare le sue prodezze.. Santa Romana Chiesa sembrerebbe quasi indignarsi.. ma non morde…

Fini vede la fine… si discosta, si dissocia. Ma lui avanti imperterrito. Sempre più feste, sempre più puttane chiamate con il neologismo di “escort” … poi un altro ulteriore strappo. Entra in campo un altra minorenne: è Ruby che di mestiere fa l’escort e che a tempo perso, sembra, ami impossessarsi di beni altrui. Per questo finisce in commissariato a Milano e Silvio il Priapo interviene. E’ storia risaputa che ci ha rotto le scatole tante le volte che abbiamo dovuto sentire e risentire nelle sue contrapposte versioni.

Resta il fatto che da subito molti pensano che questa volta Silvio Pelvico il Priapo non ce la possa fare… E’ finito. Anche santa romana chiesa sempre alzare un po’ i toni della sua reprimenda… non si fa così, non con le ragazzine…. non con le minorenni…

Emergono dai racconti delle escort o delle presenti alle feste anche spezzoni di porno racconto con Silvio il Priapo in piena attività copulativa… una, due tre, quattro, cinque , sei, sette…. Quando troverà mai il tempo di governare?

Di primo acchito la sensazione del naufragio è generale, percorre anche le sue truppe. Si legge imbarazzo perfino nei suoi più stretti collaboratori… ma lui resta calmo e serafico. Lascia passare il tempo e intanto inizia a martellarci con la sua versione dei fatti: i magistrati, ancora loro. Tutta opera del magistrati.

Non è che neghi le feste, il bunga bunga, le porno acrobazione sessuali di un settantaquatrenne in fresca,,, nega confermando, nega fascendo sapere che a lui piacciono le donne, nega inventandosi ora una fidanzata, ora una sua opera misericordiosa, ora una sua grande performance.. nega ed afferma che lui a casa sua fa quello che vuole. Nega e conferma tutto. E compiono figure ancora più imbarazzanti: modelli da seguire perchè di successo, pwerchè vincenti…

Ed è una Minetti, bella, vincente, intelligente, che indica la strada: così ha fatto Mara (Carfagna) e guarda dove è arrivata…. Ed è lei, bella e vincente, che organizza le orge del capo aiutata da nientepopodimenoche il grande direttore Emilio Fede, sommo puttaniere, commendatore di gran croce dell’ordine del postribolo, gran visir della menzogn. E anche il pappone per antonomasia, tale Lele Mora. Con lui Silvio il Priapo discute di politica e predispone le strategie dell’italia per uscire dalla crisi. E’ innegabile, Lele mora è una degli migliori teste d’uovo del berlusconismo.

LA versione ufficiale ancora una volta prende il sopravvento. Si perdono i riferimenti: tutto è nato dalla magistratura e non dal comportamento di Silvio il Pirapo. Non dal suo interessamento e dal suo intervento il questura per liberare Ruby, ma dalla cattiveria della Bocassini. E a forza di ripetere che lui a casa sua fa quello che vuole, che lui comunque non ha fatto niete di male, e che è suo diritto andare con chi vuole come e quando lui vuole, e che lui non va a puttane perchè non paga la prestazione delle ragazze. E se allunga qualche soldo è solo perchè lui è generoso .. e su questo rovesciamento delle cose ancora una volta lui propone il suo modello vincente. Seguite il suo modello vincente, seguite il modello dei suoi amici e delle sue ragazze… loro sono belle, ricche, hanno successo sia che si tratti di diventare escort, velina, onorevole o ministro. Questo è il modello: seguitelo e vi troverete bene.

Se questa volta dovesse cadere sarebbe un duro colpo alla sua figura. Ma pensate solo per un attimo che anche questa volta Silvio il Priapo resti in sella… voi credete che sceglierebbe la strada del “ridimensionamento?” Placherebbe solo per un po’ la sua smania sessuale e la sua voglia di farsi vedere come l’uomo di successo che è?

No, se riesce a stare in piedi, farà di tutto per alzare ancora di più il tiro. ancora più scandalo! sempre più scandalo perchè è questo che vuole la nuova morale. Vince chifrega gli altri e soprattutto chi frega gli altri rompendo le regole del gioco. Il modello Silvio è l’esatta rappresentazione del modello di speculazione finanziaria messa il piedi da chi inventa i titoli tossici… Fregare gli altri è il presupposto morale su cui si fonda un solido successo sociale.

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la grande depressione

Posted by vaiattila su 18 novembre 2010

il mio potente centro studi economico lo aveva previsto già con largo anticipo rispetto alla concorrenza. Così solo oggi, con notevole ritardo anche il centro studi delle Confindustria, mette in discussione la possibilità di arrivare ad una crescita per il 2010 del 1%. di PIL

Io, però, privilegio di un osservatorio straordinario che è quello di vivere a pieno la crisi, nel mezzo del Veneto dei capannoni e per di più in un affanno economico personale che mi fa toccare con mano l’assenza di ogni pospettiva che attanaglia ogni piccolo imprenditore.

Sono mesi che piove quasi ogni giorno ed ogni giorno si annuncia un emergenza. Un emergenza ambientale che si sposa con un emergenza economica ma che definirei, più che produttiva, un emergenza di modello: che cavolo di modello produttivo vogliamo perseguire?

Per anni le illuminate forze intellettuali della destra e della sinistra hanno “parlato” di sviluppo legando comunque questo “sviluppo” all’idea che dovessimo puntare su una produzione tecnologicamente più avanzata, abbandonando progressivamente l’attività manifatturiera di piccolo cabotaggio. E’ inutile che ti metti a fare concorrenza ai cinesi producendo magliette di cotone… fai cose ad alto contenuto tecnologico o ad alto valore aggiunto puntando sugli elementi forti della nostra economia, l’alto valore tecnologico e l’alto valore estetico.

Come se Cina e India non fosse in grado di “competere” sul piano dell tecnologia… mi pare di capire che così non sia, anzi. E attenzione: anche nel mercato dell’arte cina ed india stanno sempre di più pesando. Non è secondario. Noi italiani siamo assenti dal mercato internazionale ormai dai tempi della transavanguardia…..(sono trent’anni che non contiamo nulla …)  loro nel mercato internazionale, invece, ci stanno sempre di più…..

Così, ragionando astrattamente, nessuno che abbia focalizzato l’attenzione, la vera attenzione, su quella che è la grande arretratezza italiana che si chiama “pubblica amministrazione”. E’ vero, ogni tanto Confindustria si rammenta di questo bubbone e lo sciorina nel convegni e nelle feste di rappresentanza , ma sembra quasi un tentativo di “cercare scuse” per la impossibilità di uscita o semplicemente per frenare la particolare crisi italiana... Per due anni il nostro governo ci ha raccontato la fiaba della Germania che soffriva quanto e più di noi… ora che la Germania traina una crescita europea dalla quale siamo tragicamente esclusi, abbiamo perso il riferimento.

Ma dove era la Confindustria e dove era veramente l’opposizione, quando si parlava di “riforma” della Pubblica amministrazione?

Se si fanno a vedere le proiezioni di Repubblica si vedeva il ministro più amato dagli italiani schizzare al massimo del gradimento… e si vedeva lui, l’intellettuale, l’economista, il decisionista, il tagliatore di teste, il giustiziere, il castigatore dell’assenteismo, il riformatore, il rivoluzionario portare avanti una splendida riforma della pubblica amministrazione che nel giro di pochi mesi metteva l’Italia in grado di “competere” .. anzi di essere all’avanguardia di una riforma, anche tecnologica, a costo zero.

Così si rispolveravano tutte le grandi innovazioni dallo sportello unico, alla digitalizzazione della PA, al  telelavoro, alla firma informatica, alla mail certificata… tutta roba che si ritrova già regolata da leggi del 2000 e precedenti, allora disattese ed oggi rilanciate come novità assolute….

MA siamo ancora là. Fermi ad enunciare riforme che non saranno mai applicate ma se dovessero essere applicate, mostrerebbero tutta la loro strutturale debolezza, perchè sono operazioni che non vanno mai al nocciolo della questione. Non colgono, cioè l’essenza di un apparato statale del tutto inadeguato,

E’ una inadeguatezza che risale, probabilmente, al dopoguerra, ma che è stata nutrita dagli anni della Milano da bere, dal tangentismo, dalla interferenza continua tra politica, clientelismo e affarismo…E questo andava bene ad una parte molto aggressiva della borghesia italiana costituita da banchieri e costruttori siano essi stati Berlusconi (edilnord) o Agrnelli (impregilo), Ligresti o Caltagirone. E cito solo questi, ma è evidente come, solo ad evocare questo nomi, si evochi un incrocio tra imprenditoria e politica che non poteva che trarre beneficio dalla inefficienza della pubblica amministrazione. E questo solo per rappresentare un qualcosa di evidente a chi ha seguito anche distrattamente la politica italiana dagli anni settanta ad oggi. Ma ogni comune, dal più grande al più piccolo, ha avuto il suo intreccio affaristico…. è stato ed è l’unico modo di avere lavoro. Anche adesso che non c’è più trippa.

Non ho dubbi nell’affermare che chi, politico o pubblico funzionario, abbia tentato di lavorare correttamente dentro questo meccanismo, sia stato alla fine o emarginato o integrato nel sistema per getto della spugna. Sicuramente chi lavora secondo correttezza e senza venire a compromessi col nemico, viene, in un modo o nell’altro, espulso da sistema amministrativo perchè rappresenta una minaccia  ed un ostacolo alla macchina dello stato.

Non è solo il racconto di tangentopoli. E’ anche quello della protezione civile e di tante altre piccole e grandi attività di cricche  consorterie,  lobby,  cosche, gruppi di amici, compagni di merenda e dove non sai più chi sia causa e chi sia effetto di questo sistema. Come sintetizzava meravigliosamente bene Bossi “è tutto un magna manga” e nulla ha fatto, lui, per restarne fuori… anzi!

Ma in tutti questi anni non si è creato un vero movimento di riforma delle istituzioni, perchè è sempre mancata da noi una “visione” strategica della nostra società. E d’altra parte ad una società così corrotta e così incline a spogliare la funzione pubblica che cosa interessava creare una visione strategica? un idea di società che uscisse dalle generiche affermazioni di “giustizia sociale” (proclamata indistintamente da tutti e perfino implicita nel sogno berlusconiano di “più di tutto per tutti”).

Nemmeno la sinistra che almeno questo sforzo sotto Berlinguer lo aveva in qualche modo tentato, ha prodotto alcunchè: Che cosa si cela dietro lo “sviluppo” richiesto da Bersani? quale sviluppo, quale economia, quale Stato? Ed è solo un problema di “buona amministrazione”?

ne dubito.

Il fatto è che siamo entrati in una grande depressione. Peggio di quella fatidica degli anni trenta, aggravata dalla nostra “pesantezza” italica, e da questo scempio ambientale che ci ritroviamo proprio per effetto di quella rapina del territorio che il connubio affari e politica ha ampiamente contribuito a costruire.

E possiamo chiedere a questa classe politica ed imprenditoriale di tirarci fuori da questa depressione?

Sperarlo è solo follia: qualcos’altro deve necessariamente succedere e non è detto che questo vada nella direzione che sarebbe lecito augurarsi…

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riforme

Posted by vaiattila su 17 aprile 2010

Ricordo la fine degli anni sessanta del secolo scorso. Il Partito Comunista aveva preso a definirsi “riformista” e non solo nella sua componente più spostata verso il centro(Amendola, Napolitano) ma anche in quella di matrice più ortodossa.

Io ero giovane, ma nutrivo qualche diffidenza nei confronti del PCI. Ero più interessato ai movimenti non violenti,  distribuivo a scuola una rivista che si chiamava, mi pare,” azione non violenta” di Aldo Capitini, provavo un profondo disagio e distrezzo per quanto i mitici ” americani” stavano combinando in Vietnam,  avevo letto il “che fare” di Lenin e poi mi ero avventurato in Marxismo ed empiriocriticismo e avevo deciso, dentro di me, che il buon Lenin proprio non mi piaceva… poco più tardi, all’esplodere del mito di Mao, mi ero rifiutato anche solo di leggere il “libretto rosso”… però, devo dire, che all’epoca il dibatitto politico era appassionante.

Bastava al liceo avere un professore in qualche modo  vicino al PCI che molto spesso le lezioni si trasformavano in veri dibattiti, aperti, appassionati e molto stimolanti. Così come era facile andare verso un osteria qualsiasi la sera e ritrovarsi coinvolti in discussioni a non finire. Ma anche le parrocchie e le associazioni cattoliche erano piene di dibattiti Dal catechismo olandese, a don Milani, da l’Isolotto al Concilio…

Io ero diventato abbastanza amico di un professore all’epoca di stretta osservanza pci. Succedeva anche che qualche volta mi invitasse a pranzo  e nascevano delle discussioni animatissime alle quali partecipava anche sua moglie, che era perfino più intrigata dentro la politica di lui. Io non capivo, all’epoca, che cosa significasse volere le riforme.

Bisogna fare la riforma della santità

Bisogna fare la riforma dell’agricoltura

Bisogna fare la riforma della scuola

e via dicendo. Il mio amico vedeva lo stato di allora totalmente fermo, in vent’anni dalla resistenza non si è cambiato nulla … basterebbe una riforma, una sola e la società si  mette in un ciclo di modifiche progressiste modificando l’intero assetto statale, i rapporti sociali, i rapporti tra le classi (all’ epoca si parlava ancora di classi!)

Io ero molto scettico, ma ero anche molto giovane. Le riforme mi dicevano poco, molto poco.

Poco alla volta le riforme, però si fecero. Mi pare di ricordare il famoso Piano verde di Ferrari Agradi (mi pare sia stata, quella agraria, una riforma pessima, ma è solo un impressione)  poi ci furono le regioni e il decentramento, poi la riforma sanitaria, poi venti o trenta riforme della scuola, e via cantando.

Ma per tutti gli anni ottanta il tema del riformismo restò vivo. Poi, con la seconda repubblica, a parlare di riforme fu principalmente la destra.

Prima di tutto la grande riforma fiscale. Due aliquote, la più grande attorno al 30% perchè, secondo il Grande Riformatore, Silvio Berlusconi, era più o meno quello che era  umanamente tollerabile, poi la riforma del federalismo, poi la riforma della pubblica amministrazione e quella della giustizia, e poi la mamma di tutte le riforme: la riforma della Costituzione.

C’è da dire che Silvio ha trovato alcune difficoltà nel suo cammino riformista. Prima di tutto la magistratura comunista. In un paese dove i vari ragruppamenti ispirati al comunismo non raggiungono nemmeno un quorum minimo, questi sono riusciti ad impossessarsi di tutta la magistratura. Dalla piccola pretura fino alla corte di cassazione e alla corte costituzionale è tutto in mano ai comunisti. Io lo so perchè ho visto magistrati che leggono La Repubblica ed altri che pretendono di mettere in discussione le leggi fatte dal popolo definendole incostituzionali.

Il grande riformista, appunto, ha trovato molto difficoltà sul suo cammino.

Finalmente, però, dopo il suo grande successo elettorale alle regionali ultime, ha potuto uscirsene con un “finalmente!” ora nessuno potrà impedirmi di fare le riforme. (prima c’era un’entità non meglio identificata che gli impediva di sistemare le cose di questo povero paese) .

Passano solo pochi giorni che Fini, il vecchio Fini, l’uomo che da Silvio è stato sdoganato dal ruolo di opposizione di destra un tantino filo fascista, e per questo non del tutto apprezzato dalla nostra borghesia illuminata, si mette un po’ di traverso. Rivendica una visibilità che il binomio Bossi Berlusconi non gli lascia.

Non sarà che per questo saltano le riforme?  Visto i presupposto delle riforme c’è da augurarselo.

Intanto, con la solita stupidità che ci contraddistingue, io e mia moglie ci chiediamo se, per caso, non stiamo cadendo in un nuovo fascismo. Ma ormai in Italia non esistono più luoghi dove la gente normale possa discutere. Lo fanno per noi  pochi eletti in televisione. e noi assistiamo tranquilli, a questo chiacchierare litigioso e senza spessore, a questa sequela di stupidate recitate male e senza costrutto. Però siamo comodamente seduti in salotto…

E’ un bel vivere.!!!!!

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il caso Marrazzo

Posted by vaiattila su 26 ottobre 2009

Il caso Marrazzo continua a tenere banco.

A desta, a sinistra. Si discute della questione con una passione degna di miglior argomento. Eppure è su questo che dibattiamo. Ne facciamo un fatto di costume, di morale, di chiacchiera, di politica, di questo e di quello.

Un fatto strettamente personale potrebbe essere letto semplicemente come un fatto strettamente personale. Ma a questo punto non avemmo nulla da dire: sono fatti suoi. Invece in un fatto come quello di Marrazzo ci possiamo mettere di tutto: il sesso, la corruzione, la politica, gli affari, i sentimenti, la droga.  Possimo tranquillamente inventare, interpretare, sputtanare,  disquisire di politica di arte  di astrofisica di sessuologia di morale.

C’è chi anche azzarda una sorta di parallelismo con il caso di Berlusconi. Ma chi tenta una cosa del genere non può che fermarsi su una strada senza uscita. Nno c’è alcuna similitudine tra Marrazzo e Berlusconi (e qua mi smentisco perchè anch’io avevo insinuato che Marrazzo stesse studuando da Presidente del Consiglio:..). Berlusconi, anche quando va con le prostitute, lo fa per cominicarci la propria potenza, l’essere il superuomo che ci guida sicuro fuori dal guado. A questa potenza della natura noi dobbiamo tributare un giudizio che non può fermarsi al quello normale: lui normale non è. Le nostre leggi sia civili, che penali che morali non sono in grado di essere applicate a questo unto del signore. Chi è al di là del bene e del male risponde a meccaniche del tutto diverse da quelle normali. Noi dobbiamo solo capire questo ed accettare la sospensione del giudizio: non è alla nostra portata.  Infatti appena qualcuno si azzarda a dare delle vicende del presidente del Consiglio una interpretazione normale, subito si leva il coro dei suoi sacerdoti a ricordarci che i disegni di dio sono imperscrutabili, mentre dalle caserme si leva uno sferragliare d’armi e dai tribunali si leva la voce, leggermente sgnanfa, dell’avvocato di dio…

Marrazzo, poverino, è uno di noi e allora si dia la stura alle nostre geniali interpretazioni.

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Napolitano: voi non lo sapete….

Posted by vaiattila su 4 ottobre 2009

Napolitano, firmando quello che è lo scudo fiscale di Alberto da Giussano, ci viene a raccontare la fiaba dell’orso.

Presidente! Presidente! non cada anche lei nell’errore di crederci tutti, ma proprio tutti, dei cretini! Lei dice che non firmare non ha senso perchè poi il parlamento rivota la legge così come sta e lei, come afferma la Costrituzione, è costretto a firmarla… ma mentre dice questo, che noi sappiamo che è anche vero, lei fa un grave torto alla nostra intelligenza.

Infatti, Presidente, lei dice: “Se non firmo oggi il Parlamento vota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente”. (così virgolettato riporta la stampa…) Come si permette,  Signor Presidente, di insinuare che noi non conosciamo la Costituzione?! Come si permette di affermare che una mancata firma del Presidente nno significhi nulla? Significa, eccome!

Signor Presidente, in un parlamento che vota questa legge orribile con pochi voti di scarto, con onerevoli che si turano il naso per votare una legge infame e alcuni che si scordano di presenziare alla riunione della camera la sua mancata promulgazione della legge avrebbe un siginficato morale enorme. Certo, il parlamento la potrebbe votare di nuovo, ma almeno che si sappia che il custode della costituzione ha detto che la legge non è propriamente decente….

E questo non è nulla, secondo lei?

Presidente, c’è poi il fatto che lei ci dà degli ingnoranti… e no!  Presidente, questo non lo possimo accettare… noi la costituizione la conosciamo e perfino fu oggetto delle nostre tesi di laurea…

anzi se vuole le diamo alcune ripetizioni in materia…..

che brutta figura… signor Presidente!

poteva risparmiarsi almeno questa supponenza!

Ah, lei chiede chi siamo noi?

Noi siamo quelli sfigati che si prendono le mazzate sui denti, quelli che nei palazzi del potere non ci sono mai andati, quelli che vanno in piazza a difendere la libertà di stampa, quelli che sono preoccupati per come sta andando questa nostra italitta..quelli che crescono i figli cercando di dare loro un qualche valore ed un qualche senso di rispetto per le regole e per gli altri…e che si rendono conto che stanno insegnondo a loro a diventare dei perdenti…

merda! Signor presidente, ora mi ha fatto proprio incazzare!

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sono indignato!

Posted by vaiattila su 2 ottobre 2009

lui è là che sorride coperto da uno strato di cerone..

perchè sorride?

lui le parla dei suoi successi, mentre nell’aria si diffondono le note di “per fortuna che Silvio c’è!”

lei è seria come un pierrot.

Lui, gentile, le chiede cosa la affligge e lei racconta la drammatica storia di suo padre suicida… l’agriturismo… i permessi non concessi…. le opere abusive….

lui le sorride…

sullo schermo le immagini di lui che parla a G8, che stringe la mano ad Obama, che fa le corna a Sarcò (ignaro che Carlà abbia  un debole per lui), che bacia la mano al papa, che bacia uno stalliere di passaggio, che parla all’ONU, che consegna case…

lei continua a raccontare le sue vicende disastrose e pietose… perchè a lei non è dato fare abusivisimi? perchè a lei è negato ogni diritto naturale come quello di essere eletta al parlamento europeo, costruire sulle aree demaniali, dover sottoporre i suoi diritti di libera cittadina a delle leggi becere e illiberali?

lui la capisce. E’ una comprensione che va nel profondo: è vero, costruire sui beni del demanio è un diritto naturale, non dovremmo essere così vessatori… anche mandare una bella ragazza al parlamento è sempre meglio che mandare un vecchio trombone… Vuoi mettere? …. pensa… dicono che frequento poco le camere… certo se non fosse per qualche ragazza che ho portato io ci sarebbe da aver paura ad entrare in quelle aule sorde e grigie… pensa che bello sarebbe entrare al parlamento ed essere accolto da una schera di ragazze giovani e belle… tutte con i loro vestitini neri, ornate di farfalline….Allora si che andrei al parlamento…

lui, tenero, le promette un posto da deputato

lei insiste. non ne me frega niente di fare il deputato…. io nella vita ho una missione che è quella di terminare il lavoro di mio padre… morto suicida per colpa di uno stato opresivo, illiberale e schifosamente padrone…

lui la capisce… anche lui è contro questo stato illiberale, opprimente, triste, pieno di regole e leggi che non consentono sviluppo, gioia divertimento…

tutto questo divide l’Italia, ne indigna una parte per un motivo un altra per un altro… siamo un popolo di indignati!

lui sorride….

PEr fortuna che c’è Belpietro che incalza severo e non molla l’osso come un moderno Savonarola… chi le da i soldi a lei? chi la paga? quali sono i suoi redditi? …..dietro si affacciano ipotesi di complotti: D’Alema? Franceschini? Di Pietro?

chi la paga? Da dove le arrivano i soldi?

chi sono i suoi clienti?

detta tra noi…. : mi sembra tutta una vicenda di alto livello….

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il commercio mondiale e le balle del G8

Posted by vaiattila su 11 luglio 2009

Il commercio internazionale, annuncia Berlusconi, “sarà libero e i paesi poveri potranno vendere i loro prodotti a chi vuole comprarli” Così ha parlato un esponente del G8. E a me è corso un brivido per la schiena. Possibile che un imprenditore, uno che è stato nel commercio da sempre, sia così ignorante?

Sto leggendo in questi giorni “ritorno alla terra” di Vandana Shiva. Baterebbe leggere alcuni brani per capire quanto l’affermazione di Berlusconi possa suonare offensiva agli orecchi di chiunque abbia un briciolo di conoscenza di come funziona il mercato.

Non voglio passare per un estremista  ambientale, anche se sempre di più le mie posizioni, su questi temi, si stanno radicalizzando. Più leggo, studio  e lavoro dentro il mondo della produzione agro-alimentare e più mi pare evidente la follia del nostro sistema produttivo e la mancanza di prospettiva della nostra società.

Faccio un esempio che ognuno può tranquillamente verificare.

oggi 11 luglio 2009  il grano duro di produzione nazionale alla borsa valori vale 245 euro a tonnellata. Questo è il prezzo che viene pagato al consorzio o alla gande azienda agricola che vende il proprio prodotto. Al piccolo contandino che ha coltivato, va comunqeu meno…Se gli va bene, ma proprio bene bene,  arriva attorno ai 200 euro a tonnellata.

Quanto produce un ettaro di terreno messo a grano duro. Dipende molto dalal zona e da altri fattori. Mediamente tra i 30, 40 quintali ad ettaro. Nei casi di assoluta eccellenza produttiva si puù arrivare anche a 5 tonellate per ettato. LçA media solitamente viene calcolata di 3 tonnellate ad ettaro.

dunque al contadino un ettaro di grano duro può rendere al massimo  1225 (245 x 5) euro per ettaro. Da questo fanno tolti i costi vivi… carburante, sementi, concimi, antiparassitari, ecc..  se poi ci mettiamo il lavoro del nostro contadino io credo che sia assolutamente verosimile che il contadino ci rimetta… Nella pratica di oggi succede che il consorzio della zona fornisca lui la semente, i fertilizzanti e tuttal la chimica di supporto alla produzione… poi  il consorzio acquista direttamente  il prodotto pagandolo realmente attorno ai 145 euro a tonellata. Questo è quanto avviene. Il contadino sta a questo gioco perchè così riducono i suoi rischi e perchè non ha margine per investire nelle materia prime. Questo è quanto avviene oggi in Italia. Cioè da un ettaro a grano duro il contadino percepisce  circa € 500 .

Nella pianura padana comperare un ettaro di terreno agricolo costa attorno ai 100.000 euri… Questo tanto per capire la follia del commercio.

Dunque il nostro grano duro viene venduto in prevalenza alla Barilla che lo compera appunto 245 euro a tonnellata.

in questi giorni il contadino percepisce 7 o 8 centesimi per ogni chilo di zucchine. Per raccogliere e portare al mercato all’ingrosso un quintale di zucchine ci perde 4 ore di tempo e di guadagna ben 7 euro!

E qua siamo nel cuore del sistema capitalistico.

Dunque i paesi poveri potranno vendere i loro prodotti a noi, Dice il nostro Presidente. Questo è il peggior insulto che si può fare: Ricorda quello che disse MAria Antonietta a chi le faceva presente che il popolo non aveva più pane… ma che mangino brioches! Così Silvio, che da un lato si fa paladino degli aiuti umanitari, dall altro predica la possibilità per questi paesi di poter esportare i loro prodotti da noi. Ma che storia è questa? Cina e alcune multinazionali comprano ed investono in terreni ferili in Africa, ma non certo per produrre per il terzo mondo, ma per i paesi ricchi: è forse a questo che si riferisce Berlusconi.

 Il mercato aperto ai  “paesi poveri” dovrà basarsi su tre principi, aggiunge Berlusconi: “Sacralità del diritto di proprietà, etica dei mercati, trasparenza”.

E sulla parola etica mi fermo e mi girano le palle!

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le questioni morali

Posted by vaiattila su 24 febbraio 2009

Le posizioni di Rutelli e soci riguardano la morale. Cioè sono questioni etiche. In quanto tali, ovviamente, non possono essere oggetto di patteggiamento. Quindi se l’onorevole Rutelli e soci sono eticamente contro l’idea che una possa decidere di suo cosa fare della propria vita futura in presenza di una condizione di fatto vegetativa, non possiamo che decidere di rispettare la coscienza di costoro.

Loro hanno l’etica anche per noi. Ed è fastidioso, Perchè l’etica a volte punge, incalza, infiamma. L’etica ti impedisce di assecondare gli istinti più bassi e più triviali. Quando per esempio incorri ingiustamente nelle maglie della giustizia e ti accusano, chessò, di aver corrotto dei giudici per ottenere alcuni vantaggi in un procedimento arbitrale, allora l’etica ti spinge a modificare le leggi, per tutelare, appunto l’etica.

Questa diatriba che infiamma oggi gli animi e spacca (spacca? ma facciamo un reverendum dentro il PD per vedere quanti stanno con Rittini?) anche il Partito Democratico è simile a quella fatta a suo tempo sul divorzio e sull’aborto. E anche a suo tempo le questioni etiche stavano al centro del dibattito.

PEr esempio la destra dell’epoca era tutta contro il divorzio. Era una destra sana ed eticamente difendeva la famiglia. Eccoli là, ora, dopo qualche anno i difensori della famiglia, Berlusconi, Fini, Casini, ecc… tutti divorziati dimentichi che loro o i loro patri spirituali fecero una strenua lotta per l’etica comune… e così oggi, ancora Casini, Berlusconi, Rutelli a fare una lotta etica per la vita… quella degli altri, si capisce perchè quando si parla di scelte etiche loro non prendono in considerazione  che loro possono scegliere per loro ma chi non è d’accordo con loro può scegliere per quello che riguarda la propria personale scelta…

Dunqie la scelta etica di Rutelli riguarda il suo diritto di impedire a me di scegliere secondo la mia etica. Io devo scegliere secondo l’etica di quello stronzo… non grazie.

Intanto però potremmo fare le ronde etiche e vigilare democraticamente che tutto proceda secondo la coscienza dei nostri governanti, ma anche (eccolo qua!) oppositori.

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Catania

Posted by vaiattila su 3 ottobre 2008

Una città in dissesto ha diritto di vivere comunque. Così l’aiutino dato da Silvio alla città dissestata e derubata dal grande medico del Capo, non è che un atto dovuto.

Protestano leghisti, dipietristi, democratici, financo qualche perplessità tra i governativi doc. Regalare 140 milioni a fondo perduto ad una città che ha dilapidato cospicue sostanze grazie alla gioiosa compagnia di forzaitalioti e di autonomisti lombardiani è un atto di pura generosità che tutti noi sudditi facciamo nei confronti dei nostri fratelli. Quelli non sono soldi che ci vengono presi dalle nostre tasche. Ma serviranno? Si parla di un dissesto di 700 milioni di euri. Dovremmo ripianare tutto. C’è una legge, quella che regola la vita dei nostri enti locali che dice che i debiti fuori bilancio, ossia senza copertura finanziaria, sono atti nulli per l’amministrazione. Impegnano solo chi li ha sottoscritti personalmente, che ne rispondono a tutti gli effetti… Questo è un presupposto che difficilmente viene rispettato nel nostro paese.

I debiti di alitalia li devo pagare io. quelli di catania li devo pagare io, i costi per le nostre inottemperanze all’accordo di Kyoto li devo pagare io…e via dicendo. Ma che cavolo! credete che io i soldi li trovi sotto i sassi? Sarà bene cambiare aria… ladri!

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figli d’arte

Posted by vaiattila su 3 ottobre 2008

La stampa ci riferisce di un seminario su etica ed impresa promosso ed organizzato da giovani figli d’arte. I pargoli dei Berlusconi, dei Ligresti, dei Larussa, discutono di impresa e discutono anche di etica: E questo è bene.  Barbara, poi, che è figlia di cotanto padre, ma che è pure simpatica perchè seria e sbarazzina allo stesso tempo, ci garantisce che la società Fininvest, dove siede pure nel coniglio di amministrazione, è una società dove l’etica sta di casa.

Non c’è dubbio. Basta guardare come la fininvest si comporta con la concorrenza: ottimi rapporti, improntati al massimo rispetto.Certo, Barbara l’etaca ce l’ha nel sangue. O no?

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