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la grande depressione

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la grande depressione

Posted by vaiattila su 18 novembre 2010

il mio potente centro studi economico lo aveva previsto già con largo anticipo rispetto alla concorrenza. Così solo oggi, con notevole ritardo anche il centro studi delle Confindustria, mette in discussione la possibilità di arrivare ad una crescita per il 2010 del 1%. di PIL

Io, però, privilegio di un osservatorio straordinario che è quello di vivere a pieno la crisi, nel mezzo del Veneto dei capannoni e per di più in un affanno economico personale che mi fa toccare con mano l’assenza di ogni pospettiva che attanaglia ogni piccolo imprenditore.

Sono mesi che piove quasi ogni giorno ed ogni giorno si annuncia un emergenza. Un emergenza ambientale che si sposa con un emergenza economica ma che definirei, più che produttiva, un emergenza di modello: che cavolo di modello produttivo vogliamo perseguire?

Per anni le illuminate forze intellettuali della destra e della sinistra hanno “parlato” di sviluppo legando comunque questo “sviluppo” all’idea che dovessimo puntare su una produzione tecnologicamente più avanzata, abbandonando progressivamente l’attività manifatturiera di piccolo cabotaggio. E’ inutile che ti metti a fare concorrenza ai cinesi producendo magliette di cotone… fai cose ad alto contenuto tecnologico o ad alto valore aggiunto puntando sugli elementi forti della nostra economia, l’alto valore tecnologico e l’alto valore estetico.

Come se Cina e India non fosse in grado di “competere” sul piano dell tecnologia… mi pare di capire che così non sia, anzi. E attenzione: anche nel mercato dell’arte cina ed india stanno sempre di più pesando. Non è secondario. Noi italiani siamo assenti dal mercato internazionale ormai dai tempi della transavanguardia…..(sono trent’anni che non contiamo nulla …)  loro nel mercato internazionale, invece, ci stanno sempre di più…..

Così, ragionando astrattamente, nessuno che abbia focalizzato l’attenzione, la vera attenzione, su quella che è la grande arretratezza italiana che si chiama “pubblica amministrazione”. E’ vero, ogni tanto Confindustria si rammenta di questo bubbone e lo sciorina nel convegni e nelle feste di rappresentanza , ma sembra quasi un tentativo di “cercare scuse” per la impossibilità di uscita o semplicemente per frenare la particolare crisi italiana... Per due anni il nostro governo ci ha raccontato la fiaba della Germania che soffriva quanto e più di noi… ora che la Germania traina una crescita europea dalla quale siamo tragicamente esclusi, abbiamo perso il riferimento.

Ma dove era la Confindustria e dove era veramente l’opposizione, quando si parlava di “riforma” della Pubblica amministrazione?

Se si fanno a vedere le proiezioni di Repubblica si vedeva il ministro più amato dagli italiani schizzare al massimo del gradimento… e si vedeva lui, l’intellettuale, l’economista, il decisionista, il tagliatore di teste, il giustiziere, il castigatore dell’assenteismo, il riformatore, il rivoluzionario portare avanti una splendida riforma della pubblica amministrazione che nel giro di pochi mesi metteva l’Italia in grado di “competere” .. anzi di essere all’avanguardia di una riforma, anche tecnologica, a costo zero.

Così si rispolveravano tutte le grandi innovazioni dallo sportello unico, alla digitalizzazione della PA, al  telelavoro, alla firma informatica, alla mail certificata… tutta roba che si ritrova già regolata da leggi del 2000 e precedenti, allora disattese ed oggi rilanciate come novità assolute….

MA siamo ancora là. Fermi ad enunciare riforme che non saranno mai applicate ma se dovessero essere applicate, mostrerebbero tutta la loro strutturale debolezza, perchè sono operazioni che non vanno mai al nocciolo della questione. Non colgono, cioè l’essenza di un apparato statale del tutto inadeguato,

E’ una inadeguatezza che risale, probabilmente, al dopoguerra, ma che è stata nutrita dagli anni della Milano da bere, dal tangentismo, dalla interferenza continua tra politica, clientelismo e affarismo…E questo andava bene ad una parte molto aggressiva della borghesia italiana costituita da banchieri e costruttori siano essi stati Berlusconi (edilnord) o Agrnelli (impregilo), Ligresti o Caltagirone. E cito solo questi, ma è evidente come, solo ad evocare questo nomi, si evochi un incrocio tra imprenditoria e politica che non poteva che trarre beneficio dalla inefficienza della pubblica amministrazione. E questo solo per rappresentare un qualcosa di evidente a chi ha seguito anche distrattamente la politica italiana dagli anni settanta ad oggi. Ma ogni comune, dal più grande al più piccolo, ha avuto il suo intreccio affaristico…. è stato ed è l’unico modo di avere lavoro. Anche adesso che non c’è più trippa.

Non ho dubbi nell’affermare che chi, politico o pubblico funzionario, abbia tentato di lavorare correttamente dentro questo meccanismo, sia stato alla fine o emarginato o integrato nel sistema per getto della spugna. Sicuramente chi lavora secondo correttezza e senza venire a compromessi col nemico, viene, in un modo o nell’altro, espulso da sistema amministrativo perchè rappresenta una minaccia  ed un ostacolo alla macchina dello stato.

Non è solo il racconto di tangentopoli. E’ anche quello della protezione civile e di tante altre piccole e grandi attività di cricche  consorterie,  lobby,  cosche, gruppi di amici, compagni di merenda e dove non sai più chi sia causa e chi sia effetto di questo sistema. Come sintetizzava meravigliosamente bene Bossi “è tutto un magna manga” e nulla ha fatto, lui, per restarne fuori… anzi!

Ma in tutti questi anni non si è creato un vero movimento di riforma delle istituzioni, perchè è sempre mancata da noi una “visione” strategica della nostra società. E d’altra parte ad una società così corrotta e così incline a spogliare la funzione pubblica che cosa interessava creare una visione strategica? un idea di società che uscisse dalle generiche affermazioni di “giustizia sociale” (proclamata indistintamente da tutti e perfino implicita nel sogno berlusconiano di “più di tutto per tutti”).

Nemmeno la sinistra che almeno questo sforzo sotto Berlinguer lo aveva in qualche modo tentato, ha prodotto alcunchè: Che cosa si cela dietro lo “sviluppo” richiesto da Bersani? quale sviluppo, quale economia, quale Stato? Ed è solo un problema di “buona amministrazione”?

ne dubito.

Il fatto è che siamo entrati in una grande depressione. Peggio di quella fatidica degli anni trenta, aggravata dalla nostra “pesantezza” italica, e da questo scempio ambientale che ci ritroviamo proprio per effetto di quella rapina del territorio che il connubio affari e politica ha ampiamente contribuito a costruire.

E possiamo chiedere a questa classe politica ed imprenditoriale di tirarci fuori da questa depressione?

Sperarlo è solo follia: qualcos’altro deve necessariamente succedere e non è detto che questo vada nella direzione che sarebbe lecito augurarsi…

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La riforma Brunetta – capitolo secondo

Posted by vaiattila su 8 ottobre 2010

conoscere la pubblica amministrazione

Appena assunto l’incarico di Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione il professor Renato Brunetta comincia a martellare gli organi di informazione con la sua campagna contro i fannulloni riscuotendo simpatie ed ampi consensi da ogni parte, compresa l’opposizione che si limita a storcere il naso solo rispetto agli atteggiamenti un po’ sopra le righe talvolta ostentati dal Ministro.

Il Governo Berlusconi prende l’avvio l’8 maggio 2008. Il 25 giugno 2008, a tempo di record, viene emanato il decreto legge 112: “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. Dentro questo decreto legge ci stanno pure le prime norme contro i fannulloni della pubblica amministrazione.

Già a luglio, quindi trascorso neanche un mese, il ministro Brunetta può dichiarare in una intervista al Secolo XIX che l’assenteismo nella pubblica amministrazione è calato a luglio del 30%. A questo annuncio resto letteralmente basito. Come è possibile che in soli tre giorni la pubblica amministrazione abbia già raccolto un dato tanto complesso?

Chiunque abbia una conoscenza anche sommaria di quanto vasta sia l’articolazione della pubblica amministrazione non può che chiedersi su quali elementi il ministro poggi le proprie statistiche.

Se lo Chiede anche Giulio Zanella sul blog Noise From Amerika.org. Ma all’inizio della vicenda l’unico detentore del dato resta solo e sempre lui: il Ministro.

Mi immagino che l’indagine sia a campione e che il campione dovrebbe prendere in considerazione, per esempio un ministero, almeno un grande comune del nord, e uno del sud, almeno una decina di comuni medi sparsi per l’Italia e qualche altro ente, una Regione…Si fa presto a dire. Per chi non ha idea di cosa sia una pubblica amministrazione…

Quando fui costretto a fare il fannullone per la prima volta, perchè, come ho già detto, mi ritrovai a finire il lavoro troppo in fretta per i ritmi ordinari del mio comune, detti la mia disponibilità al sindacato aziendale di andare a consegnare nel vari posto di lavoro le comunicazioni sindacali fatte rigorosamente con il ciclostile..

Erano gli anni settanta e non esistevano mail o fax. Le consegne dei volantini, i comunicati di sciopero (quanti scioperi in quelli anni!) e quant’altro, erano fatti rigorosamente a mano.

Come una decina di altri miei colleghi , venivo messo in permesso sindacale per tutta la giornata, mi veniva dato un pacco di volantini e una lista ciclostilata di indirizzi…. di un solo quartiere. Il mio incarico, in quel giorno, consisteva di recarmi nei diversi uffici decentrati . Uno non se lo immagina nemmeno. Pensa al Comune e di solito lo individua in un edificio centrale della propria città. Municipio. Io lavoravo, appunto nella sede centrale, e avevo la percezione dell’esistenza di altre tre o quattro sedi decentrate… Ricordo che l’Urbanistica stava da una parte, e la pubblica istruzione in un altra ..

Invece erano pagine e pagine di indirizzi: la farmacia comunale di via tal dei tali, la scuola materna di questo, la biblioteca pubblica di quell’altro, la sezione decentrata del vigili motorizzati, la sezione decentrata dell’anagrafe, l’ufficio decentrato del mercato, quello della pesa pubblica, quello dei bagni pubblici… Per non parlare dei vari depositi e dei servizi dell’economato: il magazzino dell’illuminazione pubblica, quello del pronto intervento stradale, quello dell’archivio dell’Edilizia Privata…di chi più ne ha più ne metta.

Certo, negli anni settanta non esisteva l’informatica. Oggi il sistema di rilevamento delle presenze sul luogo di lavoro è molto cambiato. Esistono i badges. Uno arriva, accosta la sua tesserina al rilevatore ed è fatta… l’ufficio personale è in grado di sapere in tempo reale chi c’è in servizio quel giorno… per tutto l’ente. No, per quasi tutto l’ente, diciamo per un 95% dei nostri servizi, perchè chi non ha fatto il galoppino del sindacato negli anni settanta, non sa quanto sia “articolato” il proprio comune. Siccome fare una linea dedicata per mettere un rilevatore di presenze in tutti gli uffici del comune costa troppo (così almeno dicono, ma probabilmente oggi con pochi soldi si riesce a fare un ottimo sistema di rilevamento ) ci si affida ancora al buon vecchio telefono.

Immagino che la richiesta del ministro sia stata perentoria. Tu comune di …. devi darmi entro le ore 12 del giorno 1 agosto tutti i dati sulle presenze ed assenze del mese di luglio…. Panico. Il primo di agosto?! Con metà del personale in ferie! Gran parte dei dati li abbiamo di sistema, ma mancano i dati delle sezioni della polizia municipale, e quelli del sistema bibliotecario e quelli dell’ufficio verde pubblico (sette dipendenti) e quello dell’ufficio statistica (otto dipendenti compresi tre addetti al rilevamento dati ).

Telefonata alle nove di mattina al comando Polizia Comunale… vogliamo i dati delle presenze di tutte le sezioni.. Ma adesso non è possibile… sono tutti fuori… Come non è possibile?! Passami il comandante! Presto, reperire subito i vari capi sezione… parte un emergenza… subito tutti i dati, subito! E dall’altra parte, ma chi tiene le presenze del personale della sezione è in ferie, è in malattia, è in permesso per maternità… no, no! I dati e subito… emergenza!

E dal ministero telefonano concitati… a loro mancano un casino di dati e qualcuno del Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione comincia a sclerare, sono le dodici del primo agosto e i dati non ci sono ancora…

Io forse esagero e non prendo nemmeno in considerazione l’idea che da qualche parte qualcuno prenda un foglio excel e con molta professionalità si disimpegni con maestria… quale è il problema? Riduzione delle assenze per malattia? Ecco qua, Fatto!

Macchè, sono io che vaneggio, confuso dalla piccola realtà che conosco e non posso nemmeno immaginare i potenti mezzi di un Ministro che riesce ad avere in tempo reale i dati delle presenze della pubblica amministrazione. Venerdì trentuno luglio gli assenti di tutta la pubblica amministrazione in Italia sono tot, quindi la media di assenteismo del mesi di luglio è del trenta per cento meno del mese precedente. Poiché il primo agosto cade di sabato e poi, stando alle statistiche del ministero, il due agosto è domenica, va da sé che l’annuncio del grande trionfo della politica di riduzione dell’assenteismo può essere data alle stampe lunedì tre agosto 2008. Abbiamo ridotto l’assenteismo del 30%!

Un vero trionfo!

E’ evidente che non sono informato sui fatti e soprattutto ho una visione distorta e settoriale della questione.

Me lo conferma in modo palese l’uscita della “indagine pilota – monitoraggio delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici – seconda puntata -.periodo maggio/luglio 2007 – maggio/luglio 2008” pubblicata sul sito del ministero per la Pubblica Amministrazione in data non specificata ma che a pagina 5 dello stesso dichiara che “al momento della chiusura della rilevazione (ore 20,00 del 6/8/2008) le assenze per malattia registrate nel luglio 2008 si sono ridotte del 37,1% rispetto a quelle del 2007”

Il ministro aveva già previsto tutto.

In realtà tutto il sistema di rilevazione dei dati, almeno all’inizio, sembra abbastanza casereccio. E’ un campione causale. Alla prima puntata dell’indagine pilota, relativa al confronto giugno 2007 giugno 2008, partecipano 27 amministrazioni, alla seconda puntata le amministrazioni partecipanti salgono a 70. Poi subentra l’Istat che dà una sistematicità al metodo di rilevamento che assume un tono più serio, ma fatalmente meno interessante dal mio punto di vista, perchè i dati che ci dà l’Istat sono aggregati e “raccontano” un po’ meno della realtà.

Io non metto in dubbio il dato sulla diminuzione delle assenze, Mi sembra francamente poco interessante. Se all’improvviso si riducesse tutto l’assenteismo della pubblica amministrazione a zero, sono convinto che la produttività non cambierebbe di un etto. Cioè mi sento di smentire nella sostanza l’affermazione del ministero che esplicitamente afferma a pagina sei dell’indagine pilota che

l’aumento delle presenze dei dipendenti negli uffici pubblici (la stima è di oltre 25.000 persone in più) comporta più servizi e più qualità delle prestazioni offerte: meno code, maggiore reperibilità, minori chiusure per carenze di personale ecc…”

Ecco che ricompare la visione , per nulla confortata dalla realtà , che afferma meno assenteismo più produttività.

L’indagine casereccia del Ministro, invece, è molto interessante per un altro aspetto: nell’indagine pilota parte seconda sono riportate delle schede che alla riga H ed I riportano i provvedimenti disciplinari avviati e quelli conclusi nel periodo di riferimento dell’indagine.

Mi sono permesso di cimentarmi nell’arte statistica e scoprire così che solo il 42% delle amministrazioni pubbliche ha fatto anche solo una minima attività di repressione del fenomeno dell’assenteismo.

Ma il dato peggiore si riferisce a quello che accadeva prima che il ministro Brunetta iniziasse la sua crociata. Le 70 amministrazioni oggetto dell’indagine pilota occupano complessivamente 205.914 dipendenti. Nel mese di maggio 2007 le giornate di assenza complessive sono state 235.6423 con una media di assenze per malattia pari a 1,14.

LE amministrazioni che hanno intrapreso in quel periodo una attività di repressione dell’assenteismo sono state solo il 14%. Sono stati avviati in totale 163 procedimenti disciplinari e 108 si sono conclusi con una sanzione…

Una sanzione? Forse secondo qualcuno ci vorrebbe il licenziamento… siamo un popolo di giuslavoristi e di giustizialisti, Subito pronti a recriminare e richiedere leggi più severe e poi del tutto inattendibili quando si tratta di applicare la legge. E’ compito forse di un ministro attivare i meccanismi di repressione? Sul dipendente comunale un ministro non ha alcun potere di repressione… è, tecnicamente incompetente, in quanto non spetta alla sua carica, alle sue attribuzioni, procedere alla repressione di un fatto come l’assenteismo. Chi è proposto alla repressione dell’assenteismo è la dirigenza. Se esiste qualcuno cui è direttamente imputabile l’omissione di un obbligo è il dirigente che non si è attivato per controllare e reprimere un fenomeno che va sicuramente posto sotto attento controllo. Eppure l’unica cosa concreta, sicura, prevista dalla legge, nessuno la contesta o la mette in pratica.

E’ un problema di strumenti, è un problema di costi, è un problema di organizzazione, è una assenza di volontà?

Doveva essere agli inizi degli anni ottanta…Non era certo un problema di assenteismo quello che mi vide deferito alla commissione disciplinare. Mi ero rifiutato di firmare la presenza al lavoro per un motivo di orgoglio… Al mio dirigente avevo opposto una disobbedienza palese ed ostentata e non volevo sottostare alle sue disposizioni… – Ti metto assente ingiustificato – disse. – Sarebbe proprio il caso -risposi. Come fu o come non fu mi ritrovai in una vicenda assurda.

La commissione era presieduta da un giudice del tribunale della mia città. Oltre a lui ci stavano tre consiglieri comunali,uno di opposizione e due di governo, un rappresentante sindacale. Avevo diritto ad essere difeso da una persona scelta da me. Ci fu una parte istruttoria e una richiesta dettagliata di chiarimenti che mi fu notificata per iscritto con tanto di diritto di replica entro 15 giorni.

Ricordo vagamente le mie lunghe e puntigliose controdeduzioni. Assolutamente sfrontate. E invece che difendermi romanzai la situazione che mi aveva visto oppormi testardamente al mio capo ufficio.

Recitai, un po’ consciamente e un po’ no, la parte della vittima, dignitosa e offesa nella propria dignità dall’arroganza altrui.

Dovetti essere perfino convincente tanto che il magistrato sembrò parteggiare decisamente per me.

Finì tutto in un richiamo scritto. Una ramanzina ad essere un pochino più accondiscendente.

Devo dire che quella vicenda mi divertì non poco e mi lasciò con la voglia di alzare il tiro ed inventarmi qualcosa di più stimolante. Ma ebbi chiara la sensazione che quella commissione preferiva non capire il senso pesante e sovversivo con il quale mi opponevo al mio preposto.

Dentro questa vicenda ci lessi una costante della vita della nostra pubblica amministrazione: la situazione è grave, ma non è seria.

In realtà tutto il baraccone della commissione di disciplina mi sembrava un assurdo burocratico. Tempo e denaro che si perdeva a fronte di un comportamento (il mio) che doveva essere sanzionato nel giro di cinque minuti..

Tutto questo per dire che non è l’assenza delle norme il problema, ma la loro inapplicazione.

Durante il maggio 2007, quando ancora non si parlava di assenteismo in termini da catastrofe nazionale c’era qualcuno che avviava procedimenti disciplinari e li concludeva sanzionando i dipendenti nullafacenti. Ma circa l’86% della dirigenza italiana faceva ostinatamente finta che il problema non esistesse.

Ovviamente so che i dati con i quali io ho dedotto quanto sopra sono piuttosto aleatori. Ma sono quelli del Ministro. Sulla base di quei dati egli ha potuto proclamare al paese i propri successi. Io ci andrei un po’ più cauto.

I dati. Il nostro modo è pieno di dati, di statistiche, di numeri. Dietro il numero esiste la convinzione di qualcosa di certo, scientifico, sicuro, verificabile.

Quando mi sono incapponito a scrivere questo testo mi sono anche imposto di documentarmi, perchè quello che io conosco della pubblica amministrazione non è detto sia oggettivo. La sua articolazione è tanto complessa e la confusione di chi parla senza sapere è tale che non era proprio il caso che anch’io mi unissi al novero degli opinionisti del Bar Sport.

Dati, mi son detto, documentazione precisa. In questi giorni c’è stata una polemica tra la Banca d’Italia e il ministro Sacconi. Oggetto del contendere i dati su come calcolare il numero dei disoccupati. Il ministro dice: cara Banca D’Italia, non inventarti i dati: Esiste un istituto preposto a fornire i dati ufficiali. Si chiama ISTAT e i suoi dati sono certificati e vengono raccolti secondo una metodologia comune a tutta Europa. Bene, mi son detto, il ministro Sacconi ha ragione. Non devo inventare nulla ma solo accedere al sito dell’Istat. Là troverò tutti i dati possibili ed immaginabili.

Il ministro Brunetta spiattella dati a mitraglia. Maggio – 10, giugno meno questo, luglio meno quello, agosto meno quell’altro. Dentro di me ronza sempre una domanda… ma in termini assoluto cosa significa? Cioè: quanto sono i dipendenti pubblici in Italia, come sono distribuiti, quante assenze fanno a testa, quale è il numero delle giornate complessive perse. Questo tanto per iniziare.

Entro nel sito e cerco di orientarmi… spero di trovare una serie di dati del tipo “pubblica amministrazione”, ma resto deluso. Scorro le varie tematiche, censimento della popolazione, censimento dell’agricoltura, indicatori socio-sanitari, statistiche congiunturali. Tanto di tutto, ma le mie scarse capacità informatiche si arrendono. Vado su “cerca” e digito: pubblica amministrazione. Escono 1099 collegamenti. Raffino la ricerca. Gira, gira… sfoglio pagine su pagine… nulla che sia in grado di darmi la prima risposta alla domanda: quanti sono i dipendenti pubblici?

Sono io che non so trovare. Non ho dubbi, è così. Da qualche parte del sito, in qualche angolo buio sicuramente il dato esiste. Nella rete ci sta tutto e alla rete torno. Digito nuovamente la mia domanda su google e alla fine trovo un documento che risponde in parte alle mie attese. Secondo “l’annuario di statistiche sulle amministrazioni pubbliche – anno 2003” i pubblici dipendenti in Italia sono 3.540.496.

la pubblicazione reca la data del 17 febbraio 2007 (secondo la Ragioneria Generale delle Stato i dipendenti pubblici nel 2003 erano 3.213.521 e secondo i dati di una ricerca del ministero della Funzione pubblica erano 3.108.803). Si tratta di un estratto che l’Istituto di Statistica Nazionale ha pubblicato e che contiene alcuni dati. Nella mia ricerca, però, ho trovato anche altri dati che non starò qua a riportare e che mi fanno sospettare di una qualche approssimazione .. Un esempio semplice?

Quando io fui assunto nei primi anni settanta, l’ente comunale era molto diverso da oggi. Il numero dei dipendenti pubblici era, solo nel mio ente , di 4200 unità. Dentro ci stava pure un folto numero di operai che facevano direttamente la manutenzione delle strade, la distribuzione dell’acqua, la raccolta dei rifiuti e via dicendo… poi si svilupparono le aziende municipalizzate. A partire dagli anni 90 tutto questo si trasformo in SPA. Oggi credo che il numero dei dipendenti del mio comune sia ridotto a meno di 2000. Ma tutte le società a totale capitale pubblico cosa sono se non pubblica amministrazione con un vestitino cucito sopra a malapena per nascondere la loro vera origine?

Tutte queste società, e sono veramente tante in ogni luogo d’Italia, sono giuridicamente società di capitale e dovrebbero comportarsi come società private, ma sono anche società strumentali della pubblica amministrazione e devono a loro volta usare forme e metodi di lavoro del tutto simili a quelli della pubblica amministrazione. Così devono rispettare la normativa sugli appalti e quelle sulla trasparenza, non possono agire sul mercato come società private e di fatto non sono altro che una grande finzione. E tutti questi dipendenti dove stanno? Rientrano nelle statistiche sui pubblici dipendenti? Parrebbe proprio di no. Infatti sono escluse dai computi statistici.

Ecco come si affronta oggi uno dei temi nodali del sistema Italia! Non ci sono dati, quelli che ci sono sono parziali, e ognuno resta libero di dire e pensare quello che più gli aggrada…Riformare la pubblica amministrazione senza conoscerla pare che sia una degli sport nazionali più in voga.

Tanto per citare uno dei temi caldi che recentemente ha animato il dibattito politico: il numero dei precari nella pubblica amministrazione: Quanti sono? La ricerca dell’Itat, riferita all’anno 2003 parla di 400.646 dipendenti a tempo determinato. Secondo l’associazione difesa lavoratori invisibili i precari sono 350.000 Secondo i dati forniti dalla Ragioneria dello Stato sono circa 120 mila a tempo determinato (32 mila nella sanità e 51 mila negli enti locali), 5000 con contratti di formazione lavoro, 10 mila interinali, 35 mila lsu (lavori socialmente utili), 70 mila Co.co.co (12.500 nella sanità e 48 mila negli enti locali). Secondo Giacomo che è un mio amico precario, loro sono almeno la metà dei dipendenti pubblici.

Giacomo non lo dice a caso. Mi cita gli uffici che lui conosce e che un tempo conoscevo anch’io…All’Ambiente, mi dice, sono tutti precari tranne il dirigente, alla pubblica istruzione il rapporto tra precari e dipendenti stabili è 60 a 40, per non parlare del sistema bibliotecario che è stato dato in appalto e che oggi è gestito da una cooperativa e via, in un lungo elenco di dati e fatti che mi suona come stonato perchè mi sposta ogni mio riferimento mnemonico…Sì ma così non abbiamo alcun dato verificabile è tutto troppo aleatorio, soggettivo..

Mi aggrappo ai dati ufficiali dell ‘Istat. Non me ne frega niente se nella realtà dei fatti ci stanno un milione di dipendenti pubblici mascherati da finte società di capitali… non me ne frega nemmeno se questi dipendenti sono due o tre milioni. Per me non esistono.

Riforma della pubblica amministrazione: di cosa stiamo parlando?

Dentro la pubblica amministrazione ci stanno 640.000 dipendenti del servizio sanitario, 1.100.000 dipendenti del settore scuola, 107.000 di quello università, 11.000 magistrati, 320.000 appartenenti ai corpi di polizia, 240.000 dipendenti dei ministeri, 550.000 dipendenti da regioni, comuni e province…

Quando si parla di riforma della pubblica amministrazione di cosa si parla, dunque, della riforma della sanità, di quella della scuola o di quella dell’università? Della riforma degli enti locali o di quella dell’ordinamento giudiziario?

So che la domanda è posta male, conosco anche una possibile risposta, ma ciò non toglie che nel mondo reale, fatto di cittadini in carne ed ossa, quando si parla di riforma della pubblica amministrazione si ha una percezione globale… si pensa alle tasse e al fisco, al canone televisivo e alla sanità, al treno e alle strade, alla scuola e al comune, alle immondizie e alla sicurezza…E’ il rapporto tra il singolo cittadino e l’istituzione… E nell’istituzione ci metto l’impiegato dell’anagrafe che fa il certificato e quello che risponde alla vecchina che gli chiede come deve fare la domanda per avere l’esenzione al tichet sanitario… “signora… trova il modulo su internet…” (vista e sentita direttamente da me medesimo ), come ci metto il medico di famiglia che non viene a fare una visita domiciliare nemmeno per sbaglio…e ci metto dentro anche quanto pago per il telefono..

Tutto questo, e molto altro, a torto o a ragione, ha a che fare con il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. Ma questo tutto è fatto di una infinità di sfaccettature e di competenze molto complesse.

Quando si parla di lotta ai fannulloni, o di “rivoluzione” o di “riforma” della pubblica amministrazione, ho la percezione di una grande trovata pubblicitaria, esterna al mondo reale perchè è solo un grande abbaglio.

E alla fine dentro questo abbaglio cadiamo tutti, Anche i migliori riescono a tagliare il problema a colpi di spada, come accade a Luca Cordero di Montezemolo che da Presidente della Confindustria se ne uscì con una analisi del tutto fantasiosa, forse inconsapevole diffusore di notizie prive di fondamento, forse furbo artefice di una qualche strategia troppo fine per essere da me compresa.

Era dicembre 2007 e il presidente della Confindustria inaugura l’anno accademico dell’università privata Luiss.

Se ne esce con una analisi serrata: Azzerare le assenze diverse dalle ferie porterebbe un risparmio di circa 14,1 miliardi: 8,3 negli enti centrali e 5,9 in quelli locali”. “Tra ferie e permessi vari, un pubblico dipendente è fuori ufficio mediamente un giorno di lavoro su cinque”. E ancora: “Portare la quota di assenze totali, comprese le ferie, a livello di quelle del settore privato, sarebbe un risparmio di 11,1 miliardi”. Pari, dice il nostro, ad un punto di PIL.

Quando lessi questa affermazione rimasi molto scosso… ecco un altro che parla senza alcuna conoscenza del problema. Infatti non esiste alcuna relazione tra produttività della pubblica amministrazione e calcolo del PIL, in quanto nel calcolo del prodotti interno lordo di una nazione entrano i costi della pubblica amministrazione e non la produttività o le ore di lavoro effettivamente fatte. Non è un fatto casuale. Su questo punto l’Europa discusse molto, ma non è stato possibile trovare un qualche indicatore che fosse condiviso e che riuscisse ad indicare la “produttività” della Pubblica Amministrazione. Per questo in regolamento CE 2223/96 “sistema Europeo dei conti” prende in considerazione non le ore lavorate (come avviene per il settore manifatturiero) ma solo il costo della manodopera come emerge dagli importi a bilancio.

ll ragionamento di Montezemolo considera il lavoro del pubblico dipendente alla stregua di quello dell’operaio. Tot ore di lavoro tot prodotto fatto…

Ma questo non vale quasi mai nel rapporto con la pubblica amministrazione.

Ero a Napoli, Castel dell’Ovo. Ci sono stato alcuni giorni, in questo incredibile posto da poco recuperato ad un uso pubblico. Passavo ogni giorno e ad ore diverse davanti agli uffici dove sostavano a prendersi il fresco gli uscieri addetti alla custodia del Castello. Un numero incredibile … minimo una decina che tutto il giorno stavano là a non fare esattamente niente. E non c’era verso di fargli fare nulla…. e questo sia per il turno di mattina che per quello di pomeriggio…Almeno venti persone il cui compito era solo quello di aprire e chiudere dei cancelli. Se andiamo in giro per l’Italia troviamo un mucchio di situazioni del genere…

Ricordo il dramma di una dirigente che si ritrovò in un ufficio con tre uscieri, abbandonati là da uno strano destino. Tre persone con alle spalle gravi situazioni familiari, tutte e tre invalide e con problemi relazionali incredibili.

Dal punto di vista produttivo la loro funzione era del tutto inutile. Gestire questa situazione era soltanto un onere affidato alla dirigente che doveva cercare far convivere situazioni pesanti che sfociarono, perfino, in denunce per abusi sessuali, poi rivelatesi del tutto false, ma che comportarono anche l’incriminazione della dirigente quale connivente con questa pesante situazione. Produttività?

Licenziarli? Secondo Ichino la cosa sarebbe risolta così. Licenziarli! Dei poveri handicappati, categorie protette…. Protette in tutti i sensi, perchè alle numerose segnalazioni fatte dalla dirigente seguirono altrettante interpellanze del consigliere tal dei tali che denunciava situazioni di mobbing e accanimento nei confronti di dipendenti svantaggiati.

Un punto di PIL, Presidente Montezemolo?

Sì, quando si parla di pubblica amministrazione si parla anche di questo, che non è un fatto marginale, ma incide pesantemente sulla produttività, l’assenteismo e il clima che si respira dentro la Pubblica amministrazione.

E’ difficile conoscere il numero dei dipendenti pubblici. Ancora più difficile è conoscere come sono ripartite le loro funzioni, come sono inquadrati sotto l’aspetto funzionale. Insomma che cavolo fanno questi dipendenti pubblici?

Conosciamo, per esempio, il numero complessivo degli uscieri o dei guardia-sala che fanno parte del pubblico impiego? E i bidelli? Bene, i bidelli sono 152.000 in tutta Italia ma basta andare in qualche museo, specie del sud Italia per trovarsi di fronte ad un numero spropositato di guardia sala che accompagnano rari turisti.

Inseguo il tentativo di entrare dentro le piante organiche delle pubbliche amministrazioni. Nemmeno il ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione ci racconta quante persone lavorano al suo interno. Certo, la dirigenza viene messa in piazza: chi sono, quanto guadagnano, che cosa hanno fatto. Ma non sappiamo quante persone coordinano, quanti uscieri hanno al loro servizio, quanti tecnici, quanti impiegati amministrativi.. Ma anche i Comuni sono incredibilmente restii a farci conoscere come è inquadrato il personale e quale sono le loro specifiche mansioni.

Non ho nulla in contrario a conoscere quanto guadagna il dirigente e che esperienza lavorativa ha. Però questo mi pare incida poco rispetto alla capacità dell’Amministrazione di dare risposte concrete alla cittadinanza. Dietro questa facciata di trasparenza agisce uno spirito ricattatorio che pone la dirigenza sempre sotto scacco, mentre astutamente cela le magagne e le deficienze della pubblica amministrazione. L’esca è lanciata, seguitela e vi porterà lontano dal cuore del problema, vi gratificherà dandovi in pasto un succulento tema di dibattito e forse un capro espiatorio su cui potervi sfogare (il riferimento corre ai romanzi di Pennac dove il buon Maulassen era ben pagato per svolgere la funzione di capro espiatorio).

La riforma di Brunetta parte da qua. Ci tornerò in seguito.

Mentre non è facilmente acquisibile un dato aggregato che ci racconti come è composta la pubblica amministrazione individuando quanti dipendenti sono inquadrati complessivamente ai livelli dirigenziali, quanti come semplici operai,quanto come coadiutori, o autisti, o quadri e via dicendo e considerando quanti dipendono da una amministrazione anziché da un altra, succede che la cronaca si occupi talvolta di casi estremi.

Ci arrivano notizie di ordinaria follia, dove veniamo messi a conoscenza di storture, assurdità, privilegi che danno dell’Amministrazione una immagine distorta dove è sempre più difficile comprendere che cosa stia effettivamente succedendo e sicuramente questo non aiuta a comprendere una realtà che è molto complessa.

Personalmente non amo indugiare sugli aspetti che balzano agli onori della cronaca. Troppo spesso l’utilizzo dell’evento di cronaca legato alle disfunzioni della pubblica amministrazione invece che chiarire le questioni importanti e squarciare il velo della menzogna, cerca di alimentare una sorta di qualunquismo informe che serve a pretesto della giustificazione dell’inerzia. Responsabilità e competenze si perdono in un magma informe e si arriva al generico “è tutto un magna magna” che serve anche a dare un’ ottima giustificazione alla voglia di adeguarsi … alla fine lo fanno tutti… non partecipare al banchetto equivale ad un atteggiamento che “turba” la coesione del gruppo sociale e identifica chi persegue la strada della responsabilità e della competenza come un “nemico”, uno che turba l’armonia e che con il suo atteggiamento rappresenta una minaccia.

Fatti debiti distinguo, quello che si viene a creare è una sorta di effetto “serpico” anche quando al centro della questione non è la corruzione, ma più semplicemente l’incompetenza, la piaggeria e l’inefficienza dell’azione amministrativa, l’assenteismo, il burocratismo.

E’ emblematica, sotto questo aspetto, la situazione siciliana. Il rapporto tra pubblici dipendenti e popolazione è quello più alto in assoluto: un dipendente pubblico ogni 14 cittadini. In Lombardia il rapporto è di un dipendente pubblico ogni 23 cittadini mentre la media nazionale è di uno ogni 18 cittadini.

Complessivamente un quarto della popolazione occupata siciliana dipende da una pubblica amministrazione. Gli stipendi medi dei dipendenti pubblici siciliani sono superiori a quelli di tutti gli altri dipendenti pubblici d’Italia. Non per questo la migliore amministrazione di ritrova in Sicilia, anzi!

Dovendo ipotizzare una qualche modifica della situazione siciliana, in considerazione dello sperpero consumato ai danni dell’erario pubblico, dei cattivi servizi resi alla popolazione, della crisi economica che decurta pesantemente la disponibilità finanziaria degli enti locali e della PA, parrebbe del tutto logico e indispensabile che si imboccasse la strada del rigore. Tutt’altro.

Anche il governatore Lombardo, artefice di un rilancio autonomista della Sicilia, punta la sua politica sull’incremento dei dipendenti pubblici e sulla distribuzione di nuovi privilegi. Così in un colpo solo nomina 500 dirigenti ai Beni culturali della regione portando il numero complessivo dei dirigenti del settore a 770, numero di gran lunga superiore a quello di tutto il livello apicale dell’intera regione Lombardia. (Gian Antonio Stella – Corriere della Sera 26 aprile 2009). Ma d’altra parte il numero dei dipendenti dell’Assessorato ai Beni culturali della regione Sicilia è superiore al numero di tutti i dipendenti della regione Veneto.

Ecco, se ci si addentra per questa strada non si finisce più di stupirsi e di trovare motivo di ritenere il caso siciliano e tutti quelli particolarmente critici come un qualcosa di facilmente generalizzabile. Tutto il pubblico impiego viene letto sotto una luce disfattista alimentando giudizi particolarmente duri ma spesso anche molto generici e qualunquistici.

Gli episodi particolarmente negativi possono essere letti come fenomeni forse rappresentativi per eccesso di una realtà, ma molte volte possono possono essere delle vere distorsioni o delle eccezioni.

Il numero totale dei dipendenti pubblici in Italia rispetto alla popolazione è in linea con quello del resto d’Europa, stando almeno ad uno studio del OCSE/PUMA che attribuisce all’ Italia 54 dipendenti ogni mille abitanti. Numero esattamente uguale a quello attribuito alla Germania. Mentre la Francia ha il rapporto maggiore d’Europa con 79 dipendenti ogni mille cittadini. Stiamo parlando, ovviamente di grandi numeri che prendono in considerazione quanti dipendono da un rapporto lavorativo con un ente pubblico. E quindi magistrati, esercito, sanitari, e via dicendo.

La differenza sostanziale tra Germania ed Italia sta nel fatto che l’intera massa di dipendenti pubblici incide sul PIL nella misura rispettivamente del 7% e dell’11%.

In qualche modo la chiave del debito pubblico italiano è racchiusa in questo dato. Però su questo argomento si è fatta molta confusione e molto si gioca per nascondere la realtà dei fatti.

Già ho citato l’uscita di Montezemolo rispetto all’incidenza dell’ assenteismo pubblico sul PIL, Un dato che in realtà non è assolutamente preso in considerazione nel conteggio del prodotto interno lordo.

Tra Germania ed Italia, le due nazioni europee che hanno più sviluppato il settore manifatturiero, esiste anche un dato in comune che è appunto il rapporto tra pubblici dipendenti e popolazione. Ogni mille abitanti ci stanno 54 dipendenti pubblici.

Poi però scopriamo che la massa dei dipendenti pubblici costa in Germania il 7% del Pil, mentre in Italia costa ben l’11% del Pil.

Possiamo pensare che i dipendenti tedeschi siano molto meno pagati di quelli italiani. In realtà i valori salariali pro capite non sono significativamente diversi anche se il costo di un dipendente italiano è maggiore di quello tedesco.

In uno studio congiunto Unioncamere del Veneto e Regione Veneto edito nel marzo 2008 intitolato “spesa pubblica e federalismo” si mette a confronto il rapporto tra il numero del personale italiano e quello di Spagna e Germania. Ne viene fuori un quadro interessante anche se la ricerca è scientificamente inattendibile perchè vuole a tutti i costi dimostrare in modo acritico e preconcetto l’idea che uno stato centrale come l’Italia è sicuramente più costoso e meno efficiente di uno stato federale.

La ricerca in questione si rifà ai dati istat, che però non sono mai uguali a se stessi. Poco importa: se dobbiamo dimostrare di essere approssimativi e un tantino inefficienti non possiamo che confermarlo attraverso il nostro agire concreto.

Se la ricerca dell’ OCSE dice che Italia e Germania hanno lo stesso rapporto tra popolazione e dipendenti pubblici, pari appunto a 54 dipendenti ogni 1000 abitanti, la ricerca del veneto sposta questo rapporto a vantaggio dell’Italia. Secondo Unioncamere ci stanno 62 dipendenti pubblici in Italia.

Di questi 62 dipendenti il 56% è dipendente dell’amministrazione centrale mentre il 44% dipende dagli enti territoriali decentrati (regioni, province, comuni, camere commercio ecc..)

In Germania, secondo questo rapporto, i 54 dipendenti pubblici ogni mille abitanti dipendono solo per l’11% dalla amministrazione centrale, mentre gli altri 89% dipendono dalle amministrazioni periferiche.

Lasciamo perdere la “semplicità” con la quale la ricerca sembra dirci “vedete? Per essere efficienti bisogna essere decentrati!” e guardiamo al dato puro. Secondo tale ricerca l’amministrazione centrale tedesca funziona egregiamente con 500.000 dipendenti dall’apparato centrale mentre i dipendenti dai Laender (regioni) sono circa 2.000.000, e quelli dei comuni circa 1.250.000.

Va però segnalato che tali dati li deduco io con lo spannometro. Se infatti siamo sempre inattendibili quando mettiamo nero su bianco i dati che rigurdano l’Italia perchè non dovremmo essere coerenti quando si parla dell’ estero? Ed ecco che mi sento di dubitare di quei 500.000 mila dipendenti della apparato centrale, perchè in tale numero si deve comprendere anche l’esercito. Almeno, il dato dell’amministrazione centrale italiano comprende anche gli organi di polizia (carabinieri, polizia, finanza, forestale) e quelli dell’ esercito.

Forse in Germania i corpi di polizia sono decentrati. Ma sicuramente questo non può essere possibile per l’esercito. Se i dati riportati da Wikipedia sono esatti l’esercito tedesco è composto da 382.000 dipendenti di cui 120.000 civili.

Questo ridurrebbe i dipendenti dello Stato tedesco a solo 118.000 unità. Molto poche comunque per un nazione di 80 milioni di abitanti… Ovviamente dubito che i dati utilizzati siano omogenei tra loro e la ricerca di unioncamere sembra tristemente confermare che la conoscenza della pubblica amministrazione è molto aleatoria.

Sarà difficile risolvere un problema senza conoscerlo. O, cosa forse peggiore, continuando ad affrontare il problema in modo preconcetto e strumentale.

La sensazione, io la chiamo così, ma in realtà è una certezza, è che tutto ruoti attorno ad una grande magma di dati, ipotesi, tesi preconcette, analisi falsate, ipotesi extraterrestri o fantasiose, per nascondere quella che è l’essenza della pubblica amministrazione dove il principio non è tanto e solo quanto costa (circa l’11% del PIL ai dati del 2006) ma anche quando denaro passa attraverso la pubblica amministrazione.

Ed è denaro fatto di una quantità infinita di voci, sulle quali, inevitabilmente vanno a confluire interessi, attese, speranze. Gran parte di questi interessi sono del tutto legittimi. Tralasciando i casi nei quali la gestione dei fondi pubblici entra nel campo del codice penale,cioè prende la strada dell’illecito, resta il fatto che comunque essa viene esercitata con una sorta di potere personale da parte delle persone deputate, a vario titolo, alla sua amministrazione.

In un certo qual modo una possibile chiave di lettura di questo fenomeno la fornisce, in modo del tutto inconsapevole, lo stesso ministro Brunetta agli “esordi” del suo mandato ministeriale quando delinea un idea di “piano industriale” per la pubblica amministrazione.

 

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Brunetta è Vanna Marchi

Posted by vaiattila su 11 maggio 2010

Brunetta e la stretta sulle auto blu
«Risparmieremo il 50% di spesa»

Il ministro avvia un censimento: «Entro un mese avremo l’elenco delle amministrazioni buone e cattive»

così titola il Corriere della Sera.

Un mese di tempo è anche troppo per Brunetta. Ci stupirà : forse tra tre giorni ci annuncerà che le auto blu sono esattamente 365.893 di cui 10.563 inattive perchè in riparazione. ( i numeri li sceglierà lui e quasi sicuramente saranno diversi, ma per comodità potrebbe prendere anche questi che li ho già pensati io)

Ci dirà anche che alcune amministrazioni sono virtuose. altre no!

L’elenco sarà stilato per autodichiarazione. Però c’è da essere certi che ad inizio giugno Brunetta annuncerà che complessivamente ha già risparmiato circa il 27% delle spese per le auto blu…

E’ tutto un già visto. Ma la prima volta ha funzionato, perchè non dovrebbe funzionare anche questa volta?

I buoni e i cattivi. E’ un annuncio ricorrente. Si è visto qualcosa di concreto?

In realtà invece che fare il ministro della pubblica amministrazione e dell’innovazione Brunetta fa l’imbonitore… è la Vanna Marchi del governo.

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il partito dell’amore ha vinto

Posted by vaiattila su 30 marzo 2010

Cicciolina e Moana ringraziano gli italiani che le hanno votate.

Silvio dice che ora è possibile fare le riforme. Evidentemente prima c’era una situazione che non lo permetteva.

Brunetta non ce l’ha fatta… uhuhhhuhhhhhhhhhhhhhhh aaaaahhhhhhhhhhhhaahhaahahahahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhahaah hahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhh

Venetia delenda est!

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Brunetta e il futuro di Venezia

Posted by vaiattila su 25 marzo 2010

Brunetta. La cosa che sorprende è come al racconto delle favole il mondo cede arrendevolmente.

Dopo la sua grande riforma dell Pubblica Amministrazione fatta a suon di tornelli, annunci sulla lotta all’assenteismo, sistemi premiali che saranno oggetto di grande lavoro (e risultati risibili se non devastanti) senza aver toccato alcuno dei punti critici della PA,

dopo le sue sorprendenti analisi sul valore della crisi e sull’uscita dalla stessa (già ad agosto 2008 egli intravvedeva come uno stregone i segni di una ripresa…)

dopo le sue innumerevoli millanterie circa la sua “professoralità” e il suo grande valore scientifico rigorosamente autoreferenziato ed auto proclamato,

è ora la volta che il futuro doge di Venezia annunci al mondo quello che gli cova nel cuore per la sua città:

“Ma questo è il mio progetto per Venezia: solo io propongo un’uscita dal declino, e per uscire dal declino occorre l’e-co-no-mia, rilanciare la base economica della città, puntare su un alto valore aggiunto, un po’ com’erano le spezie nella grande Venezia dei secoli passati. Le nostre spezie sono la scienza, l’innovazione e soprattutto le infrastrutture: sublagunare, aeroporto, raddoppio del porto, terminal off-shore dei petroli, che vuol dire portare il petrolio fuori dalla laguna, il Mose… Le grandi istituzioni culturali sono figlie di tutto questo. Vengono dopo». La Stampa 20 marzo 2010

Sembra di sentire il programma di De Michelis di trent’anni fa. Eppure tutte queste nuove infrastrutture sono aria fritta.  Sono cose che a Venezia appartengono oramai ai muro che questi discorsi hanno sentito per una vita. L’unica cosa che si sta realizzando è il Mose che non ha alcuna funzionalità per Venezia e che tra vent’anni sarà citato dal mondo intero come l’espressione di una follia tecnica e l’esempio dello sperpero del denaro pubblico. Ma è necessario che prima sia realizzato per compiacere al pool di imprese che progettano costruiscono e gestiranno questa inutile e dispendiosa opera dell’ingegno imprenditoriale di alcune imprese italiche. per poi rendersi conto degli errori e dell’inutilità dell’opera…

Poi tra il dire e il fare… raddoppio del porto di Venezia?  porto industriale? porto turistico?  porto commerciale?

A questo Brunetta da una risposta: Così continua l’articolo della Stampa

“Oggi le nostre spezie sono le infrastrutture, che ci collocherebbero nel baricentro dell’Adriatico. L’economia è a un tornante globale, si sta spostando da Nord- Ovest a Sud- Est: però Venezia la sua posizione baricentrica se la deve guadagnare, non può sperare le venga data, in una logica assistita». C’è un mercato di 70 milioni di persone – i Balcani e, di là, la Turchia – verso il quale porsi come interlocutori privilegiati. «Un wafer, dico io vista la sua forma, che vale 100 milioni di pil».

La sua Venezia «creerà 50 mila posti di lavoro, e può tornare a superare centomila abitanti ». Investendo, dice, 25 miliardi di euro”

Ecco. l’economia di Brunetta consiste in un investimento pari al 2% del Pil italiano.

E’ Così che si rilancia Venezia… con idee chiare, concrete e credibili.

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Perchè Brunetta sì e io no?

Posted by vaiattila su 20 febbraio 2010

Ho letto il programmai Brunetta per la “grande Venezia” un programma di 10 anni che rilancia la città lagunare agli antichi splendori.

Bello perchè dice cose che nessuno avrebbe mai lontanamente pensato.

Colpito dalla lungimiranza dell’uomo, mi sono ritrovato a pensare al mio destino decandente..

Poi ho provato a buttare giù un programma per i prossimi dieci anni per me e per la mia famiglia. la proposta l’ho sintetizzata in una presentazione di una decina di pagine dove i punti salienti sono:

1) rilancio della mia famiglia ai piani alti della società

2) acquisto di una tenuta agricola di 200 ettari  in Toscana

3) acquisto di un appartamentino a New York

4) realizzazione di una società di servizi turistici con sede a Parigi Londra Berlino Francoforte Vienna

5) realizzazione di un piano vacanze bimestrale attorno al mondo

6) realizzazione di un centro culturale a Venezia sponsorizzato da Brunetta e con la presidenza di Mara Venier

Ho fatto vedere il  programma a mia moglie.   Mi ha detto, a muso duro,  di non  fare il cretino e di andare a lavorare!

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L’assessore alla mobilità del Comune di Venezia esca dalla giunta: troppo a sinistra.

Posted by vaiattila su 15 febbraio 2010

Io avevo cercato anche di farlo capire, ma non c’è stato verso! Questo Partito Democratico, ultimamente, si è troppo spostato a sinistra. PErchè troppo spesso ci dimentichiamo che il PD è un partito di centro, prima che di sinistra. Cacciari, che è un vecchio tinto, è intriso di massimalismo. Ha fatto una gestione della città dove ha perseguito con assoluta pervicacia la “piena edificazione” che è una vecchia parola d’ordine del partito bolscevico. C’è un parchetto un po’ disadorno in qualche angolo della terraferma? Bene, edifichiamo!

C’è una grande area nei pressi dell’aereoporto? Facciamo una bella stesa di cemento e centri commerciali che non sia mai che Tessera resti indietro… e così, di massimalismo in massimalismo, Massimo ha occupato tutto il terreno disponibile.

Chiaramente chi ha dovuto farsi il culo per risolvere un po’ la situazione di Mestre è stato l’assessore alla mobilità, tale Enrico Mingardi, bello di fama e di sventura. Uomo integro balzato agli onori della politica in tenera età grazia alla sua amicizia con tale avvocato Bergamo Ugo che fu potente vice sindaco di Venezia a metà degli anni ’80 prima di diventare senatore e poi membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura. Dove c’era Ugo, c’era anche Enrico, uno a fare carriera e l’altro a farsi il culo, urlando, sbracciandosi, incazzandosi…

Ma Mingardi è uomo di forte carattere e di grande dirittura morale. Tant’è che il bel Enrico traccia metropolitane, costruisce piste ciclabili, fa strade e nuove viabilità… insomma, dove Massimo edifica, Enrico urbanizza… Ma Massimo è un estremista. Quando è il momento di di scegliere un suo sostituto, fa pendere l’ago della bilancia verso Orsoni, uomo di estremo centro, un tantino “catto-curiale” e tendenzialmente barbuto..Eccolo il segno della contituità.

Orsoni, ma se diventi Sindaco mi dai la poltrona di presidente dell’ACTV?… Orsoni si guarda smarrito, alza gli occhi al cielo e se ne esce con un “vediamo….” E cosa vuoi vedere, somaro?! te la faccio vedere io! il tempo di una breve colloquio con il grande riformatore dello Stato e tutto quadra nuovamente. Ecco l’annuncio: “passo con Brunetta…”

sic transit gloria mondi!

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brunetta e il corridoio 5

Posted by vaiattila su 9 febbraio 2010

Ho già citato  in un precedente post le azioni del Ministro Brunetta per quella che lui chiama “la Grande Venezia”.

Abbiamo visto che lui farà quella grande ciofeca del Mose.

Poi un’altra cosa che farà Brunetta è il “corridoio 5” ovvero sia  una delle dieci grandi arterie ferroviarie che la comunità europea ha dichiarato strategiche e che l’unione europea sta realizzando… IL corridoio 5 unisce Venezia a Kiev… con questo Brunetta ci conta come i cavoli a merenda… ma ovviamente sarà solo grazie a lui che potremo raggiungere Kiev per andare a prendere un caffè …

L’uomo che ha rivoluzionato la pubblica amministrazione sta mettendo mano anche alla viabilità europea

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Brunetta e il Mose

Posted by vaiattila su 9 febbraio 2010

Il Ministro Brunetta, neo candidato a sindaco di Venezia  a tempo parziale,  vede il rilancio della Grande Venezia attraverso una serie di grandi opere.

Il Mose è una di queste. Brunetta dice: Farò il Mose!  Ma dai! qualcuno dica al ministro che il Mose è già realizzato a circa il 60% stando almeno a quello che dice il Consorzio Venezia Nuova.

Poi cercando in rete si scopre che il 23 gennaio Brunetta aveva già detto:

(ASCA) – Venezia, 23 gen – ”Se saro’ eletto sindaco di Venezia, rifaremo la legge speciale, trovando anche nuove risorse, e in parallelo completeremo il Mose”. Lo ha assicurato il ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, presentando a Venezia la candidatura a sindaco della citta’ per il Pdl e la Lega. ”Faremo le due cose insieme” ha aggiunto Bruneta, secondo il quale ”non basta fare il Mose, ma dopo bisognera’ farlo vivere”.

Dunque Venezia  per questo governo è importante non in sè, ma solo in funzione di Brunetta… Lui porterà i soldi… se non è eletto lui, i soldi per Venezia ve li scordate. E’ Chiaro? Ma anche il Mose… non basta farlo. Bisogna farlo vivere… se non c’è spesa continua il Mose Tempo un anno non funziona più… Se Brunetta nno viene fatto sindaco il Mose sarà inutile per la città… ecco!

Brunetta è come Mosè: lui ci farà passare tra le acque, quelli che non saranno con lui verranno travolti dalle acque alte..

Quello che temo maggiormente è la possibile vendetta del mini/stro nei confronti dei Veneziani nella malaugurata idea che dovesse perdere le elezioni.

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per fortuna che brunetta c’è………

Posted by vaiattila su 8 febbraio 2010

Sono un tantino depresso. Non è che la situazione sia bella.

Il livello della televisione è sempre più basso, la satira non mi pare abbia grosse novità: morde poco nonostante le occasioni uniche. Il tempo è quello che è, umido e freddo… poco sole.

Il lavoro… non ne parliamo!

Insomma, sono un tantino depresso…

Per disperazione mi butto nel blog di Renato Brunetta e, tra le altre cose leggo:

“Il futuro si gioca con queste elezioni e con le decisioni nazionali – ha detto agli artigiani Brunetta, che ha parlato anche delle sue intenzioni di realizzare una “Grande Venezia”.

“Avere un sindaco forte, – ha continuato il ministro – catalizzatore di un progetto innovatore, un sindaco-ministro che perora la causa di Venezia con un programma che dice Tessera, espansione del porto, dell’aeroporto e poi Mose e Corridoio 5, beh è la grande occasione temporale.”

Tutto questo mi fa impazzire!

La Grande Venezia!!!!!  Un Sindaco Forte!!!!! Tessera!!!! espansione Porto e Aeroporto,  Mose, Corridoio 5… tutte cose assolutamente nuove e mai sentite, che idee!!!!!  che genio!!!!!!!!!! ma quando le avrà  pensate?!!!

Non ho capito però il termine “temporale”… forse un refuso… forse voleva dire “corporale”…..

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Ah, che gente!!!

Posted by vaiattila su 25 gennaio 2010

Così il grande stratega della sinistra, Massimo Silvio D’Alema ha accolto il risultato elettorale delle primari pugliesi.

Se va avanti così non riuscirà a rifare quel capolavoro di arguzia che fu  la bicamerale. Non si può andare avanti così, rischiamo di non perdere la Puglia.

Guardate a Venezia: loro sì che riusciranno a perdere: Orsoni garantirà il voto del Patriarca e di 17 beghine  amiche della Binetti…Per il resto Brunetta ha la strada spianata… 500 euro ai giovani veneziani che escono di casa! Con questi soldi potranno prendere in affitto una stanza ammobiliata a Venezia dividendola con un loro collega… e poi si diano da fare!!!

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Venezia merita la sua “rivoluzione”. Con me, e con voi, certamente la otterrà.

Posted by vaiattila su 23 gennaio 2010

La mia fonte di ispirazione è il Blog di Renato Brunetta.

Da questo blog, scritto direttamente dal ministro (in terza persona) leggo: “Si occuperà delle grandi questioni, dei rapporti con il governo, della nuova legge Speciale, delle bonifiche di Marghera e dei rapporti internazionali. Lasciando in Comune una squadra di amministratori efficienti e fidati. Quanto al ministero, se Brunetta sarà eletto il governo nominerà un nuovo sottosegretario all’Innovazione in grado di sostituirlo quando sarà in laguna. Ma di abbandonare l’incarico di governo non se ne parla.”

E’  la sintesi di una campagna elettorale che si svolgerà sulle promesse: io vi porterò i soldi, dice Brunetta, che gli altro non avranno mai. ”   Nuova Legge Speciale per Venezia e bonifica di Marghera… schei!!!!  lo sappiano gli imprenditori, i bonificatori, tutti quelli che riciclano “terre e roccie” da scavo come fosse oro,  i costruttori di marginamenti lagunari , quelli del Mose,  quelli scavano i rii e i canali della laguna veneziana…. sta riprendendo la cuccagna.

Poco importa se i marginamenti lagunari sono una iattura per la laguna e per la terraferma  (mai si sarebbero sognati i “leggendari” Magistrati alle Acque, della Repubblica di Venezia di compiere tali scempi ambientali!),  Poco importa se la bonifica del Sito di Interesse Nazionale di Porto Marghera sarà a carico della collettività in aperto contrasto con il principio europeo “chi inquina paga”, e se la bonifica stessa costerà miliardi di euro che andranno ad ingrassare imprese spesso incompetenti e talvolta ” truffaldine”…. con un programma così Brunetta ha già vinto!

Poi vedremo la realtà, che sarà diversa.

E vedremo questa “squadra di amministratori efficienti e fidati”.  Non che sul fronte della sinistra ci sia tanto da sperare, ad onor del vero, ma quello che è certo è che Brunetta metterà in moto una grande commedia e sarà uno spettacolo poter assistere al prossimo grande ballo di carnevale.

Io mi auguro veramente che il Ministro non molli il ministero e che tra qualche anno si possa osservare come sarà cambiata la pubblica amministrazione…. per ora,forse, l’unico risultato di tanto strepito e di tanti successi è che è calato il dato dell’assenteismo… un buon lavoro fatto dal ministro in supplenza di una dirigenza pubblica un tantino distratta. Ma è un risultato assolutamente ridicolo, Che sia chiaro! e totalmente insignificante rispetto all’inefficienza della PA.


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Brunetta è un uomo modesto

Posted by vaiattila su 16 gennaio 2010

Il Gazzettino di Venezia riporta la disponibilità di Renato Brunetta a candidarsi quale sindaco della sua città natale: Venezia può dirsi una città fortunata… passare da un filosofo ad un economista in odore di premio nobel farà fare un bel balzo in avanti alla Serenissima. In città si respira un aria nuova, è indubbio. Già si percepiscono gli effetti benefici di un futuro sindaco con idee nuove e una visione ben chiara di dove andare.

Dice Brunetta, e il Gazzettino virgoletta “«Io ho dato la mia disponibilità fare le 2 cose insieme: sindaco-ministro o ministro-sindaco… non sarei né il primo né l’ultimo. La mia disponibilità c’è, però la valutazione finale deve essere politica. Del resto anche Matteoli fa il sindaco nella sua Orbetello. Vorrei ridare a Venezia una dimensione internazionale come merita. Riportare la città ai fasti del 500 quando la città visse il suo massimo splendore! Se mi chiamano ci sono».

Osservare, prego, la modestia dell’uomo: Si paragono al ragionier Matteoli, che regge la città di Orbetello ed è anche un eccelso ministro delle infrastrutture (che ovviamente hanno già raggiunto i fasti del ‘500) Se Matteoli tiene in pugno con così clamorosi successi la rete di collegamenti della nostra fortunata penisola e al contempo è anche lo splendido sindaco di una città di 15.000 abitanti, per Brunetta, che già ha brillantemente riformato la pubblica amministrazione, non dovrebbe essere un problema reggere una città di 300.000 abitanti con una serie di problemini. A questo proposito Brunetta ha già le idee chiare: riportare Venezia ai fasti del 500. E’ un idea sconvolgente che nessuno aveva avuto prima in testa.. Cacciari, per esempio, pensava di portare Venezia alla decadenza della dominazione austriaca (d’altronde troppo pesanti erano gli influssi miteleuropei del filosofo) .. De Michelis, ai suoi tempi d’oro, aveva pensato di ricreare una Venezia del 700, con le sue feste, le sue baute, le sue cortigiane, i suoi cicisbei e petacoche.

Brunetta, invece, ci spiazza tutti: la Venezia del 500! Cacchio, questo è un vero programma elettorale!

Nessuno ci aveva pensato, ma riportare Venezia ai fasti del 500 potrebbe essere veramente l’uovo di colombo per la città: prendiamo ad esempio il problema delle fogne. Si sa, Venezia non è a norma come sistema fognario… i depuratori non esistono nel centro storico e tutt’ora buona parte della città scarica direttamente nei canali attraverso un sistema di “gatoli” che furono costruiti prevalentemente sotto il governo austriaco (ecco perchè Cacciari si era ostinato a risolvere il problema delle fogne.. lui era di quella scuola di pensiero)

Nel 500, invece, le fogne proprio non esistevano. I canali erano perfetti… sei ore cresce e sei ore cala… e ritornare al 500 ci permetterà di risparmiare un mucchi di soldi in inutili opere di disinquinamento lagunare.. e i masegni?, ma non scherziamo… solo nelle “salizzate”…

Mentre stiamo rivitalizzando l’Arsenale con l’avvio di un programma di costruzioni navali che consentirà alla serenissima di riprendere il controllo del mediterraneo, nei fondaci della città alcuni commercianti stanno pensando di invadere la Cina con magliette di cotone con l’effige della Madonna della Salute…

Ritorneremo ai vecchi fasti. Senza che nessuno se ne accorga già oggi le cose stanno cambiando.. E’ finita l’epoca delle vacche magre e tutto grazie a questa persona concreta, modesta e geniale che si chiama Renato Brunetta!

(per inciso: uno così, in qualsiasi altra nazione europea, lo avrebbero già fatto imperatore…)

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Fondata sul sul lavoro?

Posted by vaiattila su 3 gennaio 2010

Ed ecco che il più illustre giuslavorista d’ Italia si interroga: ma che senso ha parlare di Repubblica fondata sul lavoro?

Gli risponde in più illustre rivoluzionario d’Italia: “Certo, l’articolo 1 della Costituzione va cambiato perchè non significa proprio nulla”

Anche il più illustre economista d’Italia è d’accordo: Fondare una repubblica moderna sul “lavoro” è un concetto astratto e di nessun valore economico.

E dunque?

E qua ci si deve rivolgere al più illustre riformatore dello stato, quel famoso ministro Brunetta autore della più innovativa riforma della pubblica amministrazione. Lui ora ci sta pensando…

Intanto, come sempre, il ministro ha studiato la cosa. L’ha approfondita con la sua consueta capacità di studio che lo ha portato ad essere un uomo in odore di nobel.  Assieme al divino  Otelma e a Topo Gigio sta attentamente ponderando le linee di tendenza dello sviluppo futuro.

La costituzione, specie la prima parte, non costituisce un elemento prescrittivo della norma, quanto piuttosto costituisce una sorta di grande linea di tendenza della società che trova appunto nel dettame costituzionale quei principi che consolidano il patto sociale…

Sul lavoro nessuno, oggi, basa la propria appartenenza al contratto sociale. Perchè se vuoi, per esempio fare soldi, non è che sia necessario lavorare, basta mettersi d’accordo con qualche potente oppure mettersi al suo servizio… Il lavoro, poi, oggi oltre a non darti quasi nulla, comincia anche a scarseggiare pesantemente…

Per esempio oggi ci riconosciamo molto di più, dal punto di vista sociale, nei valori emergenti espressi da veline, tronisti, escort, calciatori, politici… loro dicono quello che dentro di noi “sentiamo” come valori pregnanti e ci riconosciamo dentro questa morale.

Secondo una rilevazione del ministro Brunetta, poi, la linea di tendenza del patto sociale varia a seconda del genere. Gli uomini, ad esempio, ritengono che la Repubblica sia fondata sull’appropriazione: ci si appropria del territorio, delle cariche pubbliche,  dello  spazio televisivo, ecc… Le donne invece hanno un comportamento un po’  più passivo. LE donne si mostrano, danno e ricevono,  ma sono comunque ancora incerte nel delineare il portato principale per proprio patto sociale (che per dirla come Silvio sta nel fatto di essere sedute sulla propria fortuna!)

Dunque il concetto è chiaro. il lavoro non c’entra nulla con la società di oggi… i concetti che oggi contano sono il mercato, la concorrenza. Questo Brunetta lo dice chiaramente. Potremmo anche dire che la società oggi si fonda sul possesso… chi detiene più cose, più vale…

LA repubblica italiana è fondata sull’ appropriazione, suona decisamente più reale e mostra come il patto sociale oggi abbia come sostanza una cosa concreta e rappresentativa dei nostri valori

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Brunetta hai ragione: sono solo un leguleio!

Posted by vaiattila su 26 novembre 2009

sì è vero, non sono un economista, sono ul leguleio. Sai cos’è un leguleio secondo la visione comune? un esperto di diritto che con astuzie e furbizia fa gli affari dei ricchi….

Un leguleio non è un poeta. E’ uno che capisce intimamente le leggi, ad punto che le adatta ai suoi progetti e alle sue esigenze..

Un leguleio è esattamente il contario di un economista. Un economista ha una percezione fantasiosa della realtà… parte da n dato, maragi anche sbagliato, ma sicuramente opinabile, e su quell’unico dato  inventa il mondo, E’ come dici tu! Un leguleio, specie un fiscalista, guarda cosa ci può gudagnare dal proprio cliente e su quella somma calibra i propri servigi… Ti vedi un fiscalista che difende un operaio? nno esiste proprio. 

Le tue tesi? Una perdita di tempo. Nenche di baderei se non fosse che somo trent’anni che ti vedo sbavare per arrivare da qualche parte. Ti ho visto alle feste di De Michelis, ti ho visto farti zerbino con Reviglio, ti ho visto strisciare con Craxi… LAsciamo perdere quello che hai fatto con Silvio…

Ora basta, tappino!  sei solo un piccolo professore di economia che hai avuto il posto solo grazie alla tua lingua!

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Tremonti, tu non sei un economista!

Posted by vaiattila su 25 novembre 2009

Certo. Che ne sai tu, Giulio, di quello che “sente” un economista?

Stai là, seduto senza merito sulla sedia che fu di Quintino Sella, solo perchè sei prepotente e pieno di boria: sei solo un fiscalista che aiutavi Silvio al evadere le tasse… ma di economia non capisci un tacco.

Noi economisti siamo anche un po’ sbarazzini, a volte ci piace allarmare, altre volte rassicurare… siamo un po’ imprevedibili e non è giusto leggerci con la logica di un fiscalista che è priva di fantasia.

Tu dici che noi economisti non abbiamo capito una mazza della crisi economica?

Tu dici di aver previsto la crisi economica? Ma lo hai mai letto il tuo  libro? oh Giulio?!

parli sì di una crisi, ma è una crisi cupa… una sorta di visione nerofumo del futuro… parli di una crisi  dell'”occidente” come ne parlavano due secoli fa i filosofi. Ma in realtà millanti di aver capito cose che voi umani non  potete nemmeno immaginare… non c’entra orione… E’ che questa è una crisi gioiosa. con riflessi di ripresa un po’ qua e un po’ là… è una crisi di velluto… io avevo fisto segni di ripresa già nell’agosto del 2008… ricordi? tutti parlavano di crisi e io già spiazzavo tutti parlando di “segni di ripresa”. Sbagliavo? ma no… oggi dicono tutti che ci sono segni di ripresa… io semplicemente gli ho visti per primo…

Stai tenendo i cordoni della borsa come  una  vecchia tiene la borsetta con la pensione appena presa…

molla quella borsa, non è tua! Spendi!

Giulio, tu non sei un economista. Sarai forse un bravo giurista, sai sicuramente un geniaccio, ma non sei un economista…. noi economisti siamo persone eteree, siamo altalenanti, siamo figli delle stelle… vediamo quello che gli altri non vedono…Noi siamo i poeti dei tempi moderni, disegnamo mondi che non esistono, inventiamo prospettive inusitate, noi possiamo fare ricchi i ricchi, fare poveri i poveri, ma possimo anche riuscire a fare sì che i ricchi siano più ricchi riuscendo a fregare i poveri…

Ah, tu dici che questo sei capace di farlo anche tu? ah, stai dicendo che tu sei anche più bravo di noi economisti?….. ah, stai dicendo che stai facendo pagare questa crisi solo prevalentemente agli operai, ai ceti medi, ai poveri… ma sei sicuro? ah, Giulio,  mi stai ricordando i bei tempi andati quanto tu eri anche tu  un giovane socialista ed entrambi tiravamo per la giacca Gianni… che bei tempi quelli, Giulio… ti ricordi? io, te, Sacconi, De Michelis…. che classe…. che gente…. che stronzi!

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scontro nel governo su Tremonti

Posted by vaiattila su 23 novembre 2009

Stando a quello che riporta la stampa di oggi, ci sarebbe uno scontro all’interno del governo sulla politica economica. In realtà lo scontro si personalizza e assume le dimensioni di una sorta di contrasto di caratteri… da una parte Giulio, dall’altra gli altri ministri. Tremonti, si sa, ha un caratteraccio. Gli altri ministri ne sono un po’ intimoriti perchè l’aura del ministro dell’ economia è splendente, fulgida, forte e resistente. Allontana per essere contemplata.

Ma chiaramente dal fronte degli altri ministri si avanza uno strano soldato. E’ un uomo senza peli sulla lingua che va dritto al sodo e ci da una chiave interpretativa della questione che lascia senza fiato. Dice Brunetta: “Giulio lo conosco da trent’anni. E’ un geniaccio, ma ha un brutto carattere”.

Ecco il punto: E’ un geniaccio. Giulio Tremonti è un geniaccio. MA questo è un governo di geniacci. Brunetta stesso, per definizione, è un geniaccio che forse non conseguirà (per colpa nostra che lo abbiamo voluto al governo) il nobel per l’economia, ma che sicuramente potrà aspirare ad un posto nella storia come futuro rifondatore della Serenissima repubblica di Venezia.

Al Governo c’è anche un ministro come Sacconi che potrà fregiarsi, forse, del nobel per la medicina avendo debellato, sul nascere, la nuova peste del millennio, l’influenza H1N1. Certo, pare che il nobel lo dovrà dividere con Topo Gigio, che però se lo merita.

E c’è anche un altro genio come Bondi. Poeta e genio. Basta ricordare i versi dedicati alla moglie

dolcissimo padre
amore unico
corazza dello spirito
roccia di lava
anima fuggitiva

Subito dopo la moglie chiedeva il divorzio (ma c’è un ministro di questa Repubblica fondata sulla famiglia che non abbia divorziato negli ultimi cinque anni?)

Torniamo al tema. Berlusconi, da novello principe splendente, ha radunato attorno al tavolo governativo i migliori spiriti del nostro tempo. E’ il nuovo rinascimento che trova in Silvio il Magnifico l’unico in grado di far convivere un consesso di personalità così eccelse. Ma è in parte anche il limite di questo governo: troppo genio spesso entra in fibrillazione.

Se andiamo al passato non possiamo che notare come la copresenza nella stessa città di persone del tutto fuori dal normale quali Michelangelo e Leonardo sia stata occasione di scontri e contumelie. E per il passato la Storia ha avuto una qualche riguardo per il genere umano facendo sì che il più delle volte i geni apparissero ogni tanto, in secoli lontani o in luoghi lontani, proprio per impedire una sovraeccitazione intellettuale.

Di questi tempi, per altro così bisognevoli di intelligenza, l’Astuzia della Ragione, ha messo in campo, contemporaneamente alcune delle teste più belle che il genere unano abbia concepito: i geniacci, appunto.

D’altra parte sono periodi strani sotto anche altro profilo. Abbiamo un numero di santi mai raggiunto nei secoli passati. Una quantità di eroi che mai si è visto nella storia e chiaramente, poi, abbiamo anche qualche disfattista (sempre meno, per fortuna) che osa parlare di caduta di valori.

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Brunetta Sindaco

Posted by vaiattila su 19 novembre 2009

titola il Gazzettino del 15 novembre 

Venezia. Brunetta sindaco, è quasi fatta:
«Il sogno di chiunque ami la sua città»

Per fortuna non sono più cittadino veneziano da molti anni, ma sapere che i miei ex concittadini sogniano di avere Brunetta come Sindaco mi allontana notevolmente dalle mie origini.

Sì, lo so, la frase protrebbe essere letta anche in altro senso: ci si dovrebbe chiedere chi sogna cosa? ma poi è un sogno o un incubo?

Brunetta sindaco e già ci fa sapere di avere una di quelle famose “ideuzze” che tanto piacciono di questi tempi. Brunetta una volta sindaco farà in modo che i consigli comunali si svolgano a palazzo ducale invece che a Ca’ Farsetti. Ullalà, sono fatti importanti, che segnano un epoca! Facile ironizzare su un Brunetta doge, lunga palandrana di porpora, alto corno ducale…

Brunetta sidaco…Questa povera Venezia merita di più e di  meglio… già ci saranno da rimediare i disastri dell’ultima “gestione” Cacciari, ed ora si aggiungeranno le “trovate” di Brunetta….. il consiglio comunale a palazzo Ducale… già questo la dice lunga… E poi? cosa faremo? una lotta forsennata contro i venditori abusivi? i turisti pendolari che sporcano e non comprano? i piccioni che cagano e non pagano le tasse? Quali saranno i nemici contro cui il geniale ministro dell’innovazione si scaglierà?

Intanto il geniale ministro per l’innovazione e la funzione pubblica si può beare per i risultati ottenuti: egli è l’artefice della prima grande riforma di questa legislatura…. la riforma della Pubblica Amministrazione. 

E’ una riforma che non cambia assolutamente nulla delle modalità operative della pubblica amministrazione. Agisce soltanto sugli aspetti “emozionali”: l’ orario, la presenza, i premi e le sanzioni… Chi ha lavorato nella pubblica amministrazione sa che questi temi sono all’ordine del giorno almeno dal 1990. LA riforma Brunetta non tocca nessun nodo importante delle modalità operative della PA, prima tra tutti il rapporto compromesso tra attività di indirizzo (politica)ed attività gestionali (funzionari) ma si limita a creare l’ennesimo meccanismo di progressione delle carriere che sarà utilizzato da dirigenti e funzionari per rimescolare tutte le carte e ricreare gerarchie, cordate, posizioni di privilegio.

Ma, continua il Gazzettino, il futuro sindaco parla di una sorta di ostacolo alla sua scalata al soglio ducale: l’impegno preso con 60 milioni di italiani  di riformare la pubblica Amministrazione. Ecco, appunto. Questo è il motivo principale che Brunetta ha di fuggire dal ruolo ministeriale: non per le minaccie di Tremonti di prenderlo a calci in culo ( Il Corriere), quanto perchè sa che se resta al ministero  a prenderlo a calci in culo saranno gli italiani quando si accorgeranno che la sua “riforma” non sono che chiacchiere da osteria… tra qualche anno quanto tutto sarà solo un po’ peggio di adesso (e peggiorare è impresa ardua) allora sarà chiaro che il popolo italiano aveva affidato la riforma della PA ad un cialtrone….

MEglio scappare, quindi, ed approffitare della cattiva amministrazione fatta dal filosofo Cacciari.

A sto punto un posto di sindaco non si nega a nessuno. Solo che qualcuno dovrà spiegare a Brunetta cosa può fare un sindaco e cosa può fare un doge. Un sindaco può dire quello che vuole, un doge no, Se un doge dice cazzate il consiglio dei dieci gli fa un culo tanto….mentre se si limita a fare il Sindaco si accomodi… Venezia sta decadendo ormai da quattro secoli!

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Brunetta: otto su dieci sono soddisfatti della PA

Posted by vaiattila su 22 ottobre 2009

Ogni tanto faccio un incursione sul sito del Ministrero dell Funzione Pubblica oppure sul blog del Ministro stesso. Ogni volta ci resto male. PErchè? mah, forse per invidia. Sì, io quell’uomo lo  invidio per come è, per quello che pensa e per quello che fa. 

Questo sentimento di invidia mi impedisce un giudizio imparziale, mi impedisce di plaudire alle idee e alle realizzazioni di questo grande rivoluzionario, uno che partendo da una situazione di grande svantaggio è riuscito ad essere apprezzato come una specie di grande economista, che avrebbe sicuramente avuto accesso al nobel e che invece per puro spirito di sacrificio ha deciso di servire il suo popolo e fare il ministro. E’ nello schieramento di centro destra, ma lui continua ad essere socialista. Cosa sia poi il socialismo brunettiano non è ancora dato sapere. Non è quello che stavo per scrivere… ossia il puttanaio delle feste di De Michelis (innocenti festicciole di ragazzi cresciuti) in cui il giovane Professore volontario cercava , senza riuscirci, di rimorchiare….quello non è il socialismo brunettiano. L’idea di socialismo in Brunetta è un po’ come l’idea di pubblica amministrazione. Un qualcosa di indefinito, mutevole, umorale, un qualcosa che serve esclusivamente a rappresentare le istanze pulsionali ministeriali.

Sul blog del Ministro due notizia una sotto l’altra. Una dice: in questi ultimi mesi l’assenteismo è cresciuto del 22%.. la lotta contro i fanulloni continua… l’altro dice che l’80% dei cittadini è soddisfatto della pubblica amministrazione….

Non mi hanno mai apassionato le bubbole misisteriali sulla lotta all’assenteismo senza che esista l’ombra di una riforma seria della PA… è come voler combattere l’innalzamento della temperatura terrestre con una serrata lotta al tabagismo. (combattere il tabagismo è giusto, ma non incide nulla sul riscaldamento terrestre). Il ministro ci ha fatto invece credere proprio questo.

Ma la cosa drammatica è la seguente

 Roma, 22 s”et. (Adnkronos) – Più di otto cittadini italiani su dieci si dichiarano soddisfatti per i servizi erogati dalla pubblica amministrazione direttamente allo sportello. E’ quanto emerge dalla rilevazione del ministero della P.A. attraverso il sistema degli ‘emoticon’ (le faccine), attivo da cinque mesi e che ha raccolto più di 560mila giudizi dai cittadini.”

le faccine?  otto su dieci? soddisfatti?

ecco quello che invidio di Brunetta: la spudoratezza! un altro al posto suo si sarebbe quantomeno vergognato della propria spudoratezza.  Lui no. Sbandiera queste trovate ridicole come il segno di una modernità adolescenziale…. le faccine, gli sms, facebook, e via dicendo…in un tripudio di vuoto e di incomprensone dei meccanismi di funzionamento della PA.

E la smettesse, una buona volta,  di passare le notti a mandare faccine al sito del ministero…

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Brunetta e la lotta alla corruzione

Posted by vaiattila su 21 settembre 2009

Il questi giorni in cui il nostro ministro è intento a concimare le cronache con le sue esternazioni,  per me, parlare di lui, è perfino imbarazzante. Trovando per strada un soggetto del genere, che sbraita e spara pesanti accuse verso degli avversari policitici che fai?  Ti chiedi: lo possimo uccidere? certo che no, e allora l’alternativa è quella  di girarsi dall’altra parte ed allontanarsi dall’aria che questo essere ammorba.

Lontano da lui, lontano da chi inneggia a questo novello Masaniello, debole con i forti, forte con i deboli….

Nella sostanza, però, il documento redatto dalla nuova struttura che il Ministro Brunetta ha costruito Servizio Anticorruzione e Trasparenza (SAeT) continua a ronzarmi in testa.

Cioè trovo abbastanza incredibile e spudorato che il Ministro chiuda una struttura autonona come il commissariato Antocorruzione, composto da 50 persone, e al suo posto costituisca un Servizio, composto da 17 persone, con il compito di monitorare la corruzione nella pubblica amministrazione e di trovare le forme di lottare contro questo fenomeno.

Certo, l’Alto Commissariato nel 4 anni di vita non aveva fatto molto. Ma le premesso sono che il SAeT farà ancora meno.

Praticamente in un anno di attività questo organismo ha prodotto una relazione mandata alle Camere dove si cerca  di fare un censimento delle condanne subite dai pubblici dipendenti per reati di truffa, concussione, turbativa d’asta e va dicendo…. e  alla fine scopre che la repressione di questi reati è piuttosto blanda. Il rapporto scopre anche che la quantità di reati per turativa d’asta in italia sono pochi… addirittura meno che in altre parti d’Europa e i relatori si guardano smarriti… strano, si dicono… nel paese della mafia, della drangheta, della comorra, cii sono molto pochi reati che riguardano gli appalti…. per fortuna o per pudore evitano di fare la considerazione conseguente che è quella di dire: è del tutto evidente che l’idea che in Italia ci sia corruzione in materia di appalti è chiaramente smentita dal fatto che le denuncie e le condanne su questo punto sono molto contenute.

Il servizio Anticorruzione e Trasparenza del Ministri Brunetta, ovviamente, non è andato a controllare sui siti delle varie regioni, comuni provincie, quante trattative private si fanno ancora e come quotidianamente si eluda la norma che impone di non frazionare ad arte  gli appalti… Sembrerebbe anche che il SAeT non sia nemmeno andato a guardarsi le varie relazioni dell’ Autorità ai LAvori Pubblici o le diferse relazioni del Procuratore Generale della Costre dei Conti…

Un compitino ben scritto, che non sa cogliere nemmeno gli elementi evidenti a chiunque abbia un po’ le mani in pasta negli appalti…

E la cosa ancora più sorprendente è che la “Filosofia” della lotta alla corruzione sia uguale a quella della lotta all’assenteismo: se la lotta all’assenteiso ha avuto esiti positivi non può riguardare il numero dei presenti e degli assenti, ma deve riguardare l’efficenza o meno dell’azione amministrativa (che è difficile da misurare, ma  alcuni indicatori si potrebbero comunque mettere in essere…). Ma sicnceramente chi si è accorto di avere una PA più efficente si faccia avanti…

Lotta alla corruzione? ma se ben tre regioni sono letteralmente in mano alla malvita e se in ogni parte d’Italia le gare d’appalto sono ridutte ad essere una semplice liturgua di formalità mentre le potenti lobby decidono chi e come deve lavorare e dove mai si entra nel merito della qualità delle opere realizzate…..  Si chieda il SAet quante denuncie ci sono state di imprese per non aver egeguito correttamente le opere pubbliche, o si chieda a quanti progettisti sini state contestati errori progettuali che hanno comportato ulteriori spese per l’Erario…. o quanti Direttori Lavori della pubblica amministrazione hanno diretto i lavori senza mai mettere piede in cantiere…..

Forse ne uscirebbe un quadro meno entusiasmante, ma sicuramente ci si metterebbe almeno nella logica di entrare nel vivo dei meccanisni di corruzione che sono, poveri noi, non solo diffusi, ma in gran parte assolutamente dominanti nella nostra PA. Anche a prescindere dalla volontà dei singoli funzionari…. se vuoi che i lavori vadano comunque avanti, il più delle volte sei costretto a “mediare” tra le richieste delel imprese e l’esigenza di finire i lavori…

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