attila

la grande depressione

Posts Tagged ‘assenteismo’

La riforma Brunetta – capitolo secondo

Posted by vaiattila su 8 ottobre 2010

conoscere la pubblica amministrazione

Appena assunto l’incarico di Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione il professor Renato Brunetta comincia a martellare gli organi di informazione con la sua campagna contro i fannulloni riscuotendo simpatie ed ampi consensi da ogni parte, compresa l’opposizione che si limita a storcere il naso solo rispetto agli atteggiamenti un po’ sopra le righe talvolta ostentati dal Ministro.

Il Governo Berlusconi prende l’avvio l’8 maggio 2008. Il 25 giugno 2008, a tempo di record, viene emanato il decreto legge 112: “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. Dentro questo decreto legge ci stanno pure le prime norme contro i fannulloni della pubblica amministrazione.

Già a luglio, quindi trascorso neanche un mese, il ministro Brunetta può dichiarare in una intervista al Secolo XIX che l’assenteismo nella pubblica amministrazione è calato a luglio del 30%. A questo annuncio resto letteralmente basito. Come è possibile che in soli tre giorni la pubblica amministrazione abbia già raccolto un dato tanto complesso?

Chiunque abbia una conoscenza anche sommaria di quanto vasta sia l’articolazione della pubblica amministrazione non può che chiedersi su quali elementi il ministro poggi le proprie statistiche.

Se lo Chiede anche Giulio Zanella sul blog Noise From Amerika.org. Ma all’inizio della vicenda l’unico detentore del dato resta solo e sempre lui: il Ministro.

Mi immagino che l’indagine sia a campione e che il campione dovrebbe prendere in considerazione, per esempio un ministero, almeno un grande comune del nord, e uno del sud, almeno una decina di comuni medi sparsi per l’Italia e qualche altro ente, una Regione…Si fa presto a dire. Per chi non ha idea di cosa sia una pubblica amministrazione…

Quando fui costretto a fare il fannullone per la prima volta, perchè, come ho già detto, mi ritrovai a finire il lavoro troppo in fretta per i ritmi ordinari del mio comune, detti la mia disponibilità al sindacato aziendale di andare a consegnare nel vari posto di lavoro le comunicazioni sindacali fatte rigorosamente con il ciclostile..

Erano gli anni settanta e non esistevano mail o fax. Le consegne dei volantini, i comunicati di sciopero (quanti scioperi in quelli anni!) e quant’altro, erano fatti rigorosamente a mano.

Come una decina di altri miei colleghi , venivo messo in permesso sindacale per tutta la giornata, mi veniva dato un pacco di volantini e una lista ciclostilata di indirizzi…. di un solo quartiere. Il mio incarico, in quel giorno, consisteva di recarmi nei diversi uffici decentrati . Uno non se lo immagina nemmeno. Pensa al Comune e di solito lo individua in un edificio centrale della propria città. Municipio. Io lavoravo, appunto nella sede centrale, e avevo la percezione dell’esistenza di altre tre o quattro sedi decentrate… Ricordo che l’Urbanistica stava da una parte, e la pubblica istruzione in un altra ..

Invece erano pagine e pagine di indirizzi: la farmacia comunale di via tal dei tali, la scuola materna di questo, la biblioteca pubblica di quell’altro, la sezione decentrata del vigili motorizzati, la sezione decentrata dell’anagrafe, l’ufficio decentrato del mercato, quello della pesa pubblica, quello dei bagni pubblici… Per non parlare dei vari depositi e dei servizi dell’economato: il magazzino dell’illuminazione pubblica, quello del pronto intervento stradale, quello dell’archivio dell’Edilizia Privata…di chi più ne ha più ne metta.

Certo, negli anni settanta non esisteva l’informatica. Oggi il sistema di rilevamento delle presenze sul luogo di lavoro è molto cambiato. Esistono i badges. Uno arriva, accosta la sua tesserina al rilevatore ed è fatta… l’ufficio personale è in grado di sapere in tempo reale chi c’è in servizio quel giorno… per tutto l’ente. No, per quasi tutto l’ente, diciamo per un 95% dei nostri servizi, perchè chi non ha fatto il galoppino del sindacato negli anni settanta, non sa quanto sia “articolato” il proprio comune. Siccome fare una linea dedicata per mettere un rilevatore di presenze in tutti gli uffici del comune costa troppo (così almeno dicono, ma probabilmente oggi con pochi soldi si riesce a fare un ottimo sistema di rilevamento ) ci si affida ancora al buon vecchio telefono.

Immagino che la richiesta del ministro sia stata perentoria. Tu comune di …. devi darmi entro le ore 12 del giorno 1 agosto tutti i dati sulle presenze ed assenze del mese di luglio…. Panico. Il primo di agosto?! Con metà del personale in ferie! Gran parte dei dati li abbiamo di sistema, ma mancano i dati delle sezioni della polizia municipale, e quelli del sistema bibliotecario e quelli dell’ufficio verde pubblico (sette dipendenti) e quello dell’ufficio statistica (otto dipendenti compresi tre addetti al rilevamento dati ).

Telefonata alle nove di mattina al comando Polizia Comunale… vogliamo i dati delle presenze di tutte le sezioni.. Ma adesso non è possibile… sono tutti fuori… Come non è possibile?! Passami il comandante! Presto, reperire subito i vari capi sezione… parte un emergenza… subito tutti i dati, subito! E dall’altra parte, ma chi tiene le presenze del personale della sezione è in ferie, è in malattia, è in permesso per maternità… no, no! I dati e subito… emergenza!

E dal ministero telefonano concitati… a loro mancano un casino di dati e qualcuno del Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione comincia a sclerare, sono le dodici del primo agosto e i dati non ci sono ancora…

Io forse esagero e non prendo nemmeno in considerazione l’idea che da qualche parte qualcuno prenda un foglio excel e con molta professionalità si disimpegni con maestria… quale è il problema? Riduzione delle assenze per malattia? Ecco qua, Fatto!

Macchè, sono io che vaneggio, confuso dalla piccola realtà che conosco e non posso nemmeno immaginare i potenti mezzi di un Ministro che riesce ad avere in tempo reale i dati delle presenze della pubblica amministrazione. Venerdì trentuno luglio gli assenti di tutta la pubblica amministrazione in Italia sono tot, quindi la media di assenteismo del mesi di luglio è del trenta per cento meno del mese precedente. Poiché il primo agosto cade di sabato e poi, stando alle statistiche del ministero, il due agosto è domenica, va da sé che l’annuncio del grande trionfo della politica di riduzione dell’assenteismo può essere data alle stampe lunedì tre agosto 2008. Abbiamo ridotto l’assenteismo del 30%!

Un vero trionfo!

E’ evidente che non sono informato sui fatti e soprattutto ho una visione distorta e settoriale della questione.

Me lo conferma in modo palese l’uscita della “indagine pilota – monitoraggio delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici – seconda puntata -.periodo maggio/luglio 2007 – maggio/luglio 2008” pubblicata sul sito del ministero per la Pubblica Amministrazione in data non specificata ma che a pagina 5 dello stesso dichiara che “al momento della chiusura della rilevazione (ore 20,00 del 6/8/2008) le assenze per malattia registrate nel luglio 2008 si sono ridotte del 37,1% rispetto a quelle del 2007”

Il ministro aveva già previsto tutto.

In realtà tutto il sistema di rilevazione dei dati, almeno all’inizio, sembra abbastanza casereccio. E’ un campione causale. Alla prima puntata dell’indagine pilota, relativa al confronto giugno 2007 giugno 2008, partecipano 27 amministrazioni, alla seconda puntata le amministrazioni partecipanti salgono a 70. Poi subentra l’Istat che dà una sistematicità al metodo di rilevamento che assume un tono più serio, ma fatalmente meno interessante dal mio punto di vista, perchè i dati che ci dà l’Istat sono aggregati e “raccontano” un po’ meno della realtà.

Io non metto in dubbio il dato sulla diminuzione delle assenze, Mi sembra francamente poco interessante. Se all’improvviso si riducesse tutto l’assenteismo della pubblica amministrazione a zero, sono convinto che la produttività non cambierebbe di un etto. Cioè mi sento di smentire nella sostanza l’affermazione del ministero che esplicitamente afferma a pagina sei dell’indagine pilota che

l’aumento delle presenze dei dipendenti negli uffici pubblici (la stima è di oltre 25.000 persone in più) comporta più servizi e più qualità delle prestazioni offerte: meno code, maggiore reperibilità, minori chiusure per carenze di personale ecc…”

Ecco che ricompare la visione , per nulla confortata dalla realtà , che afferma meno assenteismo più produttività.

L’indagine casereccia del Ministro, invece, è molto interessante per un altro aspetto: nell’indagine pilota parte seconda sono riportate delle schede che alla riga H ed I riportano i provvedimenti disciplinari avviati e quelli conclusi nel periodo di riferimento dell’indagine.

Mi sono permesso di cimentarmi nell’arte statistica e scoprire così che solo il 42% delle amministrazioni pubbliche ha fatto anche solo una minima attività di repressione del fenomeno dell’assenteismo.

Ma il dato peggiore si riferisce a quello che accadeva prima che il ministro Brunetta iniziasse la sua crociata. Le 70 amministrazioni oggetto dell’indagine pilota occupano complessivamente 205.914 dipendenti. Nel mese di maggio 2007 le giornate di assenza complessive sono state 235.6423 con una media di assenze per malattia pari a 1,14.

LE amministrazioni che hanno intrapreso in quel periodo una attività di repressione dell’assenteismo sono state solo il 14%. Sono stati avviati in totale 163 procedimenti disciplinari e 108 si sono conclusi con una sanzione…

Una sanzione? Forse secondo qualcuno ci vorrebbe il licenziamento… siamo un popolo di giuslavoristi e di giustizialisti, Subito pronti a recriminare e richiedere leggi più severe e poi del tutto inattendibili quando si tratta di applicare la legge. E’ compito forse di un ministro attivare i meccanismi di repressione? Sul dipendente comunale un ministro non ha alcun potere di repressione… è, tecnicamente incompetente, in quanto non spetta alla sua carica, alle sue attribuzioni, procedere alla repressione di un fatto come l’assenteismo. Chi è proposto alla repressione dell’assenteismo è la dirigenza. Se esiste qualcuno cui è direttamente imputabile l’omissione di un obbligo è il dirigente che non si è attivato per controllare e reprimere un fenomeno che va sicuramente posto sotto attento controllo. Eppure l’unica cosa concreta, sicura, prevista dalla legge, nessuno la contesta o la mette in pratica.

E’ un problema di strumenti, è un problema di costi, è un problema di organizzazione, è una assenza di volontà?

Doveva essere agli inizi degli anni ottanta…Non era certo un problema di assenteismo quello che mi vide deferito alla commissione disciplinare. Mi ero rifiutato di firmare la presenza al lavoro per un motivo di orgoglio… Al mio dirigente avevo opposto una disobbedienza palese ed ostentata e non volevo sottostare alle sue disposizioni… – Ti metto assente ingiustificato – disse. – Sarebbe proprio il caso -risposi. Come fu o come non fu mi ritrovai in una vicenda assurda.

La commissione era presieduta da un giudice del tribunale della mia città. Oltre a lui ci stavano tre consiglieri comunali,uno di opposizione e due di governo, un rappresentante sindacale. Avevo diritto ad essere difeso da una persona scelta da me. Ci fu una parte istruttoria e una richiesta dettagliata di chiarimenti che mi fu notificata per iscritto con tanto di diritto di replica entro 15 giorni.

Ricordo vagamente le mie lunghe e puntigliose controdeduzioni. Assolutamente sfrontate. E invece che difendermi romanzai la situazione che mi aveva visto oppormi testardamente al mio capo ufficio.

Recitai, un po’ consciamente e un po’ no, la parte della vittima, dignitosa e offesa nella propria dignità dall’arroganza altrui.

Dovetti essere perfino convincente tanto che il magistrato sembrò parteggiare decisamente per me.

Finì tutto in un richiamo scritto. Una ramanzina ad essere un pochino più accondiscendente.

Devo dire che quella vicenda mi divertì non poco e mi lasciò con la voglia di alzare il tiro ed inventarmi qualcosa di più stimolante. Ma ebbi chiara la sensazione che quella commissione preferiva non capire il senso pesante e sovversivo con il quale mi opponevo al mio preposto.

Dentro questa vicenda ci lessi una costante della vita della nostra pubblica amministrazione: la situazione è grave, ma non è seria.

In realtà tutto il baraccone della commissione di disciplina mi sembrava un assurdo burocratico. Tempo e denaro che si perdeva a fronte di un comportamento (il mio) che doveva essere sanzionato nel giro di cinque minuti..

Tutto questo per dire che non è l’assenza delle norme il problema, ma la loro inapplicazione.

Durante il maggio 2007, quando ancora non si parlava di assenteismo in termini da catastrofe nazionale c’era qualcuno che avviava procedimenti disciplinari e li concludeva sanzionando i dipendenti nullafacenti. Ma circa l’86% della dirigenza italiana faceva ostinatamente finta che il problema non esistesse.

Ovviamente so che i dati con i quali io ho dedotto quanto sopra sono piuttosto aleatori. Ma sono quelli del Ministro. Sulla base di quei dati egli ha potuto proclamare al paese i propri successi. Io ci andrei un po’ più cauto.

I dati. Il nostro modo è pieno di dati, di statistiche, di numeri. Dietro il numero esiste la convinzione di qualcosa di certo, scientifico, sicuro, verificabile.

Quando mi sono incapponito a scrivere questo testo mi sono anche imposto di documentarmi, perchè quello che io conosco della pubblica amministrazione non è detto sia oggettivo. La sua articolazione è tanto complessa e la confusione di chi parla senza sapere è tale che non era proprio il caso che anch’io mi unissi al novero degli opinionisti del Bar Sport.

Dati, mi son detto, documentazione precisa. In questi giorni c’è stata una polemica tra la Banca d’Italia e il ministro Sacconi. Oggetto del contendere i dati su come calcolare il numero dei disoccupati. Il ministro dice: cara Banca D’Italia, non inventarti i dati: Esiste un istituto preposto a fornire i dati ufficiali. Si chiama ISTAT e i suoi dati sono certificati e vengono raccolti secondo una metodologia comune a tutta Europa. Bene, mi son detto, il ministro Sacconi ha ragione. Non devo inventare nulla ma solo accedere al sito dell’Istat. Là troverò tutti i dati possibili ed immaginabili.

Il ministro Brunetta spiattella dati a mitraglia. Maggio – 10, giugno meno questo, luglio meno quello, agosto meno quell’altro. Dentro di me ronza sempre una domanda… ma in termini assoluto cosa significa? Cioè: quanto sono i dipendenti pubblici in Italia, come sono distribuiti, quante assenze fanno a testa, quale è il numero delle giornate complessive perse. Questo tanto per iniziare.

Entro nel sito e cerco di orientarmi… spero di trovare una serie di dati del tipo “pubblica amministrazione”, ma resto deluso. Scorro le varie tematiche, censimento della popolazione, censimento dell’agricoltura, indicatori socio-sanitari, statistiche congiunturali. Tanto di tutto, ma le mie scarse capacità informatiche si arrendono. Vado su “cerca” e digito: pubblica amministrazione. Escono 1099 collegamenti. Raffino la ricerca. Gira, gira… sfoglio pagine su pagine… nulla che sia in grado di darmi la prima risposta alla domanda: quanti sono i dipendenti pubblici?

Sono io che non so trovare. Non ho dubbi, è così. Da qualche parte del sito, in qualche angolo buio sicuramente il dato esiste. Nella rete ci sta tutto e alla rete torno. Digito nuovamente la mia domanda su google e alla fine trovo un documento che risponde in parte alle mie attese. Secondo “l’annuario di statistiche sulle amministrazioni pubbliche – anno 2003” i pubblici dipendenti in Italia sono 3.540.496.

la pubblicazione reca la data del 17 febbraio 2007 (secondo la Ragioneria Generale delle Stato i dipendenti pubblici nel 2003 erano 3.213.521 e secondo i dati di una ricerca del ministero della Funzione pubblica erano 3.108.803). Si tratta di un estratto che l’Istituto di Statistica Nazionale ha pubblicato e che contiene alcuni dati. Nella mia ricerca, però, ho trovato anche altri dati che non starò qua a riportare e che mi fanno sospettare di una qualche approssimazione .. Un esempio semplice?

Quando io fui assunto nei primi anni settanta, l’ente comunale era molto diverso da oggi. Il numero dei dipendenti pubblici era, solo nel mio ente , di 4200 unità. Dentro ci stava pure un folto numero di operai che facevano direttamente la manutenzione delle strade, la distribuzione dell’acqua, la raccolta dei rifiuti e via dicendo… poi si svilupparono le aziende municipalizzate. A partire dagli anni 90 tutto questo si trasformo in SPA. Oggi credo che il numero dei dipendenti del mio comune sia ridotto a meno di 2000. Ma tutte le società a totale capitale pubblico cosa sono se non pubblica amministrazione con un vestitino cucito sopra a malapena per nascondere la loro vera origine?

Tutte queste società, e sono veramente tante in ogni luogo d’Italia, sono giuridicamente società di capitale e dovrebbero comportarsi come società private, ma sono anche società strumentali della pubblica amministrazione e devono a loro volta usare forme e metodi di lavoro del tutto simili a quelli della pubblica amministrazione. Così devono rispettare la normativa sugli appalti e quelle sulla trasparenza, non possono agire sul mercato come società private e di fatto non sono altro che una grande finzione. E tutti questi dipendenti dove stanno? Rientrano nelle statistiche sui pubblici dipendenti? Parrebbe proprio di no. Infatti sono escluse dai computi statistici.

Ecco come si affronta oggi uno dei temi nodali del sistema Italia! Non ci sono dati, quelli che ci sono sono parziali, e ognuno resta libero di dire e pensare quello che più gli aggrada…Riformare la pubblica amministrazione senza conoscerla pare che sia una degli sport nazionali più in voga.

Tanto per citare uno dei temi caldi che recentemente ha animato il dibattito politico: il numero dei precari nella pubblica amministrazione: Quanti sono? La ricerca dell’Itat, riferita all’anno 2003 parla di 400.646 dipendenti a tempo determinato. Secondo l’associazione difesa lavoratori invisibili i precari sono 350.000 Secondo i dati forniti dalla Ragioneria dello Stato sono circa 120 mila a tempo determinato (32 mila nella sanità e 51 mila negli enti locali), 5000 con contratti di formazione lavoro, 10 mila interinali, 35 mila lsu (lavori socialmente utili), 70 mila Co.co.co (12.500 nella sanità e 48 mila negli enti locali). Secondo Giacomo che è un mio amico precario, loro sono almeno la metà dei dipendenti pubblici.

Giacomo non lo dice a caso. Mi cita gli uffici che lui conosce e che un tempo conoscevo anch’io…All’Ambiente, mi dice, sono tutti precari tranne il dirigente, alla pubblica istruzione il rapporto tra precari e dipendenti stabili è 60 a 40, per non parlare del sistema bibliotecario che è stato dato in appalto e che oggi è gestito da una cooperativa e via, in un lungo elenco di dati e fatti che mi suona come stonato perchè mi sposta ogni mio riferimento mnemonico…Sì ma così non abbiamo alcun dato verificabile è tutto troppo aleatorio, soggettivo..

Mi aggrappo ai dati ufficiali dell ‘Istat. Non me ne frega niente se nella realtà dei fatti ci stanno un milione di dipendenti pubblici mascherati da finte società di capitali… non me ne frega nemmeno se questi dipendenti sono due o tre milioni. Per me non esistono.

Riforma della pubblica amministrazione: di cosa stiamo parlando?

Dentro la pubblica amministrazione ci stanno 640.000 dipendenti del servizio sanitario, 1.100.000 dipendenti del settore scuola, 107.000 di quello università, 11.000 magistrati, 320.000 appartenenti ai corpi di polizia, 240.000 dipendenti dei ministeri, 550.000 dipendenti da regioni, comuni e province…

Quando si parla di riforma della pubblica amministrazione di cosa si parla, dunque, della riforma della sanità, di quella della scuola o di quella dell’università? Della riforma degli enti locali o di quella dell’ordinamento giudiziario?

So che la domanda è posta male, conosco anche una possibile risposta, ma ciò non toglie che nel mondo reale, fatto di cittadini in carne ed ossa, quando si parla di riforma della pubblica amministrazione si ha una percezione globale… si pensa alle tasse e al fisco, al canone televisivo e alla sanità, al treno e alle strade, alla scuola e al comune, alle immondizie e alla sicurezza…E’ il rapporto tra il singolo cittadino e l’istituzione… E nell’istituzione ci metto l’impiegato dell’anagrafe che fa il certificato e quello che risponde alla vecchina che gli chiede come deve fare la domanda per avere l’esenzione al tichet sanitario… “signora… trova il modulo su internet…” (vista e sentita direttamente da me medesimo ), come ci metto il medico di famiglia che non viene a fare una visita domiciliare nemmeno per sbaglio…e ci metto dentro anche quanto pago per il telefono..

Tutto questo, e molto altro, a torto o a ragione, ha a che fare con il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. Ma questo tutto è fatto di una infinità di sfaccettature e di competenze molto complesse.

Quando si parla di lotta ai fannulloni, o di “rivoluzione” o di “riforma” della pubblica amministrazione, ho la percezione di una grande trovata pubblicitaria, esterna al mondo reale perchè è solo un grande abbaglio.

E alla fine dentro questo abbaglio cadiamo tutti, Anche i migliori riescono a tagliare il problema a colpi di spada, come accade a Luca Cordero di Montezemolo che da Presidente della Confindustria se ne uscì con una analisi del tutto fantasiosa, forse inconsapevole diffusore di notizie prive di fondamento, forse furbo artefice di una qualche strategia troppo fine per essere da me compresa.

Era dicembre 2007 e il presidente della Confindustria inaugura l’anno accademico dell’università privata Luiss.

Se ne esce con una analisi serrata: Azzerare le assenze diverse dalle ferie porterebbe un risparmio di circa 14,1 miliardi: 8,3 negli enti centrali e 5,9 in quelli locali”. “Tra ferie e permessi vari, un pubblico dipendente è fuori ufficio mediamente un giorno di lavoro su cinque”. E ancora: “Portare la quota di assenze totali, comprese le ferie, a livello di quelle del settore privato, sarebbe un risparmio di 11,1 miliardi”. Pari, dice il nostro, ad un punto di PIL.

Quando lessi questa affermazione rimasi molto scosso… ecco un altro che parla senza alcuna conoscenza del problema. Infatti non esiste alcuna relazione tra produttività della pubblica amministrazione e calcolo del PIL, in quanto nel calcolo del prodotti interno lordo di una nazione entrano i costi della pubblica amministrazione e non la produttività o le ore di lavoro effettivamente fatte. Non è un fatto casuale. Su questo punto l’Europa discusse molto, ma non è stato possibile trovare un qualche indicatore che fosse condiviso e che riuscisse ad indicare la “produttività” della Pubblica Amministrazione. Per questo in regolamento CE 2223/96 “sistema Europeo dei conti” prende in considerazione non le ore lavorate (come avviene per il settore manifatturiero) ma solo il costo della manodopera come emerge dagli importi a bilancio.

ll ragionamento di Montezemolo considera il lavoro del pubblico dipendente alla stregua di quello dell’operaio. Tot ore di lavoro tot prodotto fatto…

Ma questo non vale quasi mai nel rapporto con la pubblica amministrazione.

Ero a Napoli, Castel dell’Ovo. Ci sono stato alcuni giorni, in questo incredibile posto da poco recuperato ad un uso pubblico. Passavo ogni giorno e ad ore diverse davanti agli uffici dove sostavano a prendersi il fresco gli uscieri addetti alla custodia del Castello. Un numero incredibile … minimo una decina che tutto il giorno stavano là a non fare esattamente niente. E non c’era verso di fargli fare nulla…. e questo sia per il turno di mattina che per quello di pomeriggio…Almeno venti persone il cui compito era solo quello di aprire e chiudere dei cancelli. Se andiamo in giro per l’Italia troviamo un mucchio di situazioni del genere…

Ricordo il dramma di una dirigente che si ritrovò in un ufficio con tre uscieri, abbandonati là da uno strano destino. Tre persone con alle spalle gravi situazioni familiari, tutte e tre invalide e con problemi relazionali incredibili.

Dal punto di vista produttivo la loro funzione era del tutto inutile. Gestire questa situazione era soltanto un onere affidato alla dirigente che doveva cercare far convivere situazioni pesanti che sfociarono, perfino, in denunce per abusi sessuali, poi rivelatesi del tutto false, ma che comportarono anche l’incriminazione della dirigente quale connivente con questa pesante situazione. Produttività?

Licenziarli? Secondo Ichino la cosa sarebbe risolta così. Licenziarli! Dei poveri handicappati, categorie protette…. Protette in tutti i sensi, perchè alle numerose segnalazioni fatte dalla dirigente seguirono altrettante interpellanze del consigliere tal dei tali che denunciava situazioni di mobbing e accanimento nei confronti di dipendenti svantaggiati.

Un punto di PIL, Presidente Montezemolo?

Sì, quando si parla di pubblica amministrazione si parla anche di questo, che non è un fatto marginale, ma incide pesantemente sulla produttività, l’assenteismo e il clima che si respira dentro la Pubblica amministrazione.

E’ difficile conoscere il numero dei dipendenti pubblici. Ancora più difficile è conoscere come sono ripartite le loro funzioni, come sono inquadrati sotto l’aspetto funzionale. Insomma che cavolo fanno questi dipendenti pubblici?

Conosciamo, per esempio, il numero complessivo degli uscieri o dei guardia-sala che fanno parte del pubblico impiego? E i bidelli? Bene, i bidelli sono 152.000 in tutta Italia ma basta andare in qualche museo, specie del sud Italia per trovarsi di fronte ad un numero spropositato di guardia sala che accompagnano rari turisti.

Inseguo il tentativo di entrare dentro le piante organiche delle pubbliche amministrazioni. Nemmeno il ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione ci racconta quante persone lavorano al suo interno. Certo, la dirigenza viene messa in piazza: chi sono, quanto guadagnano, che cosa hanno fatto. Ma non sappiamo quante persone coordinano, quanti uscieri hanno al loro servizio, quanti tecnici, quanti impiegati amministrativi.. Ma anche i Comuni sono incredibilmente restii a farci conoscere come è inquadrato il personale e quale sono le loro specifiche mansioni.

Non ho nulla in contrario a conoscere quanto guadagna il dirigente e che esperienza lavorativa ha. Però questo mi pare incida poco rispetto alla capacità dell’Amministrazione di dare risposte concrete alla cittadinanza. Dietro questa facciata di trasparenza agisce uno spirito ricattatorio che pone la dirigenza sempre sotto scacco, mentre astutamente cela le magagne e le deficienze della pubblica amministrazione. L’esca è lanciata, seguitela e vi porterà lontano dal cuore del problema, vi gratificherà dandovi in pasto un succulento tema di dibattito e forse un capro espiatorio su cui potervi sfogare (il riferimento corre ai romanzi di Pennac dove il buon Maulassen era ben pagato per svolgere la funzione di capro espiatorio).

La riforma di Brunetta parte da qua. Ci tornerò in seguito.

Mentre non è facilmente acquisibile un dato aggregato che ci racconti come è composta la pubblica amministrazione individuando quanti dipendenti sono inquadrati complessivamente ai livelli dirigenziali, quanti come semplici operai,quanto come coadiutori, o autisti, o quadri e via dicendo e considerando quanti dipendono da una amministrazione anziché da un altra, succede che la cronaca si occupi talvolta di casi estremi.

Ci arrivano notizie di ordinaria follia, dove veniamo messi a conoscenza di storture, assurdità, privilegi che danno dell’Amministrazione una immagine distorta dove è sempre più difficile comprendere che cosa stia effettivamente succedendo e sicuramente questo non aiuta a comprendere una realtà che è molto complessa.

Personalmente non amo indugiare sugli aspetti che balzano agli onori della cronaca. Troppo spesso l’utilizzo dell’evento di cronaca legato alle disfunzioni della pubblica amministrazione invece che chiarire le questioni importanti e squarciare il velo della menzogna, cerca di alimentare una sorta di qualunquismo informe che serve a pretesto della giustificazione dell’inerzia. Responsabilità e competenze si perdono in un magma informe e si arriva al generico “è tutto un magna magna” che serve anche a dare un’ ottima giustificazione alla voglia di adeguarsi … alla fine lo fanno tutti… non partecipare al banchetto equivale ad un atteggiamento che “turba” la coesione del gruppo sociale e identifica chi persegue la strada della responsabilità e della competenza come un “nemico”, uno che turba l’armonia e che con il suo atteggiamento rappresenta una minaccia.

Fatti debiti distinguo, quello che si viene a creare è una sorta di effetto “serpico” anche quando al centro della questione non è la corruzione, ma più semplicemente l’incompetenza, la piaggeria e l’inefficienza dell’azione amministrativa, l’assenteismo, il burocratismo.

E’ emblematica, sotto questo aspetto, la situazione siciliana. Il rapporto tra pubblici dipendenti e popolazione è quello più alto in assoluto: un dipendente pubblico ogni 14 cittadini. In Lombardia il rapporto è di un dipendente pubblico ogni 23 cittadini mentre la media nazionale è di uno ogni 18 cittadini.

Complessivamente un quarto della popolazione occupata siciliana dipende da una pubblica amministrazione. Gli stipendi medi dei dipendenti pubblici siciliani sono superiori a quelli di tutti gli altri dipendenti pubblici d’Italia. Non per questo la migliore amministrazione di ritrova in Sicilia, anzi!

Dovendo ipotizzare una qualche modifica della situazione siciliana, in considerazione dello sperpero consumato ai danni dell’erario pubblico, dei cattivi servizi resi alla popolazione, della crisi economica che decurta pesantemente la disponibilità finanziaria degli enti locali e della PA, parrebbe del tutto logico e indispensabile che si imboccasse la strada del rigore. Tutt’altro.

Anche il governatore Lombardo, artefice di un rilancio autonomista della Sicilia, punta la sua politica sull’incremento dei dipendenti pubblici e sulla distribuzione di nuovi privilegi. Così in un colpo solo nomina 500 dirigenti ai Beni culturali della regione portando il numero complessivo dei dirigenti del settore a 770, numero di gran lunga superiore a quello di tutto il livello apicale dell’intera regione Lombardia. (Gian Antonio Stella – Corriere della Sera 26 aprile 2009). Ma d’altra parte il numero dei dipendenti dell’Assessorato ai Beni culturali della regione Sicilia è superiore al numero di tutti i dipendenti della regione Veneto.

Ecco, se ci si addentra per questa strada non si finisce più di stupirsi e di trovare motivo di ritenere il caso siciliano e tutti quelli particolarmente critici come un qualcosa di facilmente generalizzabile. Tutto il pubblico impiego viene letto sotto una luce disfattista alimentando giudizi particolarmente duri ma spesso anche molto generici e qualunquistici.

Gli episodi particolarmente negativi possono essere letti come fenomeni forse rappresentativi per eccesso di una realtà, ma molte volte possono possono essere delle vere distorsioni o delle eccezioni.

Il numero totale dei dipendenti pubblici in Italia rispetto alla popolazione è in linea con quello del resto d’Europa, stando almeno ad uno studio del OCSE/PUMA che attribuisce all’ Italia 54 dipendenti ogni mille abitanti. Numero esattamente uguale a quello attribuito alla Germania. Mentre la Francia ha il rapporto maggiore d’Europa con 79 dipendenti ogni mille cittadini. Stiamo parlando, ovviamente di grandi numeri che prendono in considerazione quanti dipendono da un rapporto lavorativo con un ente pubblico. E quindi magistrati, esercito, sanitari, e via dicendo.

La differenza sostanziale tra Germania ed Italia sta nel fatto che l’intera massa di dipendenti pubblici incide sul PIL nella misura rispettivamente del 7% e dell’11%.

In qualche modo la chiave del debito pubblico italiano è racchiusa in questo dato. Però su questo argomento si è fatta molta confusione e molto si gioca per nascondere la realtà dei fatti.

Già ho citato l’uscita di Montezemolo rispetto all’incidenza dell’ assenteismo pubblico sul PIL, Un dato che in realtà non è assolutamente preso in considerazione nel conteggio del prodotto interno lordo.

Tra Germania ed Italia, le due nazioni europee che hanno più sviluppato il settore manifatturiero, esiste anche un dato in comune che è appunto il rapporto tra pubblici dipendenti e popolazione. Ogni mille abitanti ci stanno 54 dipendenti pubblici.

Poi però scopriamo che la massa dei dipendenti pubblici costa in Germania il 7% del Pil, mentre in Italia costa ben l’11% del Pil.

Possiamo pensare che i dipendenti tedeschi siano molto meno pagati di quelli italiani. In realtà i valori salariali pro capite non sono significativamente diversi anche se il costo di un dipendente italiano è maggiore di quello tedesco.

In uno studio congiunto Unioncamere del Veneto e Regione Veneto edito nel marzo 2008 intitolato “spesa pubblica e federalismo” si mette a confronto il rapporto tra il numero del personale italiano e quello di Spagna e Germania. Ne viene fuori un quadro interessante anche se la ricerca è scientificamente inattendibile perchè vuole a tutti i costi dimostrare in modo acritico e preconcetto l’idea che uno stato centrale come l’Italia è sicuramente più costoso e meno efficiente di uno stato federale.

La ricerca in questione si rifà ai dati istat, che però non sono mai uguali a se stessi. Poco importa: se dobbiamo dimostrare di essere approssimativi e un tantino inefficienti non possiamo che confermarlo attraverso il nostro agire concreto.

Se la ricerca dell’ OCSE dice che Italia e Germania hanno lo stesso rapporto tra popolazione e dipendenti pubblici, pari appunto a 54 dipendenti ogni 1000 abitanti, la ricerca del veneto sposta questo rapporto a vantaggio dell’Italia. Secondo Unioncamere ci stanno 62 dipendenti pubblici in Italia.

Di questi 62 dipendenti il 56% è dipendente dell’amministrazione centrale mentre il 44% dipende dagli enti territoriali decentrati (regioni, province, comuni, camere commercio ecc..)

In Germania, secondo questo rapporto, i 54 dipendenti pubblici ogni mille abitanti dipendono solo per l’11% dalla amministrazione centrale, mentre gli altri 89% dipendono dalle amministrazioni periferiche.

Lasciamo perdere la “semplicità” con la quale la ricerca sembra dirci “vedete? Per essere efficienti bisogna essere decentrati!” e guardiamo al dato puro. Secondo tale ricerca l’amministrazione centrale tedesca funziona egregiamente con 500.000 dipendenti dall’apparato centrale mentre i dipendenti dai Laender (regioni) sono circa 2.000.000, e quelli dei comuni circa 1.250.000.

Va però segnalato che tali dati li deduco io con lo spannometro. Se infatti siamo sempre inattendibili quando mettiamo nero su bianco i dati che rigurdano l’Italia perchè non dovremmo essere coerenti quando si parla dell’ estero? Ed ecco che mi sento di dubitare di quei 500.000 mila dipendenti della apparato centrale, perchè in tale numero si deve comprendere anche l’esercito. Almeno, il dato dell’amministrazione centrale italiano comprende anche gli organi di polizia (carabinieri, polizia, finanza, forestale) e quelli dell’ esercito.

Forse in Germania i corpi di polizia sono decentrati. Ma sicuramente questo non può essere possibile per l’esercito. Se i dati riportati da Wikipedia sono esatti l’esercito tedesco è composto da 382.000 dipendenti di cui 120.000 civili.

Questo ridurrebbe i dipendenti dello Stato tedesco a solo 118.000 unità. Molto poche comunque per un nazione di 80 milioni di abitanti… Ovviamente dubito che i dati utilizzati siano omogenei tra loro e la ricerca di unioncamere sembra tristemente confermare che la conoscenza della pubblica amministrazione è molto aleatoria.

Sarà difficile risolvere un problema senza conoscerlo. O, cosa forse peggiore, continuando ad affrontare il problema in modo preconcetto e strumentale.

La sensazione, io la chiamo così, ma in realtà è una certezza, è che tutto ruoti attorno ad una grande magma di dati, ipotesi, tesi preconcette, analisi falsate, ipotesi extraterrestri o fantasiose, per nascondere quella che è l’essenza della pubblica amministrazione dove il principio non è tanto e solo quanto costa (circa l’11% del PIL ai dati del 2006) ma anche quando denaro passa attraverso la pubblica amministrazione.

Ed è denaro fatto di una quantità infinita di voci, sulle quali, inevitabilmente vanno a confluire interessi, attese, speranze. Gran parte di questi interessi sono del tutto legittimi. Tralasciando i casi nei quali la gestione dei fondi pubblici entra nel campo del codice penale,cioè prende la strada dell’illecito, resta il fatto che comunque essa viene esercitata con una sorta di potere personale da parte delle persone deputate, a vario titolo, alla sua amministrazione.

In un certo qual modo una possibile chiave di lettura di questo fenomeno la fornisce, in modo del tutto inconsapevole, lo stesso ministro Brunetta agli “esordi” del suo mandato ministeriale quando delinea un idea di “piano industriale” per la pubblica amministrazione.

 

Posted in varie | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

la riforma Brunetta – capitolo primo

Posted by vaiattila su 7 settembre 2010

per chi ha tempo da perdere, pubblico il primo capitolo di un mio libro (che non sarà mai pubblicato) sulla riforma Brunetta!

Fannulloni!

Doveva essere più o meno l’ottobre del 2006. Il governo Prodi era da poco entrato in carica e all’ordine del giorno c’era il tema delle “liberalizzazioni” proposte dal ministro Bersani. Tema interessante, ambizioso, strategico… poi finito in un ripiegamento scomposto e minimalista tra scioperi dei tassinari, proteste delle coorporazioni e degli ordini professionali, scontri all’interno della maggioranza e fiera opposizione di una destra autoproclamatasi “liberista” sì, ma con parsimonia.

Ministro della Funzione pubblica e dell’innovazione era Luigi Nicolais. Sarò stato anche distratto, ma della suo opera ministeriale non conservo memoria.

La Mondadori pubblicò un libro di Pietro Ichino dal titolo “i Nullafacenti.” Il sottotitolo spiega tutto “perchè e come reagire alla più grave ingiustizia della nostra pubblica amministrazione”.

Non sono più un dipendente pubblico da settembre 1997, ma per quanto cerchi di disinteressarmi alla questione, sotto sotto sono ancora emotivamente coinvolto…

Acquistai il libro: soldi buttati. Mi dispiace dirlo perchè Ichino merita rispetto per alcune sue scelte e perchè mi risulta essere una persona competente. Vedendo anche altre considerazioni fatte sulla PA ho trovato in lui competenza e sincera passione. Eppure mi chiedo il senso di quel libro, confezionato mettendo assieme una analisi sommaria e una serie di lettere inviate al Correre della Sera che testimoniano episodi di assenteismo da parte di pubblici dipendenti.

Partiamo da un dato di fatto: i nullafacenti nella pubblica amministrazione esistono eccome! Su questo non ci piove. Ma l’esistenza dei nullafacenti non è causa della disfunzione della pubblica amministrazione, quanto piuttosto ne è l’effetto.

Mi aspettavo, appunto, una analisi del fenomeno che prendesse in considerazione seriamente la questione e che individuasse le cause e indicasse i rimedi. Ma attribuire un rimedio ad una diagnosi malfatta purtroppo non ottiene risultati apprezzabili e anzi potrebbe perfino aggravare la malattia.

A fagiolo il succo del discorso e del grande abbaglio preso da Ichino lo troviamo a pagina 115 del suo libello. E’ una sezione che si chiama “le domande, le obiezioni e le risposte sulla questione dei licenziamenti” e vale la pena riportare interamente il testo:

A che cosa serve licenziare i nullafacenti, se chi li sostituirà può diventare nullafacente a sua volta? Sarebbe come pretendere di guarire il cancro limitandosi ad asportare le metastasi.

Il licenziamento del nullafacente non è la soluzione del problema dell’inefficienza della p.a. Esso però costituisce uno strumento di gestione cui non si può rinunciare del tutto, come si è fatto fin qui.

LA cura efficace consiste nell’innervare l’intera amministrazione pubblica di un adeguato sistema di incentivi retributivi, a tutti i livelli, dovunque possibile; e per questo è necessario disporre di una valutazione affidabile dell’efficienza e produttività di ogni struttura e di chi vi è addetto. MA anche la possibilità che il nullafacente sia licenziato costituisce un incentivo importante, che deve essere introdotto per motivi di equità e di morale pubblica prima ancora che di efficienza. Certo, non si debella il cancro limitandosi a rimuovere le metastasi, ma fa parte della cura efficace anche rimuoverle”.

Trovo abbastanza fastidioso quest’ ultimo riferimento alle metastasi e al cancro. Ma ancora più fastidioso è entrare nel mondo della medicina, che non conosco io, ma nemmeno Ichino, sparando banalità o ovvietà… Perchè potremmo cadere nell’accanimento terapeutico o nel combinare veri disastri.: io da un medico che mi motiva un intervento con le parole di Ichino francamente non ci andrei perchè avrei immediatamente la sensazione che quel medico si è formato all’università del Bar Sport, fucina delle nostre eccellenze in materia di calcio, veline, riforme economiche e politiche.

In realtà tutto il discorso sui nullafacenti racconta episodi e casi eclatanti di assenteismo anche diffuso e dice : se potessimo licenziare questa gente, allora non risolveremo il problema della pubblica amministrazione, ma avremmo quantomeno uno strumento per “gestire” la funzione pubblica.

Dunque stiamo andando in cerca di uno strumento, un qualcosa che ci permetta di controllare il processo produttivo della pubblica amministrazione e questo lo facciamo senza aver individuato come e perchè si forma e prospera il sistema dei nullafacenti. Ichino la definisce la “più grave ingiustizia della nostra pubblica amministrazione” eppure non sa dirci come si forma questo sistema e chi ne sia il responsabile. Tutto sembra dipendere e formarsi per un semplice moto di convenienza dove un piccolo dipendente pubblico, senza arte ne parte, decide motu proprio di non lavorare e questo piccolo dipendente è più forte di tutto… ministri, dirigenti, capi, sotto capi,capetti… se il dipendente decide di non lavorare, nulla e nessuno può toccarlo.

Questo assunto è semplicemente falso. E non sarà certo la possibilità di “licenziare” che cambierà la Pubblica Amministrazione.

Sono abbastanza convinto che la più grave ingiustizia della nostra pubblica amministrazione non risieda nella tolleranza verso i nullafacenti, ma in quella che è, di fatto, la mamma dei nullafacenti.

E mi spiego.

Nella mia esperienza di dipendente pubblico sono stato per due periodi diversi un nullafacente e lo sono stato, in entrambi i casi, a prescindere dalla mia volontà. Questo lo racconto non per dare una “giustificazione” a chi approfitta di tale situazione per fare i cavoli propri ( e ce ne sono parecchi) ma per far capire come sia articolato e complesso il problema.

Il mio rapporto di lavoro doveva durare un solo mese. Era il 1971. Poi, una serie di vicende fortuite (anche se a me allora parve una disgrazia) prorogarono il mese per altro mese.. e un altro ancora..E stavo là, in un ufficietto a mettere timbri e scrivere letterine di poche righe. Un lavoro letteralmente alienante, che però facevo velocemente e diligentemente per passare il tempo.. Una produttività incredibile per il settore al quale ero stato destinato. Avevo poi pochissimi contatti con gli altri colleghi… all’epoca le donne indossavano ancora lunghi grembiuloni neri, non c’era modo di “parlare” tra colleghi e il capo aveva l’alto riconoscimento di “cavaliere”. Davanti al “cavaliere” si doveva stare quasi sull’attenti, e questi non ti lesinava i rimproveri e i richiami se niente niente avevi i capelli troppo lunghi o non ti eri fatto la barba…Se si arrivava in ritardo al lavoro erano cavoli amari, Rimproveri, giustificativi, procedimenti disciplinari… poi richiamo, sanzione sospensione dal lavoro senza stipendio e infine licenziamento. Non ricordo di licenziamenti, ma io alla sospensione dal lavoro senza stipendio ci arrivai.. per fatti di altra natura che non starò qui a raccontare.

Sta di fatto che esisteva un sistema sanzionatorio.

Comunque dopo alcuni mesi di permanenza in quell’ufficio fui mandato a “dare una mano” in un altro settore amministrativo. Forse a causa dei miei studi fui ritenuto adatto a svolgere una mansione amministrativa un po’ più delicata. Sta di fatto che mi trovai in un ufficio lungo e stretto e con poca luce… pieno di cataste di pratiche e con un ometto che con molta gentilezza mi spiegò cosa dovevo fare…mi dette alcune traccie di verbali da compilare e se ne andò indicandomi l’ufficio dove avrei potuto trovarlo in caso di necessità…. mi disse anche che avrei dovuto fare almeno due verbali al giorno perchè bisognava mettere un po’ d’ordine in quel casino…

Io i due verbali li facevo in un ora o anche meno… così in meno di un mese avevo sistemato tutto questo arretrato (sorvolo sul contenuto dei verbali perchè, e me ne resi conto abbastanza presto, sostanzialmente il mio lavoro consisteva nel fare un falso in atti pubblici…) Meraviglia e stupore da parte del mio “capo” e poi… cosa dovevo fare? Beh, mi disse, fatti un giretto…

Ecco cominciò un periodo di alcuni mesi nei quali il mio lavoro consisteva nel farmi un giretto..

Certo, una volta capito come girava la faccenda cominciai a martirizzare un po’ tutti… Mi iscrissi alla CGIL e cominciai ad esprimere il mio dissenso nei confronti dell’ambiente.

Questo fu il mio primo periodo di nullafacente.

Molti anni dopo la mia posizione lavorativa era cambiata. Sopra di me avevo un dirigente mentre avevo il compito di “coordinare” tutti gli uffici sottostanti… insomma avevo un mucchio di lavoro e una tavola quotidianamente ingombra di pratiche di diversa natura. Il lavoro mi piaceva perchè mi metteva in contatto con problemi e progetti importanti. Conoscevo i responsabili di altri enti e partecipavo ad interminabili riunioni ai vertici dell’amministrazione dove mi resi conto di molte cose, non sempre e non del tutto positive (anzi!).

Colui che dirigeva il servizio era arrivato da poco tempo e non conosceva molto delle tematiche che trattavamo. Più volte mi dichiarò la sua fiducia e mi ostentava come il suo braccio destro (a me ‘sta cosa mi infastidiva ).

Un giorno mi disse: dobbiamo fare questo atto … Lo guardo e cerco di spiegargli che tale atto non spetta a noi ma anzi, è proprio l’Amministrazione che ci chiede l’atto la detentrice del potere di emetterlo…Cerca di giustificare tale richiesta, ma non c’è verso, le sue argomentazioni non fanno breccia nel mio cuore, Anzi, più parla e più mi convinco che qualcosa non quadri. Alla fine lui se ne esce con un “ti ordino di fare come dico… perchè questo me l’ha chiesto Tizio che è un mio amico e quindi tu fai quello che io dico. E’ Chiaro?

Al mio fermo diniego seguì un periodo incredibile. Per due anni non ricevetti più alcuna convocazione, alcuna lettera, non ebbi più alcun incarico e più nulla di nulla da fare. Le miei richieste di trasferimento ebbero sempre parere contrario da parte del dirigente e mi ritrovai escluso da ogni contesto lavorativo.

Costretto ad essere un nullafacente per la seconda volta nella mia vita lavorativa.

Va bene, accetto di pensare al mio come ad un caso estremo.

Ho incontrato nel mio percorso di pubblico dipendente un mucchio di nullafacenti. Un campionario molto articolato. Ho trovato chi era nullafacente per vocazione e si imboscava a fare la settimana enigmistica e chi faceva perfino un altro lavoro durante l’orario di servizio. Così c’era chi lo potevi trovare durante l’orario di lavoro nel proprio negozio di cancelleria o a vendere giornali nell’edicola intestata alla moglie. Ho conosciuto chi installava antenne e chi lavorava sia per la pubblica amministrazione sia per l’impresa che si era aggiudicata l’appalto… E così chi faceva la revisione prezzi era pagato sia dall’ Amministrazione che dall’ Impresa Poi ho anche conosciuto un quantità di nullafacenti che erano pagati per fare un lavoro “politico” ossia il datore di lavoro era il partito o il politico e chi pagava era l’amministrazione..

Ecco, già da questa descrizione sommaria, ci si può rendere conto di come sia complessa la situazione.

Beh, che sarà mai, licenziamo tutti questi soggetti e facciamo giustizia! Sì, posso anche pensare che chi afferma questo sia in buona fede, ma forse non ha capito il problema: ha fatto una diagnosi errata guardando esclusivamente la metastasi e senza preoccuparsi di individuare il tumore, la sua natura e la sua origine. Agisce solo sulla metastasi e si consola nel presupposto che tanto qualcosa bisogna pur fare..

Certo i nullafacenti sono una realtà della pubblica amministrazione. Ma dietro a questa realtà si nascondono colpe e responsabilità che non possono essere attribuite esclusivamente ai nullafacenti, se non altro per il livello di “tolleranza” di cui questi godono.

Quando ero un dipendente pubblico mi ero convinto,ed era una di quelle convinzioni profonde, solide e pertinaci, che i nullafacenti fossero tranquillamente funzionali alla macchina amministrativa. Certo, io stesso oggi non esito a dire che una tale posizione fosse eccessiva, sicuramente esasperata dalla coabitazione con questi soggetti, ma c’è un aspetto della vicenda che mi sembrava assolutamente incredibile allora e che oggi può servire ad intravedere chi genera, alimenta e tollera il grande esercito dei nullafacenti.

Ritorno per un attimo allo scritto di Pietro Ichino che ho citato sopra: “La cura efficace consiste nell’innervare l’intera amministrazione pubblica di un adeguato sistema di incentivi retributivi, a tutti i livelli, dovunque possibile; e per questo è necessario disporre di una valutazione affidabile dell’efficienza e produttività di ogni struttura e di chi vi è addetto.”

Sul tema degli incentivi tornerò più avanti. E’ un tema complesso e da sempre risolto nel modo peggiore. In alcuni periodi l’incentivo è stato ripartito a prescindere dai risultati, in altri periodi è stato fonte di lunghe ed estenuanti contrattazioni per trovare un metodo oggettivo per ripartire correttamente i premi.di produttività. Nonostante tutto i risultati mi hanno sempre lasciato sorpreso.

In modo sorprendente qualcuno, a prescindere dal fatto che fosse chiaramente un nullafacente si ritrovava comunque tra quelli che avevano diritto al massimo dei premi.

Il perchè di questo fenomeno sorprendente va ricercato in quello che io vedo come “la più grande ingiustizia della nostra amministrazione” che non è la tolleranza nei confronti dei nullafacenti, ma l’invadenza, a tutti i livelli, della politica.

Questa affermazione va ovviamente giustificata e capita in tutta la sua estensione perchè non sempre ci troviamo davanti a comportamenti conclamati o manifesti, ma più spesso a farla da padrone è il condizionamento che la parte politica fa all’interno dei rapporti amministrativi attraverso comportamenti perfino inconsapevoli e non voluti, ma comunque oggettivi o oggettivabili.

Nel mentre faccio questa affermazione mi rendo conto che potrei ingenerare ulteriori confusioni andando a spare nel mucchio delle idee qualunquiste di cui ci nutriamo quotidianamente e che hanno a che fare più con il mondo delle opinioni e delle emozioni che con quello delle analisi dei dati e dei comportamenti.

Quando Ichino parla di nullafacenti non fa un discorso scientifico e non ci dice praticamente nulla. Semplicemente agisce sulle nostre emozioni e ci fa intravedere un fenomeno senza dirci quanto questo fenomeno sia esteso e quanto danno esso oggettivamente provochi. Però emotivamente dice cose che sono facilmente condivisibili e che colpiscono la nostra fantasia in modo immediato. Non so quanto consapevolmente, ossia con quanta “furbizia” abbia agito, per esempio il ministro Brunetta nella sua grande lotta contro gli assenteisti della pubblica amministrazione, Quello che è certo è che in questa operazione emotiva ha avuto grande seguito. Al di là dei risultati concreti il gioco è stato abbastanza facile. Si è individuato un nemico, lo si è dipinto come brutto sporco e cattivo e per di più pieno di privilegi in un momento di grave crisi: stipendio sicuro, produttività bassissima, disinteresse totale per il proprio lavoro. Poi si è lavorato sui dati: effetti sorprendenti e immediati. Finalmente uno che non parla e basta, ma agisce e conclude quello che ha iniziato.

A fronte di questa campagna mediatica si è varata una “riforma della pubblica amministrazione” che ricalca esattamente lo schema tracciato da Pietro Ichino. Punto primo: lotta ai nullafacenti, punto secondo: introduzione di un sistema di incentivazione dei risultati.

Tutto molto lineare e semplice.

La cosa che mi ha sorpreso è che dietro questa analisi così semplificata si è schierato tutto il mondo politico in modo del tutto acritico. Si fosse avuto anche un piccolo sentore di una discussione attorno a questo grande tema della riforma della pubblica amministrazione, si fosse scoperta una “visione” contrapposta o differente sul tipo di amministrazione sui sui problemi e sulle sue soluzioni…. macchè, tutti pedissequamente allineati… colpire l’assenteismo, trovare forme di incentivazione corrette premiare i bravi punire i cattivi. Una lettura di una cosa complessa ridotta ad una conoscenza primaria: bello/brutto, caldo/freddo, buono/cattivo.

L’opposizione, stando alle cronache giornalistiche, dapprima concorda su tutto e si prospetta un provvedimento bipartisan.. poi, a fronte dei successi mediatici del Ministro Brunetta, del conseguente “fastidio” demagogico e del dissenso sindacale, anch’esso un tantino sottotono, fa sapere di essere un poco critica. Al punto che al momento del voto i deputati del partito democratico e di Italia dei Valori votano contro, ma hanno l’accortezza di presentarsi in numero molto ridotto alle votazioni, mentre al Senato il voto è unanime perchè l’opposizione non è presente in aula.

Ichino sul suo sito (www.pietro ) fa sapere che la riforma chiamata Brunetta in realtà è frutto anche del suo lavoro ed è stata di molto migliorata in Commissione Affari Costituzionali grazie al contributo del PD.

Non ho nulla da eccepire sul fatto che una buona legge, fatta nell’interesse del Paese, possa tranquillamente essere condivisa tra governo ed opposizione. Mi resta, però il dubbio che questa non sia una buona legge,

LA prima cosa che mi passa per la testa per definire una buona legge è l’obiettivo che questa persegue e come lo persegue. Questo implica inevitabilmente entrare nella logica che l’intero impianto legislativo affronta e capire se questo risponde a dei principi di funzionalità effettiva.

Se il problema è come far funzionare meglio la pubblica amministrazione è un conto, se il problema è quello di reprimere un fenomeno come l’assenteismo allora il problema è un altro.

Sì, ma può essere che reprimere l’assenteismo sia funzionale e comunque necessario anche per far funzionare meglio la pubblica amministrazione. Certo. Questo è quanto sostiene Ichino. Poi c’è la campagna mediatica e questo è lavoro da ministro.

Fatalità si è creato uno strano connubio bipartisan… si è parlato a lungo di nullafacenti e tutto si è mosso contro esclusivamente gli assenteisti come se solo loro fossero nullafacenti… si è preso la punta dell’iceberg senza dare uno sguardo al di sotto del pelo dell’acqua…

Un errore fatale a cui si pone rimedio, o così si pensa, legandolo esclusivamente al tema degli incentivi.

Nullafacenti, assenteisti e produttività

Ricordo un personaggio particolare: nome altisonante, indubbio fascino personale, una capacità di rendere interessanti e misteriosi i pettegolezzi cittadini, una forte propensione all’abbandonarsi alle tentazioni alcoliche.

Costui ( che per comodità chiameremo Gregorio) ha passato gran parte della propria vita di dipendente pubblico , almeno nei vent’anni nei quali sono stato suo collega, senza mai fare assolutamente nulla. Eppure mai un giorno di assenza , mai un giorno di ferie, mai un ritardo. Per colmo è stato un dipendente al quale era sempre concesso il massimo delle ore di straordinario.

Ricordo che negli anni 90 , e forse anche prima, lo straordinario era regimentato e il monte di ore retribuite era molto basso, ma negli anni settanta Gregorio portava a casa sistematicamente oltre le 90 ore di straordinario mensile.

Al di là della simpatia personale che questo tizio era in grado di riscuotere, mi sono sempre chiesto come questo palese assurdo comportamento fosse possibile.

Un caso isolato? Assolutamente no, anzi. La differenza è esclusivamente di tecnica comunicativa, o meglio, di marketing aziendale. Cioè Gregorio faceva come molti, ma a differenza di molti, non faceva assolutamente nulla per dissimulare la propria inattività lavorativa. Mi sbaglierò, ma in tutti gli anni che ho avuto modo di seguire da spettatore“le vicende professionali di Gregorio non ho mai saputo nemmeno “formalmente” quale incarico egli ricoprisse… Certo, Gregorio era militante di un partito allora vero ago della bilancia dei destini comunali, regionali e nazionali. Ma bastava solo questo?

Gregorio non era un assenteista. Era un nullafacente allo stato puro.

In questo era del tutto diverso dal nullafacente classico della pubblica amministrazione che di solito è una figura meno simpatica e più complessa di quella di Gregorio.

Intanto il vero nullafacente è presente ma è del tutto inaffidabile e ben intenzionato a mettersi in mostra… SE dai da fare un lavoro che nella tua testa ritieni possa essere affrontato ed eseguito in un ora puoi star sicuro che perderai molto più tempo a rispondere alle mille domande e ai mille problemi che dovrai risolvere per ottenere un qualsiasi risultato, che sarà comunque diverso da quello atteso e che arriverà a conclusione dopo una settimana. Esagero, forse, ma bisogna capire che nella Pubblica Amministrazione le attività in qualche modo standardizzate sono comunque minori rispetto a quelle che evidenziano degli elementi critici.

Se infatti vado a chiedere un certificato anagrafico, non ci sono particolari problemi. Siamo di fronte ad un operazione molto semplice e meccanica dove l’aspetto soggettivo non influenza il risultato. MA se solo la richiesta del cittadino riguarda una qualche autorizzazione dove entra appena appena un elemento di valutazione soggettiva allora la cosa si complica.

Gran parte degli uffici pubblici ha a che fare con una qualche valutazione di ordine soggettivo. Questo è il grande problema dove la capacità bizantina di distinguere, diversificare, concionare, prende il sopravvento. L’elemento soggettivo apre la porta all’inefficacia e inefficienza che sono i principi base (rovesciati) del funzionamento della Pubblica Amministrazione. Su questo problema tornerò, perchè è uno dei caposaldi per capire la complessità di una vera riforma del settore, In quest’area grigia, comunque, prospera il vero nullafacente.

LA maggior parte dei nullafacenti risulta particolarmente attivo nel sollevare problemi, non certo nel risolverli. Se tu dai l’incarico di istruire una pratica ad un vero nullafacente sarai costretto a subire un massacro di domande, problemi, interpretazioni, questioni che non serviranno a nulla se non a perdere tempo e ad impedire di lavorare a te e tutti quelli che ti circondano. Un vero nulla facente è un problema per l’intera struttura..

Più volte nella mia vita mi sono trovato a confrontarmi con la pubblica amministrazione su questioni anche banali riguardanti per esempio l’aspetto “sanitario” di un locale destinato alla trasformazione di alimenti. Nel mio caso si trattava, per esempio del semplice confezionamento di verdure all’interno di un capannone dove venivano messe in cassetta le verdure raccolte nel campo. Se questa operazione avviene all’aperto, nel campo stesso, non è necessaria alcuna autorizzazione ne alcun permesso sanitario, ma se il contadino si trasporta la verdura al coperto nel proprio annesso rustico destinato, appunto a alle attività di preparazione e immagazzinaggio delle verdure, allora deve ottenere l’autorizzazione sanitaria. LA prima volta che ho contestato alcune “usanze” imposte dal servizio sanitario della mia zona, alle mie obiezioni, fondate su precise norme di legge, mi è stato opposto un diniego argomentando che “quelle norme non sono ancora applicabili perchè manca il regolamento attuativo e quindi, ci troviamo di fronte ad una “vacatio legis”, Quando sento un pubblico ufficiale parlare di “vacatio legis” esco di senno, eppure è la risposta classica di un vero nullafacente. Mentre aspetto che esca il regolamento attuativo la regione approva un proprio atto che dice semplicemente visto che la norma europea è dettagliata noi ci rifacciamo puntualmente ad essa e non emetteremo alcun ulteriore regolamento. Ecco, torno alla carica e la mia richiesta mi viene sospesa perchè, mi si dice a voce, manca l’antibagno…spigo che l’annesso agricolo è a fianco della casa di residenza del coltivatore diretto, che questo lavora da solo con sua moglie… il documento che descrive tutto questo si chiama HCCP è dentro ci stanno tutte le risposte ai dubbi del mio interlocutore.

Dopo poco nuova convocazione: nel luogo di trasformazione deve esserci un lavello azionabile a pedale per consentire all’operatore di aprire l’acqua anche quando si trova con entrambe le mani sporche… e via dicendo Uno stillicidio di scemenze che viene ad aggravare pesantemente il procedimento e soprattutto impedisce ad un semplice cittadino di ottenere quello che gli spetta nei tempi e nelle forme corrette.

Sarà un caso limite, mi dico, ma poi ogni volta che ho occasione di confrontarmi con qualcuna anche di altre regioni mi ritrovo davanti esattamente agli stessi comportamenti.

Esagerato?

No, semplicemente mi sono imbattuto in quello che potremmo definire il vero “sapere” della pubblica amministrazione. Che è un “sistema” molto difficilmente scalfibile.

Se avessi ottenuto subito le mie autorizzazioni, in un processo liscio, tranquillo giusto, avrei inevitabilmente sminuito il lavoro del pubblico funzionario che trova non solo soddisfazione, ma anche una ragione professionale di essere nel creare problemi e intoppi. (lo so, questo non sarà facile dimostrarlo, ma ci proverò parlando di produttività della pubblica amministrazione)

nell’arte del fannullismo esistono veri e propri maestri che riescono ad assurgere ai vertici della Pubblica Amministrazione per la loro capacità di “gestire” e inventare soluzioni inutili o che diventano moltiplicatori di burocrazia ed inefficienza. Su tali figure, molto diffuse nella PA bisogna, però fare un distinguo. Alcuni di essi appartengono alla categoria dei grandi lavoratori, altri a quella dei fannulloni. Non è facile cogliere le differenze. Addentrarsi in questo lavoro scientifico di classificare le diverse tipologie non interessa particolarmente i. Va però compreso come sia articolata e diversificato non solo la macchina amministrativa, ma anche le diverse tipologie di chi ci lavora. Ridurre tutto ad una generica classificazione tra nullafacenti e “non solo fanulloni” come fa il ministri Brunetta, non consente di comprendere i meccanismi, ma soprattutto le responsabilità, che generano il grande problema della pubblica amministrazione.

La vera questione che dobbiamo tenere presente è che la pubblica amministrazione italiana non funziona per nulla e rappresenta un vero disastro per la nostra economia contribuendo al sistematico aggravio della spesa pubblica. Semplificare la questione della riforma della pubblica amministrazione ad una modifica del rapporto con i dipendenti, implicitamente ritenuti o consapevolmente additati, quali responsabili del dissesto statale. è confondere l’effetto con la causa. Per chi fa l’analisi delle criticità di un sistema fare un errore del genere crea una catena di dissesti che non arriverà mai ad individuare le origine dell’errore e anzi allontanerà progressivamente la possibilità di mettere mano alla macchina amministrativa.

Posted in varie | Contrassegnato da tag: , , , | 3 Comments »

Brunetta: otto su dieci sono soddisfatti della PA

Posted by vaiattila su 22 ottobre 2009

Ogni tanto faccio un incursione sul sito del Ministrero dell Funzione Pubblica oppure sul blog del Ministro stesso. Ogni volta ci resto male. PErchè? mah, forse per invidia. Sì, io quell’uomo lo  invidio per come è, per quello che pensa e per quello che fa. 

Questo sentimento di invidia mi impedisce un giudizio imparziale, mi impedisce di plaudire alle idee e alle realizzazioni di questo grande rivoluzionario, uno che partendo da una situazione di grande svantaggio è riuscito ad essere apprezzato come una specie di grande economista, che avrebbe sicuramente avuto accesso al nobel e che invece per puro spirito di sacrificio ha deciso di servire il suo popolo e fare il ministro. E’ nello schieramento di centro destra, ma lui continua ad essere socialista. Cosa sia poi il socialismo brunettiano non è ancora dato sapere. Non è quello che stavo per scrivere… ossia il puttanaio delle feste di De Michelis (innocenti festicciole di ragazzi cresciuti) in cui il giovane Professore volontario cercava , senza riuscirci, di rimorchiare….quello non è il socialismo brunettiano. L’idea di socialismo in Brunetta è un po’ come l’idea di pubblica amministrazione. Un qualcosa di indefinito, mutevole, umorale, un qualcosa che serve esclusivamente a rappresentare le istanze pulsionali ministeriali.

Sul blog del Ministro due notizia una sotto l’altra. Una dice: in questi ultimi mesi l’assenteismo è cresciuto del 22%.. la lotta contro i fanulloni continua… l’altro dice che l’80% dei cittadini è soddisfatto della pubblica amministrazione….

Non mi hanno mai apassionato le bubbole misisteriali sulla lotta all’assenteismo senza che esista l’ombra di una riforma seria della PA… è come voler combattere l’innalzamento della temperatura terrestre con una serrata lotta al tabagismo. (combattere il tabagismo è giusto, ma non incide nulla sul riscaldamento terrestre). Il ministro ci ha fatto invece credere proprio questo.

Ma la cosa drammatica è la seguente

 Roma, 22 s”et. (Adnkronos) – Più di otto cittadini italiani su dieci si dichiarano soddisfatti per i servizi erogati dalla pubblica amministrazione direttamente allo sportello. E’ quanto emerge dalla rilevazione del ministero della P.A. attraverso il sistema degli ‘emoticon’ (le faccine), attivo da cinque mesi e che ha raccolto più di 560mila giudizi dai cittadini.”

le faccine?  otto su dieci? soddisfatti?

ecco quello che invidio di Brunetta: la spudoratezza! un altro al posto suo si sarebbe quantomeno vergognato della propria spudoratezza.  Lui no. Sbandiera queste trovate ridicole come il segno di una modernità adolescenziale…. le faccine, gli sms, facebook, e via dicendo…in un tripudio di vuoto e di incomprensone dei meccanismi di funzionamento della PA.

E la smettesse, una buona volta,  di passare le notti a mandare faccine al sito del ministero…

Posted in varie | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Brunetta ha vinto… (?)

Posted by vaiattila su 8 agosto 2008

Che Renato fosse un grande è sotto gli occhi di tutti! Non ironizzo sulla statura del nostro Ministro, ma sulla sua capacità istrionesca e provocatoria che lo fanno apparire un po’ uno Sgarbi in sedicesima, un po’ un Berlusconi in tretanduesina e un po’  un Guzzanti (padre) al cubo.

Insomma tanto livore da parte mia perchè ho sbagliato nel giudizio. Intanto lui ha i dati reali li ha effetivamente su un campione che viene monitorato e che quanlcuno ritiene significativo. Altri no. Non entro nel merito dei dati, però mi pare interessante capire la dimensione del problema.

per che volesse entrare nel merito dei numeri cito questi due link:

http://orizzontedocenti.wordpress.com/2008/08/07/l%E2%80%99effetto-brunetta-e%E2%80%99-una-bufala/

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Ma_c%27%C3%A8_davvero_un_%22effetto_Brunetta%22%3F#body

l’elemento rilevante a me pare questo: la media dei dipendenti pubblici fa 10 giorni all’anno  di malattia.

Questo dato, nei grandi numeri degli oltre tre milioni di dipendenti puo avere un qualche rilievo in termini assoluti… sono 30 milioni di giorno-uomo perso all’anno. Una qualsiasi azienda, di fronte ad un dato assoluti del genere comincerebbe a dare letteralmente i numeri.

Si dice che una media accettabile e fisiologica sia di 5 giorni persi per dipendente nel settore privato. Dunque non c’è dubbio che compito ed onere di Brunetta sia oggi quello di portare l’assenza per malattia ad un parametro corretto. Non c’è giustificazione che tenga: è un obbligo di Brunetta come lo era dei suoi predecessori.

Ma quello che trovo la genialata di Brunetta è proprio questo: aver fatto di un suo dovere una sua grande battaglia. E ancora più astuto è stato fare questa battaglia all’ombra della demagogia gonfiando e facendo lievitare contro gli statali l’odio ed il biasimo del “popolo”. 

Infatti in termini reali, ribadendo che è comunque obbligo dei dipendenti della pubblica amministrazione fare il lodo dovere, la cosa meschina di Brunetta è quella di aver fatto una sorta di sillogismo di questo tipo:  la pubblica amministrazione è inefficace, il dipendenti pubblici sono assenteisti, qundi l’inefficacia della Pubblica Amministrazione dipende dall’assenteismo. Ecco, questo non regge.

Intanto l’incidenza dei trenta milioni di uomo giorno  persi dalla pubblica amministrazione incidono al massimo, ma proprio al massimo in meno del 5% sul complesso della “forza lavoro” (?), del “potenziale lavorativo” (?) del “monte ore disponibile” (?) insomma di quello che è. Non è poco, ma non c’è alcuna relazioen con la capacità produttiva. Può anche essere il contrario. Io non sono un dipendente pubblico, ma con buona pace di Brunetta, ho fatto anche alcune consulenze per la pubblica amministrazione.

Quello che mi ha sconvolto segunedo le vicende interne ad alcune amministrazione era l’assurda gestione del processo lavorativo. Sinceramente mi sono fatto l’idea che per mandare avanti alcuni uffici che ho conosciuto molto da vicino, sia necessario un drastico taglio di personale. E non per colpa dei dipendenti, sia chiaro, ma per colpa di una visione burocratica che moltiplica i ruoli, che autoriproduce funzioni burocratiche inutili e spesso anche dannose, che crea problemi invece che risolverli…

E’ questa la vera sfida, Ministro Brunetta, non fare il capopopolo e inveire contro la parte più debole della catena, ma mettere in atto quelle pratiche giuste e corrette per far funzionale la macchina satatale. Questa sarà la tua vera missione e non fare il “can da burcio” (Brunetta mi capisce perfettamente… il can da burcio è un cagnetto di grande meticciato che veniva posto a guardia delle barche da carico di Venezia…abbaiava come  un matto a chiunque, ma con una buona pedata finivano spesso in canale….)

  Il professor Brunetta sa che esistono uffici ed intere parti della pubblica amministrazone che sono sopradimensionate, con uffici ed interi “rami d’azienda” completamente inutili (quasi quasi anche il Cnel che è uno degli enti monitorati per l’assenteismo, che mi pare di ricordare sia una ente di rilevanza costituzionale, non svolge una grande funzione… o no?), metre altre parti della PA che svolgono ruoli fondamentali soffrono di carenze di personale enormi.

Per esempio: abbiamo una carenza endemica di personale addetto a compiti di controllo effettivo: mancano i controlli sui cantieri di lavoro, mancano i controlli sull’abusivismo edilizio, mancano i controlli sui mercati, mancano i controlli su alcuni settori della filiera dell’alimentare. PEr contro  abbiamo dei controlli assurdi nelle attività autorizzative e in alcune parti formali… Qua ti voglio, Ministro!

Posted in varie | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

il ministro Brunetta -agosto in tempo reale

Posted by vaiattila su 5 agosto 2008

2agosto 2008 il ministro Brunetta annuncia la diminuzione del 30% di assenteismo nella pubblica amministrazione

3 agosto 2008 le vignette pubblicate dal sito del ministero della funzione pubblica irritano i fannulloni, ma il ministro è tranquillo: pubblicheremo anche quelle sgradevoli. Il foglio definisce Brunetta il Napoleone della Pubblica Amministrazione

4 agosto 2008 – le associazione di donatori di sangue protestano perchè il ministro riduce lo del 30% la paga giornaliera ai pubblici dipendenti che donano  sangue –

5 agosto 2008 – Brunetta dichiara che rivedrà con effetto immediato il Decreto togliendo ogni possibile sanzione ai pubblici dipendenti che donano sangue – Il ministro si reca presso un centro Avis e dona il proprio sangue.

6 agosto 2008 – Brunetta dichiara che per fare cassa provvederà a vendere tutte le auto blu dei ministeri. Con il ricavato provvederà a costituire un fondo premio per i dipendenti più meritevoli. Il ministro Tremonti boccia l’iniziativa come mera demagogia

7 agosto 2008 – protestano gli autisti della pubblica amministrazione. Senza automobili rischiamo di essere messi in mobilità. Brunetta incontra i sindacati e propone l’assunzione degli autisti presso Alitalia. Corrado Passera minaccia di far saltare il piano di recupero di Alitalia.

8 agosto 2008 – Il ministro Brunetta riduce a due settimane il permesso obbligatorio per maternità. Protestano i sindacati ma Brunetta dichiara che l’ottantasette per cento delle donne lo appoggia. Il Foglio definisce Brunetta il Giulio Cesare della Pubblica ammnistrazione.

9 agosto 2008 – Il parco macchine della pubblica amministrazione viene acquistato in toto dalla Decentra srl, una società di servizi vicina all’ex ministro De Michelis. Brunetta accumula così un tesoretto per premiare i pubblici dipendeti meritevoli.

10 agosto 2008 – Brunetta attacca i sindacati della Pubblica Amministrazione. Dichiara che questo sono “mosche cocchiere della borghesia” e sostiene che la produttività della pubblica amministrazione è bassa per colpa dei sindacati. Annuncia che chi non rispetterà i parametri di produttività sarà licenziato immediatamente e senza preavviso.

11 agosto 2008 – Di Pietro a Ballarò  attacca la politica di Brunetta.  Brunetta attacca di Pietro urlandogli contro per 197 volte la parola “giustizialista!”

12 agosto 2008 – Brunetta annuncia che il 27 % delle impiegate pubbliche partorisce più in fretta per non perdere gli incentivi. Il Foglio definisce Brunetta il Leonardo della Pubblica Amministrazione

13 agosto 2008 . Il ministro rompe la trattativa con Tremonti e dichiara che ha pronto un Decreto Ministreiale per aumentare la produttività della Pubblica Amministrazione. I Sindacati minacciano uno scipere preventivo-

14 agosto 2008  – Il ministro illustra il testo del D.M.- poi lo firma in diretta a Porta a Porta. Da ora in poi  gli indici di produttività del pubblici dipendenti saranno valutati sulla base di un algoritmo che Brunetta aveva già inventato quanto era studente di scienze politiche a Padova (scienze politiche.. ma non era un economista?)

16 agosto 2008 – Brunetta annuncia che dopo l’entrata in vigore del suo Decreto ministeriale la produttività della Pubblica Amministrazione è cresciuta del 25% in un solo giorno (a ferragosto?)

17 agosto 2008 – Tremonti dà le dimissioni. Brunetta assume anche il ministero dell’economia. Annuncia un piano di rilancio dell’ economia italiana, riscrive la finanziaria, riforma le professioni, redige un nuovo piano regolatore di Venezia. Pubblica il suo ultimo saggio ” La fine della società degli sfigati”

18 agosto 2008 – Il ministro Brunetta critica il Sindacato e rompe il tavolo delle trattative. Rilancia il dialogo con l’Avis e firma un contratto di esternalizzazione con la società “decentra srl” che da ora in poi farà la funzione di autotrasporto di personale apprtenente alla pubblica amministrazione. Intanto Brunetta annuncia che la produttività della Pubblica Amministrazione italiana è superiore a quella di tutte le altre nazioni europee.

19 agosto 2008 – Esce il film hard “ministri in calore” con Brunetta Carfagna Berlusconi Prestigiacomo. Il Foglio definisce Brunetta  il Rocco Siffredi della Pubblica Amministrazione.

che palle!

Posted in varie | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

L’assenteismo cala del 30% a luglio

Posted by vaiattila su 4 agosto 2008

Brunetta sta conducendo una battaglia di grande contenuto strategico.

Oggi possiamo dire che l’uomo abbia già raggiunto considerevoli successi. Intanto, contrariamente alla tradizionale lentezza della Pubblica Amministrazione, che molte volte non è in grado nemmeno di dare il numero esatto dei suoi dipendenti, abbiamo riscontrato che già il due agosto sono presenti i dati sull’assenteismo. Impresa non da poco! Raccogliere in un sol giorno tutti i dati sulle presenze. Pensate che in molte amministrazioni, in molti uffici si lavora ancora con i registri delle firme o con la scheda da inserire nell’orologio… siamo lontani anni luce da una qualche informatizzazione del sistema di rilevamento delle presenze, eppure, quando lo Stato vuole  è in grado di conoscere le cose in tempo reale.

Si consideri che il dato di riduzione dell’assenteismo è talmente evidente e sotto gli occhi di tutti che l’efficienza della Pubblica Amministrazione è cresciuta immediatamente. Chi prima marcava visita e non si presentava al lavoro, oggi è al suo posto, producendo e colmando con il proprio sacrificio il ritardo endemico della Pubblica Amministrazione. Un dato per tutti che indica la maggior efficienza della Pubblica Amministrazione? E’ semplice! per la prima volta siamo in grado di sapere in tempo reale, con assoluta certezza, il dato sull’ assenteismo del pubbibici dipendenti.

Nella sua dichiarazione entusiastica il Ministro della Funzione pubblica ci fa sapere che ora , grazie ai risultati ottenuti, alla politica del bastone si affiancherà quella della carota. I dipendenti più meritevoli saranno premiati con incentivi economici!

Dunque viste le performance della PA di questi giorni sarà appunto il caso di premiare gli ex assenteisti con un buon benefit che gli remuneri per il disturbo di essere andati a lavorare… con questo caldo, poi!!!

Posted in varie | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »