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la grande depressione

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la grande depressione

Posted by vaiattila su 18 novembre 2010

il mio potente centro studi economico lo aveva previsto già con largo anticipo rispetto alla concorrenza. Così solo oggi, con notevole ritardo anche il centro studi delle Confindustria, mette in discussione la possibilità di arrivare ad una crescita per il 2010 del 1%. di PIL

Io, però, privilegio di un osservatorio straordinario che è quello di vivere a pieno la crisi, nel mezzo del Veneto dei capannoni e per di più in un affanno economico personale che mi fa toccare con mano l’assenza di ogni pospettiva che attanaglia ogni piccolo imprenditore.

Sono mesi che piove quasi ogni giorno ed ogni giorno si annuncia un emergenza. Un emergenza ambientale che si sposa con un emergenza economica ma che definirei, più che produttiva, un emergenza di modello: che cavolo di modello produttivo vogliamo perseguire?

Per anni le illuminate forze intellettuali della destra e della sinistra hanno “parlato” di sviluppo legando comunque questo “sviluppo” all’idea che dovessimo puntare su una produzione tecnologicamente più avanzata, abbandonando progressivamente l’attività manifatturiera di piccolo cabotaggio. E’ inutile che ti metti a fare concorrenza ai cinesi producendo magliette di cotone… fai cose ad alto contenuto tecnologico o ad alto valore aggiunto puntando sugli elementi forti della nostra economia, l’alto valore tecnologico e l’alto valore estetico.

Come se Cina e India non fosse in grado di “competere” sul piano dell tecnologia… mi pare di capire che così non sia, anzi. E attenzione: anche nel mercato dell’arte cina ed india stanno sempre di più pesando. Non è secondario. Noi italiani siamo assenti dal mercato internazionale ormai dai tempi della transavanguardia…..(sono trent’anni che non contiamo nulla …)  loro nel mercato internazionale, invece, ci stanno sempre di più…..

Così, ragionando astrattamente, nessuno che abbia focalizzato l’attenzione, la vera attenzione, su quella che è la grande arretratezza italiana che si chiama “pubblica amministrazione”. E’ vero, ogni tanto Confindustria si rammenta di questo bubbone e lo sciorina nel convegni e nelle feste di rappresentanza , ma sembra quasi un tentativo di “cercare scuse” per la impossibilità di uscita o semplicemente per frenare la particolare crisi italiana... Per due anni il nostro governo ci ha raccontato la fiaba della Germania che soffriva quanto e più di noi… ora che la Germania traina una crescita europea dalla quale siamo tragicamente esclusi, abbiamo perso il riferimento.

Ma dove era la Confindustria e dove era veramente l’opposizione, quando si parlava di “riforma” della Pubblica amministrazione?

Se si fanno a vedere le proiezioni di Repubblica si vedeva il ministro più amato dagli italiani schizzare al massimo del gradimento… e si vedeva lui, l’intellettuale, l’economista, il decisionista, il tagliatore di teste, il giustiziere, il castigatore dell’assenteismo, il riformatore, il rivoluzionario portare avanti una splendida riforma della pubblica amministrazione che nel giro di pochi mesi metteva l’Italia in grado di “competere” .. anzi di essere all’avanguardia di una riforma, anche tecnologica, a costo zero.

Così si rispolveravano tutte le grandi innovazioni dallo sportello unico, alla digitalizzazione della PA, al  telelavoro, alla firma informatica, alla mail certificata… tutta roba che si ritrova già regolata da leggi del 2000 e precedenti, allora disattese ed oggi rilanciate come novità assolute….

MA siamo ancora là. Fermi ad enunciare riforme che non saranno mai applicate ma se dovessero essere applicate, mostrerebbero tutta la loro strutturale debolezza, perchè sono operazioni che non vanno mai al nocciolo della questione. Non colgono, cioè l’essenza di un apparato statale del tutto inadeguato,

E’ una inadeguatezza che risale, probabilmente, al dopoguerra, ma che è stata nutrita dagli anni della Milano da bere, dal tangentismo, dalla interferenza continua tra politica, clientelismo e affarismo…E questo andava bene ad una parte molto aggressiva della borghesia italiana costituita da banchieri e costruttori siano essi stati Berlusconi (edilnord) o Agrnelli (impregilo), Ligresti o Caltagirone. E cito solo questi, ma è evidente come, solo ad evocare questo nomi, si evochi un incrocio tra imprenditoria e politica che non poteva che trarre beneficio dalla inefficienza della pubblica amministrazione. E questo solo per rappresentare un qualcosa di evidente a chi ha seguito anche distrattamente la politica italiana dagli anni settanta ad oggi. Ma ogni comune, dal più grande al più piccolo, ha avuto il suo intreccio affaristico…. è stato ed è l’unico modo di avere lavoro. Anche adesso che non c’è più trippa.

Non ho dubbi nell’affermare che chi, politico o pubblico funzionario, abbia tentato di lavorare correttamente dentro questo meccanismo, sia stato alla fine o emarginato o integrato nel sistema per getto della spugna. Sicuramente chi lavora secondo correttezza e senza venire a compromessi col nemico, viene, in un modo o nell’altro, espulso da sistema amministrativo perchè rappresenta una minaccia  ed un ostacolo alla macchina dello stato.

Non è solo il racconto di tangentopoli. E’ anche quello della protezione civile e di tante altre piccole e grandi attività di cricche  consorterie,  lobby,  cosche, gruppi di amici, compagni di merenda e dove non sai più chi sia causa e chi sia effetto di questo sistema. Come sintetizzava meravigliosamente bene Bossi “è tutto un magna manga” e nulla ha fatto, lui, per restarne fuori… anzi!

Ma in tutti questi anni non si è creato un vero movimento di riforma delle istituzioni, perchè è sempre mancata da noi una “visione” strategica della nostra società. E d’altra parte ad una società così corrotta e così incline a spogliare la funzione pubblica che cosa interessava creare una visione strategica? un idea di società che uscisse dalle generiche affermazioni di “giustizia sociale” (proclamata indistintamente da tutti e perfino implicita nel sogno berlusconiano di “più di tutto per tutti”).

Nemmeno la sinistra che almeno questo sforzo sotto Berlinguer lo aveva in qualche modo tentato, ha prodotto alcunchè: Che cosa si cela dietro lo “sviluppo” richiesto da Bersani? quale sviluppo, quale economia, quale Stato? Ed è solo un problema di “buona amministrazione”?

ne dubito.

Il fatto è che siamo entrati in una grande depressione. Peggio di quella fatidica degli anni trenta, aggravata dalla nostra “pesantezza” italica, e da questo scempio ambientale che ci ritroviamo proprio per effetto di quella rapina del territorio che il connubio affari e politica ha ampiamente contribuito a costruire.

E possiamo chiedere a questa classe politica ed imprenditoriale di tirarci fuori da questa depressione?

Sperarlo è solo follia: qualcos’altro deve necessariamente succedere e non è detto che questo vada nella direzione che sarebbe lecito augurarsi…

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una crisi grande come il mare

Posted by vaiattila su 8 maggio 2010

Giro tra i diversi siti che si occupano di economia. Colgo argomentazioni interessanti, stimoli, spunti. Mi pare che la prima cosa da dire sia che da questa crisi non ne siamo fuori. Anche noi italiani che siamo stati i più bravi in assuluto che questa crisi l’abbiamo prevista prima degli altri e prima di tutti gli altri abbiamo detto: non facciamo niente, facciamo come se la crisi non esistesse… prima o poi si stuferà di romperci le scatole e se ne andrà..  e comunque, siccome non sappiamo assolutamente cosa fare tanto vale negare tutto… la crisi c’è, anzi c’è stata, anzi c’è la ripresa, anzi ci sono segni di ripresa, anzi stiamo per uscire, anzi cresceremo.

Il punto è che la situazione è veramente complessa e che più che ad una crisi finanziaria si dovrebbe guardare a questa crisi come a una crisi di un modello. Cioè ho come l’impressione che non siamo di fronte ad un elemento contingente, mutevole, relativo, ma di fronte ad un qualcosa di strutturale, un qualcosa che ha direttamente a che fare con il modo con il quale sono costruite le fondamenta della nostro sistema economico,

Guardiamo alla crisi della Grecia. La Grecia ha in qualche modo seguito ed ampliato il modello italiano.  Grande evasione fiscale, grande indebitamento, grande inefficienza della pubblica amministrazione, grande clientelismo. Poi ci ha messo di suo anche dati falsi ed altre amenità.

Fatto sta che questo paese è in crisi marcia e non è più in grado di onorare i propri debiti. Quindi è in uno stato di insolvenza e di crisi. Si dice: è la crisi dell’euro.. se la Grecia tracolla avremo una catena di fallimenti di altri stati dell’area euro.. Da prima questa cosa mi sembrava anche verosimile, ma più passa il tempo e più mi chiedo: ma di che stiamo parlando? quale è la connessione tra l’euro, la sua debolezza e il debito pubblico greco?

Niente… il problema di sposta. Non è un problema di moneta che mette alle corde la Grecia,  (in caso è che la Grecia, se non fosse entrata nell’area euro potrebbe semplicemente svalutare del sua dracma e in qualche modo provare a galleggiare, ma non è detto  che questo riesca, anzi…)In realtà è un problema di politica. Uno stato europeo, che appartiene all’unione europea è di fatto fallito. Che fanno gli altri stati, lo aiutano? lo mollano? fanno vinta di nulla?

Alla fine non l’Europa, ma alcuni stati dell’Europa, si sono detti, ma sì, diamogli una mano….

Noi Italiani, da sempre smargiassi, ci siamo fatti subito promotori di questa misura.

Ora, se io ho un debito che devo pagare assolutamente e non ho soldi, posso provare a chiedere ad un amico un prestito. Ma non vado a chiedere un prestito a chi so che è indebitato quanto me. Vado da chi so che ha grandi risorse ed ha disponibilità di  denaro liquido.

Invece, alla Grecia i soldi li diamo noi ed altri che comunque, in questo momento, non hanno soldi disponibili. Cioè in questo modo aumentiamo il debito della grecia (che con i soldi che le diamo copre parte dei debiti che già ha, ma alla fine il debito complessivo cresce) e aaumentiamo anche i debiti nostri in quanto non possiamo finanziare la Grecia che aumentando a nostra volta il nostro debito.

Ed ecco il complesso del debito dell’area dei paesi dell’euro cresce. Cioè ci siamo fatti del male. E l’euro è più debole e l’incertezza sale….

MA questa è solo una vicenda che denota come siamo complessivamente allo sbando, al vai da te senza una via d’uscita…

Le risorse energetiche. Anche questa questione è lungi dall’essere affrontata.(post precedente)

Il fatto è che la crescita, se in qualche modo esiste è legata al fatto che una parte del mondo, quella che cresce maggiormente, si trovava in una situazione di grande arretratezze. In questi anni è cresciuta in modo incredibile ed ha ancora notevoli spazi di crescita…. per quanti anni?

Per quanti anni potremmo assistere al miracolo economico di Cina India Brasile?

cinque? Sei? e dopo? Quando il popolo cinese avrà raggiunto un livello di benessere simile a quello nostro, cosa succederà? Succhieremo ogni stilla di petrolio dalla terra ede inventeremo nuove risorse energetiche. Questo è poco ma sicuro. MA poi potremo continuare a pensare  di crescere  o inevitabilmente ci troveremo di fronte ad una qualche recessione?  Cinque o sei anni o anche di meno… e la politica, che dovrebbe prevedere e pensare al futuro non sa o non vuole guardare a questo medioevo prossimo futuro che sfocerà o in una guerra folle o in tensioni sempre più pesanti…avanti così, con la politica fai da te, senza osare nulla che non sia la trita bestialità della “ripresa” dello”sviluppo” del “rilancio”.

Da qualsiasi parte si guardi, solo di questo si parla, alla faccia della realtà che nessun politico osa guardare in faccia.

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noi ce la faremo…

Posted by vaiattila su 27 aprile 2010

al questione petrolio è quasi più affascinante della questione della crisi greca… E quando parlo di petrolio non parlo tanto di quella quisquilia ambientale costituita dal greggio che sta arrivando a lambire le coste della Luisiana, quanto piuttosto di un problema di fornitura. Se è vero che nel 2015, ossia tra soli quattro anni è prevista una carenza di materia prima del 10% rispetto al fabbisogno (non dimentichiamo che c’è chi cresce del 10% ed oltre di PIL e , fatalità, non è lo stato di San Marino, ma la Cina) dovremo fronteggiare effettivamente una crisi che continuiamo a far finta di non vedere, ma che sarà sicuramente molto impattante sulle nostre abitudini.. Aumento dei costi, prima di tutto, ma forse anche settori deboli che non potranno “sostenere” l’impatto degli aumenti.

Penso ad esempio all’agricoltura…già il settore è in profonda crisi… cosa succederà?

io sto pensando di rinunciare alle macchine motrici, trattore, motocoltivatore ecc che funzionano a gasolio o a benzina, LA mia risposta alla crisi sarà in chiave oscurantista: voglio un cavallo!! con lui, con la sua forza, mi metterò ad arare, dissodare, fresare…. altri useranno altre tecniche.

Io sono consapevole che la mia scelta sarà perdente. Quasi folle, sicuramente stupida.

Sull’altro fronte, quello illuminato, tecnologico, lungimirante, le scelte andranno nella direzione dello sviluppo. Gli antesignani di tale visione, sicuramente vincente, sono quei due utilizzatori finali di escort  che si chiamano Putin e Berlusconi. Loro si sono consultati e di comune accordo ci vengono a raccontare che svilupperanno il nucleare nei rispettivi paesi… Da due così, sostenitori del partito dell’amore, avremo solo del gran bene…

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le crisi che abbiamo davanti

Posted by vaiattila su 1 dicembre 2009

Più o meno a partire da agosto del 2008 il termine “crisi” ha assunto un significato abbastanza determinato. Infatti, tanto per capirci, usiamo parlare de “la crisi” e a nessuno salta in mente di dire: ma di quale crisi stai parlando? la Crisi (ora anche con la C maiuscola) è qualcosa di ben identificabile nel nostro linguaggio attuale. Con questa parola tendiamo ad identificare quel fenonemo storico iniziato con la speculazione finanziaria americana che è entrata in un buco nero ad agosto 2008 per estendersi a tutto il mondo. Questa roba è arrivata anche da noi in Italia come una specie di onda che ci ha sommerso per un attimo, ma poi si è detto, macchè, la crisi da noi non sarà così pesante perchè noi, le nostre banche, la nostra economia, siamo abbastanza fuori dal meccanismo speculativo che ha causato questo fenomeno economico.

MA da subito, però, questo fatto legato al mondo della finanza, ha trovato una ripercussione anche nel mondo reale dell’industria e del commercio dei prezzi, dell’occupazione, del tenore di vita… E’ stato come un virus influenzale, è nato con un ceppo che poi ha cominciato a mutare incrociandosi con altri piccoli virus locali, pandemie di casa nostra e fattori endogeni de noantri. Ance perchè ogni organismo reagisce a modo suo, c’è chi del virus se ne fa un baffo e chi ci resta secco.

In pratica quando oggi identifichiamo “la crisi” non sappiamo più esattamente di cosa stiamo parlando. Abbiamo fatto un po’ quello che facciamo normalmente con i termini a connaturazione “morale”. Quando oggi parliami di etica, o di valori, o di onestà e similia, entriamo in un campo dove è proprio difficile capirsi. Il nostro Presidente, ad esempio, per alcuni è un campione di onestà in quanto incorruttibile, per altri è la personificazione della corruzione stassa. Manca, cioè, un concetto univoco di corruzione che faccia scattare un sentire comune. LA corruzione infatti ha sconfinato dentro altri termini, si è impossessata di parti di altri concetti che semprerebbe concettualmente in aperto contrasto con essa, eppure sono stati espropriati del proprio significato. AD esempio pagare le tasse sopra al 30% è innaturale, è una aberrazione e via dicendo. Quando e come poi si determina la quantificazione di questa soglia è anche questo elemento soggettivo che il nostro Presidente ha semplicemente enuncuato ede affermato quasi esistesse un diritto naturale a cui lui si appella e che lo guida… e poco importa se il nostro diritto giuridico afferma il contrario… ecco che l’evasione delle tasse può essere perfettamente etica…di questo passo, appunto tutto si traduce in una melma maleorodante dove chi è più grosso la fa da padrone.

E’ così anche per la parola crisi. Siamo arrivati al punto che non sappiamo più di cosa stiamo parlando. Infatti da mesi e mesi alla parola crisi si associa la parola “uscita”. Cioè la crisi è nata in America, è arrivata anche da noi come riflesso anche sull’economia reale, ma da subito sbbiamo cominciato ad uscirne fuori.. Cioè stiamo risolvendo un incidente che ci ha si scosso, ma dal quale usciremo ancora tutti interi, magari con qualche graffio e qualche ematoma, ma son piccole cose…

Siccome non sono nè un economista nè un leguleio, mi sono fatto una mia idea piuttosto distorta della realtà e sono francamente confuso. Davanti a me non vedo “la crisi”, ma vedo almeno quattro “la crisi” così grandi, così invasive, così mostruose che ho un senso di totale smarrimento a parlarne.

Cioè vedo 4 ceppi di virus completamente diversi che rappresentano 4 crisi diverse, ma che per mancanza di strumenti di indagine stiamo tutti confondendo in un unico virus non meglio identificato.

questi quattro ceppi autonomi sono profondamente instabili e particolarmente sensibili a contaminarsi fondersi unirsi scindersi dando vita ad una quantità di mutazioni che nno mi è dato conoscere.

E il vaccino? qualcosa qualcuno ha fatto, ma troppo blandamente e senza isolare e comprendere le cause vere del virus. Alla fine in ceppo potrebbe riuscirne rafforzato piuttosto che debellato…

Ebbene sì, la prima crisi potrebbe essere quella che si è sviluppata in america è che è principalmente finanziaria. A questa crisi si è risposto con un vaccino inoculato al sistema bancario per impedire allo stesso di prolassare. Il sistema bancario ha visto questo come una opportunità unica e invece che agire saggiamente, andare piano per la sua strada di banca, correggere le storture del sistema con una politica che cercasse di “aiutare” i cittadini in difficoltà (mi viene alla mente un sistema assurdo tipo quello inventato da Yunus, la banca per i poveri americani della classe media in difficoltà). Invece le banche hanno fatto quanto di peggio potessero fare. Vista che l’andamento speculativo ha ripreso fiato si sono messe anche loro dentro la nuova bolla speculativa. Tanto soldi, maledetti, subito… domani quanche altro pirla pagherà, ma l’idea di speculare con i soldi dati dai governi per evitare il peggio è simile a quel tossico che uccide i suoi genitori pur di riuscire a prendersi i soldi per una dose. Il mondo è pieno di questi tossici solo che questi, a differenza dei loro fratelli meno fortunati, sono rispettati, vestono bene e sono circondati dall’invidia dei poveri cretini che pagheranno, tra poco i furti che questo hanno accumulato alle loro spalle. Ma fosse solo questo!

Il gioco al massacro coinvolge anche parti della società che non hanno nulla a che fare e vedere con questa specie di ruota della fortuna. Una crisi finanziaria anche mediamente modesta come quella di questi giorni in Dubai, apre ferite immediatamente ricucite da chirurghi estetici che non si preoccupano delle infezioni sottocutanee… l’importante è che non si veda in disastro.

Il primo vero fallimento del vaccino è quello di non aver agito sulle regole del mercato finanziario. Abbiamo messo montagne di denaro a cercare di tamponale l’emorragia, ma non abbiamo fatto nulla per disinfettare la ferita.

La finanza ci riserverà altre belle sorprese. Nno c’è dubbio.

Ad agosto 2008 si diceva: c’è una crisi finanziaria, ma non durerà a lungo perchè il sistema produttivo è solido e non è intaccato dalla crisi finanziaria

Sistema puduttivo solido? dal nostro punto di vista di europei e statunitensi il nostro sistema produttivo è fuori di testa. Dipendiamo tutti dalla Cina, o dall’ India o dal Brasile… Loro hanno in mano il nostro sistema produttivo…

Questa crisi servirà a modificare ulteriormente il quadro di insieme, con il passaggio di mano di gran parte della proprietà delle aziende… da capitale occidentale si passerà a capitale orientale.

Nelle aree occidentali ancora dediche alla produzione ,come Germania o Italia, potranno reggere solo le aziende che danno alta tecnologia…. Made in Italy? ma non scherziamo, di questo passo resteremo soltanto noi a parlarne e per lo più a sproposito, come quei pugili suonati che raccontano ancora di quella volta che con un destro mandarono l’avversario a tappeto…. solo che da quella volta è passato tanto tempo e al tappeto ci è finito lui un casino di volte..

Noi siamo in crisi produttiva perchè una bella parte di prodotti che facevamo nella locomotiva d’Italia del nord est ora li fanno in Cina ad un prezzo molto più basso… oppure li fanno i cinesi direttamente nei nostri capannoni.. Una volta erano semplici terzisti… oggi non più, salta l’intermediazione del nostro imprenditore.

Ma la crisi più subdola è quella agraria. Non ne parliamo quasi mai se non per le quote latte o per i trattori che ogni tanto bloccano pezzi di arterie stradali.

LA crisi della campagna è una crisi non solo produttiva. E’ molto, ma molto peggio. Siamo alla follia che chi produce l’alimento con cui anche noi viviamo lavora sostanzialmente in perdita.Il produttore è totalmente impotenente nei confronti di chi, la grande rete commerciale, è in grado di costringerlo a vendere sotto costo, per poi proporre al consumatore finale un prodotto ad un prezzo sufficientemente invogliante. Ma questa logica incide su due fattori fondamentali. Da un lato sulla qualità dei prodotti che sono sempre peggiori e dall’altro sull’abbandono della campagna che stà assumento dimensioni traumatiche. Sfruttamento della terra in modo industriale, abbandono della stessa concorrono a determinare il fenomeno delle desertificazione delle aree più produttive. Discorsi lungi e tragici. Ma che sono veri sia in pianura padana che in vaste aree della Cina, valgono per l’America come per l’Africa. MA attenzione, non sono discorsi da Fao o da Onu.. E’ terra che non produce, è prodotto che non nutre correttamente, è vita vera che si spegne progressivamente.

E questo intriduce l’altra grande crisi: quella dell’ambiente.

Mentre ne parlano le nazioni i confini del problema si confondono e perfino spariscono. Si parla di impedire il riscaldamento terrestre da qui al 2050 limitandolo al massimo a 2 gradi… due gradi rispetto a cosa? a quando? al 1990? grosso modo in questi anni ci siamo giocati più di mezzo grado… si prevede il massino delle emissioni di CO2 per il 2020… poi dovremmo calare progressivamente… ma siamo sicuri che la temperatura crescerà secondo le nostre previsioni? perchè di questo passo saremo sicuri di arrivare ad oltre un grado di aumento di calore complessivo, ma le conseguenze di tale aumento potrebbero essere assolutamente sorprendenti…

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il coraggio dei governanti

Posted by vaiattila su 10 luglio 2009

il G8 è un successo. Abbiamo deciso quasi per legge che la temperatura non deve crescere di più di due gradi entro il 2050.  Non sappiamo cosa fare perchè ciò avvenga, ma questo è comunque un primo passo avanti. Come dire: almeno sappiamo che esiste un problema. Prima,  il negazionista George W se ne fregava tranquillamente. Aveva fatto il conto che nel 2050 difficilmente sarebbe stato ancora vivo..

Almeno adesso sappiamo che sto fatto del clima è un problema. Non ce ne eravamo accorti se non per fatti banali “non esistono più le mezze stagioni” .  Due gradi. Spero che sia un valore prudenziale… se la temperatura sale fino a  + 1,9 tutto dovrebbe stare tranquillo… mettiamoci anche qualche decimo di grado di tolleranza… che altrimenti la cosa mi lascia con la pelle sollevata… ma forse potremmo anche lavorare sul termometro, modificando di poco la scala… di modo che abbiamo maggiore tolleranza. E poi 2050. Anche qua si potrebbe lavorare su qualche margine di tolelranza… facciamo 2053, 2054…

A dirla così sembra una cosa poco seria, me ne rendo conto. Ma è proprio quello che sta succedendo, E’ quanto stanno discudendo e non decidendo i potenti della terra.

Ridurre del 50% le emissioni in atmosfera dovrebbe essere un obbligo da mettere da subito in azione. E questa dovrebbe essere la priorità vitale.

I paesi cosidetti emergenti non ci stanno. E dal mio punto di vista mi sembra anche giusto. Se nel 2050 la produzione di CO2 si riducesse effettivamente del 50% per ogni cittadino americano, arrivando a meno di 10 tonnellate, e l’emissione di Cina e India riuscisse a restare nei limiti della metà di quella statunitense, comunque tutti gli sforzi fatti risulterebbero inutili perchè la massa complessiva di CO2 crescerebbe altre il consentito.

Il problema è tutto economico: quanto intendiamo spendere su innovazione e tecnologia per contenere le immissioni?  Questo non salta fuori.  Eppure la Cina dice: voi siete progrediti fino al livello in cui siete senza aver minimamente tenuto in conto i danni ambientali. Ora noi dovremmo pagare un costo ulteriore perchè il vostro sviluppo ha saturato il mondo di CO2? Bene, i costi di questo non possiamo pagarli noi, ma voi dovete contribuire economicamente affinchè i costi di innovazione tecologica che dovremmo affrontare siano sostenuti anche da voi.

E qua finisce la grande storia del G8.

Questo comportamento assolutamente schizzato, mi  mette anche il dubbio che costoro non ce la raccontino tanto giusta sulla crisi. Se il problema del clima è una vera priorità, come è possibile che non si mettano a disposizione risorse per risolvere la cosa?

PErchè di fondo non c’è trippa. Crisi passata?  No, è solo una crisi esorcizzata…

Sullo sfondo ci stà il fantasma del protocollo di Kyoto A fine dele 2012 protremmo constatare che sì i paesi che vi hanno aderito hanno effetivamente ridotto le emissioni del 6,5% rispetto al 1990, ma quelli che non vi hanno aderito, primi tra tutti gli Stati Uniti, hanno incrementato in questi anni le loro immissioni in modo esponenziale, rendendo del tutto inutile questo famoso protocollo…

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silviuccio nostro!

Posted by vaiattila su 8 luglio 2009

l’ho sentito con le mie orecchie, Silviuccio nostro, pronunciare frasi sconnesse e destituite di ogni fondamento in materia di ambiente.

Si è preso i baci da tutti i potenti della terra. Perfettamente a suo agio come padrone di casa: simpatico, cordiale, splendido come sempre.

Poi competente. dio quanto è competente quest’uomo!

il materia ambientale, poi, ha dato una lezione a tutti. che senso ha che noi ci mettiamo a ridurre le emissioni di CO2 che siamo in pochi quanto cina e India, che sono in tanti continuano a  buttare CO2 nell’aria?

Ecco. Il punto è che Silviuccio non sa che gli stati uniti da soli producsono più CO2 di India e Cina messe assieme come si può vedere  dalla tabella sotto ripostata e tratta dal sito http://www.nationmaster.com/graph/env_co2_emi-environment-co2-emission

Paesi Amount Quantità
# 1 # 1 United States : Stati Uniti: 5,762,050  
# 2 # 2 China : Cina: 3,473,600  
# 3 # 3 Russia : Russia: 1,540,360  
# 4 # 4 Japan : Giappone: 1,224,740  
# 5 # 5 India : India: 1,007,980  
# 6 # 6 Germany : Germania: 837,425  
# 7 # 7 United Kingdom : Regno Unito: 558,225  
# 8 # 8 Canada : Canada: 521,404  
# 9 # 9 Italy : Italia: 446,596  
# 10 # 10 Mexico : Messico: 385,075  
# 11 # 11 France : Francia: 363,484  
# 12 # 12 Ukraine : Ucraina: 348,357  
# 13 # 13 South Africa : Sud Africa: 344,590  
# 14 # 14 Australia : Australia: 332,377  
# 15 # 15 Brazil : Brasile: 327,858  
# 16 # 16 Spain : Spagna: 304,882  
# 17 # 17 Poland : Polonia: 303,778  
# 18 # 18 Indonesia : Indonesia: 286,027  
# 19 # 19 Saudi Arabia : Arabia Saudita: 266,083  
# 20 # 20 Turkey : Turchia: 223,862  

dunque

USA MAGGIORI EMISSIONI DI CO2 RISPETTO A CINA ED INDIA MESSE ASSIEME

EUROPA A 25 MAGGIORI EMISSIONI DI INDIA E CINA MESSE ASSIEME

SE POI CI AGGIUNGIAMO CANADA, GIAPPONE, RUSSIA  VEDREMO CHE E’  ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE DICE SILVIO.

Certo, qualche leggera incompetenza anche il nostro grande presidente, a volte, la  manifesta. MA son cose che gli si possono tranquillamente perdonare… sono “bugie commeriali” fatte a fin di bene, per vendere il prodotto… è pubblictà, mica tanto ingannevole, solo un po’ approssimativa.

Mi sento in obbligo, però, di esprimere solidarietà alle povere ragazza che nelle3 prossime feste si Silvio saranno costrette a pipparsi ore e ore di Silvio che bacio Obama, Silvio che parla, Silvio che spiega, silvio che fa vedere l’Aquila, Silvio che bacia Angela, Silvio che racconta una barzelletta, Silvio che fa lo spiritosi durante la foto di gruppo… silvio che fa silvio

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come funziona la pubblica amministrazione 2

Posted by vaiattila su 12 novembre 2008

La questione riguarda sempre il rigassificatore di Roma, quello che ha sequestrato la magistratura pochi giorni prima della sua inaugurazione, perchè non in regola con le norme antincendio. Ieri ipotizzavo come i funzionari incaricati della realizzazione dell’opera abbiano potuto condurre tale opera e come possono essere stati indotti in errore. Poichè io di questa questione non so assolutamente nulla, ogni mia ipotesi è del tutto campata in aria e pertanto è destinata ad essere smentita dalla realtà dei fatti… che è molto ma molto peggio di come io la dipinga.

Continuo a non sapere nulla della discarica di Malagrotta che è la più grande d’Europa. Una discarica grande 140 ettari. Non solo non ne so niente, ma vorrei anche continuare a non saperne niente. Eppure l’occhio mi cade sugli articoli che riguardano l’ambiente ed evito di parlare di Silvio e della sua ultima uscita su televisione, sinistra, Obama e quant’altro ( sono solo cose che mi immiseriscono la giornata).

Dicevo che la questione Malagrotta è molto ma molto peggio di come raccontavo ieri in una mia ipotesi minimale. Su Repubblica di oggi c’è un articolo di cronaca  che dice poche cose e piuttosto in modo superficiale.  Da qua però apprendo che la discarica è iniziata sotto la gestione regionale di Storace ed è continuata sotto quella di Marrazzo.

I due presidenti della Regione Lazio che si sono succeduti hanno anche assunto la carica di “commissario straordinario”. Dunque la storia si ripere. Come presidenti della Giunta regionale del Lazio i due erano comunque competenti in materia di rifiuti, ma siccome le nostre leggi sono fatte per non essere attuate, allora succede che per fare qualcosa si ricorre alla figura del “commissario straordinario”. Questi, ne suo ruolo di commissario, dovrebbe fare quello che il presidente della Giunta regionale (che è fisicamente la stessa persona)  dovrebbe fare e che non riesce a fare perchè “le leggi” normali non permettono di fare nulla. Detta francamente: che cazzo di Stato! Ma è possibile? Dunque il Marrazzo di turno, come presidente della regione si mette d’accordo con il Marrazzo di turno, Commissario straordinario ai rifiuti, e, in deroga alle norme ordinarie, decidono cosa fare.

La cosa più divertente è proprio la formulazione che di solito viene usata che è ” nel rispetto dell’ ordinamento giuridico generale… cioè in deroga alle norme ordinarie. Questa formula, che recentemente non viene più usata perchè manifestamente schifosa, viene però sistematicamente applicata dai vari commissari che, fatalità risolvono i problemi in un attimi. E spesso siamo alle comiche. Napoli insegna. Quattordici anni di commissariato speciale e una situazione risolta solo per la parte di emergenza che il commissariato stesso ha contribuito abbondantemente a creare… Durante la crisi dei rifiuti di Napoli anche il commissario dei rifiuti del Lazio, all’epoca Marrazzo, si era dichiarato disponibile a prendere parte dei rifiuti del napoletanto. Tra commissari ci si aiuta. Quanto poi a risolvere effettivamente i problemi…. ma che scherziamo? si può, tuttalpiù, risolvere l’emergenza… ma tutto quello che i vari commissari fanno, novelli re Mida, si trasforma inevidabilmente in immondizia,

Immagino una approvazione del rigassificatore fatta in deroga a qualcosa, immagino una sorta di coinvolgimento del signore dei rifiuti del Lazio, tale Mario Cerroni, immagino conferenze di servizio nelle quali qualcuno ha forzato la mano… e si fa, di deve fare, si fa avanti… in deroga… senza studi, senza rispetto delle regole… perchè siamo in emergenza… quell’emergenza che con la propria inattività e inerzia la pubblica amministrazione stessa è riuscita a creare…. e ci sta un piccolo particolare che potrebbe sembrare banale ma che in questa storia ha comunque un rilievo: siccome lo stato va munto fino in fondo, dietro questi grandi problemi scopri, molto spesso, l’odore delle gratifiche che si aggiungono allo stipendio del commissari oe di tutti quelli che collaborano con lui…. e son soldi!

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come funziona la pubblica amministrazione

Posted by vaiattila su 11 novembre 2008

leggo la notizia Ansa che riporto per come apparsa

(ANSA) – ROMA, 11 NOV – E’ stato sequestrato dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) il nuovo inceneritore della discarica di Malagrotta, a Roma. L’impianto era privo della certificazione di prevenzione incendi e non rispondeva ad altri requisiti. A disporre il sequestro e’ stato il gip di Roma. L’inceneritore (tecnicamente ‘gassificatore’) brucia il combustibile ottenuto dai rifiuti (cdr) e produce energia. L’impianto doveva essere inaugurato il 13 novembre ma era gia’ attivo.

Non entro nel merito dell’inceneritore in sè,  cosa complessa. Buttando l’occhio frettolosamente ho visto che c’è chi si oppone fieramente alla realizzaizone dell’inceneritore: partito preso?  l’idea che gli inceneritori siano comunque un male orribile? Mah, non so. Certo che questa volta chi si oppone all’inceneritore sembra avere comunque ragione.  Come si fa a mettere in funzione un inceneritore senza certificazione antincendi e senza avere tutto in regola?

Mi immagino quello che avviene negli uffici che devono curare la realizzazione dell’inceneritore. Lo immagino perchè l’ho visto centinaia di volte. Sollecito dalla politica: quando lo possiamo innaugurare?

Sollecito dagli organi tecnici: quando lo possiamo mettere in funzione? E intanto il responsabile del procedimento e il direttore dei lavori si affannano a risolvere i centomila problemi che si troveranno davanti: le contestazione dell’impresa, le riserve per errori progettuali che dovranno mascherare per evitare riappalti, contestazioni al progettista, ecc . E poi ci mettiamo le riunioni, gli incontro le contestazioni. E loro sono dei tecnici e non hanno molto tempo per studiarsi bene le procedure giuridico amministrative…. ci si improvvisa, perchè si deve andare avanti ad ogni costo…   non so se anche questa volta è così. Ma è quasi sempre così. E questi è la prima volta che fanno un inceneritore e probabilmente nella loro vita professionale non ne faranno altri… PEr fortuna Brunetta ha tolto la possibilità di prendersi per strada un consulente che magari dia un supporto su queste cose.  PEr fortuna la formazione nei settori del pubblico impiego quasi non esiste. Tanto poi alla fine si metterà tutto a posto… Resterà solo il ricordo di un’altra brutta figura, ma sono cose che passano presto. Avanti la prossima

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Brunetta contro Europa

Posted by vaiattila su 19 ottobre 2008

Brunetta è un docente universitario di economia. Quando parla non è mai a caso.

Renato Brunetta ha conquistato la libera docenza in tempi non sospetti: Gli è stata riconosciuta esclusivamente grazie al valore della sua attività di economista che lo ha posto più volte all’attenzione del comitato di saggi preposto alla scelta dei premi nobel.  Negli anni passati, anzi, il professor Brunetta era stato pesantemente contrastato per le sue idee e per il suo impegno a sostegno dei prigionieri politici.

Erano anni in cui  l’adesione al partito socialista italiano era pesantemente osteggiato dal regime democristiano e molti compagni finivano in galera con accuse infamanti, poi, il più delle volte, rivelatesi destituite di ogni fondamento.In quegli anni Renato conduceva una vita semiclandestina, frequentando solo sporadicamente alcuni circoli culturali che si riunivano  in  discoteche clandestine.

Di facile penna, ha scritto molto di scienza economica e di sienza politica, Ha scritto una infinità di libri che circolano ancora clandestinamente perchè, chiaramente, è sempre stato sabotato dalle case editrici legate a doppia mandata ai sindacati.

Lui, ovviamente, ha fatto i conti, perchè è un economista e un professore universitario. E dai suoi conti risulta evidente che l’Europa è folle a volerci imporre un piano che mira a ridurre del 20% le emissioni di CO2, a produrre il 20% da energie rinnovabili e ad aumentare del 20% l’efficenza energetica.

Questo piano chiamato volgarmente “20-20-20” non piace a Brunetta che ha fatto, appunto i conti, e che sostiene che è addirittura pazzesco. Il piano energetico non ha senso perchè venti meno venti fa zero e meno venti di zero non fa niente perchè a zero non puoi sottrarre alcunchè.  Da fine  economista  qual’è Brunetta  ha spiegato la cosa anche a Schifani che, stranamente, ha capito  perfettamente e da seconda carica dello Stato ha fatto pesare il suo ruolo.

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Emma, che grande strategia!

Posted by vaiattila su 11 ottobre 2008

Nel mio piccolo sono un imprenditore. Cioè vivo di un lavoro che dipende dal mercato e che ho messo in piedi investendo le poche lire che avevo. Sono quindi un piccolo imprenditore. Anche Emma Marcegaglia è una imprenditrice. in questo siamo colleghi. Solo che la differenza sta, sotto l’aspetto imprenditoriale, sul fatto che il mio capitale è molto piccolo e il suo piuttosto corposo. In questo abbiamo responsabilità diverse. C’è poi il fatto che lei sia anche la presidente dell’unione indistriali e in quanto tale rappresenta una carica pubblica di grande rilievo e di grande importanza.

Quindi se io dico cazzate, la cosa ha forse rilievo per me, per i miei soci e dipendenti e per la mia famiglia.

Quando Emma dice cazzate, invece, la cosa ha grande rilievo per tutti, anche per chi è un semplice pensionato o una casalinga.

In questi giorni di crisi ( e non si tratta di una crisi di quelle cicliche e rituali dove furbizia e speculazione giocano a mettere in saccoccia grandi masse di denaro) qualche illuminato analista parla della necessità di ristabilire delle regole più serie e ben diverse, dove il peso delle scelte e delle responsabilità dell’impresa siano maggirmente controllate e magari meno volte alla speculazione e al facile guadagno. Cioè tempo sarebbe che questa nostra borghesia dimostrasse di essere una classe dirigente o quantomeno una classe effettivamente meno squalificata di quella di una serie di pescecani moralisti pronti a sbranarsi tra di loro e continuamente in cerca di predare il resto della società.

Non faccio moralismo. Analizzo le cose con la logica di chi deve lasciare il mondo un po’ meglio di come l’ha trovato. e siccome ho dei figli mi tremano le vene ed i polsi a pensare a che cazzo di mondo lascio loro.

Dunque abbiamo appena detto, e anche parte del mondo imprenditoriale ha detto, che è necessario cambiare le regole del gioco. Abbiamo davanti una crisi che potrebbe essere (e secondo me lo è) epocale e tale per cui nulla sarà più come prima e tu, leader di una categoria importante ci viene a dire che i costi per l’allinamento del nostro paese al protocollo di Kyoto sono troppo alti e che le nostre industrie non possono permetterselo? e in questo ti vai ad uniformare ( e mi sorge un sospetto…) alle splendide analisi del ministro dell ambiente signora Prestigiacomo che sostiene esattamente che i costi sono troppo alti e gli obiettivi troppo esigui?

Bei musi da culo! Stiamo cercando di capire come mai una categoria di ladri e profittatori sia riuscita a sconvolgere il senso del mondo e a distruggere la grande “morale” del mercato (ovviamente scherzo) che subito la confindustria rincara il già pessimo risultato che abbiamo conseguito. Non freniamo le nostre emissioni di ciodue, continuiamo imperterriti, tando poi potremmo mostrare tutta la nostra sorpresa di fronte ai futuri eventi che succederanno. Quando avremmo il prossimo dramma, vuoi che esso venga dalla natura o dalla finanza, potremmo comunque esibire la nostra perplessità e la nostra meraviglia. Potremmo anche dire, indignandoci, dobbiamo stabilire regole nuove! Ma non adesso, per piacere, perchè, fatalmente, dobbiamo assolvere ad una missione più alta: dobbiamo aiutare il mondo ad uscure dalla crisi

Vato ad accendere il motore della mia macchina, con la mia produzione di CO2 aiuto il PIL a crescere.

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i sottoservizi del tram

Posted by vaiattila su 27 maggio 2008

nella città di Mestre, da qualsiasi parte si giri, ci si imbatte, prima o poi, nei lavori del tram. E sono lavori di non poco peso. Si scava. Si mettomo in luce i sottosrvizi e si interviene sugli stessi. il costo complessivo per i sottoservizi, da progetto ammomta a 14 milioni di euro. Non sono bruscilini, ma direi che la cifra è assolutamente bassa per tutti i lavori necessari al rifacimento e riposizionamento dei sottoservizi.  14 milioni di euro. Ma i lavori comprendono gli scavi, il rifacimento di tubi di acqua, fognatura, gas, luce e telefono… mica scherzi. Ci si metta anche la quantità di terra da scavare e portare a discarica e quella necessaria per rimpiazzare la terra allontanata…. mi sa che stiamo già fuori spesa. Ma poi, tutta quella terra viene riutilizzata o va a discarica? e siamo sicuri di essere in regola con le norme in materia di ambiente?

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