attila

la grande depressione

l’importanza di chiamarsi Mario

Posted by vaiattila su 20 novembre 2011

Mario era considerato un genio. Eravamo in terza elementare e lui brillava su tutti noi come una stella.

Risolveva i problemi di matematica in un attimo. In italiano scriveva senza un errore e senza fare nemmeno le orecchie ai quaderni. Mai una macchia d’inchiostro, mai una sbavatura. In scienze ne sapeva sicuramente più del maestro, in geografia era un portento: conosceva le capitali di tutte le nazioni dell’epoca, che, in molti case non sono più le stesse.

Sebbene fosse un bel bambino, Mario era un tantinello imbranato fisicamente. Non giocava mai a pallone con noi perchè non gli piaceva e le rare volte che accettava di giocare  lo si vedeva soffrire di una sorta di fastidio forse perchè, sul piano fisico, non riusciva particolarmente tanto bene.

Io era abbastanza amico di Mario. Abitavamo vicino e qualche volta facevamo la strada, da scuola a casa e viceversa, assieme.

A me Mario non pareva particolarmente intelligente. Sapeva tante cose, questo è vero, e a volte era capace di inventare delle cose anche su quello che non sapeva. Ma era talmente convinto di essere nel giusto che le diceva con assoluta sicurezza e in questo modo anche le cose verosimili diventavano, nella sua bocca, verità assoluta.

Però, più di una volta, avevo scoperto nelle sue esposizioni inesattezze o veri e propri errori. Ma tanto era bravo che quasi nessuno osava contestare le sue esposizioni.

Io però, che sono uno spirito bastiancontrario, mi sono chiesto chiesto molte volte quale fosse la forza intrinseca che conferiva incontrovertibilità a tutti gli assunti, le spiegazioni e i ragionamenti di Mario.

sono  rimasto per anni con questa domanda. Poi all’improvviso sono  balzati alla cronaca una serie di circostanze che in qualche modo hanno aperrto uno spiraglio interpretativo.

Il 2011 ha visto venire alla ribalta in modo prepotente da prima una persona come Mario Draghi, poi un altra come Mario Balotelli ed infine una come Mario Draghi.

Il primo ha difeso il buon nome dell’italia nel mondo, il secondo ha trainato la nazionale dell’italia e il terzo si appresta a salvare l’Italia dalla bancarotta.

A questo punto anche un deficiente capirebbe  che il segreto del successo scolastico del mio antico compagno di classe delle elementari sta nel nome che portava.

 

 

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2 Risposte to “l’importanza di chiamarsi Mario”

  1. Cirano said

    Ben tornato Attila ma il terzo Mario è “Monti”, hai ripetuto Draghi due volte! Il quarto potrei essere io ma non esageriamo….
    🙂

    • vaiattila said

      Bestia! ancora una volta ho sbagliato!
      Cirano, ma tu hai il culo di chiamarti Mario? Ma che ci fai ancora tra noi comuni mortali?

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