attila

la grande depressione

Archive for novembre 2011

mari o monti?

Posted by vaiattila su 24 novembre 2011

Una cosa è chiara nella mia testa: meglio lui che l’altro. L’altro ha rappresentato, e continua a rappresentare, il peggio della nostra politica.  Quando questo vecchio puttaniere compare in televisione ne percepisco l’odore ripugnante. Basta! non parliamone più. Silenzio tombale! aria!

Mario sembra essere l’uomo della provvidenza. All’improvviso siamo diventati virtuosi. All’estero non ci prendono più in giro, i toni della politica si sono smorzati, le dichiarazioni dei ministri sono terminate, la retorica si è abbassata. Nessuno parla male di Mario. La maggioranza degli italici ha “fiducia”.

E’ brutto, in questo clima post incubo, fare i disfattisti. Bisognerebbe godere di questa pausa, semplicemente. Sì, d’accordo, la borsa tentenna, il famoso differenziale con i bond tedeschi resta alto, ma il belgio sta prendendo la scena e la tensione su di noi si attenua. Godiamo di questa pausa. Sì, dai. Forse questa sera  vado a comprare la pizza, per far festa!

Ma a parte questo, mi guardo attorno e diffido. Mario forse riuscirà a fare qualcosa di buono, ma qua si parla di questo mitico sviluppo come la panacea di ogni male. Sviluppo? sempre lui, questo concetto che ha preso diverse sembianze in quella parte di storia che coincide grosso modo con la mia vita, mi sembra oggi arrivato alla fine. Io ho vissuto gli anni 50 che fanno sotto il nome di “ricostruzione”, poi gli anni del boom, poi gli anni dell’edonismo, poi gli anni della  crescita…. poipoipoi. Poi la stagnazione… di fatto. Un pil che  cresceva in virtù del debito, del saccheggio del territorio, della speculazione e dello spreco, Ma cresceva poco per volta perchè nel frattempo non esistevano dinamiche nuove, la pubblica amministrazione peggiorava progressivamente  ( a parte la parentesi delle “bassanini” osteggiate ed poi ignorate o burocratizzate fino al ridicolo)  e poi è arrivata la parola chiave di questa nostra epoca “recessione”. Non possiamo che recedere, questo è certo. Non saranno gli artifici contabili, le astuzie sul calcolo del pil, i grandi prelievi dalle buste paghe dei soliti noti a invertire la rotta.

Mario può solo allungare il travaglio, il parto della fine di un epoca. Mario e come lui gli Obama, le Merkel e chi più ne ha più ne metta…

Il fatto è che dentro questo gioco ci stanno un mucchio di persone in carne ed ossa, una massa di ragazzi che hanno l’età  dei miei figli… che cavolo possono fare? quale prospettiva per queste giovani donne e giovani uomini che hanno idee, voglia di fare, grinta, capacitò di sacrificarsi? Sì parlo di giovani che ben conosco che non passano le giornate a fare strusci vari o a sorbire spriz al bar.  Ma che spazio anche per me, che oggi sono una specie di disoccupato senza pensione nonostante quarant’anni di lavoro ed una età che non mi consente la pensione?

Devo credere a Monti come al male minore? devo seguire l’incrollabile fede del PD nello sviluppo o devo guarda le realtà, la mia realtà con gli occhi disincantati di chi non ama la “fede” come concetto in sè? Sì, io non ho fede, cioè non sono un credente. Non credo in Monti e non credo nello sviluppo. Guardo le cose e cerco di capire. Magari sbaglio, ma non faccio un atto di fede in chi mi racconta cose che non vedo e non sono nemmeno possibili..

Vedo che le mie condizioni di vita peggiorano sempre di più e capisco anche che non mi posso aspettare nulla di buona da questo stato di cose. Evidentemente ci deve essere un altra strada,  o comunque un altra strada va ricercata. Non  è possibile sperare in una crescita che se cdi sarà resterà solo come dato momentaneo… a meno che non si vada ad infilarci dentro un conflitto. Quello sì darebbe la possibilità di una nuova spinta ad una crescita del pil a due cifre.

Distruzione e ricrescita questa sarebbe la grande madre di tutti gli sviluppi…

Ferma tutto. Possiamo provare a dire le cose come sono? perchè finchè Monti, Bersani, Letta uno e Letta due, Berlusconi, Fassino, Fini, Casini, Fransceschini e tutto il resto del mondo continuano a sognare “sviluppo” non c’è storia. Sia che siano degli illusi in buona fede, sia che siano dei falsi venditori di sogni, costoro sono lontani dalla realtà.

 

 

 

 

 

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l’importanza di chiamarsi Mario

Posted by vaiattila su 20 novembre 2011

Mario era considerato un genio. Eravamo in terza elementare e lui brillava su tutti noi come una stella.

Risolveva i problemi di matematica in un attimo. In italiano scriveva senza un errore e senza fare nemmeno le orecchie ai quaderni. Mai una macchia d’inchiostro, mai una sbavatura. In scienze ne sapeva sicuramente più del maestro, in geografia era un portento: conosceva le capitali di tutte le nazioni dell’epoca, che, in molti case non sono più le stesse.

Sebbene fosse un bel bambino, Mario era un tantinello imbranato fisicamente. Non giocava mai a pallone con noi perchè non gli piaceva e le rare volte che accettava di giocare  lo si vedeva soffrire di una sorta di fastidio forse perchè, sul piano fisico, non riusciva particolarmente tanto bene.

Io era abbastanza amico di Mario. Abitavamo vicino e qualche volta facevamo la strada, da scuola a casa e viceversa, assieme.

A me Mario non pareva particolarmente intelligente. Sapeva tante cose, questo è vero, e a volte era capace di inventare delle cose anche su quello che non sapeva. Ma era talmente convinto di essere nel giusto che le diceva con assoluta sicurezza e in questo modo anche le cose verosimili diventavano, nella sua bocca, verità assoluta.

Però, più di una volta, avevo scoperto nelle sue esposizioni inesattezze o veri e propri errori. Ma tanto era bravo che quasi nessuno osava contestare le sue esposizioni.

Io però, che sono uno spirito bastiancontrario, mi sono chiesto chiesto molte volte quale fosse la forza intrinseca che conferiva incontrovertibilità a tutti gli assunti, le spiegazioni e i ragionamenti di Mario.

sono  rimasto per anni con questa domanda. Poi all’improvviso sono  balzati alla cronaca una serie di circostanze che in qualche modo hanno aperrto uno spiraglio interpretativo.

Il 2011 ha visto venire alla ribalta in modo prepotente da prima una persona come Mario Draghi, poi un altra come Mario Balotelli ed infine una come Mario Draghi.

Il primo ha difeso il buon nome dell’italia nel mondo, il secondo ha trainato la nazionale dell’italia e il terzo si appresta a salvare l’Italia dalla bancarotta.

A questo punto anche un deficiente capirebbe  che il segreto del successo scolastico del mio antico compagno di classe delle elementari sta nel nome che portava.

 

 

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