attila

la grande depressione

i costi della politica

Posted by vaiattila su 12 maggio 2010

Sono alcuni anni che in Italia si denuncia come quasi scandaloso, il costo complessivo della politica. Dentro questa voce ci stanno un coacervo di voci che vanno dalle auto blu (Brunetta le sta contando in questo stesso momento) fino al gettone di presenza dell’ ultimo consigliere di amministrazione della società a capitale pubblico, passando per gli stipendi di onorevoli, senatori, consiglieri regionali provinciali comunali municipali… w questo solo per parlare di costi in bianco… poi ci stanno i costi in nero, ma questa è un altra storia.

Che i costi siano eccessivi, ormai, lo dicono tutti. Esiste anche una presa di coscienza del problema affidata ad una qualche legge che è in attesa dei decreti attuativi che prima o poi saranno emanati…

Ma intanto… Per dirla banalmente chi di noi umani, pur sapendo di prendere troppi soldi spesso pure immeritati sarebbe contento di vederseli ridotti? Quale onorevole notabile o conte sarebbew felice di autoridursi le sue sudate spettanze?

nessuno. Così io vado continuamente proponendo ad onorevoli consiglieri e politici vari di autoridursi lo stipendio. Dico loro: prendete un 20, 30, 40 percento del vostro sitpendio di politico e versatelo in un conto corrente vincolato….. chiedete al vostro parlamento, consiglio regionale, consiglio comunale o che altro di disporre di tale cifra per le attività pubbliche magari a sostegno di chi soffre la crisi (dicono che ci sia anche qualcuno che soffre la crisi…, pazzesco!) In questo modo fate un gesto preciso: rompete la grande dicotomia della storia costituita dal cattivo rapporto tra teoria e prassi. Perchè un conto sono le nobili teorie sul bisogno di ridurre i costi della politica e un conto sono le prassi che “purtroppo” in assenza di una legge ad hoc, consentono che le giuste teorie abbiano nobile attuazione. E se un qualche pirla qualsiasi decidesse di rompere le palle e convincesse, che so, tutti i deputati e senatori dell’opposizione ad autoridursi lo stipendio e versarlo in un conto corrente intestato alla presidenza della camera o del senato e chiedesse a gran voce un provvedimento che destinasse questi soldi a sostegno chesso della ricerca o del’occupazione o di che altro… cosa succederebbe?

Perchè alle mie reiterate insistenze in tale atteggiamento, gli amici politici mi fanno faccia di tola… sembrano non capire…. poi mi rispondono che loro sono d’accordo, ma serve una legge e io gli rispondo, ma no, non serve un legge… serve un azione che è quella di rinunciare… ma loro questa parte del discorso non la capiscono Eppure è così semplice1

cioè non è giusto che io , povero sfigato sia rappresentato in parlamento da uno che prende (senza fare granchè) in un mese una somma pari al quello che vorrei  prendere io… non è credibile che lui  non conosca quello che io, suo umile elettore, provo sulla mia pelle…

Eh, ma io faccio “beneficenza”, dice qualcuno timidamente. MA vaffanculo te e la tua beneficenza! E’ troppo carino fare beneficenza con i soldi che hai fottuto ingiustamente… renditene conto… non è che io faccia conto  della tua “bonta” e poco mi interessa che  tu  ti salvi l’anima con i soldi che  fregate ai contribuenti… dovete tagliarvi gli stipendi e dare il segno di essere politici per passione non del denaro , ma degli interessi collettivi (dio, che moralismo!…)

tornateci i nostri soldi!!!!

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