attila

la grande depressione

il petrolio e il male minore

Posted by vaiattila su 4 maggio 2010

Stavamo a tavola quando, sul finir della cena, l’ingegnere se ne esce con una domanda rivolta a me…”Ma secondo te, ci autorizzano un intervento del genere?”

L’ingegnere (figlia degenere di una famiglia di artisti ed umanisti quali noi siamo) ha il dono della “semplificazione”. Cioè, a fronte di problemi complessi, riesce a ridurne l’impatto a volte in modo sorprendente, altre volte, perchè nessuno è perfetto, in modo troppo radicale, con risultati forse meno apprezzabili.

alla questione prettamente tecnica, si tratta di bonifica di un sito contaminato pesantemente, si aggiunge il tema introdotto da mia moglie sull’aspetto “qualitativo”‘ e metodologico. Poichè mia moglie, a parte gli studi economici, è un artista l’elemento qualitativo nasconde anche una valenza estetica.

LA discussione prende pieghe inaspettate. Ad un certo punto, incautamente, l’ingegnere introduce il concetto di “male minore” e la cosa degenera.

Lo so, la colpa è mia, ma di fronte al tema “male minore” l’aleatorietà dell’aggettivo  “minore” contrasta con il sostantivo “male”.

capiamoci: non è che il non colga la differenza… tra il cadere da una sedia e il precipitare dal decimo piano, colgo immediatamente cosa sia il male minore, ma in altri casi, non sono propriamente così convinto di cogliere il senso del male minore.

Il discorso si sposta sul petrolio e sulla nostra società che è profondamente piantata su questo combustibile.

Se è vero che abbiamo raggiunto ed utilizzato almeno la metà del petrolio disponibile e siamo entrati in una fase tutta nuova del rapporto tra domanda ed offerta, dove ,’offerta comincia a scarseggiare rispetto alla domanda allora, ed ecco la mia confusione, non è così facile comprendere quale sia “il male minore”.

Stando a quanto  ci è dato capire le prospettive non sono particolarmente felici.

E anche il disastro della Luisiana rappresenta un salto di qualità nella drammaticità della crisi. Estrerre petrolio diventa sempre più costoso e sempre più difficile. Con l’aumento delle difficoltà aumentano ulteriormente i costi e i possibili danni ambientali… Se è vero che nel 2015 avremo una carenza del 10% di offerta di petrolio, sarà inevitabile l’aumento dei prezzi e la penuria di carburante…

Se per alimentare l’offerta necessaria oggi andiamo a trivellare fino a 1500 metri, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, significa che sarà sempre più difficlile estrarre la nostra “manna”…

Potremmo sacrificare altre terre, altre vite, alti ambienti: Cwrto nulla ci potrà fermare e nulla sembra contare tanto quanto il petrolio. Perchè il punto è questo: non  c’è alternativa.

LE energie rinnovabili?  il nucleare? per quanto possa essere difficile da comprendere in termini quantitativi la richiesta di petrolio ha ripreso a crescere dopo un calo decisamente limitato e conseguenza diretta della crisi. Tra breve, si calcola, ci avvicineremo ai cento milioni di barili al giorno, nonostante i miglioramenti qualitativi di utilizzo dell’oro nero, nonostante l’incremento delle energie rinnovabili, nonostante tutto… e nulla sarà in grado, in questi pochi anni, di colmare il differenziale tra domanda (in crescita) e offerta (in calo).

Ci stiamo avviando verso un pewriodo dove le crisi saranno dure, durissime e lo scontro commerciale lascerà morti e feriti sul campo. PEr non parlare di uno cento mille disastri ecologici che si prospettano grazie alla bramosia si realizzo, alla difficoltà di estrazione e alla spregiudicatezza delle compagnie petrolifere…

Tutto questo lo possiamo classificare alla voce “male minore”.

Nessuno si sogni, nemmeno per un attimo, di perdere di vista il Pil. Solo dalla sua crescita dipende la nostra prosperità…

Tutto questo prossimamente su questo schermo!

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