attila

la grande depressione

storie ordinarie di pubblica amministrazione

Posted by vaiattila su 23 aprile 2010

Da inizio dell’anno ho definitivamente smesso la mia attività di consulente per le pubbliche amministrazioni. In primo luogo perchè non ho più nulla da dire e poi perchè proprio non so comportarmi. Sono del tutto inadeguato. non sono bastati 26 anni da dipendente e circa una quindicina come consulente a vario titolo per insegnarmi come ci si deve comportare..

Sono, tanto per essere franco, un vero cretino.

I fatti: venerdì una telefonata di prima mattina… una voce amica mi racconta di un bando andato a male… una situazione di stallo… alla base sicuramente un errore….

In via amichevole dico la cosa più ovvia. annulli il tutto  e rifai il bando…. Ma sì ma abbiamo molta fretta (e quando mai nella pubblica amministrazione non c’è molta fretta…l’urgenza è la regola….).. Sto per congedarmi, ma dall’alto capo del telefono arriva la richiesta… non è che hai un momento per vedere le carte… ci servirebbe un tuo parere…

Ecco che in me scatta l’orgoglio del cretino… mi combatto dentro… un voce mi dice: non accettare… dì che devi trapaintare 800 piantine di insalata…. di che devi andare a dare da mangiare alle galline… forza, non fare il mona….

E dalla mia bocca esce, non so perchè… un ” sono occupato fino alle cinque (venerdì pomeriggio dopo le cinque dentro un ufficio pubblico non ci stanno nemmeno le formiche….) ah, bene, allora ci possiamo vedere anche alle cinque e mezzo sei… quando vuoi…

Mi sono fregato con le mie mani ed ecco che alle cinque e mezza di un venerdì da cani mi ritrovo a scartabellare al cospetto non di uno, ma di ben tre funzionari  di alto livello… che mi hanno aspettato… perchè non ho detto che mi sarei liberato per le sette e mezzo? almeno mi sarei preso una soddisfazione, cretino che non sono altro…

ognuno mi spiega una parte del discorso, rubandosi la parola uno con l’altro, Ognuno porta la sua interpretazione… ermeneutica… esegesi… escatologia del pubblico incanto…

nessuno sembra, ovviamente aver letto le carte.. E’ stano. Grandi teorie, ma nessuno che sa dire cosa ci sta scritto davvero dentro quel corposo fascicolo fatto di capitolati, di relazioni tecniche, di bandi e disciplinari…

E le mie domande, che vorrebbero avere risposte secche e precise, diventano pretesto per la creazione di opinioni disparate e sostenute da logiche extraterresti.

Mentre continua il cicaleccio io mi leggo le carte… è come un romanzo un po’ alla volta la questione comincia ad interessarmi perchè è incredibilmente complicata…E alla fine soccombo: datemi le carte… lunedì mattina vi do una risposta.

Con somma gioia di mia moglie passo il sabato e la domenca a stidiarmi le carte… erano mesi che non  sfogliavo cotante amenità… quasi ci provo gusto….

Il lunedì mattina alle nove prendo il telefono ed espongo le mie conclusioni…. dall’altra parte del cavo mi sembra ci sia accordo con quanto espongo… senti, mi rispode il mio interlocutore…. parlo con l’assessore poi ti chiamo…

alle dieci nuovo telefonata. Bene, dovresti farmi un parere e spiegare, così come hai spiegato a me, la cosa. Dovresti proprio farti capire bene perchè altrimenti non ne usciamo…

E sì, dico io, ma non ho tempo… ho altro da fare..Insiste ma dai… e poi è urgente…  dentro di me l’unico argomento che mi convince è un argomento che conosco bene solo io .e appartiene all’ambito della mia  cretineria.. Dico di sì. purchè questa cosa cessi al più presto….

come è come non è passo l’intera notte tre lunedì e martedì a studiare e scrivere.. e più esamino la questione e meno si allargano le maglie dell’interpretazione… non ci stanno scappatoie furbe, non c’è dubbio: il mio parere diventa quello leggendario di Bartali: tutto sbagliato… tutto da rifare…

Alle otto e trenta di martedì mattina mando il mio parere… et de hoc satis

Dopo due giorni, incuriosito per il silenzio dall’altro capo del telefono, mi faccio forza e chiamo io…. prima uno, dopo l’altro, poi l’altro ancora… il mio parere, così urgente, così impellente nessuno l’ha ancora letto… almeno così rispondono, perchè sicuramente qualcosa di assolutamente più urgente ha fatto slittare l’ordine del cosmo amministrativo…

bene, tutto questo io lo dovevo sapere prima… ne ero certo. l’urgenza che pressava il mondo è ora un attimino regredita…certo solo un cretino poteva caderci ancora dopo quasi quarant’anni che conosco questo modo di fare….. tra qualche giorno, forse tre o quindici l’urgenza con cui sono stato interpellato riprenderà vigore, su rafforzerà e si avvicinerà alle coste come ogni grande ciclone che attraversa quotidianamente ogni amministrazione comunale… ma poi una corrente amica, lo devierà, proprio nel momento in cui stava per creare problemi una qualche altre perturbazione, ancoro più grave, ancora più minacciosa, farà dimenticare per un po’ il dramma che avremmo potuto vivere, ma che inevitabilmente  sarà messo in lista d’attesa… e via per altre incredibili avventure.

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2 Risposte to “storie ordinarie di pubblica amministrazione”

  1. Cirano said

    Come ti capisco!!! La Pubblica Amministrazione si merita i consulenti che dispensano poco alla volta i loro “bocconi avvelenati”, creano la dipendenza che si alimenta dell’incompetenza.
    Via, via, vieni via di qua, cantava Paolo Conte http://dailymotion.virgilio.it/video/x59tdi_paolo-conte-via-con-me-live-concert_music
    L’amore per la cosa pubblica nel nostro paese è assolutamente fuori luogo.

  2. vaiattila said

    Io oramai, non dico: “per fortuna”, ne sono fuori.
    E penso di capire anche tutta la tua rabbia/tristezza nel constatare questo brutto gioco che si compie nella pubblica amministrazione…visto che, mi pare di capire tu ne faccia ancora parte… ma a te, proprio per la tua consapevolezza, spetta l’ingrato compito di essere lucido portatore del virus della correttezza e della competenza. Sarai perdente, purtroppo, ma questo è il destino di chi ha ancora un barlume di onestà intellettuale.
    Pochi giorni fa ho incontrato un mio caro amico che abita lontano da me. Lui è in pensione da una decina d’anni e nonostante la sua lucidità sia penetrante come sempre, mi ha tristemente impressionato la sua rassegnazione.

    Il “potere” è l’immondizia della storia degli umani
    e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
    sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
    siamo i “Grandi della Mancha”,
    Sancho Panza… e Don Chisciotte !

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