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la grande depressione

riforme

Posted by vaiattila su 17 aprile 2010

Ricordo la fine degli anni sessanta del secolo scorso. Il Partito Comunista aveva preso a definirsi “riformista” e non solo nella sua componente più spostata verso il centro(Amendola, Napolitano) ma anche in quella di matrice più ortodossa.

Io ero giovane, ma nutrivo qualche diffidenza nei confronti del PCI. Ero più interessato ai movimenti non violenti,  distribuivo a scuola una rivista che si chiamava, mi pare,” azione non violenta” di Aldo Capitini, provavo un profondo disagio e distrezzo per quanto i mitici ” americani” stavano combinando in Vietnam,  avevo letto il “che fare” di Lenin e poi mi ero avventurato in Marxismo ed empiriocriticismo e avevo deciso, dentro di me, che il buon Lenin proprio non mi piaceva… poco più tardi, all’esplodere del mito di Mao, mi ero rifiutato anche solo di leggere il “libretto rosso”… però, devo dire, che all’epoca il dibatitto politico era appassionante.

Bastava al liceo avere un professore in qualche modo  vicino al PCI che molto spesso le lezioni si trasformavano in veri dibattiti, aperti, appassionati e molto stimolanti. Così come era facile andare verso un osteria qualsiasi la sera e ritrovarsi coinvolti in discussioni a non finire. Ma anche le parrocchie e le associazioni cattoliche erano piene di dibattiti Dal catechismo olandese, a don Milani, da l’Isolotto al Concilio…

Io ero diventato abbastanza amico di un professore all’epoca di stretta osservanza pci. Succedeva anche che qualche volta mi invitasse a pranzo  e nascevano delle discussioni animatissime alle quali partecipava anche sua moglie, che era perfino più intrigata dentro la politica di lui. Io non capivo, all’epoca, che cosa significasse volere le riforme.

Bisogna fare la riforma della santità

Bisogna fare la riforma dell’agricoltura

Bisogna fare la riforma della scuola

e via dicendo. Il mio amico vedeva lo stato di allora totalmente fermo, in vent’anni dalla resistenza non si è cambiato nulla … basterebbe una riforma, una sola e la società si  mette in un ciclo di modifiche progressiste modificando l’intero assetto statale, i rapporti sociali, i rapporti tra le classi (all’ epoca si parlava ancora di classi!)

Io ero molto scettico, ma ero anche molto giovane. Le riforme mi dicevano poco, molto poco.

Poco alla volta le riforme, però si fecero. Mi pare di ricordare il famoso Piano verde di Ferrari Agradi (mi pare sia stata, quella agraria, una riforma pessima, ma è solo un impressione)  poi ci furono le regioni e il decentramento, poi la riforma sanitaria, poi venti o trenta riforme della scuola, e via cantando.

Ma per tutti gli anni ottanta il tema del riformismo restò vivo. Poi, con la seconda repubblica, a parlare di riforme fu principalmente la destra.

Prima di tutto la grande riforma fiscale. Due aliquote, la più grande attorno al 30% perchè, secondo il Grande Riformatore, Silvio Berlusconi, era più o meno quello che era  umanamente tollerabile, poi la riforma del federalismo, poi la riforma della pubblica amministrazione e quella della giustizia, e poi la mamma di tutte le riforme: la riforma della Costituzione.

C’è da dire che Silvio ha trovato alcune difficoltà nel suo cammino riformista. Prima di tutto la magistratura comunista. In un paese dove i vari ragruppamenti ispirati al comunismo non raggiungono nemmeno un quorum minimo, questi sono riusciti ad impossessarsi di tutta la magistratura. Dalla piccola pretura fino alla corte di cassazione e alla corte costituzionale è tutto in mano ai comunisti. Io lo so perchè ho visto magistrati che leggono La Repubblica ed altri che pretendono di mettere in discussione le leggi fatte dal popolo definendole incostituzionali.

Il grande riformista, appunto, ha trovato molto difficoltà sul suo cammino.

Finalmente, però, dopo il suo grande successo elettorale alle regionali ultime, ha potuto uscirsene con un “finalmente!” ora nessuno potrà impedirmi di fare le riforme. (prima c’era un’entità non meglio identificata che gli impediva di sistemare le cose di questo povero paese) .

Passano solo pochi giorni che Fini, il vecchio Fini, l’uomo che da Silvio è stato sdoganato dal ruolo di opposizione di destra un tantino filo fascista, e per questo non del tutto apprezzato dalla nostra borghesia illuminata, si mette un po’ di traverso. Rivendica una visibilità che il binomio Bossi Berlusconi non gli lascia.

Non sarà che per questo saltano le riforme?  Visto i presupposto delle riforme c’è da augurarselo.

Intanto, con la solita stupidità che ci contraddistingue, io e mia moglie ci chiediamo se, per caso, non stiamo cadendo in un nuovo fascismo. Ma ormai in Italia non esistono più luoghi dove la gente normale possa discutere. Lo fanno per noi  pochi eletti in televisione. e noi assistiamo tranquilli, a questo chiacchierare litigioso e senza spessore, a questa sequela di stupidate recitate male e senza costrutto. Però siamo comodamente seduti in salotto…

E’ un bel vivere.!!!!!

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