attila

la grande depressione

il commercio mondiale e le balle del G8

Posted by vaiattila su 11 luglio 2009

Il commercio internazionale, annuncia Berlusconi, “sarà libero e i paesi poveri potranno vendere i loro prodotti a chi vuole comprarli” Così ha parlato un esponente del G8. E a me è corso un brivido per la schiena. Possibile che un imprenditore, uno che è stato nel commercio da sempre, sia così ignorante?

Sto leggendo in questi giorni “ritorno alla terra” di Vandana Shiva. Baterebbe leggere alcuni brani per capire quanto l’affermazione di Berlusconi possa suonare offensiva agli orecchi di chiunque abbia un briciolo di conoscenza di come funziona il mercato.

Non voglio passare per un estremista  ambientale, anche se sempre di più le mie posizioni, su questi temi, si stanno radicalizzando. Più leggo, studio  e lavoro dentro il mondo della produzione agro-alimentare e più mi pare evidente la follia del nostro sistema produttivo e la mancanza di prospettiva della nostra società.

Faccio un esempio che ognuno può tranquillamente verificare.

oggi 11 luglio 2009  il grano duro di produzione nazionale alla borsa valori vale 245 euro a tonnellata. Questo è il prezzo che viene pagato al consorzio o alla gande azienda agricola che vende il proprio prodotto. Al piccolo contandino che ha coltivato, va comunqeu meno…Se gli va bene, ma proprio bene bene,  arriva attorno ai 200 euro a tonnellata.

Quanto produce un ettaro di terreno messo a grano duro. Dipende molto dalal zona e da altri fattori. Mediamente tra i 30, 40 quintali ad ettaro. Nei casi di assoluta eccellenza produttiva si puù arrivare anche a 5 tonellate per ettato. LçA media solitamente viene calcolata di 3 tonnellate ad ettaro.

dunque al contadino un ettaro di grano duro può rendere al massimo  1225 (245 x 5) euro per ettaro. Da questo fanno tolti i costi vivi… carburante, sementi, concimi, antiparassitari, ecc..  se poi ci mettiamo il lavoro del nostro contadino io credo che sia assolutamente verosimile che il contadino ci rimetta… Nella pratica di oggi succede che il consorzio della zona fornisca lui la semente, i fertilizzanti e tuttal la chimica di supporto alla produzione… poi  il consorzio acquista direttamente  il prodotto pagandolo realmente attorno ai 145 euro a tonellata. Questo è quanto avviene. Il contadino sta a questo gioco perchè così riducono i suoi rischi e perchè non ha margine per investire nelle materia prime. Questo è quanto avviene oggi in Italia. Cioè da un ettaro a grano duro il contadino percepisce  circa € 500 .

Nella pianura padana comperare un ettaro di terreno agricolo costa attorno ai 100.000 euri… Questo tanto per capire la follia del commercio.

Dunque il nostro grano duro viene venduto in prevalenza alla Barilla che lo compera appunto 245 euro a tonnellata.

in questi giorni il contadino percepisce 7 o 8 centesimi per ogni chilo di zucchine. Per raccogliere e portare al mercato all’ingrosso un quintale di zucchine ci perde 4 ore di tempo e di guadagna ben 7 euro!

E qua siamo nel cuore del sistema capitalistico.

Dunque i paesi poveri potranno vendere i loro prodotti a noi, Dice il nostro Presidente. Questo è il peggior insulto che si può fare: Ricorda quello che disse MAria Antonietta a chi le faceva presente che il popolo non aveva più pane… ma che mangino brioches! Così Silvio, che da un lato si fa paladino degli aiuti umanitari, dall altro predica la possibilità per questi paesi di poter esportare i loro prodotti da noi. Ma che storia è questa? Cina e alcune multinazionali comprano ed investono in terreni ferili in Africa, ma non certo per produrre per il terzo mondo, ma per i paesi ricchi: è forse a questo che si riferisce Berlusconi.

 Il mercato aperto ai  “paesi poveri” dovrà basarsi su tre principi, aggiunge Berlusconi: “Sacralità del diritto di proprietà, etica dei mercati, trasparenza”.

E sulla parola etica mi fermo e mi girano le palle!

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2 Risposte to “il commercio mondiale e le balle del G8”

  1. Cirano said

    Caro Attila, conosco bene l’argomento ma colpisce ancor di più quando lo si riprende con esempi “di casa nostra”.
    Personalmente frutta e verdura me li faccio in gran parte “in casa” cosa che, se si rispetta la stagionalità dei consumi in funzione delle produzioni, riesce a coprite una buona fetta di fabbisogno.
    Talvolta, se sono di passaggio da quelle parti, faccio tappa da mio cugino in Romagna e mi carico la macchina di frutta per parenti e amici: la pago cifre irrisorie e lui è felicissimo per il prezzo che gli riconosco, particolarmente remunerativo rispetto a quello di mercato.
    Con gli amici facciamo anche acquisti con il G.A.S., ma non tutto si riesce a trovare a km 0 e i trasporti incidono parecchio sul valore della merce.
    Bisognerebbe organizzare una rete di trasporti merci che sfrutti gli spazi residui rimasti liberi in altri viaggi, un po’ come avviene per le persone attraverso siti specializzati: http://www.autostop.it/autostop/come.htm
    Ma, in fondo, quello che spesso ci manca è il tempo!
    Ciao

    • vaiattila said

      Ciao Cirano.
      La questione trasporti è sempre più rilevante, come ci dimostra la recente tragedia di Viareggio.
      Ma tu pensa che dai primo di giugno le ferrovie hanno interrotto il servizio merci tra Veneto e Puglia. Cioè la scelta di politica dei trasporti va esattamente in direzione opposta a quello che ambiente, economia e raziocinio indicano come necessaria.

      E forse la risposta sta proprio nella capcità di invenzione di “reti” alternative che sappiano sfruttare gli spazi liberi.
      A presto
      ciao

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