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la grande depressione

Tornare alla terra per non cadere a terra

Posted by vaiattila su 23 marzo 2009

Personalmente sono alcuni anni che rimuggino la questione. Da quando cioè mi sono chiesto se ci sarà mai un limite allo sviluppo illimitato dell’economia. Era una domanda retorica, ma siccome ho sempre frequentato la marginalità, mi ero imbattuto in teorie che vedevano un futuro pittosto critico.

Pessimisti e malauguranti alcuni persanaggi sono arrivati addirittura ad auspicarsi la decrescita come svolta per un futuro più unamo e sicuramente meno invasivo nei confronti del mondo, quasi che il mondo non fosse stato messo a nostra disposizione per essere utilizzato da noi, unici soggetti evoluti ed intelligenti (e unico soggetti dotati di anima, cosa che, a dirla tutta, non è assolutamente secondaria).

L’ambiente, che per me è sempre stato uno degli aspetti meno interessanti, ha preso poco alla volta il sopravvento nei miei pensieri… fino ad invadere prepotentemente quasi ogni attività che mi ritrovo a fare.

E mentre frequento tematiche vagamente ambientali mi sono ritrovato ad essere sempre più convinto che la crescita dell’economia non possa che arrivare ad una crisi…. era un vecchio tema che anche Malthus affrontato, ma due secoli di storia sembravano dimostrare le caducità della teoria. Malthus voleva tutto per sè… e poi predicava la castità che è come voler convincere le formiche che il miele è amaro.

Quando sento la sinistra o il sindacato analizzare la crisi come conseguenza (assieme alla speculazione finanziaria) dei bassi salari e quindi come fattore determinante della caduta della domanda, entro in crisi. Certo, i bassi salari sono una cosa seria, ma qua stiamo parlando di altro. Di più radicale, di più strutturale. 

Questo pistolotto senza capo nè coda è, per certi versi, colpa di Cirano quando sul suo blog  “Io non perdono e  tocco” giunge alla conclusione “io non perdono e vango”. Perchè in questo  vangare c’è un idea di alternativo, di altro modo di vivere e di scrollarsi di dosso l’ansia di questi tempi cupi e tristi.

Per me l’idea di tornare alla terra ha radici profonde e non si limita solo all’orto che ormai coltivo con alterne fortune da circa un ventennio. Una volta la terra era per me l’occasione di una soddisfazione  e di un po’ di movimento: vangavo e mi mangiavo i  pomodori che erano in assoluto i migliori del mondo e in orto i pensieri si srotolavano e i nodi si scioglievano…

Ora coltivare la terra sta assumento per me una valenza ancora più profonda quasi che da essa dipendesse il nostro futuro: pcerfino!

 

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Una Risposta to “Tornare alla terra per non cadere a terra”

  1. Cirano said

    Grazie Attila per la citazione! Vedo con piacere che continuiamo a leggerci. Anche per me l’orto è un modo di essere, al tempo stesso produttivo e a contatto con la natura.
    Non basta certamenete, proprio per questo a casa, in concomitanza con la crisi, abbiamo lanciato il nostro “piano Obama”: cappotto all’immobile, solare termico ad integrazione del riscaldamento (già a pavimento), pompa di calore, solare fotovoltaico anche per far funzionare la pompa di calore.
    E’ un grosso investimento, ma bisogna farlo adesso, per dimostrare di crederci!
    Ti abbraccio.

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