attila

la grande depressione

Brunetta Renato e la rivoluzione

Posted by vaiattila su 14 febbraio 2009

Intervista di Brunetta Renato a Repubblica 14 febbraio 2009.

Domanda: ma come si fa a misurare il merito, la produttività, l’efficienza nel pubblico impiego?

Risposta: Con la trasparenza. (omissis) Esempio: ottenere una Tac entro un tot numero di giorni. E il cittadino che non l’otterrà avrà più strumenti di reazione.

Va bene dice l’intervistatore, ma se il cittadino non ottiene soddisfazione allora può ricorrere, ma non è prevista nessuna forma di risarcimento…e che funzione ha una “class action” di questo tipo?

Risponde Brunetta Renato: “per ripristinare il servizio che non è stato offerto nei tempi stabiliti. E poi se l’ufficio pervicacemente continua a non darlo, c’è la rimozione e il commissariamento del dirigente. Le pare poco?”

Ecco, restiamo sul tema TAC.  Esempio fattoci dal ministro. Prima cosa: di chi è la competenza nel determinare i tempi di esecuzione di una TAC?  Nei casi non espressamente previsti dalle leggi, i tempi sono determinati dai regolamenti degli enti stessi. Nel caso di una TAC?

Poniamo che sia previsto che una Tac vada fatta entro……  una settimana?, quindici giorni? un mese?

Da un rapido giro su internet si scopre che alcune usl o alcune strutture virtuose hanno messo in rete i tempi di attesa previsti secondo le diverse tipologie di esami. E già qua si possono apprezzare le eccellenze. Poi entrando nel merito di esami specifichi si possono notare differenze mica da poco. Lo stesso esame fatto a Milano o a Arezzo può avere tempi di attesa che variano da 8 a 20 giorni. E qua parliamo di strutture virtuose.

Bene poniamo che la mia usl preveda per una data Tac otto giorni e poniamo che l’ufficio prenotazione mi dica: Caro signore , purtroppo il primo giorno libero  per la sua Tac è tra 26 giorni.. Protesto, mi indigno, scendo in guerra.

Vado in cerca di quanto si trovano nella mia stessa condizione e metto in piedi una class action, Vado dall’ avvocato e lo incarico di redigere in tutta fretta un ricorso al TAR.  Sono decisissimo e incazzato come non mai… Ogni giorno telefono all’ufficio prenotazione e lo minaccio.. “un culo tanto    vi faccio!….” Il tempo passa. Siamo vicino al ventiseiesimo giorno… anche se fossi riuscito a presentare il ricorso al Tar questo non ha ancora fissato la prima udienza.. che faccio? se mi presento e mi fanno la Tac cade il motivo del contendere… non esiste, cavolo!, la mia azione deve andare avanti… Sto sempre peggio, ma devo andare avanti,  è una questio di principio e io e Renato siamo due rivoluzionari.

Per farla breve ottengo la benedetta sentenza che non mi da proprio del tutto ragione  in quanto sì qualcuno viene vagamente cazziato tra le righe, ma “ad impossibilia nemo tenetur” e che cavolo in quel periodo la macchina era rotta oppure c’era un picco di esami non prevedibile oppure potevo anche fare comunque l’esame il ventiseiesimo giorno… oppure oppure. Ma infine, dice il tribunale a partire da oggi il tempo previsto di otto giorni va rispettato… quindi condanniamo l’ospedale a fare l’esame a tizio entro gli otto giorni …

son soddisfazioni. Sicuramente mi farò portare davanti all’ufficio prenotazioni e con le residue forze potrò fare il gesto dell’ombrello agli impiegati e poi morire felice.

Ma può anche essere che negli otto giorni successivi la struttura ospedaliera non sia in grado, ancora, di farmi la Tac. Ma allora è chiaro che è un complotto delle forze reazionarie che in tutti i modi si oppongono alla rivoluzione brunettiana. A questo punto dovrebbe scattare il commissariamento e la rimozione del primario… Non succede niente… che faccio,  un altro ricorso? chiedo tempo? scrivo a Renato?

E’ incredibile, ma non riesco ad uscire… sto sempre peggio. raccolgo le ultime forze e scrivo a Renato… Lui legge e capisce… Credo che diventerò un simbolo,  dedicheranno alla mia memoria la sala d’attesa dell’ ospedale … qualcuno la pagherà….

….hasta la victoria siempre

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Una Risposta to “Brunetta Renato e la rivoluzione”

  1. Cirano said

    Inemendabile: termine dal burocratese appropriato per definire la nostra P.A.

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