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la grande depressione

la riforma brunetta/ichino

Posted by vaiattila su 12 febbraio 2009

Pietro Ichino dedica alla battaglia sulla trasparenza e la valutazione nella P.A un intero portale. Lui è fermamente convinto che il principio della valutazione della dirigenza sia la chiave di volta che consenta alla PA di funzionare.

Così, a fronte del della proposta di legge delega che prende il nome di Brunetta, egli afferma: stò cavolo, Brunetta! quella legge è frutto di un lavoro parlamentare che ha stravolto la proposta Brunetta e ha recepito una buona quantità di proposte mie e della Lanzi ( Ministro ombra della funzione pubblica meglio conosciuta con il cognome di Lanzillotta)…

Che la dirigenza vada valutata è quasi il minimo, che questo sia in punto di partenza di una campagna di trasparenza nella PA è quantomeno ingenuo e sviante.

E non difendo in questo ne sindacati ne dirigenza. Personalmente ho una pessima, proprio pessima, stima della dirigenza italiana, non tanto a livello di persone, ma partendo da come essa viene selezionata e scelta. dove concorsi, contratti privatistici, ricorsi amministrativi e quantaltro concorrono a formare una classe dirigente autoreferenziata e profondamente corporativa.

Ricordo un libro di Marco Meriggi che parlava della figura del Segretari generali dei comuni partendo dall’unità d’italia. Quel libro aveva un titolo emblematico “le interminate carte” chissà se esiste ancora.. La classe dei segretari generali era costituita da funzionari statali che agivano (originariamente) all’interno degli enti locali in qualità di lunga mano del ministro degli interni da cui dipendevano. Indipendentemente dall’intelligenza e dalle caratteristiche personali di ciaascuno, i segretari generali dei comuni svolgevano il compito di burocratizzare, per necessità, ogni attività dei comuni. Tutto, attraverso la loro azione andava a rallentare e “le carte” assumevano il ruolo centrale, aumentando sempre di più di formalismo e diminuendo sempre di più di efficacia.

Questa impostazione storica si è pesantemente radicata all’interno della PA. Dunque la produzione di carte assume spesso carattere giustificativo delle difficoltà di gestione delle pratiche. Dall’interpretazione della norma si passa attreverso un percorso di appesantimento del processo amministrativo senza fine con uno strabismo sempre più mercato tra la ratio della norma e quello che di si richiede nel nome della norma stessa.

Questo processo di aggravamento del procedimento amministrativo nasconde sempre delle carenze tali che spesso si imbatte nelle sentenze del tribunale amministrativo che cazia la Pubblica Amministrazione ma, in assenza di un nesso di causalità tra il comportamento del funzionario e quello che poi arriva ad annullaregli atti messi in essere dalla PA, rendono inattaccabile la dirigenza.

Facciamo un piccole esempio. Se sono un funzionario pubblico e devo concedere una autorizzazione che giudico in qualche modo controversa o che richiede da me una valutazione che potrebbe essere oggetto di contestazione, piuttosto che agire direttamente (specie in presenza di controparti forti quali imprenditori, politici ecc… dotati di studi legali di supporto) comincerei a nicchiare e chiedere documenti integrativi ed ad assumere un ruolo interlocutorio… Mi manca questo, mi manca quello, manca una data analisi, manca una relazione ambientale e via dicendo… Poi contesto piccole cose, banali ed insignificanti o ininfluenti….sarebbe interessanta avere anche il dato tale e quello talaltro…. poi andrei ad investire altre amministrazioni  che non c’entrano nulla, ma non si sa mai…. “Si trasmette il progetto tale per il pare di competenza “… Cioè si costruisce una montagna.

Nel mezzo si possono sempre perdere pezzi di progetto, pezzi di analisi e via dicendo… Alla fine il richiedente si stufa, ti mette in mora e poi ricorre al TAR. Bene a fronte di una sentenza che nel merito non dice niente, ma dice alla PA che dovrebbe agire necessariamente, il buon funzionario si sente finalmente sollevato. Mi tocca agire così perchè costretto da una sentenza e di fatto concede l’autorizzazione come se il TAR si fosse pronunciato nel merito…

In questa pantomima qualcuno ha perso tempo, ha subito quindi un danno e qualcun altro ha fatto una giusta melina che gli consente di autogiustificarsi: ho fatto di tutto per impedire questa azione poi un tribunale ha dato ragione a loro ed io ho dovuto cedere…. così funziona. E questo valente funzionario sarà comunque inattaccabile alla valutazione interna del suo operato. Chi andrà a guardare le interminate carte e dire a questo soggetto che ha effettivamente causato un danno erariale nel merito del suo operato?

Nessuno. La Corte dei Conti racconta lo stato di pessima situazione della PA e ci informa di aver emesso ben 561 condanne di primo grado nell’anno 2008. Dire questo vuol anche dire che il rischio di trovarsi in qualche modo oggetto di indagini è talmente remoto che possiamo stare tranquilli… Essere oggetto di indagine da parte della corte dei conti è fatto assolutamente remoto ed è equiparabile ad essere colto da un fulmine. Cosa che succede, ma dio, è proprio una sfiga!

All’art. 3 del DDL in approvazione leggiamo che, grazie anche al lavori di Ichino e Lanzillotta in Commissione Senato è stato introdotto il principio di

“Consentire a ogni interessato di agire in giudizio nei confronti delle
amministrazioni, nonché dei concessionari di servizi pubblici, se dalla violazione di
standard qualitativi ed economici o degli obblighi contenuti nelle Carte dei servizi,
dall’omesso esercizio di poteri di vigilanza, di controllo o sanzionatori, dalla violazione
dei termini o dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali, deriva la lesione
di interessi giuridicamente rilevanti per una pluralità di utenti o consumatori, nel rispetto
dei seguenti criteri ….

Ma i criteri non prevedono il danno ecomico che l’inerzia della PA ha causato e dunque serve a sbloccare una situazione, ma non a perseguire e costringere l’Amministrazione a migliorare la propria perfornance. Di sentenze che mettono in mora la PA siamo pieni, ma se non c’è la quantificazione monetaria di un danno causato dal comportamento della PA nonc’è motivo di migliorare e se non c’è espressione di danno economico non c’è memmeno il presupposto di una effettiva responsabilità del dirigente… Perchè poi possiamo girarci attorno quanto vogliano, ma se il danno non è espressamente quantificato e non c’è stato esborso di denaro pubblico per fatto imputabile all’amministrazione che cosa andiamo a contestare al dirigente?

Brunetta potrà continuare ad abbaiare, Ichino e Lanzillotta potranno illudersi di aver finalmente posto le basi di una rivoluzione ed i dirigenti pubblici potranno continuare a dire che”non siamo stato noi!” e farsi le loro sane elucubrazioni sulle procedure amministrative. Tanto nessuno paga, a parte noi..

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