attila

la grande depressione

in crescita i comparti dei tornelli e dei grembiuli

Posted by vaiattila su 27 ottobre 2008

cerco su di me l’etichetta che indichi il livello di sopportazione. Non la trovo e credo nell’errore di fabbricazione.

Sfoglio nervosamente le notizie sul giornale. Butto via il giornale.

Quando apro internet mi compare automaticamente la pagine di Repubblica. Devo cambiare la pagina principale.

Mi sento un perseguitato. Non mi ero immaginato a commentare fatti di politica. Ero più propenso a raccontare fatti di cattiva amministrazione o aspetti di costume che interessavano la società. In realtà ero interessato a conoscere questo strumento che si chiama blog per capire quale forma di comunicazione fosse e quale potenziale pubblico avesse. Quindi era per me un modo concreto di capire se lo strumento  mi interessasse o meno, per me, per la mia attività anche lavorativa e soprattutto per capire dove andasse a parare un mondo dove è possibile essere qualcosa di diverso da quello che si è, creandosi mille facce un mucchio di rapporti e conoscenze e via dicendo.

La politica proprio non avrei mai voluto farla oggetto dei miei post.

Poi è stato un crescendo. Brunetta, Gelmini, Sivio… un triofo! le loro dichiarazioni le loro riforme…

l’economia è in crisi. Personalmente sento la crisi che mi soffia sul  collo e che nello stesso tempo, invece che abbattermi, mi galvanizza. Sono un persona tranquilla che lavora con media diligenza e che non ha particolari ambizioni.

Ma quando sento odore di crisi, di casini, di “sangue” qualcosa di animale scatta in me. Non riesco a starci lontano. E sento avvicinarsi tempi crudi e duri. Lo sento nell’aria, lo leggo nei giornali e nelle facce della gente. Finora c’è stata la rincorsa ad esorcizzare la crisi dipingendola come una semplice cosa ciclica, oppure negandola nei fatti come in nostro governo, che ha risposto alle prime vere avvisaglie con editti e proclami, ma poi è stato il nulla.

Certo le riforme di scuola e pubblica amministrazione stanno dando ottimi risultati: incremento della vendita di grembiulini e rilancio in grande delle aziende che operano nel settore del tornelli. Un po meno bene sta andando per altri settori tipo l’edilizia e l’auto. Ma troveranno forme di incentivazione almeno per quelle imprese che contano e che sono rette da amici di amici. Per il resto ci sarà solo lacrime e sangue.

Nella complessità della situazione, che coinvolge la produzione, la finanza, la stabilità sociale, la democrazia stessa, brilla ai miei occhi l’assoluta inadeguatezza del ministro Brunetta. Cioè in un governo dove non salvo niente e nessuno, mi pare che le uscite di Brunetta siano quelle con un maggior indice di inadeguatezza. Seguito a ruota dalla Gelmini.

Brunetta si nasconde dietro i suoi clamorosi titoli accademici e le sue pubblicazioni, ma di pubblica amministrazione non sa nulla e nulla capisce. Cioè non ha alcuna chiave di lettura della realtà amministrative e confonde continuamente i piani. La storia delle eccellenze, ad esempio è la più clamorosa. Certo. Io sono convinto che una attività di analisi delle eccellenze sia del tutto necessaria. Questo sta scritto anche nel Bignami della pubblica amministrazione e in tutti i testicoli  che suggeriscono la strada per un miglioramento . Ma le eccellenze vanno valutate in un rapporto costi benefici, vanno riferite ai compiti istituzionali e vanno in qualche modo ingegnerizzate per renderle facilmente riproducibili. Cioè il ministero dovrebbe farsi motore dell’innovazione, ma prima di tutto dovrebbe conoscere esattamente le cose come stanno.

Ora i tornelli ai magistrati. Per me vanno più che bene. Ma anche questo: deve essere compito di un ministro deciderlo? e poi effettivamente il ministro ha riscontrato gravi abusi di orario (magari ci fosse qualche sanzione..) e questo è l’elemento che darà una spinta alla soluzione della crisi della magistratura ed inciderà sulla durata dei processi e sull’efficienza dell’apparato?

Dunque andiamo con ordine. LA crisi della magistratura è prima di tutto legata alle nostre procedure. Il compito di dirimere la questione, che sta sul banco degli imputati da almeno quaranta anni, è del Parlamento ed ha un referente preciso nel ministro di Grazia e Giustizia, uomo il cui nome inizia e finisce con l’alfa privativo. Cioè il primo elemento da prendere in considerazione sono i nostri codici di procedura e l’ordinamento. Il secondo elemento è l’organizzazione operativa della magistratura che va dall’organo di governo, CSM, fino all’organizzazione dei singoli tribunali, passando per le risorse finanziarie, per i metodi di archiviazione, per l’informatizzazione ecc…. da ultimo sicuramente c’ è anche il problema dei sistemi di rilevazione delle presenze. Da ultimo. su questo ne sono certo. Mettere i tornelli non risolverà assolutamente nulla. Può essere giusto, ma non è compito del ministro della funzione pubblica, è un intervento intempestivo e può solo dare l’idea che la magistratura sia un coacervo di sfacendati.

Ecco il punto. Sparare nel mucchio. Questo è il metodo di Brunetta. Si prende l’ultimo dei problemi e questo lo si addita come il principale dei problemi. Su questo si lascia intuire che esista un comportamento complessivamente scorretto e grave da parte dei magistrati che non lavorano, ma si evita accuratamente di entrare nel campo pericoloso del perseguire le responsabilità soggettive. Si dà quindi del fannullone indistintamente a quello che lavora 12 ore al giorno ( e siccome lavora potrebbe anche essere una toga rossa…, ma questo non è detto) e quello che non fa niente, si mescola il tutto e l’assioma che ne esce è che i problemi della giustizia sono legati esclusivamente alle responsabilità della magistratura che non lavora.

Vorrei che ministro della funzione pubblica fosse Maurizio Crozza quando fa l’imitazione di Brunetta. L’imitazione mi sembra infinitamente più seria e credibile.

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