attila

la grande depressione

Emma, che grande strategia!

Posted by vaiattila su 11 ottobre 2008

Nel mio piccolo sono un imprenditore. Cioè vivo di un lavoro che dipende dal mercato e che ho messo in piedi investendo le poche lire che avevo. Sono quindi un piccolo imprenditore. Anche Emma Marcegaglia è una imprenditrice. in questo siamo colleghi. Solo che la differenza sta, sotto l’aspetto imprenditoriale, sul fatto che il mio capitale è molto piccolo e il suo piuttosto corposo. In questo abbiamo responsabilità diverse. C’è poi il fatto che lei sia anche la presidente dell’unione indistriali e in quanto tale rappresenta una carica pubblica di grande rilievo e di grande importanza.

Quindi se io dico cazzate, la cosa ha forse rilievo per me, per i miei soci e dipendenti e per la mia famiglia.

Quando Emma dice cazzate, invece, la cosa ha grande rilievo per tutti, anche per chi è un semplice pensionato o una casalinga.

In questi giorni di crisi ( e non si tratta di una crisi di quelle cicliche e rituali dove furbizia e speculazione giocano a mettere in saccoccia grandi masse di denaro) qualche illuminato analista parla della necessità di ristabilire delle regole più serie e ben diverse, dove il peso delle scelte e delle responsabilità dell’impresa siano maggirmente controllate e magari meno volte alla speculazione e al facile guadagno. Cioè tempo sarebbe che questa nostra borghesia dimostrasse di essere una classe dirigente o quantomeno una classe effettivamente meno squalificata di quella di una serie di pescecani moralisti pronti a sbranarsi tra di loro e continuamente in cerca di predare il resto della società.

Non faccio moralismo. Analizzo le cose con la logica di chi deve lasciare il mondo un po’ meglio di come l’ha trovato. e siccome ho dei figli mi tremano le vene ed i polsi a pensare a che cazzo di mondo lascio loro.

Dunque abbiamo appena detto, e anche parte del mondo imprenditoriale ha detto, che è necessario cambiare le regole del gioco. Abbiamo davanti una crisi che potrebbe essere (e secondo me lo è) epocale e tale per cui nulla sarà più come prima e tu, leader di una categoria importante ci viene a dire che i costi per l’allinamento del nostro paese al protocollo di Kyoto sono troppo alti e che le nostre industrie non possono permetterselo? e in questo ti vai ad uniformare ( e mi sorge un sospetto…) alle splendide analisi del ministro dell ambiente signora Prestigiacomo che sostiene esattamente che i costi sono troppo alti e gli obiettivi troppo esigui?

Bei musi da culo! Stiamo cercando di capire come mai una categoria di ladri e profittatori sia riuscita a sconvolgere il senso del mondo e a distruggere la grande “morale” del mercato (ovviamente scherzo) che subito la confindustria rincara il già pessimo risultato che abbiamo conseguito. Non freniamo le nostre emissioni di ciodue, continuiamo imperterriti, tando poi potremmo mostrare tutta la nostra sorpresa di fronte ai futuri eventi che succederanno. Quando avremmo il prossimo dramma, vuoi che esso venga dalla natura o dalla finanza, potremmo comunque esibire la nostra perplessità e la nostra meraviglia. Potremmo anche dire, indignandoci, dobbiamo stabilire regole nuove! Ma non adesso, per piacere, perchè, fatalmente, dobbiamo assolvere ad una missione più alta: dobbiamo aiutare il mondo ad uscure dalla crisi

Vato ad accendere il motore della mia macchina, con la mia produzione di CO2 aiuto il PIL a crescere.

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