attila

la grande depressione

le regole del gioco – appunti per il futuro

Posted by vaiattila su 8 ottobre 2008

A fronte della crisi che ha sconvolto le borse di tutto il mondo, comprese quelle della spesa, si sta alimentando l’idea di arrivare a nuove regole. Dunque l’analisi è semplice: le attuali regole hanno inevitabilmente portato ad un tracollo del sistema che ha mostrato tutti i propri limiti. Non  c’è stato suffuciente controllo sulla speculazione, non esistono meccanismi effettivi di sanzione o di interdizione.

Questo non il Italia dove, almeno sul sistema bancario, assicurano tutti, c’è una certa garanzia. Vedremo.

Resta il fatto che oggi si denunciano gli errori del passato come fossero state operazioni abominevoli. Oggi, ad esempio Gad Lerner su Repubblica ci parla di “politica ed avidità”, ma ieri, in altri termini e con diverse articolazioni ne parlavano Ballarò anche Mieli, Veltroni e il remagio Baldassare.  Poi io mi sono addormetato e non so come si sia risolta la visione salvifica del mondo. Il tema è questo: nuove regole! Ho asistito anche a bellissime performance e ho adorato quella di Mieli quanto ci ha spiegato che il sistema capitalistico ha il problema del “ciclo”. Subito tutti a fare del facile umorismo! Ma invece il grande erede di Albertini ci ha spiegato che il ciclo capitalistico ha anche un significato positivo. E’ grazie alle crisi cicliche del capitalismo che questo si rinnova, genera nuove leggi e nuove prospettive, corregge gli errori precedenti ecc… Nella foga difensiva del ciclo, Paolo Mieli ha perfino detto che la crisi del ’29 ha generato una situazione positiva. Si è dimenticato di dire, (ma questo era un optional) che molti storici fanno dipendere la seconda  guerra mondiale dagli scombussolamenti dellla grande crisi. Certo, qualcuno può ricordare Keynes come un fatto positivo (il remagio gioisce: unico esempio di keynessiano post-fascista). Ma basta menarla tanto.

Sicuramente metà o più degli attuali speculatori e di chi ha condotto l’economia su questa strada, si è automunito di un bellissimo codice etico e di una serie di regole di governance che dovrebbero rendere trasparente e coerente il sistema di regole della propria società. Certo tutto questo sicuramente l’Unicredit lo ha, E’ scritto bene ed è un esempio da seguire. Non si fa cenno, però, ai derivati.  Sull”eticità di questi prodotti non c’è analisi. Certo un errore del codice etico: una dimenticanza. E sulle carte di credito che continuamente mi arrivano a casa e che basta attivare con un nuero di telefono? (e nessuno ti racconta quanto ti costano e come incideranno nella tua vita futura. Facciamocelo raccontare da qualche esponente della classe media americana oggi costretto a piangere perchè indebitato sopra ogni previsione…)

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