attila

la grande depressione

la clemenza e l’arroganza

Posted by vaiattila su 23 gennaio 2008

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Io l’ho visto. Teso, concentrato, lucido come sempre.

Il suo sguardo intenso perforava l’interlocutore e lo sezionava nel profondo dell’anima, cogliendo ogni piccola contraddizione, ogni meschineria, ogni tentativo di evadere la drammaticità del quesito.

Dietro questo atteggiamento si poteva facilmente intravvedere la rabbia a stento repressa, lo sforzo di un uomo colpito in quanto di più sacro, intimo e profondo egli possedesse.

L’arroganza del potere si era accanita contro di lui e i suoi cari, calpestandone gli affetti , sopprimendo ogni traccia di libertà, colpendoli nel fisico e nello spirito con la violenza che solo la bestialità della tirannide può raggiungere quando decide di annullare fino alle estreme conseguenze l’eroica resistenza di chi si oppone al sopruso ed alla ingistizia.

Ma nonostante tutto il dolore che si coglieva dentro quell’uomo si capiva anche che lui non era domato, che tutta la cattiveria subita non lo avevano piegato.

Con dignità Clemente guardò fisso negli occhi Silvio e scandì con secchezza la sua risposta:

“L’impunità per me e per tutti i miei familiari, due ministeri e otto deputati! ”

poi esausto si accasciò a terra.

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