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la grande depressione

PAESAGGIO: almeno se ne parli

Posted by vaiattila su 28 novembre 2007

Sulle pagine di Repubblica, in questi giorni, sono comparsi alcuni articoli attorno al tema del paesaggio. Sono intervenuti finora Pirani, Rutelli e da ultimo Salvatore Settis (Repubblica 27 novembre 2007 pag. 46-47). Quest’ultimo ha tentato di tracciare una sintesi storico/concettuale dello sviluppo normativo della materia ponendo, alla fine, l’accento su quella indicibile ciofeca che è stata la riforma del titolo V della nostra Costituzione. E ci risiamo! La conflittualità tra competenza statali e regionali si è pesantemente aggravata grazie alle novità a suo tempo introdotte con estrema fretta e scarso senso della Stato dal governo D’Almena che voleva, per altro senza riuscirci minimamente, placare le spinte autonomiste poste al centro dell’azione politica dalla Lega e sostenute, in modo come sempre “astuto” da Berlusconi. Alla fine la cosidetta sinistra pose mano in modo del tutto disennato alla modifica della Costituzione dividendo le competenze tra Stato e Regione secondo uno schema che di per sè si pone come “confuso” e che avrebbe dovuto, da subito, far capire che si sarebbero aperte nuove difficoltà senza risolverne alcuna.

Infatti si è deciso che alcune materia sono competenza assoluta dello Stato. Altre sono invece competenza esclusiva delle Regioni ed altre ancora sono competenze “concorrenti” tra Stato e Regione. Ad esempio l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale sono tra le materia di competenza esclusiva dello Stato. Se quindi il parlamento vota norme sui subappalti per reprimere il fenomeno mafioso stiamo parlando di norme di ordine pubblico. Ma se una regione decide di modificare la legge sui lavori pubblici (materia “concorrente” tra Stato e Regione) può cambiare le norme sui subappalti? Verrebbe da rispondere no, ma in realtà succede l’opposto.

Ma quello che è sconvolgente è un altro problema. Mentre il parlamento e le regioni si affrontano sempre più spesso davanti alla Corte Costituzionale per dirimere i loro conflitti legislativi, la pratica di pessima amministrazione della cosa pubblica prospera in modo incontrastato.

Giustamente Settis mette l’accento sulla confusione normativa, sicuramente agevolata dalla riforma costituzionale di D’Alema (non smetterò mai di biasimare l’astuta sicumera dell’uomo politico che rappresentandosi con una malcelata superiorità intellettuale ha dato origine ad uno dei peggiori scempi giuridici del nostro ordinamento).

Però quello che io vedo come una cosa ancora peggiore, e d’altra parte grandi scempi al paesaggio furono fatti anche in epoca di minor confusione giuridica, è l’assenza di strumenti di controllo rispetto alla coerenza dei piani urbanistici e paesaggistici e la realtà.

I comuni, che grande parte delle responsabilità hanno in materia di gestione anche del paesaggio, sono assolutamente incapaci, ad esempio, di gestire con serietà ed efficenza i rapporti edificatori concreti. In parte esiste una scarsissima “cultura” del paesaggio, ma in parte il comune (anche in una ipotesi di non corruttibilità) non è in grado di tenere testa agli interessi “forti” di chi concretamente agisce nel territorio.

Poniamo, sempre a titolo esemplificativo, che in un paese o cittadina di piccole o medie dimensioni il gruppo dei “maggiorenti” ( la realtà è fatta di vari gruppi di pressione, spesso legati ad interessi materiali e che sono effettivamente dei portatori di interessi forti) decida di realizzare una nuova lottizzazione ad uso commerciale. Inevitabilmente si apre una sorta di trattativa. Le pressioni arrivano ora dalla maggioranza ora dall’opposizione, ma dentro ci navigano i vari professionisti (l’architetto o il geometra in commissione edilizia, l’avvocato tal dei tali con tutti i suoi pretesi diritti legati a potenziali ricorsi, l’imprenditore che patteggia possibili oneri di urbanizzazione comprese compensazioni di tipo socio politico importati: “ti faccio anche la biblioteca o il centro per anziani o quello che vuoi…”) alla fine il tanto vituperato centro commerciale con tutto il suo peso sulla viabilità cittadina e sugli standard collegati, sarà realizzato…

E sarà anche possibile realizzare una rapida relazione paesaggistica (commissionata in tre giorni tre ad uno studio professionale legato magari al responsabile del settore edilizio del comune) ed il cerchio si chiude.

Questa è la triste realtà che spesso prevalica anche le norme più restrittive dettate dal legislatore. A fronte di tutto questo lavorio, che genera solitamente un qualche mostro che pesa anche sul nostro paesaggio, sarebbe interessante capire quali strumenti esistono di effettivo controllo e verifica del rispetto della norma.

E’ su questo punto che il nostro sistema è particolarmente debole ed inefficace.

E questo punto e quello, da sempre, meno oggetto di analisi.

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