attila

la grande depressione

da che punto partiamo (finanziamente privato di attività pubblica)

Posted by vaiattila su 18 novembre 2007

Spinto dalla voglia di conoscere, ho letto migliaia di pagine di siti che trattano il tema del project financing. Molte cose già le sapevo, perchè io sono una persona saputa. Altre non le sapevo e così ho imparato qualcosa di nuovo.

Ma la cosa che mi ha complito maggiormente della tematiche che ruota attorno alla tematiche del rapporto tra pubblico e privato è la difficoltà a trovare analisi conctrete di esperienze effettivamente fatte. Ossia una cosa che permetta di farsi un idea precisa della correttezza o meno del project financing.

Che il sistema di finanziamento privato di attività che hanno a che fare con i servizi pubblici, le opere pubbliche o le attività comunque di rilevanza pubblica sia un potenziale elemento di interesse non ho dubbi. Io, però, ho sempre il dubbio che uno strumento sicuramente interessante non sia facilmente utilizzabile se le parti contraenti (ossia la pubblica amministrazione da un lato e il finanziatore pubblico dall’ altro)  non abbiano almeno uguali capacità.

Il privato agisce facendo conti e valutando risultati economici possibili. Su questo si assume un rischio potenziale che è connaturato a qualsiasi investimento.  Calcola cioè quanto deve sborsare, quanto deve farsi finanziare, quanto deve restituire alle banche, come incidono gli interessi, calcola il rischio e il potenziale utile. Insomma, lavora sui conti sapendo che un possibile errore  gli costerebbe caro. In questa analisi il buon imprenditore  tende ad essere eccessivo nel valutare i costi e prudenziale nel calcolare i profitti. Se così non fosse sarebbe semplicemente scemo. Quindi formula il suo piano sulla base di considerazioni che tendono a ridurre il rischio. Inoltre valuta attentamente il contraente che ha di fronte. Analizza cosa ci capisce di finanza, di mercato, e soprattutto del valore de servizio…

La pubblica amministrazione, invece, valuta altre cose. Conidera i risultati certi che verrà ad ottenere dal project financing realizzando un opera che non potrebbe finaziarsi altrimenti. riuscendo a farla nei tempi certi ed adossando ogni responsabilità ad un soggetto terzo. Sul piano dei conti, tende a ritenere comunque conveniente l’attività perchè la pubblica amministrazione non è abituata a ragionare in termini di costi/ricavi. Al massimo arriva a concepire un rapporto costi/benefici dove, però, la terminologia induce a soffermarsi su valutazioni più sociologiche che economiche (so che non dovrebbe essere così, ma non ho ancora visto una analisi costi benefici fatta con seri criteri economici).

Dunque i contraenti hanno due punti di vista assolutamente diversi.

Cosa succede durante gli anni successivi alla realizzazione dell’opera?

Questo è il punto critico che nessuno prende in considerazione e di cui non ho trovato menzione nelle numerose pagine lette sul tema…

Ma se l’altra parte, la pubbila amministrazione, non è particolarmente portata a far di conto

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