attila

la grande depressione

Archive for novembre 2007

E’ sciolta. Anzi, no!

Posted by vaiattila su 29 novembre 2007

L’uomo era decisamente dotato di grandi capacità.

Aveva fondato un impero praticamente da solo. Aveva conquistato una tale solidità economica che poteva competere con il solo patrimonio personale con il PIL di numerose nazioni. Si era anche avanzata l’idea di costituire presso l’ONU una sua rappresentanza diplomatica.

Poteva trattare da pari a pari con i grandi della terra. Era stato visto fare a gara ( e vincerla) con George Dabliu a chi faceva pipì più lontano. Era stato fotografato mentre competeva con Putin a chi beveva più coca cola (in realtà la stampa aveva servilmente parlato di una gara di bevute mentre la cosa, meno prosaicamente, riguardava un agone a chi faceva il rutto più rumoroso…). Aveva costruito città in tale quantità che per distinguerle erano semplicemente chiamate con il proprio numero di matricola. Aveva edificato un impero mediatico che entrava in tutte le case del regno e che ogni giorno registrava l’umore del popolo attraverso sondaggi puntuali e sempre più personalizzati: Mare o mantagna? inter o milan? preferite il prosciutto crudo o la mortadella? Volete una calcolatrice in regalo o l’aumento delle tasse?

Un giorno fondò un partito.

Al suo passaggio ciechi vedevano, storpi guarivano, a chi voleva crescevano le tette, ad altri i capelli. Guardie del corpo divennero ministri, guardie dell’anima furono nominati cardinali. Semplici ambulanti divennero professori universitari, odontotecnici si ritrovarono a fare gli immobiliaristi, alcuni scalarono grandi holding, altri divennero generali e il tutto avenne seguendo le intuizioni dell’uomo che vedeva prevedeva e provvedeva.

Si proclamò capo del governo di centro destra – centro sinistra e di estremo centro.

Fu la pace sociale. Accolse la proposta dei sindacati di depenalizzare il falso in bilancio, fondò la moneta unica universale, portò il sistema scolastico a livelli di eccellenza mondiale con lo sviluppo dei laboratori scientifici multimediali dove si scoprirono, tra l’altro, gli effetti positivi del palinsesto sulla corteccia celebrale delle puerpere, dove si individuò l’antidoto all’inquinamento atmosferico attraverso la saturazione diossinica della ionosfera e dove furono sperimentati per la prima volta gli effetti benefici dei prodotti bandonitici sulla ricrescita crinologica.

Le tasse si ridussero al loro livello individuato come naturale e la domanda crebbe incentivata dal sistema statistico nazionale.

Un giorno , a ciel sereno, proclamò dal predellino di sinistra della propria carrozza la fine del suo partito e la nascita del simbolo del nuovo partito.

I suoi seguaci ne furono entusiasti. Tutti avevano capito, tutti in cuor loro se lo auguravano. Tutto poteva riconinciare più bello e più nuovo che pria.

Tre giorni dopo, dal predellino di destra della sua carrozza affermò che il vecchio partito non era finito, ma continuava come prima, solo che il nuovo era comunque diverso…

Fu una rincorsa generale alla doppia tessera. E ancora una volta ciechi videro e storpi camminarono. Ambulanti poterono essere messi a capo di grossi gruppi bancari , mentre furono nominati settantatrè portavoce ufficiali del nuovo partito e ottantasette, tutti dotati di calze autorreggenti, furono i segretari.

Un nuovo miracolo.

Successivamente e alternando il predellino di comunicazione il nostro uomo proclamò in odine di tempo: la fine del nuovo partito, il rilancio del vecchio partito, la rinascita del nuovo partito che intanto era diventato vecchio, l’obbligo della bandana autoreggente per tutti i ministri della repubblica, la rifondazione del nuovo partito e il nuovo simbolo del vecchio, l’abrogazione del vecchio simbolo e la fondazione del club della memoria corta, la ricrescita felice e lo sviluppo del campionato di calcio.

Tutti erano felici e l’uomo poteva finalmente sentirsi realizzato. Un giorno, dopo aver convinto un gruppo di alberi secolari ad autodistruggersi per lasciare spazio alla realizzazione del nuovo ipermercato “tre al prezzo di due” di proprietà di un suo stretto parente, incrociò il suo vecchio e fedele stalliere. Dio, erano anni che non lo vedeva e nel turbinio delle sue iniziative se ne era quasi dimenticato. Commosso lo abbracciò e lo baciò e gli disse: da questo momento tu sarai il nuovo capo mandamento!

Dell’Utri ci rimase malissimo!

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PAESAGGIO: almeno se ne parli

Posted by vaiattila su 28 novembre 2007

Sulle pagine di Repubblica, in questi giorni, sono comparsi alcuni articoli attorno al tema del paesaggio. Sono intervenuti finora Pirani, Rutelli e da ultimo Salvatore Settis (Repubblica 27 novembre 2007 pag. 46-47). Quest’ultimo ha tentato di tracciare una sintesi storico/concettuale dello sviluppo normativo della materia ponendo, alla fine, l’accento su quella indicibile ciofeca che è stata la riforma del titolo V della nostra Costituzione. E ci risiamo! La conflittualità tra competenza statali e regionali si è pesantemente aggravata grazie alle novità a suo tempo introdotte con estrema fretta e scarso senso della Stato dal governo D’Almena che voleva, per altro senza riuscirci minimamente, placare le spinte autonomiste poste al centro dell’azione politica dalla Lega e sostenute, in modo come sempre “astuto” da Berlusconi. Alla fine la cosidetta sinistra pose mano in modo del tutto disennato alla modifica della Costituzione dividendo le competenze tra Stato e Regione secondo uno schema che di per sè si pone come “confuso” e che avrebbe dovuto, da subito, far capire che si sarebbero aperte nuove difficoltà senza risolverne alcuna.

Infatti si è deciso che alcune materia sono competenza assoluta dello Stato. Altre sono invece competenza esclusiva delle Regioni ed altre ancora sono competenze “concorrenti” tra Stato e Regione. Ad esempio l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale sono tra le materia di competenza esclusiva dello Stato. Se quindi il parlamento vota norme sui subappalti per reprimere il fenomeno mafioso stiamo parlando di norme di ordine pubblico. Ma se una regione decide di modificare la legge sui lavori pubblici (materia “concorrente” tra Stato e Regione) può cambiare le norme sui subappalti? Verrebbe da rispondere no, ma in realtà succede l’opposto.

Ma quello che è sconvolgente è un altro problema. Mentre il parlamento e le regioni si affrontano sempre più spesso davanti alla Corte Costituzionale per dirimere i loro conflitti legislativi, la pratica di pessima amministrazione della cosa pubblica prospera in modo incontrastato.

Giustamente Settis mette l’accento sulla confusione normativa, sicuramente agevolata dalla riforma costituzionale di D’Alema (non smetterò mai di biasimare l’astuta sicumera dell’uomo politico che rappresentandosi con una malcelata superiorità intellettuale ha dato origine ad uno dei peggiori scempi giuridici del nostro ordinamento).

Però quello che io vedo come una cosa ancora peggiore, e d’altra parte grandi scempi al paesaggio furono fatti anche in epoca di minor confusione giuridica, è l’assenza di strumenti di controllo rispetto alla coerenza dei piani urbanistici e paesaggistici e la realtà.

I comuni, che grande parte delle responsabilità hanno in materia di gestione anche del paesaggio, sono assolutamente incapaci, ad esempio, di gestire con serietà ed efficenza i rapporti edificatori concreti. In parte esiste una scarsissima “cultura” del paesaggio, ma in parte il comune (anche in una ipotesi di non corruttibilità) non è in grado di tenere testa agli interessi “forti” di chi concretamente agisce nel territorio.

Poniamo, sempre a titolo esemplificativo, che in un paese o cittadina di piccole o medie dimensioni il gruppo dei “maggiorenti” ( la realtà è fatta di vari gruppi di pressione, spesso legati ad interessi materiali e che sono effettivamente dei portatori di interessi forti) decida di realizzare una nuova lottizzazione ad uso commerciale. Inevitabilmente si apre una sorta di trattativa. Le pressioni arrivano ora dalla maggioranza ora dall’opposizione, ma dentro ci navigano i vari professionisti (l’architetto o il geometra in commissione edilizia, l’avvocato tal dei tali con tutti i suoi pretesi diritti legati a potenziali ricorsi, l’imprenditore che patteggia possibili oneri di urbanizzazione comprese compensazioni di tipo socio politico importati: “ti faccio anche la biblioteca o il centro per anziani o quello che vuoi…”) alla fine il tanto vituperato centro commerciale con tutto il suo peso sulla viabilità cittadina e sugli standard collegati, sarà realizzato…

E sarà anche possibile realizzare una rapida relazione paesaggistica (commissionata in tre giorni tre ad uno studio professionale legato magari al responsabile del settore edilizio del comune) ed il cerchio si chiude.

Questa è la triste realtà che spesso prevalica anche le norme più restrittive dettate dal legislatore. A fronte di tutto questo lavorio, che genera solitamente un qualche mostro che pesa anche sul nostro paesaggio, sarebbe interessante capire quali strumenti esistono di effettivo controllo e verifica del rispetto della norma.

E’ su questo punto che il nostro sistema è particolarmente debole ed inefficace.

E questo punto e quello, da sempre, meno oggetto di analisi.

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avanti savoia!

Posted by vaiattila su 21 novembre 2007

A chi dobbiamo il provvedimento che ha consentito agli eredi di casa Savoia di rientrare in Italia?

Che sia subito revocato!

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da che punto partiamo (finanziamente privato di attività pubblica)

Posted by vaiattila su 18 novembre 2007

Spinto dalla voglia di conoscere, ho letto migliaia di pagine di siti che trattano il tema del project financing. Molte cose già le sapevo, perchè io sono una persona saputa. Altre non le sapevo e così ho imparato qualcosa di nuovo.

Ma la cosa che mi ha complito maggiormente della tematiche che ruota attorno alla tematiche del rapporto tra pubblico e privato è la difficoltà a trovare analisi conctrete di esperienze effettivamente fatte. Ossia una cosa che permetta di farsi un idea precisa della correttezza o meno del project financing.

Che il sistema di finanziamento privato di attività che hanno a che fare con i servizi pubblici, le opere pubbliche o le attività comunque di rilevanza pubblica sia un potenziale elemento di interesse non ho dubbi. Io, però, ho sempre il dubbio che uno strumento sicuramente interessante non sia facilmente utilizzabile se le parti contraenti (ossia la pubblica amministrazione da un lato e il finanziatore pubblico dall’ altro)  non abbiano almeno uguali capacità.

Il privato agisce facendo conti e valutando risultati economici possibili. Su questo si assume un rischio potenziale che è connaturato a qualsiasi investimento.  Calcola cioè quanto deve sborsare, quanto deve farsi finanziare, quanto deve restituire alle banche, come incidono gli interessi, calcola il rischio e il potenziale utile. Insomma, lavora sui conti sapendo che un possibile errore  gli costerebbe caro. In questa analisi il buon imprenditore  tende ad essere eccessivo nel valutare i costi e prudenziale nel calcolare i profitti. Se così non fosse sarebbe semplicemente scemo. Quindi formula il suo piano sulla base di considerazioni che tendono a ridurre il rischio. Inoltre valuta attentamente il contraente che ha di fronte. Analizza cosa ci capisce di finanza, di mercato, e soprattutto del valore de servizio…

La pubblica amministrazione, invece, valuta altre cose. Conidera i risultati certi che verrà ad ottenere dal project financing realizzando un opera che non potrebbe finaziarsi altrimenti. riuscendo a farla nei tempi certi ed adossando ogni responsabilità ad un soggetto terzo. Sul piano dei conti, tende a ritenere comunque conveniente l’attività perchè la pubblica amministrazione non è abituata a ragionare in termini di costi/ricavi. Al massimo arriva a concepire un rapporto costi/benefici dove, però, la terminologia induce a soffermarsi su valutazioni più sociologiche che economiche (so che non dovrebbe essere così, ma non ho ancora visto una analisi costi benefici fatta con seri criteri economici).

Dunque i contraenti hanno due punti di vista assolutamente diversi.

Cosa succede durante gli anni successivi alla realizzazione dell’opera?

Questo è il punto critico che nessuno prende in considerazione e di cui non ho trovato menzione nelle numerose pagine lette sul tema…

Ma se l’altra parte, la pubbila amministrazione, non è particolarmente portata a far di conto

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il vescovo di Locri trasferito

Posted by vaiattila su 9 novembre 2007

Il giorno dopo alle esternazioni ottimistiche del vice ministro Minniti sulla grande vittoria ottenuta contro la mafia grazie  all’arresto di Lo  Piccolo, succede che il vescovo anti drangheta venga trasferito per metterlo in salvo da possibili attentati… Cioè al clima ottimista corrisponde una mossa che la dice lunga sullo stato effettivo dell’arte.

Quello che mi infastidisce nell’atteggiamento trionfalistico di Minniti è proprio questa lontananza dalla vita reale. C’è gente che ogni mese è costretta a pagare il pizzo… tra questi ci sarà anche chi si sentirà come uno straccio a dover pagare gente che vive alle sue spalle sulla base di violenza e ricatto. Ci sarà anche chi avrà difficoltà a raccogliere i soldi per versare il richiesto … e noi gli andiamo a dire che la mafia è alle corde?

Ogni volta che lo stato si è pavoneggiato dei propri successi ha implicitamente ammesso la propria debolezza ed ha consentito alla delinquenza di agire indisturbata su altre strade.

Il fatto tragico è che ancora una volte qualcuno crede di poter bleffare con la realtà. E subito arriva la smentita.

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la mafia sconfitta?

Posted by vaiattila su 8 novembre 2007

Ascolto la televisione mentre sto spignattando in cucina.. C’è otto e mezzo e mi sembra di riconosce la voce di D’Alema che parla di mafia.

Il riscontro visivo mi smentisce. Non è D’Alema ma il vice ministro degli interno Minniti… parla come Lui…. il tema è stimolante e l’uomo straripa in un parlare rapido, articolato, sostenuto…. ne ricavo l’impressione di un grande compiacimento, di una vittoria importante dovuta alla cattura di una altro grande pizzinaro… un uomo che dever perfino scriversi il  decalogo del bravo mafioso che  è fedele alla moglie, non dice le bugie, e non fa la cresta ai soldi della “famiglia”.  A me il mafioso Lo  Piccolo pare proprio uno sprovveduto… uomo di non grande statura mentale, uomo di scarsa memoria, uomo che forse non è il boss dei boss, ma uno dei tanti….

emigro su altro canale… poi ritarno alla trasmissione di Ferrara. Ora Minniti parla come Amato… e la sensazione è quella di una grande vittoria sulla mafia, che sta in regressione, che la società civile ha messo alle corde grazie anche all’intervento della confindustria siciliana eccetera eccetera.

Ma stiamo descrivendo una mafia di altri tempi, di sfigati malavitosi che vivono di pizzo e di sciaccallaggio….

Dove è finita quella mafia che controlla banche, che vende prodotti bancari altamente taroccati (e che magari si ammanta di eticità…), che controlla appalti miliardari, che è dentro le grandi imprese ed i grandi  investimenti?

Questo trionfalismo mi fa molta paura perchè sembra distogliere lo sguardo dalla realtà.

Sarà che sono rincoglionito, ma mi pare di ricordare che la mafia (o comunque il sistema malavitoso) prospera nel controllo e nella diffisione della droga, in quello della prostituzione e del gioco illegale, nel taglieggiamento del commercio e via dicendo.  Ma mi pare di ricordare, anche, che pochi giorni fa era comparsa la notrizia che la mafia spa era la maggiore azienda italiana con un fatturato pari al 7% del PIL considerando solo le attività di tipo commerciale ed incidenti direttamente sul sistema economico lasciando da parte i proventi delle attivitè quali droga e prostituzione.

Sarà che sono rincoglionito,  ma mi pare di ricordare che  le maggiori fonti di inquinamento mafioso sul sistema degli appalti pubblici avvenisse attraverso le trattative private, il proliferare del sistema del subappalti, lo snaturamento dei sistemi di concorrenza tra le imprese in sede di gara e la debolezza strutturale della pubblica amministrazione nella gestioen del rapporto di appalto.

A conferma di questo andamento sarebbe interessante vedere come affronta queste tematiche  la legge regionale n. 27 del 2003 e successive modifiche.

Ma in Veneto la mafia non esiste. O no?

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il gruppo di riflessione strategica

Posted by vaiattila su 5 novembre 2007

stavo pensando esattamente la stessa cosa:  che ne sarà di me tra cinquant’anni?

dove vado: verso una posizione distensiva o una aggressiva? ma non solo. Io come la vedo in fatto di grandi scenari politici: sono ancora europeista? sto andando verso una fase di regressione economica tale che il mio ruolo internazionale sta paurosamente scemando verso una sostanziale ininfluenza? Esattamente come me, anche Massimo D’Alema si deve essere posto queste domande e da politico scafato quale egli è mi ha preceduto lanciando l’idea di un grande consesso di esperti che analizzino la situazione.

D’Alema è uomo capace (infatti a lui si deve quel capolavoro di stupidità che è stata la revisione dell’art 117 della Costituzione fatto per pura piaggeria nei confronti delle istanze secessioniste della Lega). Ora conferma di essere anche lungimirante riunendo attorno a sè una serie di cariatidi che sono esperti in arti varie. (http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/esteri/farnesina/farnesina/farnesina.html)

Che peccato, Massimo. Anche alle iniziative giuste riesci a dare, nella pratica, una sana sterzata di opportunismo, quasi che tu fossi ancora l’ultimo apostolo del doppio bianario di togliattina memoria.

Quindi esperti in gran parte targati, scherati chi a destra e chi a sinistra, ma comunque lontali da quelle persone che “studiano e basta”…e  scelti con grande senso di opportunità…

C’era, al tempo in cui Massimo faceva il Presidente del Consiglio, una commissione di consulenti che doveva grosso modo risopondere alla fatidica domanda (Massimo ha sempre tematiche escatologiche) di dove stasse andando l’economia… Forse da quel consesso di studiosi di economia era nato il sostegno ai nuovi imprenditori, quelli tosti, quelli figli del libero mercato, quelli che avrebbero segnato uno sconvolgimento nel nostro capitalismo provinciale e becero delle gradi famiglie… peccato che quei nuovi imprenditori si chiamavano Gnutti, Riccucci, Consorte ecc…

Ma perchè, con tutta la tua spocchia e anche la tua capacità (che c’è e non è poca) riesci sempre a metterci una qualche cazzata di mezzo?

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