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la grande depressione

multiutility

Posted by vaiattila su 1 ottobre 2007

Affari e Finanza di Repubblica di lunedì 1 ottobre riporta  alcuni dati interessanti sulle “multiutility” ossia su quelle società, di solito a prevalente capitale pubblico, che sono nate dalle ex aziende municipalizzate e che oggi dovrebbero o vorrebbero entrare nel mercato.

Il vero problema nasce dal fatto che queste ex municipalizzate, ora divenute società per azioni a tutti gli effetti, si troveranno in un futuro sempre più vicino a dover fare i conti con il mercato della libera concorrenza imposto dalla Comunità europea.

Finora queste società hanno potuto campare ed alcune, le più accorte, anche prosperare, grazie al fatto che  il loro azionista di maggioranza ( di solito) è stato anche il loro unico o maggiore cliente.  Per fare un esempio qualsiasi il comune di Roma detiene le quote di maggioranza della società Acea e affida all’Acea  a trattativa privata e sulla base di un contratto di servizio la realizzazione di una serie molto ampia di sevizi: dalla raccolta dei rifiuti alla gestione dei parcheggi, dalla gestione dell’acquedotto pubblico alla fornitura di gas, alla gestione dei cimiteri  e via dicendo.

Inutile dire che gli intrecci e le connessioni tra amministrazione pubblica e società multiutility sono tali e tanti, che difficilmente è possibile arrivare alla trasparenza delle cose.

Ora, poi, che si prospetta la scelta del mercato, ossia della libera concorrenza, le varie società multiutility si sono scatenate in una rincorsa alla fusione tra di loro nella consapevolezza che dovranno vedersela in un prossimo futuro con le grosse e meglio organizzate società analoghe che operano in Europa.

Dunque dobbiamo fondere varie società per creare un grande società in grado di reggere la concorrenza con altre società eutopee.

Enrico Letta, sottoscegretario alla Presidenza del Consiglio,  propone di creare una grande multiutility del nord, mentre ASM Brescia e AEM Milano stanno già arrivando ad una fusione tra loro.

Nelle pagine di Affari e Finanza dedicate alla questione multiutility mi hanno colpito due cose. La prima è che si da per scontata la concorrenza di francesi e tedeschi nella gestione dei servizi. E allora proviamo a fare un po’ di chiarezza. Intanto non è detto che  la stazione appaltante coincida con l’attuale bacino di sviluppo della società multiutility. LE aggregazioni territoriali sono avvenute non sulla base di interessi e caratteristiche territoriali, ma su accordi intercorsi tra aziende municipalizzate secondo schemi politici che nulla hanno a che fare con scelte economiche. Così esistono società multiutility che non hanno alcun senso territoriale di esistere come ad esempio AcegasAps che è la fusione di due aziende multiutility una facente capo alla provincia di Padova e l’altra a quella di Trieste. Tale società vive perchè riceve a trattativa privata direttamente dai suoi proprietari (comuni, provincie consorzi di Padova e Trieste) le attività quali la fornitura delle acque e la depurazione fognaria,  la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la gestione dei cimiteri e quant’altro. AcegasAsp provvede in proprio o attraverso le sue numerose scietà controllate. Stando alla normativa europea, per fare un esempio, il comune di Padova decide di mettere a gara il sistema di raccolta dei rifiuti.  AcegasAps (per quota parte proprietà del comune di Padova) viene messo in concorrenza con tante altre società che sono tutte multiutility. I nostri amministratori sostengono che il pericolo è vedersi soffiare i lavori da tedeschi e francesi. Ma in realtà difficilmente ciò accadrà in quanto, come è successo con le opere pubbliche, le società straniere hanno difficoltà ad inserirsi nel nostro mercato fintantochè esso è stutturato in modo poco traparente.

Le diverse società multiutility si stanno aggregando sostanzialmente per impedire la  nascita di un sistema di concorrenza. LA grande multiutility del nord dovrà esssere una spcie di grande monopolio che vinverà, fatalmente tutte le piccole garette che andranno fatte tra i diversi soggetti facenti capo agli enti locali. Non ci sarà concorrenza, ma molto sottogoverno, perchè poi, la multiutility potrà affidare la gestione dei servizio ad una sua società controllata che corrisponderà, di fatto, alla vecchia municipalizzata…

Il secondo aspetto che mi ha colpito delle pagine odierne di Affari e Finanza è che la fusione di Asm  Brescia e Acm Milano avviene tra le richieste di altri soggetti a far parte del nuovo nascente polo multiutility.  In una logica stringente, e che non solleva alcuno scandalo ai nostri occhi, la richiesta di allargamento della fusione è arrivata dai vari sindaci. Così Veltroni (anche lui!) ha chiesto che l’Acea di Roma entri nel nuovo polo. Ma sarebbe ora che sindaci , presidenti della provincie e quant’altri,  capissero che sono in netto conflitto di interesse tra le società di servizi e  il loro mandato di amministratori pubblici. Non possono essere coloro che nominano presidenti e consigli di amminstrazione da un lato e dall’altro controllano se i loro fornitori di servizi funzionano bene… Ma una parvenza di correttezza sotto questo aspetto non si intravvede nemmeno, anzi… i nostri sondaci sono convinti di essere assolutamente corretti!

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