attila

la grande depressione

il ponte di Calatrava a Venezia. Una metafora?

Posted by vaiattila su 20 giugno 2007

arrivo a Venezia dalla parte di Piazzale Roma.

dopo anni di assenza scorgo i monconi di quello che dovrebbe essere il quanto ponte sul Canal Grande. Opere del tutto inutile sotto l’aspetto funzionale della vialbilità veneziana, ma che dovrebbe rappresentare una sorta di accesso nobile alla città.

Ricordo lo strano gesto che alcuni anni orsono (sarà stato circa il 1997) il grande architetto aveva fatto come omaggio alla città. “Strano” perchè non mi risulta usuale “donare” progetti, ma forse questa è un usanza straniera e noi indigeni abbiamo assistito ammirati a questo gesto.. Poi la linea del ponte era astrattamente perfetta: una porzione d’arco che si disegnava eterea e rarefatta amalgamandosi alla miglior visione onirica della città.

Non so come il dono si sia trasformato in progetto esecutivo. Attraverso quali alchimie appaltistiche si sia passati da un omaggio a Venezia ad un omaggio di Venezia a Calatrava. Ma questo poco importa. Restano quei due monconi di ponte sulle rive del Canal Grande a denunciare un qualcosa che non è andato per il verso giusto.

E non sto qua a concionare se era giusto o sbagliato costruire il ponte. Non sto qua a levare un pistolotto sui soldi spesi inutilmente o su qualche altra amenità che mi sembra inutile e scontato.

C’è da dire che a distanza di dieci anni le cose non sono andate come dovevano andare. LA cosa che mi sorprende è che, dalle sommarie infoermazioni assunte, non c’è nessuno che abbia chiarito di chi siano le responsabilità o che, più bonariamente, abbia richiesto di conoscere effettivamente cosa sia successo e perchè oggi l’ingresso a Venezia avvenga attraverso quella sorta di monumento all’opera incompiuta…

Ma chi ha sbagliato? In una città che si appresta a costruire un opera come il Mose, che impegna ed impegnerà enormi capitali, in caso di errori (es: accorgersi tra dieci anni di aver realizzato un opera inutile) ci sarà la garanzia che qualcuno ne risponda o assiteremo all’ennesima comparsata di chi, dopo essersi battuto a favore delle dighe mobili, a fronte del fallimento si autoproclamerà attivo sostenitore dell’immediata distruzione dell’oscena opera?

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