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cronache di un apprendista barbaro

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Brunetta Sindaco

Pubblicato da vaiattila su 19 Novembre 2009

titola il Gazzettino del 15 novembre 

Venezia. Brunetta sindaco, è quasi fatta:
«Il sogno di chiunque ami la sua città»

Per fortuna non sono più cittadino veneziano da molti anni, ma sapere che i miei ex concittadini sogniano di avere Brunetta come Sindaco mi allontana notevolmente dalle mie origini.

Sì, lo so, la frase protrebbe essere letta anche in altro senso: ci si dovrebbe chiedere chi sogna cosa? ma poi è un sogno o un incubo?

Brunetta sindaco e già ci fa sapere di avere una di quelle famose “ideuzze” che tanto piacciono di questi tempi. Brunetta una volta sindaco farà in modo che i consigli comunali si svolgano a palazzo ducale invece che a Ca’ Farsetti. Ullalà, sono fatti importanti, che segnano un epoca! Facile ironizzare su un Brunetta doge, lunga palandrana di porpora, alto corno ducale…

Brunetta sidaco…Questa povera Venezia merita di più e di  meglio… già ci saranno da rimediare i disastri dell’ultima “gestione” Cacciari, ed ora si aggiungeranno le “trovate” di Brunetta….. il consiglio comunale a palazzo Ducale… già questo la dice lunga… E poi? cosa faremo? una lotta forsennata contro i venditori abusivi? i turisti pendolari che sporcano e non comprano? i piccioni che cagano e non pagano le tasse? Quali saranno i nemici contro cui il geniale ministro dell’innovazione si scaglierà?

Intanto il geniale ministro per l’innovazione e la funzione pubblica si può beare per i risultati ottenuti: egli è l’artefice della prima grande riforma di questa legislatura…. la riforma della Pubblica Amministrazione. 

E’ una riforma che non cambia assolutamente nulla delle modalità operative della pubblica amministrazione. Agisce soltanto sugli aspetti “emozionali”: l’ orario, la presenza, i premi e le sanzioni… Chi ha lavorato nella pubblica amministrazione sa che questi temi sono all’ordine del giorno almeno dal 1990. LA riforma Brunetta non tocca nessun nodo importante delle modalità operative della PA, prima tra tutti il rapporto compromesso tra attività di indirizzo (politica)ed attività gestionali (funzionari) ma si limita a creare l’ennesimo meccanismo di progressione delle carriere che sarà utilizzato da dirigenti e funzionari per rimescolare tutte le carte e ricreare gerarchie, cordate, posizioni di privilegio.

Ma, continua il Gazzettino, il futuro sindaco parla di una sorta di ostacolo alla sua scalata al soglio ducale: l’impegno preso con 60 milioni di italiani  di riformare la pubblica Amministrazione. Ecco, appunto. Questo è il motivo principale che Brunetta ha di fuggire dal ruolo ministeriale: non per le minaccie di Tremonti di prenderlo a calci in culo ( Il Corriere), quanto perchè sa che se resta al ministero  a prenderlo a calci in culo saranno gli italiani quando si accorgeranno che la sua “riforma” non sono che chiacchiere da osteria… tra qualche anno quanto tutto sarà solo un po’ peggio di adesso (e peggiorare è impresa ardua) allora sarà chiaro che il popolo italiano aveva affidato la riforma della PA ad un cialtrone….

MEglio scappare, quindi, ed approffitare della cattiva amministrazione fatta dal filosofo Cacciari.

A sto punto un posto di sindaco non si nega a nessuno. Solo che qualcuno dovrà spiegare a Brunetta cosa può fare un sindaco e cosa può fare un doge. Un sindaco può dire quello che vuole, un doge no, Se un doge dice cazzate il consiglio dei dieci gli fa un culo tanto….mentre se si limita a fare il Sindaco si accomodi… Venezia sta decadendo ormai da quattro secoli!

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il professor costa e la professione di autoreferenzialista

Pubblicato da vaiattila su 12 Settembre 2009

Il professor Costa è stato quasi tutto nella vita.

docente universitario, rettore di Ca’ Foscari, Ministro dei lavori pubblici, Sindaco di Venezia, deputato Europeo…MA questo è solo una piccola parte dei grandi meriti accumulati dall’uomo.

Ovviamente parliami di un grande. Un uomo che dove passa lascia il segno.

Ora cotanto personaggio si auspica per il veneto una coalizione formata da PD, UDC e PDL. Come al solito Paolo Costa sa schierarsi dalla parte giusta.  L’obiettivo dichiarato è isolare la Lega da una parte e l’Italia dei Valori dall’ altra. In cambio di questa sua ultima performance Paolo Costa, presumo, potrà chiedere un qualcosa, una qualche prebenda e una qualche nuova direzione.

L’uomo è un esempio per tutti, specie per me che ambirei seguirlo in questa avventura politica.

Un grande centro con a capo un grande uomo, per fare del Veneto un grande laboratorio politico: il centro del degrado morale.

Di questo uomo fattivo, sempre di corsa, sempre in ritardo, mi viene in mente la grande genialata che ebbe quando svolgeva l’attività collaterale di “Commissario straordinario al moto ondosi di Venezia”.

Come noto in questa nostra Italietta lo Stato funzione solo in base a deroghe. Dunque se si vuole fare qualcosa bisogna derogare alle norme ordinarie e fare tutto in modo convulso e sconclusionato. Così il nostro (mio) grande conducator riuscì a farsi nominare Commissario per risolvere, una volta per tutte, il dramma del moto ondoso nei canali veneziani.

La pensata è quella di un grande stratega. Realizzare un grande centro di interscambio merci dove i tir provenienti da tutto il mondo conferiscano le loro merci e da dove partono alcune imbarcazioni costruite ad hoc che vadano in giro a consegnare le merci dentro il centro storico di Venezia. Così, razionalizzando tutto il sistema distributivo, non ci sarebbero più barche, barchine barchette che scorazzano per i canali di Venezia e il moto ondoso, fatalmente, si andrebbe a ridurre…

La grande capacità “razionalizzatrice” dell’uomo che oggi dirige il Porto di Venezia (e gli effetti devastanti della sua conduzione avremo modo di vedere tra breve) riece così a realizzare, tutto rigorosamete il deroga alle normative sugli appalti che vengono chiaramente eluse; un grande interscambio merci all’isola del Tronchetto…..

Problema risolto!

infatti di moto ondoso non se ne sente più parlare….

Dopo cinque anni di tempo, leggendo vari interventi sul sito del Comune e sulla stampa locale, si apprende che il centro interscambio merci, che giace là, non sarà mai utilizzato allo scopo….. perchè troppo piccolo, perchè insufficiente, perchè nessuno ha il coraggio di dire ai vari piccoli trasportatori di Venezia che da domani loro dovranno trovarsi un altro mestiere, perchè … perchè…. perchè….

Bene, i soldi si sono spesi nell’ennesima opera inutile… prima o poi, però qualcuno potrà proporre di utilizzare il grande centro interscambi merci per fare uffici comunali, o magazzini per la Fenice, o depositi per il comune, o realizzare un grande B&B…..

Trenta milioni di euri spesi bene!

Ma Costa non è anche favorevole al MOSE?

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Ponte Calatrava e la responsabilità

Pubblicato da vaiattila su 25 Settembre 2008

Ora che il ponte di Calatrava fa Venezia più bella e più forte che pria ci sarebbe da far sopire le polemiche.

Io il ponte l’ho visto. Bello! Esteticamente ha il suo fascino, ma nulla si toglie all’interrogativo ambletico dell’essere o non essere (tuby o no tuby). Un ponte, per quanto opera d’arte in sè, è portatore di uno scopo e proiezione di un fine. Lo scopo è farsi attraversare e il fine è quello di unire. SE unisce due rive già in qualche modo unite da un altro ponte non cè fine se l’attraversamento è reso arduo da trabochetti ed impedimenti allora, purtroppo, siamo di fronte ad un errore. Una cosa che non risponde all’esigenza per cui è nato.

MA tutto sembra diventare difficile per il fatto che più che parlare di utilizzo e scopo si parla di estetica e bellezza.

Il quarto ponte sul Canal grande serviva esclusivamente per uno scopo estetico: doveva nobilitare l’ingresso a Venezia. Se detto così allora va bene. Se lo scopo era solo ed eslusivamente estetico è tutto bene.

Ma se solo solo il ponte doveva servire anche ad essere utilizzato dalla gente, allora ci stanno alcuni problemi. E non mi rifersco solo a chi, con problemi di deambulazione si vede costretto a rinunciare all’attraversamento, ma anche agli utilizzatori normali che scivolano e si inciampano per effetto del gioco di trasparenza creato tra gli scalini di vetro e la struttura sottostante.

Sul ponte di Calatrava si cade. Chi riesce a passare, cade. Esagerato? beh, certo! ma solo un poco perchè non tutti cadono, ma molti sì. Molti rispetto alla situazione ordinaria di attraversamento di un ponte e quindi qualcosa non quaglia.

Poi che ci fanno i locali “ghebi”, ossia Vigili urbani, fissi ai piedi del ponte? aiutano i morti e i feriti a salire sulle ambulanze, li sorreggono e li confortano. Ma anche stanno là in funzione di ordine pubblico. Perchè? un gesto sconsiderato di un teppista, l’assalto di un iconosclasta, un demente che vuole passare un momento di notorietà, un garzone con un carretto del pane o della frutta… tutto questo si può tradurre in un danno incredibile. Una rottura di un pezzo di ponte, deventa un danno economico considerevole… tutti pezzi diversi uno dall’altro, fatti su misura, comunque fragili e soggetti a venire offesi dal tempo e dall’usura… Bella questa visione delle guardie del ponte. Ci si potrebbe creare sopra tutta una storia, una leggenda di quando i nostri serenissimi avi dovevano proteggersi dai barbari, dall’imperatore, dalle bolle papali, e le guardie ai ponti, figli di una elatta casta veneziana sacrificavano la giovinezza e financo la vita alla difesa dei ponti (?) e avevano pure privilegi e riconscimenti…

Si potrebbe anche creare una particolare divisa, tendenzialmente evocativa del passar del tempo, e perfino si potrebbero realizzare alcune garritte, lasciando alla fantasia del grande architetto di turno, la gioia di stupirci per l’ardimento del genio creativo.

Ma poi c’è anche chi si chiede perchè questa storia sia tutta così sbagliata. La gente che cade, i vigili che controllano l’ordine pubblico, ma devono anche stare attenti alle tensioni dell’acciaio di cui il ponte è fatto, l’inutilità dell’opera, i costi incredibili della stessa, la pessima gestione amministrativa dell’ appalto, il contenzioso con il costruttore, gli errori progettuali, il mancato rispetto delle norme sull’abattimento delle barriere architettoniche… Mamma mia, ma si poteva fare peggio? Certo che sì, margini di peggioramente ce ne sono sempre.

Tutto questo nella tranquilla vita di ogni giorno scorre senza lasciare traccia. Alla fine non c’è responsabilità, non c’è nessuno che paga. Ma per me non è questo il problema. LA cosa grave è che non c’è nessuno che migliora che impara dagli errori per fare qualcosa di meglio. No, dagli errori si impara solo per sbagiare di più, tanto quelli che hanno sbagliato questa volta sono i meglio pagati, i più stimati e i più professionali. Loro sono l’esempio da segire perchè sono i vincenti di oggi di ieri e di domani.

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la valutazione dei dirigenti

Pubblicato da vaiattila su 9 Settembre 2008

Il nostro ministro Brunetta (che come abbiamo visto esiste in forma fisica, ma ha anche una serie di alias tra i quali il divino Otelma) ritiene di dover premiare in qualche modo (ha detto, mi pare, anche la parola “consistente”) i gruppi di dipendenti che esprimono l’eccellenza della pubblica amministrazione. Come dice il sito del ministero della funzione pubblica illustrando in ben 10 dico dieci slide il percorso della seconda fase, esistono dei casi dove professionalità, innovazione e coraggio hanno permesso di sperimentare nuove soluzioni tese a ridurre i costi migliorare le eccetera eccetera…

Alla slide 7 che illustra con dovizia di particolari ( lo stile è un burocratese moderno ) si afferma “i casi già raccolti dimostrano che vi sono molte amministrazioni che funzionano bene che migliorano le loro performance e che producono risultati importanti”. Leggo questo e torno al mio precedente post dove ho parlato del sistema di valutazione di Napoli e Venezia. Insomma, non è che ci fossero molti elementi per poter effettivamente entrare nel merito della questione. Parole, frasi, opinioni e progetti… sistemi concreti zero. Ho capito che la dirigenza si giudica sul miglioramento, ma non ho capito cosa sia il miglioramento e come lo si pesa… i costi so che si devono ridurre, ma non esiste mai una analisi dei costi e non si ha mai un prima e un dopo..i benefici sono evidenti e sono davanti agli occhi di tutti al punto che diventa inutile valutarli. E’ un assioma che la qualità migliora, è lapalissiano il risultato.

Non conosco l’amministrazione napoletana. L’idea che me ne sono fatto, però, non è quella di una amministrazione che funziona benissimo. Quella veneziana, invece, la conosco meglio perchè ho spesso a che fare con questa città e a Venezia e Mestre ho molti amici.

Parlando e sparlando dell’eccellente progetto sulla valutazione della dirigenza che il comune di venezia ha messo in piedi si imparano tante cose. La prima è che Brunetta ed io non frequentiamo le stesse persone e le informazioni che abbiamo su questo progetto sono piuttosto difformi.

La cosa che molti mi segnalano è che il progetto viene attribuito al Direttore Generale del Comune di Venezia che è Vincenzo Sabato. I miei conoscenti ne parlano come di una sorta di dinosauro, pare sia in comune dalla seconda metà degli anni 70, assunto, per chiamata, come dirigente. Mi dicono non sia una persona brillante, non sia un grande conversatore ne un grande oratore, ma appartiene alla categoria degli autoreferenziali. Se c’è uno che sa, che ha detto, che ha capito, quello è lui. Non ha mai deciso nulla, e non si è mai fatto un nemico. Questo gli ha consentito di navigare sempre nei piani alti del Comune di Venezia fino a raggiugere l’apice della gerarchia dirigenziale. Su un blog ho trovato che il suo stipendo assomma a 170.000 euro annui e giustamente meriterà un ulteriore premio da parte del ministero.

Come sempre accade sicuramente il sistema di valutazione della Dirigenza messo in piedi da Sabato ci dirà che le sue performace professionali sono al top, così come lo saranno quelle dei dirigenti apicali.

Mi spiego.  La dirigenza non è uniforme e non è unica. Così avrebbe voluto la legge, ma la burocrazia e i contratti nazionali sono riusciti a creare una serie di classi all’interno della dirigenza per cui esitono di fatto sistemi di “diritti acquisiti” per cui un dirigente apicale sempre apicale resta. E fatalità i suoi risultati comunque saranno sempre ottimi e i suoi obiettivi sempre perseguiti.

Il comune di Venezia è quello stesso comune che ha costruito il ponte di Calatrava (ponte che a me piace) la cui vicenda amministrativa è assolutamente scandalosa. La stessa Autorità di vigilanza sui lavori pubblici ha fatto una analisi impietosa  degli errori amministrativi commesi in questa vicenza ( ne parlo in un post dal titolo “ma allora la responsabilità esiste!”) Non vorrei sbagliarmi, ma sospetto che tutta la dirigenza coinvolta nell’attività di realizzazione del ponte ( appalti, lavori pubblici, programmazione e controllo ecc) sono valutati molto bene, tant’è che stanno agli apici da sempre e nessuno ha pensato, meno che mai il sistema di valutazione dei dirigenti, di attribuirli ad incarichi dirigenziali meno remunerati. Ma questo anche perchè il  valoroso e coraggioso Direttore Generale del comune di Venezia procede con una “strategia a piccoli passi” che, come abbiamo visto, è quella sempre vincente nella pubblica amministrazione.

Come al solito Brunetta premierà i migliori e i migliori sono sempre gli stessi da almeno trent’anni… e i risultati sono assolutamente evidenti: abbiamo una grande pubblica amministrazione!

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tempi cupi… anzi “bibblichi”

Pubblicato da vaiattila su 6 Maggio 2008

tempi cupi....Qua, a forza di seminare, si rischia di fare un grande semenzaio.

E i tempi, come direbbe il Palomba, diventano “bibblichi” che se stai a guardare nel sito del Comune di Venezia dove si narra dei vari interventi ( è sempre più difficile accedere a questa parte del sito) ti accorgi che i lavori dovrebbero essere già terminati e invece il sito del PMV ci racconta che ci vorrà ancora molto…

Ed io mi faccio una domanda: ma i costi non è che stanno lievitando? anni in più di lavoro significano o maggiori costi o contenziosi dovuti ad errori progettuali o altro. Ma una cosa è certa: i costi lieviteranno e come farà in Comune di Venezia a sopportare nuove spese senza copertura (si chiamamo debito fuori bilancio è costituiscono un grave atto amministrativo, da cartellino rosso…)  Non è che si aspetta, come troppo spesso succede di esaurire tutti i fondi a disposizione per poi…     una variante? un contenzioso? un rifinanziamento? una sospensione lavori?

mi sa che, alla faccia della trasparenza amministrativa, non ce la dicono tutta. ma tanto i tempi so’ bibblichi, bibblichi e cupi….  si veda:  http://canali.kataweb.it/kataweb-tempicupi/

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ma allora la responsabilità esiste!!?

Pubblicato da vaiattila su 9 Febbraio 2008

 ponte-calatrava.jpg

la Nuova Venezia del 8 febbraio 2008 riportava dettagliatamente la notizia che la sezione ispettiva dell’Autorità Nazionale dei Lavori pubblici aveva individuato pesanti carenza progettuali e procedimentali imputabili al progettista ma anche al Responsabile unico del Procedimento ed al Direttore dei lavori.

Le argomentazioni riportate dal quotodino sono circostanziate e fanno intravvedere come, una volta sottoposto ad effettivo controllo, non è così facile paracularsi nel consueto scarica barile di responsabilità, competenze, letterine giustificative, accordi verbali e campionario vario dietro cui si nascondono solitamente le colpe, più o meno dolose, superficialmente o gravemente colpose, che costituiscono il patrimonio genetico del funzionario pubblico.

E questo lo dico dispiacendomi sinceramente per Calatrava, ma anche per i dipendenti comunali coinvolti nella questione perchè, almeno in parte, schiacciati tra irresponsabilità, superficialità e pressioni politiche ed in parte vittime del “si è sempre fatto così”..

Sì, questo è il vero guaio. Penso che, ad essere ottimisti, il 70% degli appalti funziona così, tra varianti in corso d’opera giustificate maldestramente, progetti fatti in fretta e senza costrutto, gestione delle imprese compiacenti o comunque asservite ai meccanismi di ricatto sistematicamente messi in opera (quando, ovviamente, non si entra nel campo della corruzione, cosa che avviene sempre più spesso…)

LA pronuncia della Autorità mette in luce una cosa evidente: è sempre possibile risalire alle responsabilità amministrative (non così a quelle eventualmente penali che son altra cosa). Ma già è tanto. Già sarebbe un criterio per mettere in carreggiata la pubblica amministrazione. Eppure questa pronuncia è così rara nel nostro sistema che indubbiamente c’è da dire che la carenza principale non sta nelle leggi, ma ancora una volta nei controlli. E questo genera una mentalità tutta particolare che bene esprime l’assessora al Lavori Pubblici Mara Rumiz.

Dice la Rumiz in una intervista a commento della pronuncia dell’Autorità che l’appalto non si è interrotto,nonostante ci sia una precisa disposizione di legge che stabilisce che oltre una variate del tot% l’appalto deve essere rimesso a gara, perchè altrimenti i tempi di esecuzione dellopera sarebbero stati ancora maggiori!

Dio, ma quanto è comica! con un ritardi di quattro anni, superiore al doppio del tempo contrattuale d’appalto … ma che va dicendo?

Assessore, sarà che siamo un po’ tutti contaminati dallo spirito della casa della libertà dove si fa un po’ quel cavolo che ci pare, ma credo che una norma di legge perentoria non sia oggetto di libero arbitrio. O la si ottempera o la si viola. O si fa un atto legittimo o uno illegittimo. E non credo che Lei abbia l’autorità di disapplicare le leggi… Questa, in tema di climi elettorali, potrebbe costituire un netto discrimine tra due scheramenti….Lei, da che parte sta?

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