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cronache di un apprendista barbaro

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le crisi che abbiamo davanti

Pubblicato da vaiattila su 1 Dicembre 2009

Più o meno a partire da agosto del 2008 il termine “crisi” ha assunto un significato abbastanza determinato. Infatti, tanto per capirci, usiamo parlare de “la crisi” e a nessuno salta in mente di dire: ma di quale crisi stai parlando? la Crisi (ora anche con la C maiuscola) è qualcosa di ben identificabile nel nostro linguaggio attuale. Con questa parola tendiamo ad identificare quel fenonemo storico iniziato con la speculazione finanziaria americana che è entrata in un buco nero ad agosto 2008 per estendersi a tutto il mondo. Questa roba è arrivata anche da noi in Italia come una specie di onda che ci ha sommerso per un attimo, ma poi si è detto, macchè, la crisi da noi non sarà così pesante perchè noi, le nostre banche, la nostra economia, siamo abbastanza fuori dal meccanismo speculativo che ha causato questo fenomeno economico.

MA da subito, però, questo fatto legato al mondo della finanza, ha trovato una ripercussione anche nel mondo reale dell’industria e del commercio dei prezzi, dell’occupazione, del tenore di vita… E’ stato come un virus influenzale, è nato con un ceppo che poi ha cominciato a mutare incrociandosi con altri piccoli virus locali, pandemie di casa nostra e fattori endogeni de noantri. Ance perchè ogni organismo reagisce a modo suo, c’è chi del virus se ne fa un baffo e chi ci resta secco.

In pratica quando oggi identifichiamo “la crisi” non sappiamo più esattamente di cosa stiamo parlando. Abbiamo fatto un po’ quello che facciamo normalmente con i termini a connaturazione “morale”. Quando oggi parliami di etica, o di valori, o di onestà e similia, entriamo in un campo dove è proprio difficile capirsi. Il nostro Presidente, ad esempio, per alcuni è un campione di onestà in quanto incorruttibile, per altri è la personificazione della corruzione stassa. Manca, cioè, un concetto univoco di corruzione che faccia scattare un sentire comune. LA corruzione infatti ha sconfinato dentro altri termini, si è impossessata di parti di altri concetti che semprerebbe concettualmente in aperto contrasto con essa, eppure sono stati espropriati del proprio significato. AD esempio pagare le tasse sopra al 30% è innaturale, è una aberrazione e via dicendo. Quando e come poi si determina la quantificazione di questa soglia è anche questo elemento soggettivo che il nostro Presidente ha semplicemente enuncuato ede affermato quasi esistesse un diritto naturale a cui lui si appella e che lo guida… e poco importa se il nostro diritto giuridico afferma il contrario… ecco che l’evasione delle tasse può essere perfettamente etica…di questo passo, appunto tutto si traduce in una melma maleorodante dove chi è più grosso la fa da padrone.

E’ così anche per la parola crisi. Siamo arrivati al punto che non sappiamo più di cosa stiamo parlando. Infatti da mesi e mesi alla parola crisi si associa la parola “uscita”. Cioè la crisi è nata in America, è arrivata anche da noi come riflesso anche sull’economia reale, ma da subito sbbiamo cominciato ad uscirne fuori.. Cioè stiamo risolvendo un incidente che ci ha si scosso, ma dal quale usciremo ancora tutti interi, magari con qualche graffio e qualche ematoma, ma son piccole cose…

Siccome non sono nè un economista nè un leguleio, mi sono fatto una mia idea piuttosto distorta della realtà e sono francamente confuso. Davanti a me non vedo “la crisi”, ma vedo almeno quattro “la crisi” così grandi, così invasive, così mostruose che ho un senso di totale smarrimento a parlarne.

Cioè vedo 4 ceppi di virus completamente diversi che rappresentano 4 crisi diverse, ma che per mancanza di strumenti di indagine stiamo tutti confondendo in un unico virus non meglio identificato.

questi quattro ceppi autonomi sono profondamente instabili e particolarmente sensibili a contaminarsi fondersi unirsi scindersi dando vita ad una quantità di mutazioni che nno mi è dato conoscere.

E il vaccino? qualcosa qualcuno ha fatto, ma troppo blandamente e senza isolare e comprendere le cause vere del virus. Alla fine in ceppo potrebbe riuscirne rafforzato piuttosto che debellato…

Ebbene sì, la prima crisi potrebbe essere quella che si è sviluppata in america è che è principalmente finanziaria. A questa crisi si è risposto con un vaccino inoculato al sistema bancario per impedire allo stesso di prolassare. Il sistema bancario ha visto questo come una opportunità unica e invece che agire saggiamente, andare piano per la sua strada di banca, correggere le storture del sistema con una politica che cercasse di “aiutare” i cittadini in difficoltà (mi viene alla mente un sistema assurdo tipo quello inventato da Yunus, la banca per i poveri americani della classe media in difficoltà). Invece le banche hanno fatto quanto di peggio potessero fare. Vista che l’andamento speculativo ha ripreso fiato si sono messe anche loro dentro la nuova bolla speculativa. Tanto soldi, maledetti, subito… domani quanche altro pirla pagherà, ma l’idea di speculare con i soldi dati dai governi per evitare il peggio è simile a quel tossico che uccide i suoi genitori pur di riuscire a prendersi i soldi per una dose. Il mondo è pieno di questi tossici solo che questi, a differenza dei loro fratelli meno fortunati, sono rispettati, vestono bene e sono circondati dall’invidia dei poveri cretini che pagheranno, tra poco i furti che questo hanno accumulato alle loro spalle. Ma fosse solo questo!

Il gioco al massacro coinvolge anche parti della società che non hanno nulla a che fare e vedere con questa specie di ruota della fortuna. Una crisi finanziaria anche mediamente modesta come quella di questi giorni in Dubai, apre ferite immediatamente ricucite da chirurghi estetici che non si preoccupano delle infezioni sottocutanee… l’importante è che non si veda in disastro.

Il primo vero fallimento del vaccino è quello di non aver agito sulle regole del mercato finanziario. Abbiamo messo montagne di denaro a cercare di tamponale l’emorragia, ma non abbiamo fatto nulla per disinfettare la ferita.

La finanza ci riserverà altre belle sorprese. Nno c’è dubbio.

Ad agosto 2008 si diceva: c’è una crisi finanziaria, ma non durerà a lungo perchè il sistema produttivo è solido e non è intaccato dalla crisi finanziaria

Sistema puduttivo solido? dal nostro punto di vista di europei e statunitensi il nostro sistema produttivo è fuori di testa. Dipendiamo tutti dalla Cina, o dall’ India o dal Brasile… Loro hanno in mano il nostro sistema produttivo…

Questa crisi servirà a modificare ulteriormente il quadro di insieme, con il passaggio di mano di gran parte della proprietà delle aziende… da capitale occidentale si passerà a capitale orientale.

Nelle aree occidentali ancora dediche alla produzione ,come Germania o Italia, potranno reggere solo le aziende che danno alta tecnologia…. Made in Italy? ma non scherziamo, di questo passo resteremo soltanto noi a parlarne e per lo più a sproposito, come quei pugili suonati che raccontano ancora di quella volta che con un destro mandarono l’avversario a tappeto…. solo che da quella volta è passato tanto tempo e al tappeto ci è finito lui un casino di volte..

Noi siamo in crisi produttiva perchè una bella parte di prodotti che facevamo nella locomotiva d’Italia del nord est ora li fanno in Cina ad un prezzo molto più basso… oppure li fanno i cinesi direttamente nei nostri capannoni.. Una volta erano semplici terzisti… oggi non più, salta l’intermediazione del nostro imprenditore.

Ma la crisi più subdola è quella agraria. Non ne parliamo quasi mai se non per le quote latte o per i trattori che ogni tanto bloccano pezzi di arterie stradali.

LA crisi della campagna è una crisi non solo produttiva. E’ molto, ma molto peggio. Siamo alla follia che chi produce l’alimento con cui anche noi viviamo lavora sostanzialmente in perdita.Il produttore è totalmente impotenente nei confronti di chi, la grande rete commerciale, è in grado di costringerlo a vendere sotto costo, per poi proporre al consumatore finale un prodotto ad un prezzo sufficientemente invogliante. Ma questa logica incide su due fattori fondamentali. Da un lato sulla qualità dei prodotti che sono sempre peggiori e dall’altro sull’abbandono della campagna che stà assumento dimensioni traumatiche. Sfruttamento della terra in modo industriale, abbandono della stessa concorrono a determinare il fenomeno delle desertificazione delle aree più produttive. Discorsi lungi e tragici. Ma che sono veri sia in pianura padana che in vaste aree della Cina, valgono per l’America come per l’Africa. MA attenzione, non sono discorsi da Fao o da Onu.. E’ terra che non produce, è prodotto che non nutre correttamente, è vita vera che si spegne progressivamente.

E questo intriduce l’altra grande crisi: quella dell’ambiente.

Mentre ne parlano le nazioni i confini del problema si confondono e perfino spariscono. Si parla di impedire il riscaldamento terrestre da qui al 2050 limitandolo al massimo a 2 gradi… due gradi rispetto a cosa? a quando? al 1990? grosso modo in questi anni ci siamo giocati più di mezzo grado… si prevede il massino delle emissioni di CO2 per il 2020… poi dovremmo calare progressivamente… ma siamo sicuri che la temperatura crescerà secondo le nostre previsioni? perchè di questo passo saremo sicuri di arrivare ad oltre un grado di aumento di calore complessivo, ma le conseguenze di tale aumento potrebbero essere assolutamente sorprendenti…

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per una crisi che finisce, un altra ne nasce…

Pubblicato da vaiattila su 7 Novembre 2009

Non starò qua a contestare quanto riporta oggi la stampa rispetto alla crisi. C’è già Silvio e Giulio che proclamano e gioiscono… C’è però anche l’articolo di Giorgio Topa si noiseFromAmerica che ha l’ardimento di spiegare… Una piccola goccia nell’infinito mare della disinformazione. O ne facciamo un fatto di fede?

Se un pirla qualsiasi come me, che quando si connette ad internet vede la pagina di Repubblica come pagina iniziale, si fida di quello che legge, minimo minimo scende in strada e si da alla pazza gioia… altro che scudetto o mondiale di calcio… per una notizia così dovremmo scatenarci in un tripudio di bandiere, claxonate, cori, inni, bevute… abbiamo superato gli inglesi, siamo una potenza, quei socchi di spagnoli,  con a capo quell’uomo senza timor di dio che è Zapatero, pretendevano di essere avanti a noi e invece ….

Io non ho, quale osservatorio, quello privilegiato dell’OCSE,. Guardo dal mio punto di vista che fino a poco tempo fa era un punto di vista rasoterra e che oggi sta sempre di più diventando un punto di vista underground… mi sto inabissando nel profondo della terra, in modo ineluttabile ed inarrestabile. Scorro con frenesia gli albi pretori dei comuni, delle provincie, delle regioni delle società miste pubblico/privato che gestiscono servizi pubblici… Vado in cerca di bandi di gara, di appalti…. fino a due anni fa, anche se non si arrivava ai livelli di prima 2001, c’era comunque da lavorare e qualche bricciola arrivava anche a me, poi a partire dal 2008 tutto fermo! Andate a guardare  i siti delle regioni. Quanti bandi di progettazione?  quanti di lavori? Senza esagerazione credo che si possa stimare un 10% rispetto a quello di qualche anno fa. Esagerato? Bene mi pare di ricordare che il valore degli appalti pubblici sia sceso  ufficialmente del 23% tra il periodo 2003 /2008…. se ci combiniamo un valore come quello dell’inflazione  che per carità celeste posso anche buttare là un 10%, abbiamo una caduta del 33% di valore di appalti.

Ovviamente quando qualcuno ci racconterà il sdato vero del valore degli appalti pubblici fatti nell’anno di grazia 2009 allora si avrà l’esatto quadro della situazione.

Un mio amico, incontrato casualmente per strada, essendo vecchio e scafato, mi ricordava che tutte le riprese economiche che ci sono state dal dopoguerra ad oggi, hanno trovato un potente motore di propunsione nelle opere pubbliche… Vedrai, mi diceva, la ripresa arriverà ancora una volta da là… l’ho guardato sconsolato: Ingegnere, auguri! dovrai aspettare un bel po’ a meno che a te una mano provvidenziale non affidi un quallche incarico nell’ambito del ponte sullo stritto o del mose..

Ma sempre dal pubblico dobbiamo aspettarci aiuti?

No. Certo, guardiamo al settore privato. Siamo nel cuore dello splendido nordest ed è tutto un fiorire di iniziative…

Mentre Colannino annuncia la tenuta del gruppo MotoGuzzi,  si annuncia una nuova cassa integrazione per l’Aprilia… 380 dipendenti su 415…(la NuovaVenezia 9 ottobre)

La San benedetto chiede per la prima volta nella sua storia cassa integrazione per due anni – la speedline mette 100 operai in mobilità (Corriere della Sera Veneto 20 ottobre 2009)

ma qua mi fermo, perchè solo digitando “cassa integrazione veneto”  e limitando su “ricerca avanzata “di google  la casalla Archivio all’ ultimo mese c’è da prendere paura… perchè ci sono tutte, ma proprio tutte le imprese che erano il simbolo della “locomotiva d’ Italia”

Per fortuna che il tempo è gentiluomo, come dice Tremonti… e alla fine qualcuno dovrà spiegarci perchè a fronte di questa tragedia nessuno ha fatto assolutamente nulla, ma si è solo detto che passerà, e che poi la nostra speranza è che tutto quello che sta accadendo non sia altro che la visione disperata di chi si auspica che la crisi metta all’ angolo questo governo…  Ma si può essere più cretini di così?

 

 

 

 

 

 

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La crisi è finita. Viva la crisi!

Pubblicato da vaiattila su 29 Ottobre 2009

da agosto 2008, cioè da più di un anno, il nostro Presidente del Consiglio, dottor Silvio Escot Berlusconi, ci racconta con convinzione che la crisi è passata. Le intonazioni cambiano leggermente: a volte si parla di “luce in fondo al tunnel”  o di crisi passata o di crisi che da noi, qui nella nobile e geniale Italia, non si è sentita perchè la saggezza e la sagacia dei nostri governanti hanno fatto un miracolo riuscendo dove tutti gli altri, quelli che ci hanno messo miliardi di euro e di provvedimenti, non sono riusciti.

Da noi la crisi è stata assolutamente indolore. Sì, qualche preoccupazione in più, ma un fatto solo psicologico dovuto alla pessima pubblicità di una opposizione che sperava di cavalcare un malcontento che, a conti fatti, si limita ad una esigua minoranza, che potremmo definire, fisiologica ( anche se costituita quasi eslusivamente da magistrati comunisti).

Alla voce dell’uomo che ha permesso questo miracolo, si è aggiunta ieri anche quella del Presidente della Repubblica, persona  che a suo tempo appartenne ad altro schieramente politica, ma che oggi incarna a pieno titolo il ruolo di garante del dettato costituzionale.

Egli, il Presidente della Repubblica, non più tardi di ieri, in un intervento ufficiale ha dato alcuni segni di speranza…. dicendo che sì, nota che c’è un qualche interesse per il finanziamento di attività di ricerca e che nota anche un grande impegno del governo nel  prodigarsi per una riforma della pubblica amministrazione.

Devo dire, con molta tenerezza, che il Presidente mi ricorda una mia cara zia… l’ultima volta che l’ho vista aveva dei momenti di confusione, di smarrimento… A tratti mi dava del “lei” e mi aprostrofava chiamandomi “caro signore”… Ma zia, le dicevo… sono io.. Eh, sì, caro signore, mi rispondeva lei, anch’io sono io….

 

 

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Berlusconi: “Crisi alle spalle”

Pubblicato da vaiattila su 29 Settembre 2009

alle spalle?…

io me la sento un po’ più giù……..

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invece in usa vedono la fine del tunnel

Pubblicato da vaiattila su 21 Agosto 2009

con una serie di dati assolutamente incontrovertibili Bernanke vede segni seri di ripresa.

Anche il mercato immobiliare è cresciuto del 7% a luglio, dice in patron della banca centrale americana. Secondo altri, maligni, la crescita del mercato immobiliare è dovuta esclusivamente alle vendite giudiziarie. Case di poveri cristi non in grado di parare i mutui contratti a suo tempo e pignorati dalle banche.

E sempre le banche, in America, continuano a fallire mentre cresce la disoccupazione… tutte dati estremamente positivi che Bernanke evita di esporre mentre, vedendo i successi del nostro Presidente, ha deciso di negare tutto..

durante il primi sei mesi del 2009 negli Usa sono fallite qualcosa come 52 banche che si aggiungono alle 25 fallite nel 2008…

Da noi si continua a fare finta di nulla, ma si prevede un biennio cupo e è di soli alcuni mesi fa l’invocazione del  Governatore DRaghi che invitava le nostre banche a titasre fuori i titoli tossici. Noi ostinatamente continueremo a negare tutto…perchè noi cone Silvio, Bernanke e compagnia cantate siamo del tutto certi che prima o poi il temp o ci darà ragione.

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il giro di valzer di Emma

Pubblicato da vaiattila su 21 Agosto 2009

La mia predilezione per Emma è del tutto evidente.

Infatti sulla questione della crisi lei è sempre stata perentoria, sicura, determinata e preveggente.

Non starò qua a mettere in fila la serie infinita delle sue contraddizioni perchè è lavoro da certosino.

Quello che sempre mi stupisce è che La Presidente della Confindustria, con il suo centro studi e la sua visione privilegiata di colei che è nel cuore del capiutalismo italiano è la sicurezza in cui contraddice se stessa, dando, a chi crede, come me, di aver capito abbastanza a fondo che questa italiana non è una crisi finanziaria, ma ben di più, la sensazione di uno sbando totale.

Ora Emma dice che l’autunno della rimonta lei lo vede piuttosto duro…. un giro di 180 gradi…

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finisce, non finisce: le incertezze della Crisi.

Pubblicato da vaiattila su 6 Luglio 2009

la Crisi, con la C maiuscola perchè oramai assume il ruolo di grande convitato di pietra, continua nonostante le previsioni.

Più che previsioni dovrebbere essere chiamate “preveggenze” perchè le ipotesi sulle quali i vari istituti, i ministri, i presidenti della confindustria, i governi, le banche e gli affabulatori vari ipotizzano l’andamento dell’economia si basano su principi statistici più o meno esatti. Dunque se negli ultimi 50 anni la serie statistica dice che le crisi hanno mediamente durato un anno, non si capisce perchè questa Crisi, con la C maiuscola, debba fare eccezione.

Quando ci fu l’11 settembre 2001 eravamo, da un punto di vista strettamente statistico, alla vigilia di un periodo di crisi ciclica. Il tema della crisi ciclica devo averlo in qualche modo affrontato da ragazzo, perchè mentre scrivevo la parola ciclica, mi è affiorato un “già visto”. Della crisi clicica del capitalisimo sapevo tutto, da giovane. Ora ne ho un ricordo lontano e mi chiedo se esistono ancora le crisi clicliche…Mi son perso. Allora quando saltarono le torri gemelle eravamo alla vigilia di una crisi ciclica… periodo di calo del Pil che però avrebbe avuto un qualche effetto benefico. piccola pulizia dell’assetto produttivo, una qualche ristrutturazione e poi via, di nuovo verso una crescita costante… alla fine della crisi se ne accorgevano solo un po’ di licenziati e quelli che lavorano nel mondo delle statistiche. Dopo l’11 settembre, giorgino dabliù, decise che non doveva esserci crisi e i suoi amici venditori di armi e di petrolio pensarono che una sana politica di guerra avrebbe evitato anche la momentanea crisi… e quindi pompa i muscoli e incrementa i consumi … di armi, che sembra strano, ma sotto l’aspetto puramente economico non sono altro che una merce come la nutella e il pane anche se, è brutto dirlo, fanno anche più male della nutella.

dunque abbiamo saltato una crisi. E qua già la serie statistica mi va in panne. poi, a partire da metà 2008, abbiamo avuto tutto un ribaltone inatteso. Una Crisi che dopo un anno non da ancora alcun segno di ripresa. La statistica dice che dovrebbe essere già ricominciata la ripresa. negli ultimi 50 anni è sempre stato così e non si vede perchè adesso, tutto d’un tratto, dovremmo abbandonare anche questa certezza.

O si decide per legge che la Crisi è finita oppure dovremmo andare in cerca di altre spiegazioni.

Fatto stà che la situazione sembra abbastanza calma eppure tutti sappiamo che le botte, quelle dure, devono ancora arrivare sia sul piano dell’occupazione che su quello della qualità della vita. Perchè se un impresa in qualche modo in crisi ha tenuto duro per un anno, lavorando anche in perdita, non è detto che riuscirà anche per il prossimo anno a lavorare in queste condizioni. LAvorare in perdita significa incidere pesantemente sulle risorse dell’impresa. Significa erodere il capitale, significa aumentare il debito, significa non riuscire ad avere i soldi per farsi pubblcità e per nuovi investimenti produttivi… hai detto niente!

Ma qua parliamo del mondo. Se dovessimo parlare d’Italia, allora la musica sarebbe ben altra. Qua non abbiamo neanche più lacrime ed è bene che ce ne rendiamo conto… perchè l’Italia viene da  una recessione che oramai dura da almeno due anni e continuiamo ad avere indicatori economici da paura. Hai voglia di cavartela come fa il governo con qualche formuletta pubblicitaria: la Crisi se ne impippa delle puttanate di regime!

Non abbiamo più dati statistici a disposizione che ci dicono come andrà a finire. Cioè le previsioni della confindustria o del ministero o di chi cavolo vi pare sono, del tutto simili a quelle del Divino Otelma: puttanate!

magari sarebbe il caso di provare a capire che cosa sia effettivamente questa Crisi, che mi pare sia una cosa serie .

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crisi e armi: prepariamo un futuro per i nostri figli

Pubblicato da vaiattila su 20 Maggio 2009

Beh, perchè scandalizzarsi? il livello è proprio questo: siamo un paese che da circa vent’anni ha intrapreso una  progressiva e costante regressione. Ora, in piena crisi, stiamo arrancando nascondendoci la realtà con grande protervia ed arroganza. Ci autoproclamiamo i primi ad aver capito la gravità della crisi e ci incensiamo nel ritenre di aver fatto tutto, ma assolutamente tutto per limitare i danni. Oggi siamo in testa nel vedere la ripresa, C’è la ripresa, certo che c’è. “non nobis, domine, non nobis..”  Se proprio devi incazzarti, Signore, non incazzarti con noi! prenditela con gli altri, i negri, gli ebrei, gli americani, i russi, ma non con noi, signore, non con noi….

Noi stiamo uscendo a testa alta dalla crisi: la piccola Italia ha già conquistato una parte di America ed ora si sta comprando la Germania: Produrremo auto a valanga… almeno cinque milioni e tutta questa operazione senza perdere un posto di lavoro e chiudere una fabbrica. Perchè noi riusciamo proprio là dove gli altri falliscono? Ma semplice, perchè noi siamo il frutto di una genialità antica, siamo i figli di Cesare, di Augusto, di Lorenzo il Magnifico, di Leonardo, di Galileo e via dicendo…

Siamo dei geni.

E’ anche giusto dire che a noi non serve investire in ricerca… le idee ci vengono così, perchè se anche dovessiomo investire allora saremmo uguali agli altri. Invece a noi le genialate escono così, a caso… non si sa bene nemmeno perchè, ma siamo fatti così…

Per esempio questa storia della caccia. La Lega, che accumula complessivamente una massa anche eccessiva di genialità , ha pensato bene di riproporre il rilancio delle doppiette. Padroni in casa nostra, zio caro! E se un uccello passa sulla mia testa io lo tiro giù, zio caro! perchè al novanta per cento è un migrante e non ha permesso di soggiorno… è questo è un messaggio mica tanto subliminale… potrebbe capirlo anche un negro…

Poi  c’è un risvolto inconscio. La difesa della roba. Che ci sia la crisi se ne stanno accorgendo tutti. Anche chi fino a ieri girava in suv sempre più grossi, spandeva capi firmati e credeva di essere una sorta di privilegiato per natura.. e invece da qualche giorno anche lui, il titolare di impresa, sente una certa angoscia… cala il fatturato, anche e soprattutto quello in nero, calano le commesse, le banche non scuciono nemmeno per costruire un piccolo condominio, e cè puzza di crisi…e stà gente che viene qua è rompe le balle… gente violenta, che pretende e non sa stare al suo posto…  voglia di ronde, voglai di armi, voglia di far sentire il proprio predominio… no, è solo autodifesa.

Da chi?  da cosa? ma dai volatili che infestano il cielo e schittano anche sul suv, zio caro!

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la luce in fondo al tunnel

Pubblicato da vaiattila su 12 Maggio 2009

C’è che vede la luce in fondo al tunnel.

c’è chi vede chiari segni di ripresa.

c’è chi registra la fine della caduta dell’economia.

Secondo me l’unica cosa ce cresce il modo spropositato è il consumo di sostanze allucinogene.

E sempre meno capisco la strategia della Fiat. Fiat perde in un anno il 35% di produzione. Acquista una casa automobilistica con procedura fallimentare già avviata e sta pensando di acquistare una altra casa automobilistica in tale crisi che i Tedeschi storcono il naso di fronte alla proposta fiat, ma si guardano bene dal salvare loro direttamente…

C’è quasi un senso di disperazione nell’azione fiat. La nostra stampa inneggia al nostro ardire, il popolo italico è nuovamente in marcia alla conquista di un posto al sole. LA retorica non ci manca.

La produzione Fiat è stata di un milione e mezzo di auto nel 2005. Si dice che questo sia il limite minimo oltre il quale non sia pensabile al giorno d’oggi mantenere una produzione. Ma a questo punto è lecito ipotizzare che stiamo andando verso una produzione di  meno di un milione di vetture.

Avevo già scritto quanto sopra, quando ieri sera la trasmissione di Gad Lerner si poneva le stesse identiche domande. Non sono riuscito a seguire tutta la trasmissione, ma era palpabile la sensazione della grande incerttezza che si muove dietro l’operato di Marchionne.

L’assunto mi pare assolutamente logico in chi crede nella ripresa come elemento certo, assoluto, “necessario”. Chi non ha previsto la crisi, come la stragrande maggioranza degli economisti, oggi continua a vedere segni di ripresa o di fine della caduta… dopo la caduta ovviamente ci sta la ripresa. Certo, dopo la pioggia prima o poi viene il sole, così come la marea sei ore cresce e sei ore cala.

Dunque, ecco la luce!

Nel frattempo, però si conferma che la Fiat è in forte crisi, ha un debito di qualcosa come 6 miliardi di euro e sta lottando per acquistare altre aziende con l’obiettivo di arrivare a una produzione annua di cinque milioni di vetture.

Innovazione zero. O meglio. Le nostre vetturette sono al top.

LE altre industrie automobilistiche, piazzate meglio della Fiat ,si guardano bene dal fare proposte di acquisto dell’Opel. Chi sta benino, o ha un po’ di risorse, le investe in sviluppo tecnologico perchè questa è la vera sfida… Fiat ha scelto invece di giocarsi tutto sulla possibilità di strappare finanziamenti pubblici. Forse ha ragione Marchionne. MA se ha torto? Se effettivamente non riprende il mercato e la crisi si trasforma in una lenta e costante recessione… con una domanda sempre più pigra e una disoccupazione in costante aumento, come la mettiamo?

Intanto, per non sbagliarsi, la benzina cresce ai livelli del 2008. E questo non è certo un bel segnale per chi crede di intravedere la luce della fine del tunnel…. forse è solo una piccola luce di sicurezza alimentata da una batteria al litio che si sta lentamente scaricando. Ma tanto basta per comunicare che, alla fine, non è il caso di ragionare su un altro modello economico.

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Banca

Pubblicato da vaiattila su 22 Aprile 2009

Banca. Giovedì 23 aprile 2009. ore 10 circa.

Entro e salgo al piano superiore. Il direttore mi vede e mi accoglie con un sorriso. Attorno non c’è nessuno. Gli uffici  “clienti privati” sono tutti vuoti.  Varcando la soglia dell’ufficio  del direttore  mi chiedo “che cavolo sono ’sti clienti privati?” ed è la prima volta che mi pongo la domanda, pur avendo a lungo frequentato il piano superiore..

Ciao – dico al Direttore stringendogli senza entusiasmo la mano.

Lui, sembra  cordiale: – in cosa ti posso essere utile?

- vorrei chiudere il conto di XXX.srl!

- mà….come? che problemi ci sono?….

- nessun problema. – dico,  ma colgo nel suo sguardo una profonda apprensione. – solo che non mi trovo più bene con voi..

- Ma dai, ci conosciamo da più di vent’anni… — e abbiamo….-

- ventisette!

- Ventisette? e tu dopo ventisette anni decidi di chidere un conto con noi?

- Ma, veramente, io vorrei estinguere tutti i miei conti correnti che ho con voi…. e sono tre…

- tre?

- tre!

- e perchè?

- ieri alle quindici mi ha telefonato un tuo impiegato dicendomi che era arrivato all’incasso un assegno di alcune migliaia di euro…. ma dovevano mandarlo indietro perchè, se n n provvedevo subito, avevo uno scoperto di 200 euro…

- Ma come….sì, abbiamo disposizioni, ma per te…cavolo, abbi pazienza… forse l’impiegato non ti conosce.. forse..

Lo guardo duro.

Continua: — noi … la nostra banca …. siamo solidi… ti siamo sempre venuti incontro…

- lascia perdere…Duecento euro dopo 27 anni!  non ho voglia di ragionare… chiudiamo questi conti!

- Ma dai, abbi pazienza, è stato un disguido…

- non sopporto il tono di uno che mi dice o subito o mando indietro… dopo che sono cliente da 27 anni…

- ma, credimi, è stato un disguido…. darò provvedimenti… perchè non chiedi un fido….. a te lo concediamo…

- Chiudo i conti!

- ma perchè? perchè?….

- perchè non sopporto il tono…

- ti prego! resta. Ti farò una proposta irrinunciabile….

- chiudo i conti…

sconsolato si alza da tavolo… biascica :- vado a predere i moduli…

Lo vedo caracollare verso un altra stanza. Il colpo di pistola non mi sorprende più di tanto. Sapevo di essere l’ultimo cliente!

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siamo fuori!… ma di testa

Pubblicato da vaiattila su 20 Aprile 2009

avevo appena urlato al mondo la mia sconfitta dovuta ad una analisi pessimistica della situazione economica , mentre tutto sembrava girare in senso contrario e il coro delle dichiarazioni  dei notabili mondiali suonavano all’unisono…. ripresa …ripresa ….ripresa.. che ecco comparire sul mio cellulare un numero privato che mi chiama…. Quando su dispay del cell. compare la scritta “numero privato” al 99,23% su tratta della banca… ed io comincio a sudare prima ancora di accendere la comunicazione.

Ebbene sì… la banca mi dice, con ferma gentilezza… “dottore è arrivato un assegno all’incasso di euro tot… Ma in questo momento avrebbe uno scoperto di circa 200 euro…”

Va’ bene, dico io… passo domani mattina.

no, mi dispiace, ma abbiamo disposizioni di  rimandare indietro l’assegno se non lo copre interamente entro oggi….

ma che caspita! ma insomma è la prima volta che mi fate storie… e poi sapete benissimo che la mia società e piccola ma solida… ha immobili, non ha passività, non ha debiti…

Si, dottore, non è un problema. mi fa il bancario di fiducia… è che noi abbiamo avuto queste disposizioni e non possiamo fare eccezioni…

alla faccia… non parlo di credito, non parlo di finaziamenti, non ho nemmeno  richiesto un qualche scoperto… o solo detto che i soldi te li porto domani mattina….

ma non è possibile, alle ore 15 di un lunedì piovoso e scemo mi tocca andare in banca a versare 200 euro perchè domani mattina sarebbe troppo tardi…..

segni di ripresa!

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siamo fuori!

Pubblicato da vaiattila su 20 Aprile 2009

Segni di ripresa. Lo dice Giulio Tremonti, l’unico che aveva previsto la crisi. Lo dice sulla scorta di una serie di considerazioni inopugnabili per serietà e compentenza. Dall’esame delle viscere del pollo risulta chiaramente che la crisi non ha speranza,  con buona pace di chi, disfattista e poco informato, non sa nemmeno leggere i fondi di una tazzina di caffè.

Eppure è evidente. Saranno due o tre mesi che non fallisce nessuna grande banca, la Fiat è cresciuta sorprendendo un po’ tutti l’industria  segnala un calo di ordinativi di appena un trentacinque per cento… insomma siamo fuori!

Emma. che già aveva scommesso sulla ripresa economica entro il 2009 ci dice oggi  che già a luglio si potrebbe invertire il ciclo e ricominciare alla grande con una crescita economica…

Silvio risale nella fiducia del popolo grazie anche al suo commovente sforzo a sostegno delle popolazioni provate dal terremoto.

Personalmente mi sento sconfitto. Avevo pensato che questa crisi fosse la mamma di tutte le crisi, avevo cominciato a mettere via alcuni semi di grano e ad accumulare legna per l’inverno, avevo perfino pensato di allevare alcune galline e di recintare col filo spinato il mio giardino… Sono andato in chiesa… ma solo per rubare la cera che cola dai lumini e farmi delle candele… ho seminato pomodori e perfino patate… ho comprato alcuni meli…

Previdente? previdente un cazzo! ho sbagliato analisi.. da luglio tutto torna a crescere ed io, che mi sono fatto un culo tanto, ho soltanto alimentato il pessimismo mentre potevo tranquillamente lasciare che l’erba crescesse nel mio orto… tanto non ci sarà alcuna vera crisi…..

Domani mi compro quattroruote e mi faccio un idea  per cambiare  macchina…

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Tornare alla terra per non cadere a terra

Pubblicato da vaiattila su 23 Marzo 2009

Personalmente sono alcuni anni che rimuggino la questione. Da quando cioè mi sono chiesto se ci sarà mai un limite allo sviluppo illimitato dell’economia. Era una domanda retorica, ma siccome ho sempre frequentato la marginalità, mi ero imbattuto in teorie che vedevano un futuro pittosto critico.

Pessimisti e malauguranti alcuni persanaggi sono arrivati addirittura ad auspicarsi la decrescita come svolta per un futuro più unamo e sicuramente meno invasivo nei confronti del mondo, quasi che il mondo non fosse stato messo a nostra disposizione per essere utilizzato da noi, unici soggetti evoluti ed intelligenti (e unico soggetti dotati di anima, cosa che, a dirla tutta, non è assolutamente secondaria).

L’ambiente, che per me è sempre stato uno degli aspetti meno interessanti, ha preso poco alla volta il sopravvento nei miei pensieri… fino ad invadere prepotentemente quasi ogni attività che mi ritrovo a fare.

E mentre frequento tematiche vagamente ambientali mi sono ritrovato ad essere sempre più convinto che la crescita dell’economia non possa che arrivare ad una crisi…. era un vecchio tema che anche Malthus affrontato, ma due secoli di storia sembravano dimostrare le caducità della teoria. Malthus voleva tutto per sè… e poi predicava la castità che è come voler convincere le formiche che il miele è amaro.

Quando sento la sinistra o il sindacato analizzare la crisi come conseguenza (assieme alla speculazione finanziaria) dei bassi salari e quindi come fattore determinante della caduta della domanda, entro in crisi. Certo, i bassi salari sono una cosa seria, ma qua stiamo parlando di altro. Di più radicale, di più strutturale. 

Questo pistolotto senza capo nè coda è, per certi versi, colpa di Cirano quando sul suo blog  ”Io non perdono e  tocco” giunge alla conclusione “io non perdono e vango”. Perchè in questo  vangare c’è un idea di alternativo, di altro modo di vivere e di scrollarsi di dosso l’ansia di questi tempi cupi e tristi.

Per me l’idea di tornare alla terra ha radici profonde e non si limita solo all’orto che ormai coltivo con alterne fortune da circa un ventennio. Una volta la terra era per me l’occasione di una soddisfazione  e di un po’ di movimento: vangavo e mi mangiavo i  pomodori che erano in assoluto i migliori del mondo e in orto i pensieri si srotolavano e i nodi si scioglievano…

Ora coltivare la terra sta assumento per me una valenza ancora più profonda quasi che da essa dipendesse il nostro futuro: pcerfino!

 

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L’effetto crisi sulla sinistra

Pubblicato da vaiattila su 7 Marzo 2009

Sul quotidiano “la Repubblica” di oggi 7 marzo 2009, a pagine 33 ci sta scritto un breve articolo di Anthony Giddens. Lo leggo e resto perplesso: chi è quest’uomo che dice cose così profonde che anche Bighi resta senza parole:

Su Wikipedia apprendo che Giddens è un economista sociologo ed è

Considerato uno dei più importanti ed eminenti critici della sociologia contemporanea, ha raggiunto la fama mondiale nel 1976 con la pubblicazione del libro Nuove regole del metodo sociologico. Chiaro l’intento, fin dal titolo che richiama ironicamente la celebre opera di Durkheim, di dare nuova linfa alla metodologia sociologica.

Giddens, oltre a rifiutare l’identificazione delle scienze sociali con quelle naturali, non risparmia critiche alle correnti strutturaliste e funzionaliste che hanno dominato le teorie degli ultimi decenni, nonostante riconosca Norbert Elias come uno dei suoi maestri.

Dal punto di vista della scienza politica, Giddens è l’ideatore principale della famosa “terza via”, che ha trovato nella politica di Tony Blair la sua prima attuazione pratica.”

Bighi, invece, è il cane delle mie figlie. Resta sempre senza parole, ma è sicuramente di sinistra.

Dunque Giddens sintetizza: la crisi è figlia del fallimento del mercato. Su questo la destra liberista diceva “lasciate fare al mercato!” mentre, secondo Giddens una presunta sinistra affermava che il mercato andava regolato e tenuto sotto controllo. Forse è stato così. Forse ma non dalle nostre parti perchè la nostra sinistra, o almeno la parte più conistente di essa, ha sostenuto il libero mercato in quanto sostanzialmente in grado di autoregolarsi da solo attraverso la concorrenza. (proprio come la destra).

Ma se l’alternativa al libero mercato è una sorta di direzione da parte della politica allora non riesco a non avere qualche dubbio. Facendo il caso italiano mi immagino un mercato controllato da una rissosa compaggine politica dove ad ogni piè sospinto si autoreverenziano ad insigni economisti nell’ordine: Bersani, Letta nipote, Rutelli ( non manca mai), Epifani, Visco, Spaventa… Ma questo, con qualche eccezione, citando le persone competenti. Poi avremmo anche un’altra serie di persone del tutto incopetenti ma portatrici di visioni politiche assolutamente essenziali per la nostra riuscita: D’Alema, Bertinotti, Rutelli (non manca mai), , Fassino e compagnia parlante.

In realtà della crisi la sinistra non sembra in grado di fare una analisi seria. Non ci vuole o non sa dire l’origine, ma soprattutto non ci sa dare una visione o una prospetiva su come uscire e su quale mondo dovremmo auspicarci dopo la crisi.

Avremo ancora un mondo dove si produrranno milioni di automobili da far intasare da qualche parte d’italia? avremo un mondo dove inceniteremo la costruzione di case per ogni dove, avremo un mondo dove i supermercati continueranno a concentrare il comemrcio e a strangolare la produzione, avremo ancora un mondo dove si dovrà coltivare con grano geneticamente modificato per permettere alle multinazionali di produrre da un lato fertilizzanti e dall’altro lato antiparassitari? avremo ancora un sistema finanziario che terrà letteralmente per le palle il mondo produttivo? se sì, vorrà dire che la sinistra non ha alcuna prospettiva futura e continueremo con questa melassa dove non vincono le idee ma semplicemente che sa fare meglio pubblicità. In caso contrario, ossia che questa sinistra non acccetti di tornare ad un mondo che ritiene  la crescita come presuttosto necessario (la crescita infinita in un mondo di risorse finite è una mera utopia sotto l’aspetto concettuale e una follia sotto l’aspetto pratico) allora dovrà necessariamente indicare quale mondo si auspica.

in tal caso  la sinistra ha il dovere prima di tutto di mettersi a strudiare e indicare quale sarà il futuro e ha il dovere di mettersi a disegnare i possibili scenarii indicando anche come sarà il “ridimensionamento” del mercato… ma tanto, ci penserà la storia…

Alla sinistra non resta che comprendere da che parte l’”astuzia della ragione” sta guardando.

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la crisi c’è, ma non è tragica…

Pubblicato da vaiattila su 6 Marzo 2009

quando Silvio, finalmente, arriverà a dire: “questa crisi è tragica” vorrà dire che quasi tutti noi siamo oramai morti di fame. A quel punto, c’è da giurarlo, deciderà di vendere allo Stato le sua aziende in crisi e varerà un piano di sostegno alle televisioni private (le sue).

Dico questo senza alcuna ironia. In me c’è solo il senso di una profonda rassegnazione.

Impregilo, pessima azienda, che si è distinta  per aver gestito con  perfida incapacità gli appalti per i termovalorizzatori della Campania, brinda per aver ottenuto il finanziamento per il ponte sullo stretto… Ne avevamo un oggettivo bisogno, porca miseria… Queste sarebbero le azioni per il rilancio che Silvio mette in opera?

auguri a tutti noi, ne abbiamo veramente bisogno: l’uomo della provvidenza che il cielo ci ha consegnato è taroccato!

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la perdita USA

Pubblicato da vaiattila su 27 Febbraio 2009

Secondo Nouriel Roubini le perdite delle istituzioni finanziarie del Stati Uniti sarebbero pari a 2 trilioni di dollari.

due trilioni si scrive con un due davanti seguito da diciotto zeri.

il prodotto interno lordo(PIL) americano è pari a 14.300 milioni di dollari.

Cioè, tanto per rendersi conto di due dati macro e senza voler trovare alcuna relazione tra loro ma solo per rendersi conto della grandezza delle perdite stimate si ottiene

debito Istituzioni fianziarie usa ………………2.000.000.000.000.000.000

PIL USA 2008 ………………………………………………….14.300.000.000.000

So che non si fanno così i conti, ma tanto per umanizzare la cosa e intuirne la portata , sarebbe come dire che

il reddito lordo di una famiglia è pari a ……………………………………100.000

la sua perdita è pari a ………………………………………………..13.986.000.000

come dire che la mia famiglia tipo, che percepisce un reddito lordo rispettoso di centomila euro ha però subito una perdita di quasi 14 miliardi. Come è possibile tutto ciò?

Mentre scrivo mi rendo conto delle assurdità concettuali da me espresse eppure Nouriel Roubini non è l’ultimo arrivato.

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marcegaglia attacca scajola

Pubblicato da vaiattila su 19 Febbraio 2009

In  realtà non è Emma Marcegaglia che risponde sprezzante al ministro Scajola dicendogli ” Pirla,io non sono un corvo, sei tu che non fai un cazzo1″ (frase poi tradotta dai giornalisti in ” io non sono un corvo ma il governo faccia di più”) A dire una frase tanto cruda è la sorella gemella di Emma Marcegaglia che si rivolge, senza saperlo, al fratello gemello di Claudio Scajola.

E’ evidente che è tutta una commedia basata su incomprensioni e su malintesi.

Infatti Marcegaglia, quella vera, e Scajola, quello vero, sono tutti e due perfettamente d’accordo. Secondo loro le cose non fanno poi tanto male se Emma confida che per la seconda metà del 2009 dovrebbero esserci segni di ripresa… ed è proprio quello che il ministro voleva dire. Ragazzi, che sarà mai… Ancora qualche mese e possiamo chiamarci fuori. Ovviamente c’era chi, come l’economista e giurista,  premio nobel in aspettativa, Renato Brunetta aveva già visto segni chiari di ripresa ad agosto 2008. Ma come tutti ormai abbiamo imparato, Brunetta vede lontano, il suo sguardo spazia oltre i nostri orizzonti. Emma. molto più concreta e senza grandi guizzi di genialità, vede la fine della criso per il 2009. E’ consapevole di essere una delle poche persone che ancora sperano in un miracolo, ma lei è donna di fede.

Dunque la crisi si concluderà. C’è ovviamente un ma. Il governo faccia di più:  dice Emma. Ma più di così,  benedetta donna, cosa può fare un governo che non abbia già fatto? Anzi a dirla tutta il governo, che aveva visto lungo grazie a Brunetta ma anche a quell’ altro genio di Tremonti, aveva già con la manovra di settembre risposto a tutte le possibili obiezioni e crisi. Il piano era ed è perfetto.  Ed è perfetto tuttora.

Ora basta parlare di crisi, che palle! non ne possiamo più.

Potremmo, per esempio, parlare di stupri. che è un tema che ha anche dei risvolti sociologici e psicologici molto interessanti.. e poi ci stanno di mezzo i rumeni…

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Scajola e i corvi

Pubblicato da vaiattila su 19 Febbraio 2009

Claudio Scajola è una persona equilibrata e di buon senso. E’ un uomo di centro, ma è quasi presentabile con quel suo modo di dialogare cortese, circostanziato e convincente.

Claudio ha un fratello gemello che si chiama anche lui Scajola, ovviamente. E’ una goccia d’acqua del ministro, ma lui di professione fa il mantenuto. Cioè vive sulla somiglianza quasi perfetta con il fratello.

Il fratello del ministro è quello che quando vede un microfono aperto si lascia a dichiarazioni del tutto fuori luogo, quale quella di definire Marco Biagi un rompicoglioni oppure i vari centri studi, che descrivono la crisi sicuramente peggio di quello che effettivamente è, diventano del “corvi”.

Il fratello scemo del ministro è una vera iattura perchè dice cose senza senso, quali quelle relative al nucleare in Italia. Poi una volta fatto il danno il fratello scemo sparisce e tocca al ministro, con la sua paziente capacità di mediazione, lavorare per ricucire gli strappi ed i danni d’immagine.

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Soru, la Sardegna, Berlusconi

Pubblicato da vaiattila su 17 Febbraio 2009

Emotivamente male. Certo, non me l’aspettavo… Soru ha detto le cose in modo lapidario e chiaro.. Le poteva capire anche un bambino.

Quello che ci ha messo la faccia ha detto anche lui cose semplici e che avrebbe potuto capire anche un bambino. Del tipo “centomila nuovi posti di lavoro” . Chi non lo capisce? Il popolo sardo ha deciso di credere alle favole e allo sfruttamento intensivo del proprio territorio secondo una ricetta di sviluppo che ha dominato lungo le coste spagnole,  californiane,  venete e dell’emiliane… è uno sviluppo che a me non piace, che lascia dietro di sè orribili lotizzazioni, una costa totalmente rovinata, un tessuto sociale disgregato. Ma a questo modello, oggi decisamente in crisi e che in gran parte ha contribuito all’affermarsi di una situazione ingestibile, ha voluto credere l’elettorato sardo. Ha contribuito alla sconfitta di Soru anche il contesto nazionale, il numero sempre crescente dell’astensionismo e delle schede bianche a ricordare il distacco tra la politica e una fetta di elettorato che oramai e sfiduciato e del tutto indifferente al tanto peggio tanto meglio….

Con questo spirito invece che uscire dalla crisi andremo dritti dritti verso una disastro epocale dove l’Italia si troverà fuori da ogni possibile meccanismo di uscita  sempre più aviluppata nella sua incapacità di ammodernare la funzione pubblica, salvaguardare il territorio, riprendere un dialogo tra politica e società.

Il modello produttivo che continuamente si ripropone e che sta incarnato dentro ogni imprenditore è quello che oggi sembra non essere più possibile. I nostri imprenditori edili sperano che sia sufficiente costruire ancora case o villette perchè tanto poi si riuscirà a venderle quando ci sarà la ripresa, ignari del fatto che non è detto che tutto continui come è andato avanti finora.

Io penso che il mercato della casa e quello dell’auto usciranno profondamente cambiati da questa crisi. Certo, si continueranno a produrre macchine, ma gli Usa e l’Europa dovranno almeno dimezzare il loro sistema produttivo, ammesso che siano tecnologicamente aprezzabili le modifiche che si potranno introdurre con le fonti rinnivabili. L’edilizia dovrà necessariamente porre un freno alla sua voglia di espansione. Non possiamo continuare a distruggere il territorio ai ritmi di questi ultimi vent’anni perchè alla fine collasseremo esattamente come sta avvenendo ora.

Sta di fatto che tra Soru, espressione di una crescita ponderata e responsabile, e Berlusconi fautore di una crescita infinita senza futuro e senza morale, l’elettorato sardo ha scelto le televovelas, il grande fratello, la spazzatura il sogno di una crescita senza fine.

La sinistra, o quello che della sinistra esiste ha grandi responsabilità. C’è chi, come Rutelli, ha inseguito le più trite idee di santa romana chiesa, scavalcando a destra persone del calibro di Fini, c’è chi pensa semplicemente all’uscita dalla crisi come un fatto semplicemente legato agli investimenti ed ai sostegni economici all’ economia senza capire di essere di fronte ad un fatto tutt’altro che episodico.

LA crisi, se non sapremmo gurdarla negli occhi e se non sapremo inventare un altra “visione” dei nostri rapporti sociali, ci spazzerà via come fuscelli… siamo di fronte alla fine di un epoca e Berlusconi rappresenta l’ultima speranza che il mondo non sia così come temiamo che in effetti sia… Non è certo rincorrendo questo signore che la sinistra potrà conquistare un ruolo dinamico e propulsivo.

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produzione auto -48%

Pubblicato da vaiattila su 10 Febbraio 2009

Mentre il nostro Governo specula sulla morte di Eluana, trascinando nella polemica anche i sassi, compare un dato secco secco. Produzione auto a dicembre – 48%.

Non è grande cosa perchè il governo a posto in essere misure di rilancio… fino a 6.000 euri di incentivo per chi rottama un auto vecchia di 10 anni e compra una macchiana a gpl o a metano (se vuoi puoi anche compare una macchia ad idrogeno… di danno 6.000 euro di incentivi. L’auto ad idrogeno la trovi, forse, in prototipo al museo della scienza e della tecnica).

Dunque corri a comprarti una macchina.  Parliamo di produzione di massa? ma allora il problema è un attimo diverso. Guardando in rete ho trovato che ad agosto l’indebitamento pro capite era di circa 28.000 euro per ogni italiano. Per dire che la mia famiglia(cinque persone)  aveva un debito complessivo di 140.000 euro.  Ieri, facendo un po’ di conti sull’indebitamento complessivi degli italiani, ho constatato che a spanne il debito della mia famiglia e cresciuto di circa il doppio. Mettiamo a spanne che il debito sia di circa 250.000 euri.  Cazzo! La mia situazione economica mi impedisce l’acquisto anche solo di un monopattino e io non sono uno dei peggio messi…

Se poi lo stato finanzia per ogni auto qualcosa come 6000  euro non è che il mio debito si appesantisca ulteriormente?

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