
la Nuova Venezia del 8 febbraio 2008 riportava dettagliatamente la notizia che la sezione ispettiva dell’Autorità Nazionale dei Lavori pubblici aveva individuato pesanti carenza progettuali e procedimentali imputabili al progettista ma anche al Responsabile unico del Procedimento ed al Direttore dei lavori.
Le argomentazioni riportate dal quotodino sono circostanziate e fanno intravvedere come, una volta sottoposto ad effettivo controllo, non è così facile paracularsi nel consueto scarica barile di responsabilità, competenze, letterine giustificative, accordi verbali e campionario vario dietro cui si nascondono solitamente le colpe, più o meno dolose, superficialmente o gravemente colpose, che costituiscono il patrimonio genetico del funzionario pubblico.
E questo lo dico dispiacendomi sinceramente per Calatrava, ma anche per i dipendenti comunali coinvolti nella questione perchè, almeno in parte, schiacciati tra irresponsabilità, superficialità e pressioni politiche ed in parte vittime del “si è sempre fatto così”..
Sì, questo è il vero guaio. Penso che, ad essere ottimisti, il 70% degli appalti funziona così, tra varianti in corso d’opera giustificate maldestramente, progetti fatti in fretta e senza costrutto, gestione delle imprese compiacenti o comunque asservite ai meccanismi di ricatto sistematicamente messi in opera (quando, ovviamente, non si entra nel campo della corruzione, cosa che avviene sempre più spesso…)
LA pronuncia della Autorità mette in luce una cosa evidente: è sempre possibile risalire alle responsabilità amministrative (non così a quelle eventualmente penali che son altra cosa). Ma già è tanto. Già sarebbe un criterio per mettere in carreggiata la pubblica amministrazione. Eppure questa pronuncia è così rara nel nostro sistema che indubbiamente c’è da dire che la carenza principale non sta nelle leggi, ma ancora una volta nei controlli. E questo genera una mentalità tutta particolare che bene esprime l’assessora al Lavori Pubblici Mara Rumiz.
Dice la Rumiz in una intervista a commento della pronuncia dell’Autorità che l’appalto non si è interrotto,nonostante ci sia una precisa disposizione di legge che stabilisce che oltre una variate del tot% l’appalto deve essere rimesso a gara, perchè altrimenti i tempi di esecuzione dellopera sarebbero stati ancora maggiori!
Dio, ma quanto è comica! con un ritardi di quattro anni, superiore al doppio del tempo contrattuale d’appalto … ma che va dicendo?
Assessore, sarà che siamo un po’ tutti contaminati dallo spirito della casa della libertà dove si fa un po’ quel cavolo che ci pare, ma credo che una norma di legge perentoria non sia oggetto di libero arbitrio. O la si ottempera o la si viola. O si fa un atto legittimo o uno illegittimo. E non credo che Lei abbia l’autorità di disapplicare le leggi… Questa, in tema di climi elettorali, potrebbe costituire un netto discrimine tra due scheramenti….Lei, da che parte sta?